<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Jonkind &#187; Europa</title>
	<atom:link href="http://www.jonkind.com/tag/europa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.jonkind.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 27 Jan 2012 23:26:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Oscar Wilde e la crisi economica europea</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/10/24/oscar-wilde-e-la-crisi-economica-europea/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/10/24/oscar-wilde-e-la-crisi-economica-europea/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 21:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Karl Kraus 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4913</guid>
		<description><![CDATA[La cosa peggiore che può capitare all&#8217;Europa, che da anni ha perso la voglia di lavorare, è che il suo desiderio si avveri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa peggiore che può capitare all&#8217;Europa, che da anni ha perso la voglia di lavorare, è che il suo desiderio si avveri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/10/24/oscar-wilde-e-la-crisi-economica-europea/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contratto di Lavoro Unico Europeo</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2010/07/05/contratto-di-lavoro-unico-europeo/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2010/07/05/contratto-di-lavoro-unico-europeo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 14:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Contratto]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=982</guid>
		<description><![CDATA[Da anni in Italia c&#8217;è il dibattito sul diritto del Lavoro, sullo Statuto dei Lavoratori, sulle garanzie dei protetti dal sistema e degli esclusi, i precari. Un dibattito di questo tipo, ovviamente, non può limitarsi ai confini nazionali. La globalizzazione ha scatenato la concorrenza tra paesi per attirare investimenti produttivi. Le aziende girano il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni in Italia c&#8217;è il dibattito sul diritto del Lavoro, sullo Statuto dei Lavoratori, sulle garanzie dei protetti dal sistema e degli esclusi, i precari.</p>
<p>Un dibattito di questo tipo, ovviamente, non può limitarsi ai confini nazionali. La globalizzazione ha scatenato la concorrenza tra paesi per attirare investimenti produttivi. Le aziende girano il mondo alla ricerca di manodopera sempre più a basso costo e a diritti limitati, sia fuori dal mercato UE (la Cina) che all&#8217;interno del mercato UE (Polonia e Paesi dell&#8217;Est Europa in genere).</p>
<p>Il mio parere, riguardo all&#8217;Italia e all&#8217;Europa,  è che riforme del Lavoro debbano essere fatte in maniera omogenea all&#8217;interno dello stesso Mercato. Inutile pensare a una riforma del lavoro in Italia senza considerare quello succede in Germania, o in Polonia.</p>
<p>Un&#8217;altra osservazione che faccio è che per problemi che si discutono all&#8217;infinito di solito la soluzione è quella più semplice, che abbia una visione di lungo termine e che tagli alla radice tutti sofismi nel breve.</p>
<p>Ecco perché penso che andrebbe introdotto, nell&#8217;ordinamento europeo, una forma di contratto di lavoro sovranazionale, il Contratto di Lavoro Unico Europeo (CLUE), immediatamente applicabile su forma sperimentale in tutti i Paesi del Mercato Unico, che possa essere portato da un lavoratore che si muove da un Paese all&#8217;altro, ad esempio da un lavoratore di Pomigliano d&#8217;Arco che volesse trasferirsi a Tichy in Polonia, a lavorare in uno stabilimento FIAT.</p>
<p>La sperimentazione potrebbe durare 5 anni, l&#8217;adesione di aziende e lavoratori essere fatta su base volontaria, il framework di diritti e dovere molto semplice richiamando la legislazione nazionale ove necessario, l&#8217;adesione a Corti di Giustizia dovrebbe essere univoca a livello europeo e riguardare quasi esclusivamente i grandi temi (tutela dei diritti umani e protezione dalle discriminazioni).</p>
<p>Se la sperimentazione portasse a buoni risultati si potrebbe pensare a introduzione a livello obbligatorio per tutti i nuovi contratti di lavoro.</p>
<p>Tenendo presente una regola fondamentale: tutti i cittadini di fronte al lavoro sono uguali. Il trattamento diverso tra precari e tutelati non può continuare a lungo senza distruggere il tessuto sociale europeo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2010/07/05/contratto-di-lavoro-unico-europeo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Europa</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2010/06/20/europa/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2010/06/20/europa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=798</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è una nazionale, ai mondiali sudafricani, che sta vivendo una crisi durissima e forse definitiva. Dopo la sconfitta con il Messico (0-2) che al 99% li estromette dal mondiale, all&#8217;interno dei &#8221;Bleus&#8221; è iniziata la resa dei conti, siamo prossimi al Regicidio. La bolgia si è scatenata con gli insulti di Anelka a Domenech, poi è arrivata la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/06/domenech_anelka01g.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-799" title="domenech_anelka01g" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2010/06/domenech_anelka01g.jpg" alt="" width="680" height="340" /></a></p>
<p>C&#8217;è una nazionale, ai mondiali sudafricani, che sta vivendo una crisi durissima e forse definitiva. Dopo la sconfitta con il Messico (0-2) che al 99% li estromette dal mondiale, all&#8217;interno dei &#8221;Bleus&#8221; è iniziata la resa dei conti, siamo prossimi al Regicidio.</p>
<p>La bolgia si è scatenata con gli insulti di Anelka a Domenech, poi è arrivata la dura accusa di Evra, che ha accusato un giocatore all&#8217;interno dello spogliatoio di essere la spia che ha riferito a Domenech le parole di Anelka. <a href="http://www.lemonde.fr/sport/article/2010/06/20/les-bleus-refusent-de-s-entrainer-un-dirigeant-demissionne_1375870_3242.html">Oggi il clamoroso sciopero dei giocatori</a> che in solidarietà con Anelka si sono rifiutati di allenarsi. La stampa transalpina spara addosso a tutti: federazione, Domenech, giocatori. Tutti sparano su tutti. Se continua così i giocatori potrebbero anche rifiutarsi di giocare l&#8217;ultima partita, l&#8217;allenatore dimettersi, la federazione transalpina ritirare la squadra dalla competizione, neanche si fosse a Brest-Litovsk.</p>
<p>Domenech nel 2006 era arrivato in finale contro l&#8217;Italia, e questo lo ha salvato per altri quattro anni. Ma è un allenatore odiatissimo da stampa e pubblico, non solo per le stranezze (non fa giocare i giocatori del segno della Bilancia) ma soprattutto per l&#8217;antipatia e l&#8217;arroganza. Un allenatore che sta lì &#8220;per motivi politici&#8221;, espresso da una federazione che al proprio interno gode di consenso bulgaro mentre all&#8217;esterno è più impopolare dello zarismo.</p>
<p>Già ai Mondiali di Germania Domenech era stato sfiduciato praticamente da tutti, poi dopo le prime gare i giocatori guidati da Zidane si erano affidati a una specie di autogestione.</p>
<p>Un allenatore che nessuno vuole. Eppure è ancora lì.</p>
<p>Se questo è un pezzo dell&#8217;Europa politica che stiamo costruendo, stiamo freschi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2010/06/20/europa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fine della politica europea (prima ancora di cominciare)</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2010/05/02/la-fine-della-politica-europea-prima-ancora-di-cominciare/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2010/05/02/la-fine-della-politica-europea-prima-ancora-di-cominciare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 17:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.homenation.it/jonkind/?p=680</guid>
		<description><![CDATA[La politica occidentale moderna nacque ad Atene attorno al V secolo a.C. ma non sembra aver fatto molti progressi da allora. Dell&#8217;Unione Europea si dice da tempo che è un&#8217;idea puramente economica e non politica, un mercato comune con una moneta unica ma senz&#8217;anima, senza capacità di esprimere un sistema coerente di decisioni politiche E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica occidentale moderna nacque ad Atene attorno al V secolo a.C. ma non sembra aver fatto molti progressi da allora.<br />
Dell&#8217;Unione Europea si dice da tempo che è un&#8217;idea puramente economica e non politica, un mercato comune con una moneta unica ma senz&#8217;anima, senza capacità di esprimere un sistema coerente di decisioni politiche E&#8217; vero, è così, anche perché questo è stato, fin dall&#8217;inizio, il progetto realistico dei suoi fondatori che evidentemente ammiravano la globalizzazione commerciale del Rinascimento più delle imprese a cavallo di Napoleone. L&#8217;idea alla base dell&#8217;Unione è che l&#8217;uomo politico si crei una volta creato l&#8217;uomo economico, che solo attraverso lo scambio di merci, servizi e forza lavoro e dopo consuetudini di decenni si decida di mettere in comune anche la gestione del potere.</p>
<p>Un&#8217;idea chiara al momento del Trattato di Roma nel 1957, ancora più chiara al momento del Trattato di Maastricht nel 1989 che disegnava l&#8217;architettura dell&#8217;Euro. Già da Maastricht era chiaro l&#8217;obiettivo per i ministri europei delle finanze che volessero partecipare alla moneta unica poi introdotta nel 2002: il tasso di cambio tra paesi sarebbe stato eliminato, la politica monetaria delegata a un&#8217;unica banca centrale europea. In questo modo non sarebbero più state possibili svalutazione della moneta locale (eliminata per definizione) e nemmeno il surriscaldamento inflazionistico o da debito pubblico che prima o poi si sarebbe scaricato sul peggioramento delle condizioni di scambio fra paesi dell&#8217;Unione.</p>
<p><span id="more-680"></span><br />
In ogni caso, piacesse o no alla classe politica e ai teorici delle patrie l&#8217;idea costruita a tavolino dai teorici dell&#8217;Unione Monetaria, il messaggio implicito all&#8217;accettazione dell&#8217;Euro era chiaro: &#8220;fate i compiti a casa&#8221;, come si dice oggi indirizzandosi ai greci e agli spagnoli: in assenza della della valuta nazionale i politici degli stati dell&#8217;Unione potevano usare solo la politica fiscale, che doveva servire a far rientrare gli squilibri interni, creando una situazione omogenea tra le economie interne all&#8217;Unione, che avrebbero dovuto in prospettiva somigliarsi molto più di quanto non fosse nel 1989. E ovviamente il modello era quello tedesco, non perché la Germania abbia necessariamente imposto un&#8217;idea imperiale di sé all&#8217;interno dell&#8217;Europa, ma semplicemente perché il modello più sostenibile, il quadrato con tutti i lati uguali, quello più virtuoso.</p>
<p>Bene, li hanno fatti i compiti a casa i paesi europei? Soprattutto quelli periferici? La Grecia, il Portogallo, l&#8217;Irlanda, ma anche la Spagna e l&#8217;Italia? No, i compiti a casa non li hanno fatti: i deficit pubblici sono aumentati, il costo del lavoro anche (di parecchio rispetto alla Germania) e la produttività del lavoro è rimasta stagnante, non sono state fatte riforme del mercato del lavoro, il fisco è rimasto iniquo, inesistente sui patrimoni e schiacciante sulle attività lavorative, fiaccando la dinamicità e la mobilità sociale delle generazioni più giovani; ora gli squilibri interni tra paesi &#8211; complice la crisi finanziaria globale -stanno facendo saltare questi paesi come tappi di champagne dell&#8217;ultimo party del millennio.</p>
<p>Se i fondatori dell&#8217;euro diffidavano della politica credendo che questa si sarebbe disciplinata solamente grazie alla loro idea della moneta unica in mezzo agli stati beh, adesso dovranno fidarsi ancora meno nella politica, oppure nella capacità della loro idea di cambiare le cose. Resta da vedere se almeno la politica che così delude nella gestione ordinaria dia almeno miglior prova di sé negli episodi straordinari, quando c&#8217;è da gestire il panico: quando si rischia la catastrofe economica riuscirà la politica di grande respiro ad emergere la sua maggiore credibilità e la sua capacità di giudizio superiore?</p>
<p>Mi pare che il caso greco abbia dimostrato il contrario. La politica europea delle tante cancellerie, soprattutto a causa della schiavitù dalla componente elettorale di breve periodo (elezioni nazionali intervallate da regionali, comunali, financo condominiali) è perennemente ostacolata nel compiere azioni lungimiranti, peggio, è funzionale agli stessi interessi che vorrebbe schiacciare per far prevalere la volontà popolare. Lo scontro palese, nel caso del default greco, il duello che sta diventando frequente, quasi eterno, è quello tra politica della UE e la grande speculazione finanziaria, delle grandi banche d&#8217;affari e degli <em>hedge fund.</em>. Ebbene, fra i due duellanti a me pare &#8211; come già avvenne nella grande speculazione tra lira e sterlina all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 &#8211; che abbia vinto la speculazione, incassando profitti miliardari e lasciando la politica più o meno lì, dove l&#8217;aveva trovata, con qualche guaio in più.</p>
<p>La speculazione contro un debito sovrano o contro una valuta ha bisogno di un &#8220;momento iniziale della crisi&#8221;, di &#8220;un confuso intermezzo&#8221; arricchito da forme crescenti di panico globale e di &#8220;un momento finale della crisi&#8221;, quando tutto rientra nella normalità. Gli strumenti in mano agli speculatori sono le vendite allo scoperto (<em>short selling</em>) di titoli di Stato e derivati quali i <em>Collateral Default Swap</em> (CDS) cioè contratti di assicurazione contro un fallimento del debito sovrano. All&#8217;inizio della crisi sia i <em>bond</em> che i CDS valgono 100, la fase intermedia è quella che genera confusione e scetticismo, gli operatori sprovveduti cominciano a vendere i bond per paura che non verranno rimborsati oppure cominciano a comprare CDS per essere rimborsati in caso dello stesso fallimento. Più la crisi si allarga nel tempo, più il panico agisce sulla psiche degli operatori più i prezzi dei bond scenderanno e più i costi dei CDS saliranno all&#8217;impazzata. Fino a che, nel &#8220;momento finale della crisi&#8221;, un minuto prima che tutto rientri, i bond che valevano 100 varranno 50 mentre i CDS che valevano 100 varranno 500. E&#8217; quello il momento in cui la grande speculazione fa i profitti, ricomprandosi a 50 i bond che aveva venduto a 100, vendendo a 500 i CDS che aveva comprato a 100. Per la speculazione è fondamentale che la crisi rientri, il <em>default</em> deve essere temuto ma preferibilmente non avverarsi, se ci fosse un vero default gli speculatori sarebbero costretti a ricomprarsi i bond a 0 ma senza poterli incassare, oppure potrebbero incassare i CDS dagli assicuratori che nel frattempo potrebbero semplicemente essere falliti loro stessi a causa del default (vedi il caso di AIG con i subprime americani che non poteva più ripagare i possessori di CDS sui mutui inesigibili).</p>
<p>Questo è lo schema di cui ha bisogno la speculazione, questo è lo schema che la politica europea gli ha servito su un piatto d&#8217;argento.</p>
<p>La crisi è cominciata alcuni mesi fa con i primi allarmi di falso in bilancio denunciato dal nuovo governo greco. La speculazione ha quindi incominciato a mettere in cascina le sue munizioni fatte di <em>bond short selling</em> e CDS. E sono state le stesse parole dei politici europei a garantirgli che avrebbero fatto soldi perché la crisi prima o poi sarebbe rientrata, oppure l&#8217;euro-armageddon: con l&#8217;intervento di Francia e Germania nelle persone delle loro maestà Sarkozy e Merkel che &#8220;di concerto&#8221; hanno speso la loro parola che la Grecia non sarebbe fallita e che l&#8217;Euro non poteva permetterselo. Il &#8220;confuso intermezzo&#8221; è cominciato subito dopo grazie all&#8217;agghiacciante esibizione del capo dell&#8217;Eurogruppo, lo sciapo belga Van Rompuy che in conferenza stampa riassicurava i mercati sul fatto che la Grecia non sarebbe fallita perché l&#8217;Europa sarebbe intervenuta; ma alla domanda sul come sarebbe intervenuta bofonchiava quella che paradossalmente era la parola d&#8217;ordine giusta per scatenare gli <em>hedge fund</em>: &#8220;non c&#8217;è alcun piano concreto perché non ce ne sarà bisogno.&#8221; Bum! Perfetto. Quello che serviva. L&#8217;incauta politica sperava che bastasse la parola a scoraggiare i mercati mentre gli speculatori sapevano che quello era solo l&#8217;inizio del confuso intermezzo. Sfruttando le perplessità di un mercato che doveva essere rassicurato ma che in realtà fiutava il rischio, gli speculatori si sono infilati in una piccola crepa, ingrandendola a forza di <em>short selling</em> e CDS. Il mercato guardando gli speculatori ha cominciato anch&#8217;esso a scappare dalla Grecia. I giornali guardando il mercato hanno cominciato a sparare prime pagine e aperture di telegiornali sul disastro annunciato. I politici guardando i giornali si sono confusi ancora di più, hanno mescolato rassicurazioni a marce indietro, spiazzati dal valore quasi nullo attribuito alle loro parole.</p>
<p>Ma non è che il mercato non abbia creduto ai politici solo per la mancanza di un piano concreto. C&#8217;era anche il problema delle scadenze elettorali tedesche, con le elezioni in alcuni Lander fissate per il 9 maggio mentre la prima scadenza dei bond greci in possibile default è fissata al 19 maggio. Gli elettori andavano confusi in tempo utile. La maggioranza dei tedeschi è contraria al salvataggio della Grecia che viene percepita come scorretta e opportunista, dato che la maggior parte del debito greco è in mani estere e segnatamente tedesca. Angela Merkel ha quindi dovuto fingere anch&#8217;essa di essere moderatamente contraria al salvataggio nel momento stesso in cui era moderatamente a favore. Un atteggiamento doppio, non tipicamente tedesco, che ha alimentato lo scetticismo della finanza e alimentato le cavalcate dei raiders. E non che si tratti di una vera dialettica tra volontà popolare e regole euro-tenocratiche. Non si tratta di vedere trionfare il volere del popolo tedesco contro il necessario e aritmetico <em>bailout</em> di Atene. Alla fine la volontà tedesca non prevarrà perché il piano di salvataggio si farà, senza chiedere davvero il parere del popolo. Vince la necessità che la Merkel mantenga la parola data all&#8217;inizio della crisi. Vince la necessità che la Merkel non faccia una figura di merda al pari di Sarkozy, Van Rompuy e ci mettiamo pure Trichet. Perché se la Grecia fallisce non cade l&#8217;Euro (questo è un argomento sopravvalutato e usato soprattutto come arma di ricatto dall&#8217;interno dell&#8217;Euro stesso) ma cade la credibilità politica di quei quattro lì messi in fila. Che non hanno saputo controllare, che non hanno saputo prevenire. Che non hanno saputo curare. Non fallirebbe l&#8217;Euro con la caduta della Grecia, ma i suoi difensori a oltranza, difensori di se stessi, attaccati a quella promessa in bianco fatta all&#8217;inizio del pasticcio.</p>
<p>Oggi siamo arrivati a un minuto prima del &#8220;momento finale della crisi&#8221;. Un pacchetto mostruoso di 110 miliardi in 3 anni di prestiti alla Grecia a tassi più o meno agevolati. I rimborsi dei titoli saranno salvi per le breve scadenze. I mercati si stanno calmando, non ci sarà default, almeno non subito. I bond greci dopo essere precipitati stanno tornando ai loro valori di partenza, e così i CDS. Gli speculatori incassano la differenza tra prezzi di vendita e acquisto incamerando profitti sottratti per lo più agli operatori di mercato meno preparati.</p>
<p>L&#8217;obiezione a questo post è ovvia e me la faccio da solo. Cosa sarebbe successo diversamente? Se l&#8217;Europa avesse lasciato la Grecia nelle mani del Fondo Monetario Internazionale come già avvenuto per altri paesi in passato, senza voler a tutti costi personalizzare la battaglia per paura di essere giudicati inadeguati, come classe politica, a difendere l&#8217;Euro? Cosa sarebbe successo se Angela Merkel avesse lasciato gli speculatori nel dubbio che la crisi poteva anche finire male e loro rimanere con il cerino acceso in mano? Sarebbero stati più prudenti? Ovviamente la risposta non ce l&#8217;ho. Di sicuro gli speculatori avrebbero guadagnato di meno e l&#8217;Euro non si sarebbe dissolto. Di queste due cose sono più che certo.</p>
<p>La politica europea è rimasta lì dove l&#8217;abbiamo lasciata, con qualche danno di credibilità in più. Cosa succederà quando il treno si fermerà nelle stazioni di Spagna e Italia?</p>
<p>Non sembra che abbiamo fatto grossi progressi, dal V secolo a.C.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2010/05/02/la-fine-della-politica-europea-prima-ancora-di-cominciare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mr Bersani goes to Strasbourg</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2009/10/23/mr-bersani-goes-to-strasbourg/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2009/10/23/mr-bersani-goes-to-strasbourg/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 00:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.homenation.it/jonkind/?p=452</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è una buona ragione per appoggiare la mozione Bersani nella sfida delle primarie PD. Tornare a bomba, alla politica vera. La tradizione politica europea prevede quattro grandi aree: quella conservatrice britannica o cristiano-sociale francese e tedesca (raggruppate attorno al gruppo del PPE), quella socialista-progressista inglese-spagnola-francese (raggruppate attorno al PSE), quella liberale inglese-tedesca, poi un insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="PD_Bersani.jpg" src="http://www.jonkind.com/PD_Bersani.jpg" width="150" height="120" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></span>C&#8217;è una buona ragione per appoggiare la mozione Bersani nella sfida delle primarie PD.<br />
Tornare a bomba, alla politica vera.<br />
La tradizione politica europea prevede quattro grandi aree: quella conservatrice britannica o cristiano-sociale francese e tedesca (raggruppate attorno al gruppo del PPE), quella socialista-progressista inglese-spagnola-francese (raggruppate attorno al PSE), quella liberale inglese-tedesca, poi un insieme di ideologie minoritarie contemporanee, quella verde, quella nazionalista o anti-europeista, quella radical-liberale, altre.<br />
La crisi della Prima Repubblica italiana, dopo da Mani Pulite, ha curiosamente distrutto i partiti tradizionali (che, tecnicamente, non potevano rubare in quanto partiti) e non le persone fisiche, con l&#8217;eccezione rilevante di Bettino Craxi. La DC, il PSI, il PCI, il PLI, il PRI, tutti morti. Grazie alla concomitante crisi del comunismo e i fatti dell&#8217;89 si è colta la mela al balzo, accoppàndo in un colpo solo vecchi partiti e ideologie della guerra fredda con uno stratagemma trasformistico, ricavandone l&#8217;invenzione di partiti nuovi di zecca (la Lega, Forza Italia, UDC, UDEUR, IDV) plasmati dal carisma dei propri leader o soltanto &#8220;cambi di nome&#8221; (i DS, UDC, PPI). Si è arrivati a usare quasi tutte le definizioni disponibili in natura: l&#8217;Ulivo, la Quercia, la Margherita, il Sole che Ride, l&#8217;Asinello, W la libertà, partito di popolo, popolo per il partito. Il successo ottenuto da Berlusconi e soprattutto la sua continuità al potere hanno poi spinto anche la sinistra a chiedersi se bastasse cambiare il marchio o non servisse piuttosto l&#8217;uomo carismatico, un leader che non solo guidasse un&#8217;organizzazione stabile ma che la rifondasse ogni volta, ogni giorno, sotto l&#8217;egida del suo nome. Un leader carismatico, sostanzialmente slegato dal suo stesso passato, ideologicamente irresponsabile (che può dire quello che vuole, tipo Tremonti che fa l&#8217;elogio del posto fisso, per dirne una)</p>
<p><span id="more-452"></span><br />
L&#8217;anello mancante della &#8220;deriva carismatica&#8221; della politica italiana degli ultimi vent&#8217;anni era proprio Walter Veltroni, che si è proposto di far fare al PD la rivoluzione attorno a se stesso, ma con vocazione maggioritaria.<br />
Veltroni ha rappresentato per anni il berlusconismo senza Berlusconi. Un impasto di ottimismo sfrenato e categorie ideologiche perlomeno spregiudicate. L&#8217;uso di simboli esterni (Kennedy, Luther King, Madre Teresa, fino a Obama) nella strategia interna. L&#8217;assenza di uno schema politico-ideologico coerente in cambio dell&#8217;amore per il sincretismo fertile, l&#8217;alchimia catartica, l&#8217;evocazione del Grande Sogno sempre pronto a partire, dal primo binario, per l&#8217;America. Il veltronismo come la versione di sinistra (o buona) del berlusconismo. L&#8217;adesione all&#8217;America nei suoi tratti più visibili (la politica, il cinema, il memorabilia) serviva come scorciatoia nell&#8217;era della comunicazione di massa. Prendere a prestito un&#8217;ideale con alto tasso di esportazione, cancellando tutto ciò che era la tradizione europea, noiosa e antiquata.<br />
La necessità percepita di un Veltroni qualunque si giustificava proprio nell&#8217;esistenza di un quota di cielo berlusconiano sempre più cupo e opprimente, con tratti di cospirazione delle borghesie, complottismi massonici, fascismi permanenti alla sudamericana. Molti, nella breve epoca del plebiscito maggioritario (me compreso), hanno deciso di accantonare i dubbi sulla poetica veltroniana (<a href="http://miic.livejournal.com/171678.html">la trovate qui</a>) per cercare di afferrare al volo quella scorciatoia, quell&#8217;acceleratore interspaziale che doveva farci piombare immediatamente nel 2025, fuori dal buio dell&#8217;Italia contemporanea, oscurata dal cono d&#8217;ombra del pianeta berlusconide. Non che sia andata malissimo alle elezioni, ma il veltronismo è imploso appena si è trattato di scendere dal carro di Apollo e tornare nella fanga delle beghe di partito, quando c&#8217;era da lottare metro per metro. Fateci caso, Veltroni non ama queste battaglie di trincea come non le ama Berlusconi. Appena sono costretti a scendere dal Pantheon dei vivi, appena li fanno scendere sulla terra dei non predestinati, scatta la depressione personale che diventa depressione politica.<br />
Com&#8217;è, come non è. Il veltronismo non funzionato. Non è stato abbastanza, diciamo. E per un po&#8217; non ce ne sarà un altro. Franceschini è un veltronismo senza Veltroni. Più ruvido, meno ecumenico. Rimane nell&#8217;oratoria franceschiniana l&#8217;officiazione del rito da parte del discepolo, siamo all&#8217;evangelizzazione senza ancora il Vangelo, all&#8217;eredità carismatica del leader tramandata sulla fiducia e sul ricordo dell&#8217;idea precedente, su un nuovismo di per sé che vuole imporsi a tutti i costi e sgomita tra le mille rivoluzioni spermatozoiche in corsa verso l&#8217;infinito.<br />
La mozione Bersani invece ha il difetto della tradizione che si trasforma in pregio, in questo momento. L&#8217;eredità è quella della socialdemocrazia in economia, accompagnata del liberismo nei diritti civili, progressista nell&#8217;insieme, riconoscibile in Europa come tappa della trasformazione delle ideologie comuniste e socialiste in socialdemocrazie laiche, non ideologizzate. Con Bersani la collocazione del PD ridiventerebbe più chiara, anche nello scacchiere europeo, un  linguaggio comune, un DNA, punti di riferimento. Nei prossimi mesi la sfida difficile del PD sarà raccogliere per strada i comunisti-verdi naufragati tra i flutti delle vocazioni minoritarie e mantenere nei ranghi un numero significativo di cristiano-sociali di sinistra che &#8211; essendo l&#8217;unico tentativo di fusione del genere in Europa &#8211; dovrebbero essere loro a inseguire i socialdemocratici e non il contrario. Il PD dovrà tornare a essere il partito di riferimento della sinistra politica. L&#8217;obiettivo è raggiungere la massa critica elettorale del 30% entro marzo 2010 e puntare al 35-40 per il 2013. Credo che l&#8217;obiettivo a breve (raccogliere gli sbandati della sinistra estrema) sia più facile nel partito di Bersani: la crisi economica spingerà all&#8217;estrema o comunque nella classe dei salariati disagiati almeno 1-2 milioni di persone. Per l&#8217;obiettivo a lungo termine, solo Dio lo sa.<br />
Bersani sarebbe un ripiombare nel passato, ma anche un ripiombare nella realtà. Soprattutto al Parlamento Europeo. E&#8217; già leggendaria la recalcitranza del nuovo Partito Democratico a entrare nel Partito Socialista Europeo. Mesi di tira e molla che hanno portato alla ormai collaudata soluzione di &#8220;cambiare il nome&#8221; al gruppo del Partito Socialista Europeo (PSE) che ora si chiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_del_Socialismo_Europeo">Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici. </a> Le resistenze dei cattolici rutelliani a farsi chiamare socialisti creava <em>l&#8217;impasse</em>. Fino a che c&#8217;era Veltroni questa <em>querelle</em> sembrava premonitrice di chissà quali innovazioni politiche profonde. C&#8217;era l&#8217;attesa messianica della quadra. Ma senza Veltroni ci si accorge che tutti gli altri paesi remano in un&#8217;unica direzione e solo l&#8217;Italia va al contrario. Che nessun partito ha cambiato nome, in Europa, fin dai tempi di Hitler. Che l&#8217;idea dei socialisti di non chiamarsi tali viene condivisa, a Strasburgo, solo con un deputato lettone e un cipriota.<br />
La paura dell&#8217;eternità di Berlusconi non deve far sì che tutto la tradizione politica europea passata e contemporanea vada a farsi friggere. Prima o poi la ricreazione di Silvio finirà e bisognerà a tornare a fare politica davvero, e stavolta bisognerà farla in Europa, non sul treno immaginario per l&#8217;America. C&#8217;è stato qualcosa, in questi anni, che giustificasse  un&#8217;<em>exception culturelle</em> della sinistra italiana rispetto a quella europea? Un rivoluzione tale da ispirare nuovi princìpi che travolgessero lo schema della socialdemocrazia utilizzato dai colleghi inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi? Ha prodotto l&#8217;Italia, in questi ultimi mesi, qualcosa di talmente rilevante da cambiare le categorie che tutti gli altri usano? C&#8217;era qualcosa che impedisse veramente a Rutelli e Veltroni di entrare nello stesso gruppo di Gordon Brown o Zapatero?<br />
La mozione Bersani non sarà forse la più <em>sexy</em> sulla piazza ma almeno farà capire al PD che l&#8217;eccezione culturale europea non era il partito, ma Walter. E&#8217; andata così. Ci hanno provato. Forse davvero Berlusconi non era battibile in un paese, come l&#8217;Italia che ha una struttura socio-economica di destra per almeno i 2/3. Forse non ci voleva un nuovo sogno per la sinistra, solo un po&#8217; di pazienza. Magari andare a letto presto, la sera, per un po&#8217;.<br />
PS<br />
(chi scrive non è nemmeno un socialdemocratico e ha votato Veltroni alle ultime elezioni soprattutto perché imbarcava la Bonino). Non so se voterò PD alle politiche anche se non posso non notare che Bersani è l&#8217;artefice delle uniche politiche liberiste in economia che siano state fatte, in Italia, negli ultimi vent&#8217;anni).<br />
Mi scuso di non aver citato Marino, che è una persona capace. Ma è troppo presto per uno come lui.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2009/10/23/mr-bersani-goes-to-strasbourg/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Musica, Europa</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2009/06/07/musica-europa/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2009/06/07/musica-europa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 01:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.homenation.it/jonkind/?p=299</guid>
		<description><![CDATA[(prefazione parte I &#8211; noioso andante) Nella scienza economica si parla di mercato per definire quello spazio teorico nel quale la funzione microeconomica del singolo individuo si incontra con la funzione macroeconomica dei fattori di produzione. Il risultato è la definizione di una quota di domanda e offerta di prodotto/servizio ad un dato prezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">(prefazione parte I &#8211; noioso andante)<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Nella scienza economica si parla di mercato per definire quello spazio teorico nel quale la funzione microeconomica del singolo individuo si incontra con la funzione macroeconomica dei fattori di produzione. Il risultato è la definizione di una quota di domanda e offerta di prodotto/servizio ad un dato prezzo di equilibrio, alto o basso che sia. Il prezzo (di equlibrio) assegnato ai beni/servizi è la caratteristica tipica del mercato. Senza il prezzo non c&#8217;è mercato. Senza prezzo (giusto) non c&#8217;è mercato (in senso tecnico)<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">(prefazione parte II &#8211; abbastanza noioso)<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Lo Stato non fa parte del Mercato ma può entrarci a piacimento. O per regolarlo come arbitro o per interferirne come soggetto all&#8217;interno della funzione micro/macro. Secondo i liberisti lo Stato dovrebbe limitarsi a regolare il mercato oppure a &#8220;ripararlo&#8221; quando il mercato fallisce. Secondo gli assunti della socialdemocrazia il mercato non è in grado di realizzare gli ideali naturali della vita sociale tanto che lo Stato deve entrarci in maniera permanente come soggetto <em><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'">uber alles.</span></em> <o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">(intermezzo &#8211; gioioso)<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Chi scrive è un liberista per cui raccomanda allo Stato di entrare nel Mercato solo quando questo fallisce, in senso tecnico.<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">(prefazione parte III &#8211; vivace, alla fine)<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Contrariamente a quanti molti credono la recente crisi finanziaria, o dei&nbsp;<em><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'">subprime</span></em>, non è una degenerazione del mercato ma un suo fallimento. Un fallimento reso evidente dalla mancanza del prezzo (giusto) dei titoli&nbsp;<em><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'">subprime</span></em>&nbsp;che&nbsp;non &#8220;prezzavano&#8221;&nbsp;la componente di alto rischio dovuto al loro sottostante (<span class="apple-style-span"><i>&#8220;hey, signore banche, state investendo miliardi di euro in debito contratto da famiglie di negri degli slumps di Miami che comprano case che non potranno mai ripagare, siete sicure di quello che fate?&#8221;</i></span>); il tutto attraverso titoli scambiati non sul mercato regolato ma &#8220;over the counter&#8221; con la benedizione della Federal Reserve e del Governo Americano che pompava denaro gratis nel sistema e stimolava i consumi tramite sgravi fiscali e boom del credito. Un fallimento del mercato &#8220;causato&#8221; dall&#8217;intervento dello Stato.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">(ATTO UNICO)<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Arrivo al punto: ci sono mercati che falliscono e mercati che funzionano. Nei primi ci mettiamo il mercato finanziario dei derivati di cui sopra. Nei mercati che funzionano includiamo quello dell&#8217;automobile che viene sovvenzionato dagli Stati, da diversi anni, senza un fondamento alcuno.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span class="apple-style-span"><b><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Tra i mercati che stanno fallendo, in senso tecnico, c&#8217;è il mercato della musica registrata, l&#8217;industria musicale</span></b></span><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">: a livello mondiale, l&#8217;industria musicale perde circa 1 miliardo di dollari di incassi all&#8217;anno, più o meno a partire dal 2000, anno che possiamo far coincidere con il decollo della banda larga su Internet, che oggi, in Europa Occidentale, vale per gli operatori ISP un fatturato di circa 50 miliardi di dollaro l&#8217;anno. Di questi 50 miliardi di fatturato almeno 10 miliardi di dollari finiscono al fisco tramite IVA sulle bollette Internet.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span class="apple-style-span"><b><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Il 95% del consumo di musica digitale non viene pagato dai consumatori, per il fenomeno detto pirateria informatica</span></b></span><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">. Solo il 5% della musica viene acquistata a pagamento. Il travaso teorico del fatturato dal supporto fisico a quello digitale sta avvenendo in maniera molto rapida (il CD è pronto a scomparire) ma con una dispersione del 95% degli incassi, come se per estrarre petrolio da un oleodotto lo si continuasse a bucare in più punti, lasciando aperte le falle. Di questo passo la musica l&#8217;industria musicale sarà scomparsa in meno di una decade. Con effetti disastrosi sull&#8217;indotto.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Si stanno dicendo molte cose sull&#8217;industria discografica: che è guidata da incapaci, che è troppo avida, che la sua dissoluzione servirà ad innovare, spostando il denaro dal prodotto fisico agli eventi dal vivo ed al broadcast pagato dalla pubblicità. Ma queste osservazioni rischiano di essere marginali (ormai le discografiche hanno management simili all&#8217;industria di largo consumo e non sono necessariamente più scemi del resto del mondo) ed a volte esageratamente ottimiste (la pubblicità di YouTube vale 200 milioni di dollari a livello mondiale, molti dubitano possa essere un vero salvavita per labels ed artisti).<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Nel quadro generale del fallimento del mercato discografico le curve di domanda ed offerta non si incontrano più e non si crea più il prezzo giusto. Supponete di essere all&#8217;Autogrill con un notebook a portata di mano. Potete scegliere di comprare il CD a scaffale a 19,99 euro oppure connettervi mentre vi fate un caffé scaricando lo stesso CD gratis dalla rete con una connessione peer-to-peer. Se nello stesso punto fisico/virtuale del mercato avete questa disponibilità non esiste una funzione di domanda, non scegliete in base al prezzo ma alla vostra appartenenza di nicchia. Se fate parte del 5% che ama la musica di qualità superiore oppure è incapace di usare il notebook comprerete il CD a scaffale. Se fate parte del 95% che non è più disposto a pagare per la musica lo scaricherete gratis. Non c&#8217;è interazione tra le due nicchie, che fanno scelte di consumo pre-definite. Si arriva al paradosso di avere i super-consumatori (che ascoltano almeno 500 canzoni l&#8217;anno) che non la vogliono più pagare mentre i consumatori occasionali (che ascoltano poca musica ma magari preferiscono regalarla tramite CD) che sono gli unici disposti ancora a pagarla. E&#8217; opinione di chi scrive che il prezzo di vendita non sia un fattore decisivo, la curva di domanda non è elastica. Se anche il CD costasse 9,99 anzi che 19,99 la quantità di consumi rimarrebbe pressoché invariata. Ecco come si riconosce il fallimento del mercato: il prezzo non serve più a modificare i comportamenti d&#8217;acquisto scorrendo lungo la curva di domanda. Ecco perché lo Stato dovrebbe intervenire in qualche modo a sanare la situazione come per le Banche (smettendo invece di sovvenzionare l&#8217;Auto).<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Ma non lo fa. O se lo fa interviene con la forza.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Qualche settimana fa L&#8217;Assemblea Nazionale Francese (incalzata dalla lobby discografica parigina, in primis Vivendi-Universal)&nbsp;<a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2009/05/13/01002-20090513ARTFIG00420-la-loi-hadopi-definitivement-adoptee-par-le-parlement-.php"><font color="#0000ff">ha votato la cosidetta Legge Hadopi</font></a>, o &#8220;legge dei tre colpi&#8221;. Un pirata beccato a scaricare file illegali da Internet verrà identificato ed avvertito in maniera formale per le prime due volte. Alla terza scatterà la punizione draconiana: interruzione della connessione Internet. La legge ha il dono della semplicità di interpretazione ma una serie di vincoli quasi impossibili per l&#8217;applicazione (identificazione utente, costituzionalità dell&#8217;intervento, limitazione della libertà personale). Uno dei primi dossier che si troverà ad affrontare l&#8217;Euro Parlamento che oggi stiamo votando nei 27 Paesi dell&#8217;Unione è proprio la regolazione della materia tramite il cosiddetto &#8220;Pacchetto Telecom&#8221;. Il contrasto tra la Legge Hadopi e l&#8217;orientamento europeo è già emerso nei mesi scorsi tanto che la Francia ha un po&#8217; addolcito la pillola avvelenata ai navigatori Internet ma la battaglia è ancora tutta da combattere.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Il vero limite della Legge Hadopi è che attribuisce totalmente il fallimento del mercato ai consumatori e li spaventa, cercando di ripristanare la situazione legale di partenza. Ma dimentica il beneficio dei fornitori di banda Internet, le dinamiche delle relazioni discografiche- artisti, il ruolo passivo dello Stato incapace di far mantenere la legge nella sostanza (la legge Hadopi potrà essere aggirata schermando l&#8217;utente finale tramite software già in partenza) ed incapace di innovare filosoficamente e tecnologicamente il mondo del consumo.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Credo invece che in questa fase di transizione e caos, i Governi e l&#8217;Unione Europea (una Direttiva Europea sarebbe necessaria) dovrebbero avere un atteggiamento più conciliante, d&#8217;attesa, riconoscendo che un fallimento di mercato va affrontato con strumenti nuovi.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span class="apple-style-span"><b><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Anche devolvendo solamente il 5% dell&#8217;IVA incassata sulle bollette Internet dell&#8217;Unione Europea (l&#8217;1% della bolletta complessiva) si renderebbe disponibile mezzo miliardo di Euro l&#8217;anno di aiuti per l&#8217;industria discografica e musicale</span></b></span><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">. Non è davvero nulla paragonato agli interventi attuali per Banche e Auto. L&#8217;aiuto potrebbe essere distribuito come incentivo per ogni canzone venduta in maniera legale e debitamente tracciata dai sistemi di vendita digitale, CD e dalle associazioni autori (es. SIAE). Per ogni canzone venduta lo Stato fornirebbe un contributo integrativo, in maniera non dissimile agli aiuti agricoli (tipo quote latte), già in piedi in tutta la Comunità Europea.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Il contributo-musica servirebbe a tappare le falle e permettere all&#8217;industria discografica di finanziare la transizione ad un mondo nuovo, che ancora non si capisce quale sarà. L&#8217;incentivo avrebbe un fondamento di mercato e non una logica assistenziale cieca. Si premierebbe la musica che vende di più, in quota pro-rata, mantenendo l&#8217;idea di premiare ciò che piace al pubblico.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">I provider ISP non verrebbero quindi penalizzati, dovendo già loro investire i profitti attuali nell&#8217;ammodernamento della rete Internet sulla quale oggi non si fanno investimenti anche per timore della pirateria ed il lavoro delle&nbsp;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/decreto_pirateria.pdf"><font color="#0000ff">lobby musical-discografiche-televisive.</font></a><o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Le case discografiche dovrebbero destinare il contributo a nuove produzioni ed alla ricerca di nuovi talenti.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">Lo Stato dovrebbe ammortizzare il costo grazie alle maggiori vendite di musica ed ad un generale aumento del fatturato di sistema con maggiori introiti su connessioni Internet e vendita di Musica. Il sistema di incentivi dovrebbe rimanere transitorio, fino a quando venisse restaurata la funzione di prezzo e quindi il funzionamento del mercato in senso tecnico.<o:p></o:p></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 9pt"><span style="FONT-FAMILY: 'Arial', 'sans-serif'; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 8pt">In più i migliaia di precari dell&#8217;industria musicale potrebbero arrotondare un po&#8217; i loro introiti, focalizzandosi il più possibile nella produzione artistica, senza necessità di trovare un posto in banca per vivere (non facile trovare nemmeno un posto in banca, oggi, tra l&#8217;altro).<o:p></o:p></span></p>
</p>
<p><span id="more-299"></span></p>
<p style="PADDING-BOTTOM: 0px; BORDER-RIGHT-WIDTH: 0px; MARGIN: 0px 0px 0.75em; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP-WIDTH: 0px; BORDER-BOTTOM-WIDTH: 0px; FONT-SIZE: 1em; BORDER-LEFT-WIDTH: 0px; FONT-WEIGHT: normal; PADDING-TOP: 0px">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2009/06/07/musica-europa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Piano Casa: i &#8220;Portoghesi&#8221; d&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2009/03/21/piano-casa-i-portoghesi-deuropa/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2009/03/21/piano-casa-i-portoghesi-deuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 17:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Portoghesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.homenation.it/jonkind/?p=246</guid>
		<description><![CDATA[Piace così tanto il piano casa italiano, alla UE, che vogliono vederlo ancora prima che lo si veda noi. Questa almeno è la versione del Premier Berlusconi che ha parlato del suo progetto per il rilancio dell&#8217;edilizia e dell&#8217;economia al vertice europeo di Bruxelles. Addirittura i portoghesi sarebbero entusiasti dell&#8217;idea di Silvio e vorrebbero applicarla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piace così tanto il piano casa italiano, alla UE, che vogliono vederlo ancora prima che lo si veda noi.<br />
Questa almeno è la <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=3.0.3128860209">versione del Premier Berlusconi che ha parlato del suo progetto </a>per il rilancio dell&#8217;edilizia e dell&#8217;economia al vertice europeo di Bruxelles. Addirittura i portoghesi sarebbero entusiasti dell&#8217;idea di Silvio e vorrebbero applicarla al più presto al loro paese che, come l&#8217;Italia, ha una maggioranza di costruzioni mono-bi familiari (tipicame la villetta ma anche il castello, vien da pensare).</p>
<p><span id="more-246"></span><br />
Questa dei portoghesi estasiati di fronte alle idee del nostro governo non è nuova. Già nello scorso luglio il paese lusitano adottò la Robin Tax, <a href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_13/tremonti_intervista_299dfd28-50a2-11dd-b816-00144f02aabc.shtml">l&#8217;idea di del ministro del tesoro Tremonti di tassare gli extra profitti dei petrolieri,</a> mossa non seguita da nessun altro in Europa e nel mondo dopo il collasso del prezzo del barile da 150 a 40 dollari che mette in crisi sia i profitti che gli investimenti delle compagnie energetiche.<br />
A cosa è dovuta questa affinità economica e politica tra Roma e Lisbona? Alla comune matrice latina? Alla comune tendenza al lassismo nella finanza pubblica? (Come l&#8217;Italia anche il Portogallo ha un debito pubblico alle stelle, pari all&#8217;85% del Pil). Alla tradizionale idiosincrasia per le regole? Alla voglia di fare i furbi senza pagare il conto? Alla ricerca di un condono?<br />
Non sappiamo.<br />
Comunque la continua ricerca del Portogallo, da parte del Governo, come sponda europea per far approvare le proprie scelte di politica economica è quantomeno curiosa.<br />
E ricorda vagamente quell&#8217;evento romano del &#8217;500 da cui<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fare_il_portoghese"> nacque la celebre espressione &#8220;Fare il Portoghese&#8221;</a> per indicare qualcuno che si intrufola ad uno spettacolo senza pagare.<br />
Ma i portoghesi non c&#8217;entravano nulla allora con quel pregiudizio e, molto probabilmente, non ci hanno niente a che fare nemmeno oggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2009/03/21/piano-casa-i-portoghesi-deuropa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

