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	<title>Jonkind &#187; Tremonti</title>
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		<title>Fra&#8217; Martino</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 15:23:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antologia di Sboom River]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quando il genio di Sondrio aprì il suo studio di tributarista, solo nel primo anno fece erodere ai suoi clienti, in modo legale, base imponibile per 600 miliardi di lire. Il che, tradotto in parcelle, vuol dire qualcosa come tre miliardi&#8221; (Antonio Martino critica la manovra di Giulio Tremonti, intervista al Corriere della Sera di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quando il genio di Sondrio aprì il suo studio di tributarista, solo nel primo anno fece erodere ai suoi clienti, in modo legale, base imponibile per 600 miliardi di lire. Il che, tradotto in parcelle, vuol dire qualcosa come tre miliardi&#8221;</p>
<p><em>(Antonio Martino critica la manovra di Giulio Tremonti, intervista al Corriere della Sera di oggi)</em></p>
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		<title>Guardate che l&#8217;IRI c&#8217;è già</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 22:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[IRI]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ci ricordano le nomine oggi deliberate dal governo riguardo a società come Eni, Enel, Terna, Finmeccanica e Poste Italiane, la nostalgia struggente del nostro ministro dell&#8217;Economia per l&#8217;holding statale fondata da Beneduce del 1933 è quanto meno teatrale. Le società di cui sopra vengono controllate con una quota del Ministero del Tesoro o affini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ci ricordano <a href="http://www.corriere.it/economia/11_aprile_04/enel-eni-finmeccanica-nomine_e03be80a-5eec-11e0-b025-06c58bf39633.shtml">le nomine oggi deliberate dal governo</a> riguardo a società come Eni, Enel, Terna, Finmeccanica e Poste Italiane, la nostalgia struggente del nostro ministro dell&#8217;Economia per l&#8217;holding statale fondata da Beneduce del 1933 è quanto meno teatrale. Le società di cui sopra vengono controllate con una quota del Ministero del Tesoro o affini per una quota variabile tra il 30 e il 50%, senza necessità di un controllo totale del capitale anche grazie a quella legge sull&#8217;OPA che oggi si critica perché non è in grado di svenare finanziariamente Lactalis per scalare Parmalat.</p>
<p>Le società di cui sopra valgono circa il 50% della capitalizzazione della Borsa Italiana.</p>
<p>Quindi c&#8217;è poco da frignare.</p>
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		<title>Definisci &#8220;sostenibile&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 17:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Definire sostenibile il sistema pensionistico italiano è un po&#8217; come trovare il lato buono nel disastro atomico di Fukushima: abbiamo la certezza che dopo l&#8217;incidente la centrale verrà definitivamente chiusa. Il rapporto OCSE sui sistemi pensionistici dei paesi membri ha fornito una sinistra conferma, l&#8217;Italia è il paese industrializzato che spende di più in pensioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Definire sostenibile il sistema pensionistico italiano è un po&#8217; come trovare il lato buono nel disastro atomico di Fukushima: abbiamo la certezza che dopo l&#8217;incidente la centrale verrà definitivamente chiusa.</p>
<p><a href="http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf">Il rapporto OCSE sui sistemi pensionistici</a> dei paesi membri ha fornito una sinistra conferma, l&#8217;Italia è il paese industrializzato che spende di più in pensioni, il 14,1% del PIL contro una media OCSE di solo il 7%. La ragione è duplice, da un lato assieme al Giappone siamo il paese più vecchio, dall&#8217;altro il sistema pensionistico che ci ha preceduto (e che ancora mantiene i già pensionati) era tra i più generosi.</p>
<p>Quando escono notizie come queste <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/pensioni_italia_promossa_ma_paesi_ocse_spendiamo_piu_tutti/18-03-2011/articolo-id=512149-page=0-comments=1">la nostra stampa tende a sottolineare il lato buono della vicenda</a>, con l&#8217;alzarsi dell&#8217;età pensionabile e con il graduale passaggio al sistema contributivo abbiamo la garanzia che &#8220;facciamo schifo&#8221; ma che &#8220;peggio non potrà andare&#8221;, ed entro il 2050 avremo un sistema contributivo completo, senza alcuna solidarietà intergenerazionale, con il pensionando che riceverà esattamente quanto versato durante la vita lavorativa, con una modesta rivalutazione in genere legata all&#8217;inflazione. Un sistema forzoso di risparmio privato, che non potrà far esplodere la spesa pubblica.<span id="more-3411"></span></p>
<p>Ma intanto il sistema attuale, da qui al 2050, quelle delle radiazioni al 14,1% del PIL per intenderci, continuerà a redistribuire ricchezza dai giovani (che consumerebbero tanto) ai vecchi (che consumano poco), continuerà a prelevare risorse dalle imprese (che pagano i 2/3 del sistema) che così sono meno competitive e non possono investire in ricerca e sviluppo, continuerà a tenere sotto pressione massima un sistema già poco competitivo di suo, che non può più diventare tedesco ma che non potrà mai essere cinese.</p>
<p>Un sistema pensionistico radioattivo che sta facendo danni all&#8217;organismo economico italiano più di quanto crediamo, danni invisibili che pagheremo con una discutibile capacità, nel futuro, di generare abbastanza reddito sia durante la vita lavorativa che per sostenere un sistema contributivo completo, ai pensionati dopo il 2050.</p>
<p>Io mi incazzo sempre quando sento magnificare la sostenibilità di un sistema che prima di stabilizzarsi porterà una serie di danni fatali. Perché questa volta forse c&#8217;avrà davvero ragione Keynes: nel 2050 saremo tutti morti.</p>
<p>PS</p>
<p>Continuo a pensare che prima o poi bisognerà introdurre una specie di tassa di scopo, una sorta di &#8220;contributo alla reindustrializzazione italiana&#8221;, prelevato dalle pensioni sopra un certo ammontare. Ma so anche che è politicamente quasi impossibile.</p>
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		<title>Cosa farà Tremonti nei prossimi 3 anni per ridurre il debito pubblico: niente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 16:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Ecofin]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8221;Ecofin, l&#8217;insieme dei ministri economici dei degli stati UE, in data 15 marzo si è riunito e ha approvato una riforma del cosiddetto Patto di Stabilità dell&#8217;Unione Europea. Scopo della riforma sarebbe di stabilizzare i controlli di finanza pubblica sui paesi membri per andare oltre la crisi del debito europeo, spesso spacciata per &#8220;crisi dell&#8217;euro&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/03/Tremonti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3389" title="Tremonti" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/03/Tremonti.jpg" alt="" width="400" height="228" /></a>L&#8221;Ecofin, l&#8217;insieme dei ministri economici dei degli stati UE, in data 15 marzo si è riunito e <a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ecofin/119888.pdf">ha approvato una riforma del cosiddetto Patto di Stabilità dell&#8217;Unione Europea</a>. Scopo della riforma sarebbe di stabilizzare i controlli di finanza pubblica sui paesi membri per andare oltre la crisi del debito europeo, spesso spacciata per &#8220;crisi dell&#8217;euro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Europa parte da una base di <em>governance</em> ben conosciuta all&#8217;opinione pubblica, si tratta dei parametri necessari per entrare nell&#8217;euro: un rapporto debito/PIL max 60% e un deficit annuo max del 3%. Il primo indicatore è stato mancato già in partenza dall&#8217;Italia che è stata fatta entrare nella moneta unica dalla porta di servizio, il secondo indicatore è sballato praticamente per tutti durante lo scoppio della crisi finanziaria mondiale. Erano previste sanzioni per i paesi membri in caso di sforamento, sanzioni che però potevano essere annullate nel caso fossero tutti d&#8217;accordo, come è successo quando la Germania ha sforato i parametri di deficit e allora liberi tutti. Un Patto di Ferro, quello del 60/3, rigido nelle intenzioni ma che si è scontrato con l&#8217;intrinseca debolezza di un&#8217;unione che è molto monetaria e quasi per nulla politica, con la politica non riesce mai a mettere d&#8217;accordo tutte le (troppe) teste nazionali o a far rispettare una regola vera.<span id="more-3366"></span></p>
<p>Nella riforma del 15 marzo si sono scontrate, tanto per cambiare, le &#8220;maniere forti&#8221; dei paesi virtuosi (Germania uber alles) contro le &#8220;lamentele deboli&#8221; dei paesi più indebitati (Italia su tutti). La Germania voleva imporre agli altri Paesi (lei inclusa) un percorso di rientro verso il 60% in un periodo max di 20 anni, che per l&#8217;Italia avrebbe significato una Via Crucis del &#8220;taglia e cuci&#8221; nella Spesa Pubblica per un totale di circa 900 miliardi di euro in 20 anni (guarda caso la famosa patrimoniale-burla proposta da Amato). Un totale di 45 miliardi l&#8217;anno quando per molto meno (10 miliardi di finanziaria) Tremonti si è beccato del tagliatore di boschi, affamatore e assassino. L&#8217;Italia ha opposto alle ragioni della Germania non solo la solita migrazione delle cavallette africane ma soprattutto l&#8217;idea che si non possa mettere un tetto significativo al debito pubblico laddove c&#8217;è un solido risparmio privato, proponendo come indicatore benchmark non più il semplice rapporto debito pubblico /PIL ma il rapporto debito totale (pubblico+privato)/PIL, indicatore interessante in teoria, ma molto difficile da usare in pratica.</p>
<p>Bene, quale tipo di sintesi è prevalsa secondo voi delle due diverse posizioni? Un giudice razionale avrebbe cercato di temperare le due visioni, incontrandole a metà strada proponendo, per esempio, che fosse rimasto valido l&#8217;indicatore il debito pubblico/PIL ma, riconoscendo per valida l&#8217;opposizione italiana, avrebbe provato a fissare l&#8217;asticella non a un improponibile 60% bensì qualcosa di vicino al 100%, per cui all&#8217;Italia si fornisse la possibilità di rientrare con una percentuale sensata, 1% l&#8217;anno, per 20 anni, senza distruggere la domanda aggregata del Paese.</p>
<p>Invece niente. Perché la politica europea non è la politica del fare, ma del tornare a casa con il culo in salvo e la faccia inviolata di fronte alle opinioni pubbliche nazionali.</p>
<p>E&#8217; stato deciso questo: che rimarrà il parametro del 60% da raggiungere in 20 anni (quindi avrebbe vinto la Merkel) ma che nel <em>giudicare</em> il percorso di rientro &#8211; una deroga all&#8217;algebra secondo il principio che l&#8217;opinione batte il rigore pitagorico &#8211; si tenga conto anche della percentuale di debito privato del paese. Quindi i parametri economici non vengono semplicemente fissati, ma verranno fissati e poi giudicati secondo l&#8217;umore soggettivo prevalente alla prossima riunione del Consiglio Europeo. Questa curiosa definizione del nuovo Patto di Stabilità ha probabilmente permesso alla Merkel di tornare in Germania sostenendo di aver vinto lei così come a Tremonti di tornare in Italia e dire, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/marzo/16/Avanza_piano_anti_crisi_Tremonti_co_9_110316008.shtml">come ha già fatto</a>, che abbiamo vinto noi. Ecco quindi forgiato il tipo-politico dell&#8217;integrazione europea, il Neville Chamberlain che sventola il foglietto con la firma di Hitler a Monaco alla folla plaudente.</p>
<p>Nella pratica il Nuovo Patto di Stabilità funzionerà così, per l&#8217;Italia: dal 2012 dovremo far finta di voler rientrare verso il 60% in 20 anni, varando una finanziaria da 45 miliardi di euro all&#8217;anno. Ma nello stesso tempo non riceveremo sanzioni se il deficit pubblico dovesse restare entro il 3% del PIL. Le nostre reali intenzioni verranno giudicate solo ogni 3 anni, per cui al 2015 Tremonti (o chi per lui) verrà convocato nuovamente al Consiglio UE e il zelante tedesco gli chiederà: &#8220;hai ridotto il debito pubblico di 135 miliardi di euro kome ti avevamo kiesto oppure hai fatto altro deficit, entro il limite 3% annuo, vale a dire altri 45 miliardi?&#8221;. &#8220;La seconda che hai detto&#8221;, dirà Tremonti o il poveraccio che verrà dopo di lui. Bene, in quel caso lo scandalizzato tedesco proporrà di far partire la sanzione pari allo 0,1% del PIL annuo, vale a dire 1,5 miliardi l&#8217;anno per 3 anni, una multa per cui gli euroscettici italiani (in primis la Lega) malediranno Bruxelles a forza di bestemmie e proporranno di pagare la multa con altro deficit pubblico. Se ci va anche bene, e se cioè la maggioranza qualificata della Commissione nel 2015 dovesse essere pure lei nei guai (come successo nel 2009)  ci sarà sempre la possibilità di farsela abbonare, la multa da 4,5 miliardi, per poi procedere sicuri verso il baratro argentino.</p>
<p>Cosa poteva andare meglio a Tremonti, di un risultato come questo? Quel Tremonti campione di creazione di debito pubblico (nonostante la vulgata) e abile propinatore alle generazioni successive della sua cattiva finanza? Ha guadagnato altri tre anni di <em>vacation</em>, l&#8217;ha sfangata. E a cosa è servita l&#8217;intransigenza tedesca nel ventre molle della Commissione Europea? A niente.</p>
<p>Fidatevi quando vi dico che la politica europea delle singole nazioni non ci salverà. Non salverà il principio della buona finanza pubblica come distribuzione del peso fiscale tra generazioni, con il politico odierno che cercherà sempre di massimizzare il suo interesse elettorale di breve, in genere grazie all&#8217;aumento della spesa e del deficit.</p>
<p>Ecco perché a differenza di altri io tifo per quegli <em>(beep)</em> della BCE e quei <em>(beep)</em> di speculatori finanziari.</p>
<p>Perché sono l&#8217;unica regola che funziona, sono l&#8217;unica tutela che abbiamo contro noi stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS</p>
<p>Per rendere più comprensibili le simulazioni numeriche si suppone un PIL a crescita zero nei prossimi vent&#8217;anni. Ma vedrete che non siamo molto lontani da questa ipotesi.</p>
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		<title>Contare sempre fino a 3 quando parla Tremonti, che sei sicuro di saperne più di lui</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/02/17/contare-sempre-fino-a-3-quando-parla-tremonti-che-sei-sicuro-di-saperne-piu-di-lui/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 22:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antologia di Sboom River]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; vero che cresciamo meno degli altri Paesi ma molti di questi negli ultimi dieci anni sono stati drogati dalla finanza privata e ora ne cominceranno a risentire&#8221; (Giulio Tremonti, ministro di un Paese drogato dalla finanza pubblica, non solo confonde il passato con il futuro ma dimentica che la finanza privata degli altri Paesi comprava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; vero che cresciamo meno degli altri Paesi ma molti di questi negli ultimi dieci anni sono stati drogati dalla finanza privata e ora ne cominceranno a risentire&#8221;</p>
<p><em>(Giulio Tremonti, <a href="http://www.jonkind.com/2010/09/14/1838/">ministro di un Paese drogato dalla finanza pubblica</a>, non solo confonde il passato con il futuro ma dimentica che la finanza privata degli altri Paesi comprava anche quel 5% di PIL italiano che prima c&#8217;era, e adesso non c&#8217;è più)</em></p>
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		<title>Il principe dei ladri</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 16:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Robin Hood]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che Giulio Tremonti afferma che abbiamo il migliore (e più stabile) sistema pensionistico d&#8217;Europa viene davvero voglia di mettere mano alla pistola. Lo ha fatto ancora oggi, a margine dei commenti sulla manovra finanziaria del Senato, che include altri artifizi per incrementare l&#8217;età pensionabile che nei prossimi anni salirà da 65 in su, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/07/Giulio-Tremonti-Forza-Italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1002" title="Giulio Tremonti Forza Italia" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/07/Giulio-Tremonti-Forza-Italia.jpg" alt="" width="445" height="110" /></a></p>
<p>Ogni volta che Giulio Tremonti afferma che abbiamo il migliore (e più stabile) sistema pensionistico d&#8217;Europa viene davvero voglia di mettere mano alla pistola.</p>
<p><a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-831492/dl-manovra-tremonti-bene-senato/">Lo ha fatto ancora oggi</a>, a margine dei commenti sulla manovra finanziaria del Senato, che include altri artifizi per incrementare l&#8217;età pensionabile che nei prossimi anni salirà da 65 in su, fino forse ai 75 anni, in totale controtendenza con i nuovi ritmi della globalizzazione e il &#8220;ringiovanimento&#8221; richiesto alle nuove classi produttive per sopravvivere (oggi si è considerati professionalmente morti a 40 anni, altro che 75).</p>
<p>Il sistema migliore. Ma di che? Il più stabile? Forse, perché la riforma di passaggio al contributivo dal retributivo, a partire dal 1 gennaio 1996, ha promesso che a pieno regime (nel 2040) il sistema non potrà mai essere strutturalmente in deficit, in quanto dovrà pagare prestazioni pari alle sue entrate, con un meccanismo di equilibrio a prova di recessione economica.<span id="more-998"></span></p>
<p>Stabile nel 2040, appunto. E con un costo mostruoso. Non certo gratis.</p>
<p>Il costo è la riduzione delle prestazioni per i contributivi, mentre ai retributivi è stato garantito il meccanismo premiante della pensione in base all&#8217;ultimo reddito e non in base ai contributi versati lungo tutta la vita. Un costo altissimo per i futuri pensionati, per pagare le pensioni agli attuali pensionati. Un costo che non è solo nelle prestazioni ridotte di cui sopra, ma anche insito nel fatto che per mantenere &#8220;il sistema più bello e stabile d&#8217;Europa&#8221; dovranno essere mantenuti attivi un livello di contribuzione aziendale attorno al 40% (che fa dell&#8217;Italia uno dei paesi più cari per il costo del lavoro e uno dei meno competitivi al mondo) e una pressione fiscale effettiva del 50%, in quanto lo Stato e il Fisco sono i salvatori in ultima istanza dell&#8217;INPS, nel caso questa vada in deficit.</p>
<p>Non solo il danno delle prestazioni più basse, se si riesce a tirare la cinghia fino ai 70 anni, ma anche la beffa di un inferno contributivo e fiscale fino ad allora, durante la propria vita lavorativa. Perché margini per scendere non ce ne sono.</p>
<p>La riforma del 1996 salvò in sostanza le rendite dei quarantenni e dei cinquantenni, che sarebbero andati in pensione in tempo utile, &#8220;fottendo&#8221; (fottendo nel testo) i ventenni e i trentenni di allora, ancora poco forti politicamente e meno posizionati professionalmente. Un furto intergenerazionale di cui si hanno pochi eguali nei paesi industrializzati, nella storia recente.</p>
<p>Giulio Tremonti nel 1996 aveva 39 anni. Il 18 agosto di quest&#8217;anno ne compirà 63.</p>
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		<title>La manovra commentata/Tagli alla spesa farmaceutica</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 23:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Totale della manovra: 24,965 miliardi Art. 11 Sull&#8217;articolo undicesimo del decreto legge di Tremonti, che vale risparmi dello Stato per almeno 600 milioni di euro, si sono scatenate le proteste delle categorie dei farmacisti. Federfarma in data 7 giugno ha convocato l&#8217;assemblea nazionale, ammonendo il Governo che il provvedimento finerebbe per mettere in ginocchio il settore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Totale della manovra: 24,965 miliardi</strong></p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-06-02/articolo-154200.shtml">Art. 11</a></p>
<p>Sull&#8217;articolo undicesimo del decreto legge di Tremonti, che vale risparmi dello Stato per almeno 600 milioni di euro, si sono scatenate le proteste delle categorie dei farmacisti. <a href="https://www.federfarma.it/Edicola/ComunicatiStampa/Manovra-economica-insostenibil.aspx">Federfarma in data 7 giugno ha convocato l&#8217;assemblea nazionale</a>, ammonendo il Governo che il provvedimento finerebbe per mettere in ginocchio il settore, con rischio chiusura concreto per molte piccole farmacie, soprattutto quelle dei piccoli centri (c.d. &#8220;farmacie rurali&#8221;).</p>
<p>Scopo del provvedimento è ridurre la spesa di acquisto farmaci rimborsati dal servizio sanitario nazionale (SSN). Oggi questi farmaci sono prescritti dal medico con ricetta, acquistati dall&#8217;assistito in farmacia con un modesto contributo (in media il 7% del prezzo, il famoso ticket) e per il resto rimborsato al farmacista dallo Stato che, data la sua condizione di Grande Pagatore, chiede per sé uno sconto ulteriore di buona volontà (in media il 5%, con punte di 7% per le grandi farmacie e minimi di 1,5% con quelle più piccole): ne risulta che sui farmaci prescritti dal medico lo Stato paga comunque l&#8217;88%, da perfetto Stato Assistenziale nel settore della Salute.<span id="more-819"></span></p>
<p>E quanto vale questa spesa sanitaria a carico dello Stato? <a href="https://www.federfarma.it/FarmaciFarmacie/SpesaFarmaceuticaSSN/La-spesa-farmaceutica-nel-2009.aspx">Stiamo parlando di 12,4 miliardi di euro l&#8217;anno</a> (dati 2009), la spesa media del SSN per ogni cittadino (neonati inclusi) è 225 euro l&#8217;anno, con una media di 10 ricette ciascuno. Di questa spesa lo Stato regola anche i relativi margini di guadagno di tutta la filiera. Fino a ieri il grossista di medicinali incassava il 6,65% e il farmacista il 26,7%, su cui praticava però lo sconto di cui sopra (in media il 5%, più alto più costoso è il medicinale); succedeva però che per ragioni commerciali i grossisti riconoscessero uno sconto aggiuntivo al farmacista che riusciva così a ridurre l&#8217;impatto dell&#8217;ultra-sconto al SSN del 5%. Ma ora lo Stato vuole anche quel pezzetto lì. Con il decreto i margini per i grossisti vengono ridefiniti al 3% per i grossisti e al 30,35% per i farmacisti al dettaglio, ma al farmacista verrà richiesto uno sconto ulteriore a quanto già chiesto (il famoso 5%in media): uno sconto aggiuntivo del 3,65%, portando il margine complessivo della distribuzione (grossista + farmacista) a non più del 30% del prezzo del farmaco.</p>
<p>Siete ancora svegli?</p>
<p>La faccio breve. Lo Stato asciugherà dal sistema delle farmacie almeno 400 milioni di euro con la rimodulazione degli sconti, soldi che prima finivano nelle tasche dei grossisti ma soprattutto dei farmacisti, il cui margine sulle prestazioni SSN rimarrà comunque attorno al 25%. Grasso in meno che cola, soprattutto per le piccole farmacie di campagna, che hanno un fatturato più basso e che prima riconoscevano sconti molto più piccoli di quelli che dovranno affrontare adesso (parliamo anche stavolta della ormai leggendaria &#8220;vecchina di Tremonti&#8221;, che non può pagare le scarpe con la carta di credito, ma nemmeno spostarsi in automobile per raggiungere la farmacia di città dalla sua casetta di paese).</p>
<p>Secondo Federfarma centinaia di farmacie chiuderanno (ce ne sono 17.000 in Italia), si perderanno molti posti di lavoro con i giovani farmacisti che verranno falciati sul nascere.</p>
<p>Non ho elementi per dire se Federfarma ha ragione o torto. Di sicuro non ho mai visto un farmacista barcamenarsi tra la sottile soglia che divide povertà e ricchezza. Potrebbe essere un pregiudizio il mio, forse alimentato dalla letteratura che colloca il farmacista tra le figurine nobili del Presepio delle Professioni, assieme al Dentista, al Notaio, all&#8217;Avvocato eccetera.</p>
<p>Rimango però dell&#8217;idea che il sistema delle farmacie sia in grado di assorbire una manovra del 2-3% sul suo margine, per quanto riguarda la spesa SSN. Il dibattito in corso in USA dovrebbe farci capire quanto sia uno sforzo, per la collettività, mantenere in piedi un sistema di assistenza pubblica a carico dello Stato. E questo sforzo va sostenuto sì dai contribuenti ma anche dei distributori della filiera.</p>
<p>Alle farmacie rurali va tutta la mia solidarietà e l&#8217;augurio che nasce dall&#8217;osservazione che negli ultimi anni la quota di medicinali e altri prodotti &#8220;liberi da ricetta&#8221; è molto aumentata tanto che oggi solo il 50% del fatturato delle farmacie è ottenuto dalle prescrizioni mediche, il resto da quanto leggete sotto <a href="http://www.assofarm.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=313&amp;Itemid=115#5">da una nota dell&#8217;associazione delle farmacie comunali, Assofarm</a>:</p>
<p><em>&#8220;Il fatturato globale delle farmacie nel 2008 è stato di 24,6 miliardi di euro, con un lievissimo incremento (+0,1%) rispetto al 2007. Sembrano così mantenersi stabili i dati di mercato, un segnale importante per produttori e distributori in un anno in cui la crisi si è fatta sentire soprattutto negli ultimi mesi dell’ anno. Dai dati diffusi nella giornata inaugurale di Cosmofarma, è evidente come non siano i farmaci con ricetta a far quadrare i conti, una voce in calo dell’1,2%, bensì le altre categorie di prodotti commerciali venduti sui banchi delle farmacie: colpisce l’aumento dei cosiddetti altri otc (integratori alimentari non registrati) aumentati dell’ 8,7% (quota di fatturato al 7,1%), mentre registrano un segno più anche il settore del cosmetico in farmacia (+3,2% e quota di fatturato al 7,4%), dei prodotti dietetici cresciuti del 3,4% (quota al 2,2%) e inﬁne dei parafarmaci (aghi, siringhe, cerotti, strumentazione medico-diagnostica, prodotti per incontinenza), aumentati del 3,1% (quota globale al 7,3%). In calo invece la fetta dei farmaci per autocura, ottenibili dal consumatore su semplice richiesta, che sono scesi del 2,3% a quota 8,2% del totale venduto.&#8221;</em></p>
<p>Gettito: <strong>600 milioni </strong>(ulteriori risparmi verranno infatti dalla riduzione dei prezzi dei farmaci generici, risparmi a danno dei produttori di farmaci)</p>
<p>Voto: <strong>7</strong></p>
<p>Altri interventi:</p>
<p><strong><a href="http://www.jonkind.com/2010/06/12/la-manovra-commentata-a-puntatei-pedaggi-autostradali/">Pedaggi Autostradali</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.jonkind.com/2010/06/09/la-manovra-commentata-a-puntatelabolizione-delle-province/">Abolizione delle Province</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.jonkind.com/2010/06/08/la-manovra-commentata-a-puntateinvalidita-civile/">Invalidità Civile</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Io vi ho creato e io vi distruggo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 22:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antologia di Sboom River]]></category>
		<category><![CDATA[evasori]]></category>
		<category><![CDATA[invalidi]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Di questa manovra europea dovranno preoccuparsi soprattutto i veri evasori e i falsi invalidi.&#8221; (Giulio Tremonti, parlando della manovra correttiva di 25 miliardi per il 2010-2011)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Di questa manovra europea dovranno preoccuparsi soprattutto i veri evasori e i falsi invalidi.&#8221;<br />
<em>(Giulio Tremonti, parlando della manovra correttiva di 25 miliardi per il 2010-2011)</em></p>
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		<title>Le vacanze finite del Divin Giulio</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 15:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino a oggi abbiamo scherzato. Fino a oggi Giulio Tremonti poteva permettersi le Robin Tax, le cartine plastificate, gli incentivini a cicli e motocicli, le banche del sud pitturate in cartolina, dire no a qualche ministro esotico con i mitici tagli orizzontali. Per ottenere la qualifica di &#8220;rigoroso salvatore dei conti pubblici&#8221; al Ministro dell&#8217;Economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a oggi abbiamo scherzato.</p>
<p>Fino a oggi Giulio Tremonti poteva permettersi le Robin Tax, le cartine plastificate, gli incentivini a cicli e motocicli, le banche del sud pitturate in cartolina, dire no a qualche ministro esotico con i mitici tagli orizzontali. Per ottenere la qualifica di &#8220;rigoroso salvatore dei conti pubblici&#8221; al Ministro dell&#8217;Economia è bastato rimanere completamente fermo, secondo il principio einsteiniano che in un mondo di enti precipitanti verso l&#8217;abisso chi cade meno velocemente sembra in realtà arrampicarsi verso l&#8217;alto.</p>
<p>Ma adesso le vacanze sono finite.</p>
<p><span id="more-687"></span><br />
Gli anni di Tremonti al ministero dell&#8217;Economia, dal &#8217;94 a oggi, sono stati anni di forte crescita del debito pubblico, almeno 500 miliardi di euro in più, poco meno di un terzo dello stock totale. 100 miliardi in più solo negli ultimi 12 mesi, per il forte callo delle entrate e spesa pubblica non comprimibile. Il colpo di fortuna è stato quello di non dover salvare le banche nazionali come in altri Paesi, altrimenti non saremmo qui a magnificare l&#8217;uomo venuto da Sondrio per il suo sangue freddo e per sue pilloline antologiche e alle sue mitiche &#8220;inversioni&#8221; ai convegni.<br />
Ora bisogna cominciare a remare contro la corrente e incidere veramente sulla mostruosa esposizione debitoria dell&#8217;Italia, quasi 1.800 miliardi. L&#8217;attacco degli speculatori sulla Grecia, l&#8217;aumentata concorrenza sui mercati del credito, non lasciano più tempo e accellerano la velocità richiesta per il rientro. In queste ore si stanno decidendo le strategie dell&#8217;area euro e della BCE per passare indenni la crisi della moneta unica. Un Fondo salva stati, forse, ma di sicuro i singoli governi devono cominciare a tagliare, non solo Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche Italia e Gran Bretagna.<br />
Tremonti sta lavorando al piano già previsto per una manovra con saldo attivo di 27 miliardi nei prossimi due anni, non si chiamerà Finanziaria, in onore alla manìa di semplificazione anche lessicale del centro-destra, si chiamerà forse aggiustamento o sterzata, ma sempre di 27 miliardi si tratta. Primo obiettivo il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici scaduti a fine 2009.  Si andrà verso una soluzione greca? Congelamento dei salari oppure taglio?<br />
E saranno sufficienti 27 miliardi sotto gli attacchi della speculazione di questi mesi? O non si dovrà salire a 50, a 100? Roba che a confronto la manovra di 100mila miliardi di Giuliano Amato nel 1992 passerebbe in secondo piano nella storia delle strette fiscali?<br />
Le vacanze sono finite, Giulio. Facci vedere di che pasta sei fatto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uomo che prendeva per il culo la gente</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 23:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antologia di Sboom River]]></category>
		<category><![CDATA[Irap]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Irap è un&#8217;imposta sbagliata, cattiva e grande. Ci saranno problemi a gestire il cambiamento, ma l&#8217;abbiamo già ridotta e con la prossima riforma dobbiamo venirne fuori&#8221; (Giulio Tremonti, ministro non officiante dell&#8217;Economia, continua a scambiare il suo mestiere per quello di battutista, in attesa di vincere le prossime elezioni vagheggiando un sistema fiscale modernista e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Irap è un&#8217;imposta sbagliata, cattiva e grande. Ci saranno problemi a gestire il cambiamento, ma l&#8217;abbiamo già ridotta e con la prossima riforma dobbiamo venirne fuori&#8221;<br />
<em>(Giulio Tremonti, ministro non officiante dell&#8217;Economia, continua a scambiare il suo mestiere per quello di battutista, in attesa di vincere le prossime elezioni vagheggiando un sistema fiscale modernista e favolistico, senza combinare nulla di concreto)</em></p>
]]></content:encoded>
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