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	<title>Jonkind &#187; Roma</title>
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		<title>Gli indignados del sabato pomeriggio</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 14:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[indignados]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto tempo fa, quando ancora le rivoluzioni si facevano con l&#8217;eloquente uso di una qualche forma di violenza collettiva, le prime ore della mattina erano decisive per i rivoltosi, perché lo scopo era sorprendere i nemici di classe nel torpore del risveglio. Il 14 luglio 1789 è mattina presto quando alcuni cenci parigini assaltano l&#8217;armeria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto tempo fa, quando ancora le rivoluzioni si facevano con l&#8217;eloquente uso di una qualche forma di violenza collettiva, le prime ore della mattina erano decisive per i rivoltosi, perché lo scopo era sorprendere i nemici di classe nel torpore del risveglio. Il 14 luglio 1789 è mattina presto quando alcuni cenci parigini assaltano l&#8217;armeria al Palace des Invalides per poi spaventare i guardiani della Bastiglia a colpi cannone; Lenin proclama la vittoria insurrezionale alle 10 del 25 ottobre, quando inizia l&#8217;assedio al Palazzo d&#8217;Inverno sede del governo provvisorio di Kerenskij.</p>
<p>Oggi l&#8217;indignazione è un sentimento legittimo che entra in conflitto con le agende serrate della settimana lavorativa, con il traffico degli ipermercati all&#8217;ora di pranzo e con lo schedule degli appuntamenti sportivi: stamattina a Parigi, per esempio, la città era bloccata, sì, ma dalla semifinale di rugby contro il Galles in Nuova Zelanda, finita attorno alle 12, due ore giuste giuste per un pranzo comodo prima del corteo delle 14; in Giappone, un paese a grande vocazione industriale dove si lavora ancora in vere fabbriche, all&#8217;<em>Occupy Tokio</em> del sabato mattina non c&#8217;è andato nessuno.</p>
<p>Ma pure al netto delle facili ironie del moderato che non sa bene se debba sprangare le finestre o lasciarle aperte, se vogliamo invece passare ai contenuti della prima manifestazione globale con un nome in spagnolo, beh, mi pare che non ci siamo.<span id="more-4880"></span></p>
<p>Prima di tutto, anche se ogni volta cambiano il nome, gli <em>indignados</em> di oggi sembrano sempre i soliti noti che una volta si chiamano no-global, la volta dopo popolo viola poi le donne in piazza e così via. Grazie all&#8217;aiuto del costo zero degli inviti diramati via Facebook ormai i gruppi di protesta del sabato possono permettersi di cambiare nome anche più di una volta l&#8217;anno, ancora più velocemente di un partito politico della seconda repubblica; ma se scruti le bandiere e i <em>frontmen</em> ritrovi gli stessi simboli, le stesse facce in un prisma che partendo dal verde fosforescente della tuba di un uomo in trampoli e dai quattro mori sardi (le autonomie onnipresenti) finisce inevitabilmente a frazionarsi nell&#8217;arcobaleno, nel bianco rigato di Emergency e nel rosso Fiom, con un <em>patchwork</em> di istanze a volte legittime che però perdono forza nelle invettive generiche contro il sistema.</p>
<p>Prendiamo lo slogan del 99% che piace tanto ai fautori delle nuove occupazioni a cielo aperto: partendo dallo spunto di un ricco, Warren Buffet, che si è autodenunciato come appartenente all&#8217;1% dei privilegiati del mondo che non pagano abbastanza tasse, i poveri del 99% realizzano che allora li hanno sempre presi per il culo (cit.) e si scagliano in automatico (come direbbe il mio ex caporale di camerata) contro i simboli sempiterni del complotto internazionale, la grande finanza e le banche centrali. E&#8217; vero che dopo il 2007 difendere Wall Street è sempre più difficile ma ancora una volta l&#8217;elaborazione intellettuale delle masse in crisi per l&#8217;impoverimento del cervello medio è sconsolante: la protesta degli <em>indignados</em> di sabato 15 ottobre si condensa in uno slogan <strong>&#8220;questo debito non è nostro&#8221;</strong>, uno slogan particolarmente rilevante in quei paesi come Spagna, Grecia e Italia dove la gioiosa macchina da guerra keynesiana si è infranta contro la dura realtà della mancanza del carburante; l&#8217;ardito sequitur è questo: il debito pubblico è esploso per colpa della grande finanza internazionale e adesso, con la collaborazione scellerata della BCE inzigata dallo Iago di turno (Mario Draghi) si vuol far pagare la crisi ai poveri del 99% mentre i ricchi dell&#8217;1% continuano ad arricchirsi. Un disegnino facile da comprendere, uno scarabocchio della ragione. Un falso propagandistico.</p>
<p>L&#8217;argomento del debito pubblico come conseguenza delle storture finanziarie è un argomento buono semmai negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania dove salvatori e salvati si abbracciano mollemente all&#8217;interno dello stesso Paese, ma in Italia, Spagna e Grecia non esistono salvatori, solo salvati (speriamo). Il nostro debito pubblico non dipende in nessun modo dalle alchimie subdole dei maghi di Wall Street, ce lo siamo fatti da soli, in anni di politica irresponsabile che ha pensato a farsi eleggere a qualunque costo, distribuendo soldi a pioggia non solo al sistema criminoso degli appalti pubblici ma anche (e soprattutto) continuando a rifornire il flusso delle pensioni di anzianità, l&#8217;enorme apparato pubblico amministrativo, della scuola e della sanità e allo stesso tempo permettendo a una larga classe di commercianti e autonomi di evadere il fisco. Per anni Wall Street ci ha finanziato questo squilibrio nel rapporto spese/entrate, reperendo fondi dai pensionati della California e dalle vedove scozzesi per prestarli a noi (comprando i nostri BTP) affinché potessimo pagare una pensione fuori mercato a tutti i sessantenni e acciocché si assumesse un paramedico o un parascolastico in più, magari un qualche consulente amico della parrocchia circostante. Poi Wall Street si è incartata nella bancarotta e ha smesso di finanziarci. Adesso crediamo di essere più poveri quando in realtà prima eravamo dei finti ricchi.</p>
<p>Se gli <em>indignados</em> non mostreranno una qualche forma di <em>inteligencia </em>nella comprensione dei meccanismi economici della Società, se non capiscono che quel debito invece <strong>&#8220;è proprio tutto nostro&#8221;</strong> e semmai se la devono prendere con il nonno e con il padre che hanno in casa e non con Francoforte, anche questa manifestazione si sarà rivelata inutile. Di sicuro i ricchi globali, il fascismo, la finanza internazionale possono permettersi un sabato a piedi dentro la linea rossa e un filo di sudore freddo in più non li sradicherà dalle loro tolde.</p>
<p>E&#8217; sempre più difficile fare le rivoluzioni non solo perché ci conosciamo tutti, ma anche perché tutti in casa abbiamo un nonno pensionato, un portantino d&#8217; infermerìa o un bidello, magari un cugino che ha un bar o una cugina che tiene un negozio di parrucchiera, frodando il fisco.</p>
<p><em>Indignados</em>, cercate di capire chi vi ha fregato davvero. E tornate a studiare su come si crea la ricchezza in un mondo globalizzato e perché si distribuisce così male.</p>
<p>Draghi è l&#8217;ultimo dei vostri nemici.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>(la faccia contro) Il Manganello come prosecuzione della politica con altri mezzi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 21:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è questa foto, il volto insanguinato di uno dei manifestanti-terremotati durante la manifestazione romana del 7 luglio. Molto sangue, e si vede,  ma il ragazzo nella foto e un altro manifestante se la sono cavata con medicazioni leggere. Le prime notizie di giornata, mentre il corteo si faceva minaccioso verso la residenza di Berlusconi, sembravano più drammatiche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/07/Roma7luglioUnita.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-988" title="Roma7luglioUnita" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/07/Roma7luglioUnita.jpg" alt="" width="447" height="175" /></a></p>
<p>C&#8217;è questa foto, il volto insanguinato di uno dei manifestanti-terremotati durante la manifestazione romana del 7 luglio. Molto sangue, e si vede,  ma il ragazzo nella foto e un altro manifestante se la sono cavata con medicazioni leggere.</p>
<p>Le prime notizie di giornata, mentre il corteo si faceva minaccioso verso la residenza di Berlusconi, sembravano più drammatiche di quanto sarebbero apparse solo in serata. Il riflesso dei media, ma più ancora della rete e dei social network, era stato subito per lo scatto della gamba verso il caso noto: il G8 di Genova, la polizia in tenuta da guerra che picchia indiscriminatamente il popolo pacifico, elegie sudamericane. Prima ancora di pranzo sbucavano le prime vignette di stampo centrosocialistico, poliziotti con scudo in plexiglass che menano di manganello l&#8217;agnello della manifestazione. Alcuni appelli online di nuove Pasionarie (&#8220;<em>stanno picchiando i nostri ragazzi, ditelo a tutti, non lasciateci soli</em>&#8220;) ci hanno per un attimo tenuto sull&#8217;orlo della parodia macabra.</p>
<p>Ci sono cose che in questo paese non si capiranno mai. Che la misura è forza, che il senso delle proporzioni è controllo.</p>
<p>Un paio di poliziotti ci sono andati giù troppo duro. Un paio di manifestanti le hanno prese più di quanto sia lecito aspettarsi in una manifestazione pacifica. That&#8217;s all. Qualche militare perderà il permesso di tornare dalla fidanzata per un paio di week end. Ma non c&#8217;è stato un tentativo di eversione fascista dall&#8217;interno.</p>
<p>Il corteo di protesta degli Aquilani era contro il decreto del governo che spalmava su 5 anni le tasse da pagare per i residenti delle aree colpite dal terremoto. Dopo gli scontri e il momento di tensione, con la mediazione del PD, gli anni di rateizzazione sono diventati 10.</p>
<p>Alla fine i due feriti sono stati utili alla causa.</p>
<p>Due feriti in un tafferuglio non sono una notizia, sono una forma di negoziazione nell&#8217;ambito democratico. Perché la politica ha ancora un rapporto fisico con la realtà umana che è destinata a controllare. Non facciamoci spaventare da un po&#8217; di sangue, a volte serve più di mille parole.</p>
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		<title>Assegnare alla Roma gli ultimi 40 scudetti</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 17:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Turone]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo e malvolentieri ricordo che il designatore degli arbitri Bergamo, oggi al centro più che mai dell&#8217;affare Calciopoli per la controffensiva Moggi, era nel 1981 l&#8217;arbitro che annullò il famoso gol di Turone in un Juventus-Roma 0-0, che finì per assegnare alla Juventus lo scudetto 1980-81, davanti alla Roma stessa. Ero bambino, ero juventino, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriere.it/sport/10_aprile_18/bergamo-telefono-facchetti_6192f75a-4aa2-11df-b267-00144f02aabe.shtml">Leggo e malvolentieri ricordo</a> che il designatore degli arbitri Bergamo, oggi al centro più che mai dell&#8217;affare Calciopoli per la controffensiva Moggi, era nel 1981 l&#8217;arbitro che annullò il famoso gol di Turone in un Juventus-Roma 0-0, che  finì per assegnare alla Juventus lo scudetto 1980-81, davanti alla Roma stessa.</p>
<p>Ero bambino, ero juventino, ma quel gol ingiustamente annullato segnò probabilmente la perdita dell&#8217;innocenza del calcio italiano, già macchiato dal calcioscommesse dell&#8217;anno prima, che stava entrando nella sua fase di riflusso politico/poetico diventando consumo di massa (definitivamente con il Mundial 82) con sempre crescenti esigenze di accontentare il potere economico che allora era solo la Juventus (posseduta Fiat) ma che ben presto si sarebbe arricchito di altri grandi club del Nord che non potevano più permettersi di perdere.</p>
<p>L&#8217;unica eccezione fu il Verona della stagione 1985-86, che vinse lo scudetto nell&#8217;unico anno in cui gli arbitri non venivano &#8220;designati&#8221; a tavolino, bensì sorteggiati a caso.</p>
<p>E la Roma, per piccolezza, ingenuità o chissà cos&#8217;altro (non uso mai la parola onestà), sembra averla presa in quel posto quasi tutti gli ultimi 40 anni.</p>
<p>Da cui il titolo.</p>
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