Ogni volta che Giulio Tremonti afferma che abbiamo il migliore (e più stabile) sistema pensionistico d’Europa viene davvero voglia di mettere mano alla pistola.

Lo ha fatto ancora oggi, a margine dei commenti sulla manovra finanziaria del Senato, che include altri artifizi per incrementare l’età pensionabile che nei prossimi anni salirà da 65 in su, fino forse ai 75 anni, in totale controtendenza con i nuovi ritmi della globalizzazione e il “ringiovanimento” richiesto alle nuove classi produttive per sopravvivere (oggi si è considerati professionalmente morti a 40 anni, altro che 75).

Il sistema migliore. Ma di che? Il più stabile? Forse, perché la riforma di passaggio al contributivo dal retributivo, a partire dal 1 gennaio 1996, ha promesso che a pieno regime (nel 2040) il sistema non potrà mai essere strutturalmente in deficit, in quanto dovrà pagare prestazioni pari alle sue entrate, con un meccanismo di equilibrio a prova di recessione economica.

Read the rest of this entry

, ,

Totale della manovra: 24,965 miliardi

Art. 11

Sull’articolo undicesimo del decreto legge di Tremonti, che vale risparmi dello Stato per almeno 600 milioni di euro, si sono scatenate le proteste delle categorie dei farmacisti. Federfarma in data 7 giugno ha convocato l’assemblea nazionale, ammonendo il Governo che il provvedimento finerebbe per mettere in ginocchio il settore, con rischio chiusura concreto per molte piccole farmacie, soprattutto quelle dei piccoli centri (c.d. “farmacie rurali”).

Scopo del provvedimento è ridurre la spesa di acquisto farmaci rimborsati dal servizio sanitario nazionale (SSN). Oggi questi farmaci sono prescritti dal medico con ricetta, acquistati dall’assistito in farmacia con un modesto contributo (in media il 7% del prezzo, il famoso ticket) e per il resto rimborsato al farmacista dallo Stato che, data la sua condizione di Grande Pagatore, chiede per sé uno sconto ulteriore di buona volontà (in media il 5%, con punte di 7% per le grandi farmacie e minimi di 1,5% con quelle più piccole): ne risulta che sui farmaci prescritti dal medico lo Stato paga comunque l’88%, da perfetto Stato Assistenziale nel settore della Salute.

Read the rest of this entry

, ,

“Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Di questa manovra europea dovranno preoccuparsi soprattutto i veri evasori e i falsi invalidi.”
(Giulio Tremonti, parlando della manovra correttiva di 25 miliardi per il 2010-2011)

, ,

divino_giulio.jpgFino a oggi abbiamo scherzato.
Fino a oggi Giulio Tremonti poteva permettersi le Robin Tax, le cartine plastificate, gli incentivini a cicli e motocicli, le banche del sud pitturate in cartolina, dire no a qualche ministro esotico con i mitici tagli orizzontali. Per ottenere la qualifica di “rigoroso salvatore dei conti pubblici” al Ministro dell’Economia è bastato rimanere completamente fermo, secondo il principio einsteiniano che in un mondo di enti precipitanti verso l’abisso chi cade meno velocemente sembra in realtà arrampicarsi verso l’alto.
Ma adesso le vacanze sono finite.

Read the rest of this entry

,

“L’Irap è un’imposta sbagliata, cattiva e grande. Ci saranno problemi a gestire il cambiamento, ma l’abbiamo già ridotta e con la prossima riforma dobbiamo venirne fuori”
(Giulio Tremonti, ministro non officiante dell’Economia, continua a scambiare il suo mestiere per quello di battutista, in attesa di vincere le prossime elezioni vagheggiando un sistema fiscale modernista e favolistico, senza combinare nulla di concreto)

,

Non ha trovato spazio nel decreto Milleproroghe, tra scudi fiscali, limite di guida per i neo-patentati e prolungamento delle agevolazioni per i benzinai. Ma sarebbe solo un intoppo temporaneo, a sentire Gianfranco Fini a margine della premiazione come Politico dell’Anno del quotidiano Il Riformista: “Tremonti mi ha assicurato che per il 2010 è tutto a posto.” Che tutto si sistemerà, dunque. Di cosa stiamo parlando? Dei finanziamenti pubblici per l’editoria nel 2010.
Gianfranco Fini è uomo d’onore, ci mancherebbe, il problema è se ci si può fidare della parola di Tremonti. Secondo i rumours i soldi sarebbero pochini e forse non tutte le testate beneficiate nel 2008-2009 (anche loro dopo un discreto tira & molla) potranno accedere a nuovi finanziamenti, spesso vitali per la loro sopravvivenza.
Il giochetto del cane e della polpetta è spesso utile, alla politica, per tenere con il fiato sospeso i nemici e gli adulatori della carta stampata, per far sì che i primi si adeguino ai secondi, che i secondi non si trasformino nei primi. Già la crisi economica con la sua necessità di ridurre il personale in redazione tramite incentivi e prepensionamenti pubblici ha ammorbidito nei mesi scorsi i grandi giornali borghesi e confindustriali, con alcuni casi di amor fou scatenati tra il Direttore e il Ministro. Certamente lasciare penzolare ancora un po’ gli aiuti del 2010 (vitali alla sopravvivenza per alcune testate) proprio mentre si esauriscono i fuochi morali dello scudo fiscale e quelli elettorali delle Regionali di marzo, costringono il cane redazionale a sbavare senza abbaiare, figuriamoci mordere con polemiche e attacchi violenti al governo e alla maggioranza.
Poi fatti i conti degli amici e non, si potranno elargire le elemosine, con il denaro che c’è.

,

Ci sono due frecce in più, da qualche mese, nell’arsenale propagandistico del Ministero dell’Economia, con l’obiettivo tra i primi di legittimare sempre di più, presso l’opinione pubblica, il discutibile salvagente agli evasori esteri che prende il nome di Scudo Fiscale e che è stato rinnovato per la terza volta, con la circolare pubblicata ieri.
La prima freccia è il crescente presenzialismo mediatico dell’Agenzia delle Entrate, nella figura in particolare del suo direttore generale, Attilio Befera (nella foto con Tremonti). Quelli che una volta erano una grigia istituzione senza personalità e un grigio funzionario senza utilità, appaiono ora continuamente, non senza un pizzico di vanità, nelle linee dei quotidiani e nelle interviste TV, con annunci di lotta all’evasione, rinnovato impegno, strenua guerra ai disonesti. Il principio che Berlusconi annunciò all’inizio del terzo mandato (“comunicare di più quello che facciamo”) viene preso alla lettera non solo dai ministri ma anche – si suppone su suggerimento dei ministri stessi – da parte dei funzionari della pubblica amministrazione. “Dire tutto quello che facciamo” prevede ovviamente il corollario, base della propaganda come arte, di “dire anche quello che non facciamo”, vale a dire la lotta effettiva all’evasione perché al di là della protesta di rinnovato impegno, che accompagna lo Stato Unitario da 150 anni, questo governo e l’agenzia delle entrate non hanno fatto davvero nulla per combattere la piaga delle imposte evase, anzi.

Read the rest of this entry

, ,

Le feste a cavallo tra il 2009 e il 2010 sono state dominate dal dibattito sulla riforma fiscale, lanciato a più riprese dal centro-destra con le ripetute interviste a Tremonti sulla necessità di riformare uno schema impositivo che risale agli anni ’70 e con l’appoggio da novanta di Silvio Berlusconi, riemerso dalla convalescenza post Tartaglia con un sacco di buone idee, a suo dire, purtroppo prontamente “Tremontate” (un neologismo per dire delle idee di Tremonti che tramontano da sole) subito dopo la Befana. Perché non se ne farà nulla, ammissione di Giulio, prima del 2013. Guarda caso scadenza elettorale.
Continua a prevalere, nell’impostanzione dei “falchi” del Ministero del Tesoro, l’idea che l’immobilismo in tempo di crisi economica sia la soluzione migliore per non peggiorare la situazione delle casse pubbliche (che non sempre le conseguenze seguono le intenzioni, dato che ci sono almeno 100 miliardi di debito in più negli ultimi 12 mesi). Si teme, in un periodo di turbolenza, di fare qualcosa che comprometta per sempre la stabilità, di svitare la vite sbagliata, di smuovere l’assicella fatale.

Read the rest of this entry

, ,

giulio_tremonti.jpg“Se si calcolasse, oltre al vecchio Pil, anche il clima, il cibo, la cultura, l’ambiente e in generale la storia, l’Italia sarebbe a un imbarazzante primo posto nel mondo, al secondo e al terzo posto non ci sarebbe nessuno. Poi verrebbe qualche altro Paese. Il Pil è, comunque, una misura economica fondamentale. Ma dal G20 all’OCSE stiamo tutti pensando, e proprio oggi abbiamo discusso sui risultati di una Commissione nominata dal presidente Sarkozy, alla necessità di accompagnare ai vecchi numeri di calcolo anche qualche altro numero che misuri la modernità, il mondo più globale. Se vedete i numeri usciti oggi e anche quelli in prospettiva, l’Italia non è messa male e questo mi fa piacere”
(Giulio Tremonti, re della supercàzzola, tira fuori dal repertorio la solita schitarrata consolatoria all’italiana a cui aggiunge la fuffa sul Pil felice, dimenticando che il mestiere che gli si chiede è un po’ più serio di così)

,

sole_ventiquattro.jpgHo già avuto modo di contestare l’attribuzione, durante la peggior recessione economica del dopoguerra, da parte di prestigiose riviste anglosassoni, del premio di “Persona dell’anno 2009″ a uomini dell’Establishment politico-finanziario quali Ben Bernanke e Lloyd Blankfein, grandi personaggi che hanno avuto il pregio di cadere in piedi dopo la capriola ma che pure rappresentano in pieno quegli ambiguos spirits che ci hanno condotto dentro la crisi, con le sue contraddizioni.
A maggior ragione non posso pensare bene del vincitore e del Premio assegnato dal Sole 24 Ore: il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Valgono le stesse obiezioni poste per gli altri due con l’aggravante – chi segue questo blog lo sa bene – che considero Tremonti niente di più che un politico di lungo corso, un economista meno che mediocre, sempre pronto alla spocchia e all’alzatina di spalle, che offende l’intellligenza di quei pochi che capiscono che dietro quello che dice (il Mago Otelma, Sant’Agostino, la supercàzzola) ci sono solamente colonne di fumo alte chilometri.

Read the rest of this entry

, ,