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Resolution n.9

Pubblicato il 13 ottobre 2011

Ogni volta che la storia del conflitto israeliano palestinese si arricchisce di un nuovo episodio mi infliggo la pena del solito giro al bar dello sport per raccogliere le opinioni degli illuminati del diritto internazionale, dotati non solo di un’opinione ben precisa (da almeno 40 anni) sul confine tra giusto e sbagliato quando si parla dello Stato di Israele ma anche innamorati del loro unico argomento: la risoluzione n. 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che alla fine della Guerra dei Sei Giorni (1967) ribadiva al vincitore di quel conflitto – Israele – una regola planetaria: non si possono acquisire nuovi territori tramite l’uso della forza. E quindi facessero il favore di restituire quei territori ai legittimi sconfitti, i paesi arabi, scornati dalla travolgente offensiva israeliana, e ai loro protegées palestinesi.

“Israele ha conquistato quei territori con la forza. Non ha diritto di stare lì. Lo dice l’ONU, figuratevi. Israele è forza occupante. Se ne vada.”

Poco importa se quella risoluzione è inserita in un discorso più ampio che prevederebbe la restituzione dei territori occupati in cambio di riconoscimento diplomatico dello Stato d’Israele, ipotesi che organizzazioni come Hamas ancora escludono fin dal loro statuto. La risoluzione è lì, a divinis, a seguito dell’idea democrazia come principio morale immanente e non come metodo di organizzazione del potere: la democrazia è buona così come il mercato finanziario è cattivo. Cose così.

Il fatto è che siamo tanti innamorati del nuovismo del dopoguerra democratico inteso come antitesi a una qualunque forma di fascismo che ci dimentichiamo di verificare le fonti: Israele vince dunque è cattivo, i palestinesi perdono in quanto buoni. L’ONU è un’entità celeste e infallibile in quanto democratica che ci toglie dal pensiero quelle cose scomode chiamate guerre. Israele sbaglia. Si ritiri. Senza se e senza ma.

Ma può un’organizzazione di Stati, l’ONU, essere più democratica e pacifista dei suoi membri? E quanto è moralmente superiore ai singoli Paesi che pretende di sanzionare? [Leggi tutto] Resolution n.9


categoria: Contrail

Fac Simile di rettifica blog ex Comma 29

Pubblicato il 30 settembre 2011

Questo blog – scusandosi per il ritardo sulle 48 ore previste – a seguito di semplice richiesta della parte lesa (la cui mail è stata letta con 3 giorni di ritardo, causa impegni) – utilizza questo spazio per rettificare quanto scritto nella data indicata, in un pezzo che adesso non è possibile linkare, avente per oggetto un presunto attacco su un argomento che lo scrivente a malapena conosce e che nemmeno ricorda, a dire il vero.

In ogni caso 12 mila euro non li ho.

Cordialità


categoria: Contrail

Andare con le prostitute colma il bisogno d’amore

Pubblicato il 27 settembre 2011
di Albero Francesconi
Viaggiando in automobile per le nostre città non si può non notare un traffico insolito lungo i marciapiedi, una fila di ragazze seminude in atteggiamenti provocanti. Sono prostitute.
Queste ragazze vengono un po’ da tutti i paesi del mondo, dalla Nigeria, dall’Albania, dal Brasile. Vengono in Italia perché al loro paese non hanno un lavoro. Ma perché ci sono tanti uomini che cercano il sesso a pagamento?
L’altra sera sono uscito dal mio ufficio molto tardi. Ho detto a mia moglie, che stava lavorando a uno dei suoi libri, che andavo a bere qualcosa con un mio vecchio amico e che sarei rincasato dopo mezzanotte, e di non aspettarmi alzata dunque. Così, mi sono diretto verso la circonvallazione. Mi sono messo in coda alle macchine, cercando di capire qualcosa dei dialoghi, tentando di studiare quale fosse il sentimento di quelle ragazze per quegli uomini che andavano in cerca della loro compagnia, uomini presumibilmente tristi e solitari, senza famiglia. Uomini brutti e pallidi con piccole macchinine scassate, che abitano in squallidi monolocali oppure in palazzine di periferia, che non hanno certo letto i libri di Goethe, né quelli di Freud, né i miei, pubblicati da Rizzoli o Garzanti. [Leggi tutto] Andare con le prostitute colma il bisogno d’amore

Sono stato al centro sociale: non mi hanno riconosciuto

Pubblicato il 27 settembre 2011
di Albero Francesconi
I centri sociali sono locali occupati dai giovani per farne il loro luogo d’elezione, il loro rifugio. Questi luoghi sono uno dei pochi spazi dove si conservano lo spirito di creatività e la voglia di stare assieme; lì vengono organizzati mostre e concerti: il centro sociale si sostituisce al lassismo delle amministrazioni cittadine. Nei centri sociali i ragazzi vivono liberamente, lontani dalle mode, non hanno paura di vestirsi di stracci e girare con i capelli in disordine. Stanno in comunione con gli animali, accolgono nelle loro strutture barboni e derelitti.
Però c’è un pericolo. Che questi giovani si chiudano in se stessi.
Sono stato colto da queste impressioni quando l’altra sera, assieme ad un’amica di mia moglie, sono andato a un concerto al centro sociale. Avendo scritto molti articoli e diversi saggi pubblicati da Garzanti e Rizzoli sul disagio giovanile, temevo di essere riconosciuto, mentre volevo starmene tranquillo e prendere qualche appunto. Di sicuro non mi hanno riconosciuto all’ingresso, dove mi hanno fatto pagare ben 4 euro. Nel corridoio che portava alla sala da concerto c’erano molte bancarelle: vendevano pipe in legno di vari colori molto simili ai calumet indiani, bevande alla marijuana, t-shirt con foglie stilizzate. C’era anche una piccola libreria dove erano esposti libri a fumetti sul sesso e una Storia della marijuana. Allora ho detto alla ragazza che stava alla cassa: “Ma non vi accorgete che state diventando schiavi?”. Ha fatto cenno di non capirmi. Ho controllato un’ultima volta i libri in vendita, e non solo non c’era nemmeno uno dei miei libri ma non sono riuscito a vedere neanche un libro di mia moglie. [Leggi tutto] Sono stato al centro sociale: non mi hanno riconosciuto

L’ambizione schiaccia gli uomini. Anche i meccanici

Pubblicato il 26 settembre 2011
di Albero Francesconi
(scritto su portale Supereva quando c’erano ancora le torri gemelle)
L’ambizione, la voglia di emergere a tutti i costi sui propri simili, è un motore della storia. Provoca gli avvenimenti cruciali. Ma quando si impadronisce degli uomini finisce per schiavizzarli, per divorarli. Molti grandi personaggi sono saliti al potere grazie alla loro volontà ma poi sono caduti per la stessa smania, per quello smisurato desiderio di possedere, di conquistare.
Macbeth era uno dei migliori generali di Scozia ma una volta sconfitti i traditori della Corona nella battaglia, non seppe accontentarsi degli onori offerti dal suo re e per prendere il suo posto decise di ucciderlo. A questo fece seguire molti assassinii, perché aveva paura che altri volessero uccidere lui. I nazisti, durante la seconda guerra mondiale, non contenti di aver conquistato tutta l’Europa decisero di attaccare l’URSS perché volevano conquistare il mondo. Invece, come tutti sanno, persero la guerra.
 Ma questa lezione non vale solo per i grandi personaggi storici. Anche nella vita di tutti i giorni lo osserviamo quotidianamente.
Alcuni giorni or sono ho portato l’automobile nell’officina sotto casa. Avevo compiuto molte migliaia di chilometri viaggiando per presentare i miei libri editi da Garzanti e Rizzoli, e così ho pensato di farle fare una revisione. Ho incontrato due meccanici molto gentili che quando sono entrato con la mia vettura mi hanno dedicato tutto il loro tempo. Mi hanno ascoltato, erano molto cortesi e disponibili. Hanno detto che avrebbero controllato la macchina a puntino e, siccome di meccanica non sono esperto, mi sono messo nelle loro mani. [Leggi tutto] L’ambizione schiaccia gli uomini. Anche i meccanici

L’enfer, c’est les huitres

Pubblicato il 23 settembre 2011

Ho sempre pensato che l’esistenzialismo dei francesi sia una conseguenza delle loro abitudini in cucina


In punto di morte

Pubblicato il 11 settembre 2011

“Figliolo, in questo poco tempo che ti rimane…”

“Sì, padre”

“…hai finalmente deciso di tornare a Dio?”

“Sì…”

“Sei pronto ad affidarti all’Altissimo, a convertirti a Santa Romana Chiesa?”

“Sono pr….coff coff…aaahm…sì, padre…voglio affidarmi al Signore, al Papa e a tutti i Santi”

Ego te absolvo, figliolo, da tutte le tue colpe, che Dio sappia di nuovo accoglierti in tutta la sua infinita misericordia”

“coff, coff…arrch”

“Nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo”

“Grazie padre, dite un’ultima preghiera per me”

“Poi ci sarebbe un’ultima cosa, figliolo”

“coff…aarch…coff…Cosa, padre?”

“Quella storia di G+, cosa pensi di farne?”


Gli occhi del Medioevo

Pubblicato il 10 settembre 2011

Gli occhi del Medioevo guardano di fronte a sé, oltre la volta di pietra benedetta, dove il fondovalle risale oltre il punto di flesso e incontra il cristallino appena sopra il borgo fantasma, occhi che fissano una torre chiara nel verde del bosco, bianca come cornea attorno alla pupilla, come un angelo incipriato che scende a far colazione nel chiostro. Gli occhi del M. entrano in una foresta impenetrabile di ontani e pioppi, traversano una valle nera del sole del tramonto escluso dal suo giro, occhi calmi come lo spirito di un eremita, vivi come occhi di uno scorpione saraceno.

Gli occhi del Medioevo guardano oltre le feritoie dalla fortezza della città dei longobardi, scrutano il ferro di cavallo che accoglie e respinge i visitatori della città papalina, occhi severi che brillano dalle torrette sopra la piazza d’armi, curiosi quando scorrono  le scritte scorticate nel salone delle feste; gli occhi del M. guardano giù nel pozzo e nell’acquedotto classico, oltre il duomo romanico, ridono come fantasmi volteggianti oltre il camminamento di difesa, tra mura di pietra lucenti come spalle nude di donna sopra il sostegno sensuale e incavo delle volte a crociera, scandalosi bagliori di governatrice sconsacrata in un’orgia carceraria.

Gli occhi del Medioevo guardano in basso, dove la vallata orfana del suo fiume si spande oltre il limite del volo del falco, valle gialla di girasoli, verde di vigne e olive in mezzo a ombre di nuvole colpite dal sole d’agosto; occhi che guardano gli archi di pietra e tufo introducenti la città dei ghibellini ribelli e del laudato poeta, la città dei piatti profumati serviti su terrazze sopra il campanile, della cattedrale dove prima sorgeva il tempio d’Apollo; occhi che ammirano la Scuola di Atene nella sua riproducibilità tecnica, che sognano di seguire un’orchestra in Brasile.

Gli occhi del Medioevo assaporano le promesse di una Prima Notte oltre il chiavistello di un portone chiuso e gustano vino di ciliegia quando la sera si annuncia nei riflessi d’oro delle terre pendenti, occhi che piangono per le storie di un castello maledetto e irresistibile, che sanno meravigliarsi del lume di candela riflesso in uno specchio. Gli occhi del M. entrano in un giardino silenzioso e pieno di vento e vorrebbero fermarsi lì dentro per sempre, chiudendo dietro di loro uno stemma di famiglia sopra un ponte levatoio, seguono la doppia linea di cipressi della campagna incantata, una stradina che gira attorno al monte e porta a un casolare, sopra il crinale che divideva il loro mondo.

Gli occhi del Medioevo vedono il bello di ogni cosa.

Vieni qui

Viens ici

Come here

Herkommen

 

 


Cedole private, aiuto pubblico

Pubblicato il 4 settembre 2011

 

Questo è il testo di una mail che ho inviato alla Commissione Europea per la Concorrenza a Bruxelles.

In quella specie di seduta psicanalitica collettiva che sta diventando la manovra di Ferragosto – l’importante non è fare ciò che si deve fare, l’importante è vuotarsi la coscienza e restare possibilmente anonimi – l’unica norma che sta sopravvivendo all’incredibile susseguirsi di sassi in acqua e mani che si ritraggono è quella probabilmente scritta peggio, tra tutte: l’allineamento al 20% della tassazione di tutte le rendite finanziarie.

Intendiamoci, io sono pienamente favorevole all’innalzamento dell’aliquota su interessi, dividendi e capital gains dal precedente 12,5%, che ritengo troppo basso in un mondo dove l’aliquota di salari e stipendi viaggia verso il 30%. Lo avevo già scritto su questo blog, l’aumento al 20% è sacrosanto e tempestivo (oddìo, andava fatto almeno 10 anni fa) perchè a questi livelli la tassa non scoraggia gli investitori in titoli a reddito fisso, impegnati in altre frontiere dell’efficienza. [Leggi tutto] Cedole private, aiuto pubblico


Confessioni di un venditore allo scoperto

Pubblicato il 21 agosto 2011

(Conversazione con Freddy Nietzsche)

“Allora?”

“Eh, giornate calde, caldissime.”

Siamo sotto attacco, di nuovo? La manovra non è servita a nulla?

“A parte che la manovra deve ancora passare -stiamo qui a contare le Province – è il resto del mondo che è passato ad altro. Finita l’attenzione sull’Italia adesso ci si preoccupa delle notizie negative globali, la frenata della crescita in USA, Germania e Francia, il rischio di un’altra recessione. Ogni giorno si perde fiducia, si vende in base alla cattiva di notizia di giornata senza contare che ieri hai venduto per un motivo simile e che i prezzi già dovrebbero scontare lo scenario: è un po’ la sindrome del depresso che non vede nulla di buono e crede di stare peggio di ieri, anche se non è cambiato nulla rispetto al giorno prima”

“la CONSOB ha vietato le vendite allo scoperto? Quella storia del posacenere di Economìca?”

“Eh sì, le ha vietate, ma solo per 15 giorni, e solo per alcuni titoli”

“Questo ha frenato la caduta dei prezzi?”

“Direi di no, per farti un esempio giovedì le banche italiane come Unicredit e Intesa hanno perso quasi il 10% e sono nella lista dei non vendibili allo scoperto. Una settimana fa, nell’altro giovedì nero e senza il blocco,  avevano perso di meno”

“Ma tu sei un venditore allo scoperto?” [Leggi tutto] Confessioni di un venditore allo scoperto


categoria: Contrail