Pubblicato il 8 dicembre 2011
Oggi su La Padania il leader della Lega Umberto Bossi si lancia in un attacco diretto alla politica economica di Mario Monti, accusandolo nientemeno di essere la causa scatenante della prossima Grande Depressione Italiana. Lo paragona al Presidente USA Herbert Hoover che con i suoi errori avrebbe aggravato la recessione mondiale dal 1929 al 1933.
Quel periodo della storia americana è il più studiato dalla scienza economica degli ultimi 80 anni e il contributo di Bossi sì è fatto attendere. Negli anni seguenti al 1933 il combinato disposto delle religioni keynesiane e rooseveltiane ha sicuramente martellato a morte la politica del presidente federale in carica, Hoover, che dopo la famosa caduta di Wall Street nell’ottobre del 1929 influenzò la politica della FED in senso restrittivo (non si davano più prestiti dal centro alle banche) e aumentò i dazi sulle importazioni dall’estero, per proteggere la produzione americana in caduta. Il colpo mortale sarebbe poi stata la manovra fiscale del 1932, che avrebbe ulteriormente depresso i consumi prima in America e poi in Europa. [Leggi tutto]
Pubblicato il 29 novembre 2011
“Ormai è chiaro: il governo Merkel non sarà in grado di prendere nessuna decisione innovativa e risolutiva sul tema dello statuto della Bce o degli eurobond. Non c’è alcuna flessibilità strategica, anche perché, va detto chiaramente, la Merkel è culturalmente inadeguata alla partita che sta giocando. Una signora nata ad Amburgo ed educata nella vecchia Germania comunista dove il padre, pastore luterano, si era trasferito con tutti i privilegi concessi ai tedeschi dell’Ovest che andavano a vivere all’Est, la Merkel ha vissuto da privilegiata il comunismo e poi si è ritrovata, senza averne la statura, ad avere in mano i destini dell’Euro. Non ha neppure figli, quindi al futuro guarda con un certo cinismo, lo stesso con il quale ha fin dall’inizio gestito la modesta crisi della Grecia trasformandola in un disastro per tutti”
(un invasato che risponde al nome di Edoardo Narduzzi, imprenditore e opinionista che conferma i dubbi sulla serietà dei nostri imprenditori e opinionisti, su Milano Finanza)
Pubblicato il 28 novembre 2011
Sarà ormai il caso di aggiornare una delle locuzioni più di successo degli ultimi anni dato che non c’è più anima viva (e indebitata) che non invochi un atteggiamento responsabile della Bundesrepublik nel pagare la cauzione per tutti e uscire dalla crisi dei debiti sovrani che minaccia l’area Euro. Un’invocazione, si badi bene, non intonata all’umiltà e al senso di autocritica bensì rombante di una specie di arroganza al contrario, dell’invidioso squattrinato che pretende si riconosca un valore alla sua dabbenaggine. I tedeschi debbono pagare per tutti, e non si capisce proprio perché non lo facciano di loro volontà, perché non l’abbiano già fatto. Forse non ci amano? Salvare tutta l’Europa del Sud, dopo aver riscattato i tedeschi orientali nel 1989, altra nota compagnìa di sfaccendati secolari (cambiando le conchiglie di Berlino Est con il marco di Bonn al cambio di 1 a 1). Fino a insinuare, come fa in questo momento un servizio televisivo all’Infedele che: “la Germania è recalcitrante a salvare l’Europa perché ha davanti a sé lo spettro della Repubblica di Weimar e teme di ricadere nel caos”. Reductio ad Hitleurum.
Pubblicato il 26 novembre 2011
Caro Confuso,
ho letto con interesse la tua lezione ai bambini sulla crisi economica e alcuni passaggi mi sono piaciuti, come quando racconti che alcuni Stati sono peggio di altri, che alcuni scialacquano più di altri, che alcuni han fatto i compiti e altri no e che quindi la storia della Formica e della Cicala può essere applicata alle differenze all’interno del Continente: alla Germania e all’Italia, per esempio.
Però poi a tuoi ignari bambini in grembiule non puoi dire che:
“Ebbene gli Stati [...] chiedono aiuto ai moderni cravattari, cioè alle banche, e a una misteriosa entità molteplice e metafisica costituita da strozzini e giocatori d’azzardo chiamata “il Mercato”
e nemmeno che:
“le banche e quel figlio di buona donna del sig. Mercato (ma non i poveri cristi risparmiatori, loro nelle decisioni non contano un fico secco) si fanno furbi e capiscono che i loro clienti Stati non sono mica tutti uguali: ci sono Stati con fama di essere persone serie e laboriose (ad esempio la Germania) e altri (ad esempio l’Italia) invece conosciuti come cialtroni facili da infinocchiare e dediti ad attività ricreative quali buttar banconote prestate giù dal terrazzo.” [Leggi tutto]
Pubblicato il 20 novembre 2011
Negli ultimi anni ho versato alla Fondazione San Raffaele il mio 5 per mille dal modello Unico e 730, per un totale di circa 640 euro.
L’ho fatto perché l’eccellenza dell’Ospedale omonimo (quello dell’angelo sulla tangenziale, costato 50 milioni) mi sembrava indiscussa e condividevo l’idea che il contribuente potesse decidere di orientare parte delle sue imposte per nobili scopi, come la ricerca scientifica. La Fondazione San Raffaele non solo gestisce l’Ospedale, ma è anche socio fondatore di Molmed (con il 10,5%), la società quotata in Borsa che detiene i più importanti brevetti scoperti dai ricercatori dell’Ospedale in campo di ricerca contro i tumori. Brevetti che evidentemente ho finanziato anche io, o almeno credevo di averlo fatto con i miei miseri 640 euro, brevetti che adesso sono saldamente nelle mani degli altri soci della Molmed (all’89,5%) mentre io non possiedo azioni, a meno di non andarmele a comprare in Borsa.
Mi fa particolarmente male, quindi, leggere sui giornali delle vicende che hanno portato al fallimento della Fondazione San Raffaele di Via Olgettina (sic!), schiacciata dai debiti per almeno 1 miliardo di euro. Debiti che non sono stati creati dall’attività diretta ospedaliera (infatti quella gestione è in pareggio, grazie ai proventi dei pazienti solventi e dei rimborsi regionali per convenzioni SSN, dando lavoro a 5mila persone) ma da una serie di iniziative collaterali della Fondazione, sostanziate in varie partecipazioni totalmente scollegate dalla gestione della ricerca e della sanità, come si legge dalla sentenza del Tribunale di Milano che ha ammesso la Fondazione al Concordato Preventivo in data 23 settembre 2011: [Leggi tutto]
Pubblicato il 20 novembre 2011
L’Italia è un paese di egoisti e individualisti. L’altra faccia della creatività italica è un sostanziale disinteresse per il destino altrui, sacrificato alla propria vanità. Per questo si deve essere diffidenti verso l’applicazione di una socialdemocrazia compiuta, civicamente condivisa, nel nostro Paese, che non sia solamente l’appropriazione per i propri clientes di un po’ di denaro pubblico una volta arrivati al potere. Applicare la socialdemocrazia in Italia sarebbe come cercare di imporre il comunismo (un’altra idea tedesca) in Russia.
Pubblicato il 19 novembre 2011
Magnifico Rettore Mario Monti,
nel congratularmi con Lei per il ruolo prestigioso che le è stato conferito confesso di non aver sentito un minuto dei suoi discorsi programmatici di insediamento. Questo perché abbiamo bevuto per anni allo stesso fiume (lei, ovviamente, era quello più a monte) e quindi so bene quali sono le sue intenzioni pur senza sintonizzarmi sui canali TV e senza leggere i giornali.
Per anni ho pensato che “avere Mario Monti come Premier” fosse l’equivalente di “quando gli asini cominceranno a volare”, tanto ridicola e ricorrente era la pretestuosa invocazione da parte dei politici in difficoltà che la nominavano come un ideale stilnovista, senza però aver la minima intenzione di abbandonare le orge in Camera e Senato per fare spazio alle sue qualità di sobrio.
Invece è successo: Lei, caro Rettore dei miei anni migliori, è diventato Presidente del Consiglio.
Mi permetto quindi di scrivere una lista di 10 desideri, 10 riforme facili (da capire) che mi stanno a cuore, in campo economico. [Leggi tutto]
Pubblicato il 18 novembre 2011
A chi mulina l’argomento della povera Politica emarginata dalla Tecnica (proprio mentre stava realizzando chissà quale miracolo) proporrei questa ipotesi: facciamo cadere il governo Monti alla prima curva legislativa, così poi si va allegramente all’appuntamento con il Destino segnato dalla stella polare dei cosiddetti speculatori internazionali.
Da qui ad Aprile scadono circa 200 miliardi di euro di debito pubblico italiano, vale a dire bisogna che qualcuno ce li presti sul mercato, siano gli investitori istituzionali o privati, stranieri o italiani.
Nel 2010 l’INPS ha erogato più o meno la stessa cifra in trattamenti pensionistici: 190 miliardi.
Si fa presto a fare il conto. Facciamo cadere il governo ma decidiamo che se nessuno ci presta quei soldi, o se parte della cifra venisse a mancare, si smette immediatamente di pagare le pensioni ai circa 14 milioni di pensionati in coda alle poste. Non si può mica togliere il pane ai giovani, alla sanità, alle forze armate.
Se non troviamo i soldi a prestito sui mercati smettiamo di pagare la pensione ai vecchi.
Che sapranno in quel caso a chi rivolgersi. A chi li ha sempre protetti.
Pubblicato il 16 novembre 2011
Ora che il governo dei tecnici e dei banchieri ha preso il sopravvento sul governo dei politici comincia a strisciare -subdolo – il sospetto che un principio meccanicistico finirà per impadronirsi delle nostre vite e che i nostri platonismi, fino a ieri liberi di svolazzare, dovranno rientrare in gabbia. Che comandino (spartanamente) i saggi è un’aspirazione collettiva che conquista tutti quando i saggi sono ancora lontani e gli stupidi giocano nel cortile sguazzando nelle loro vuote illusioni democratiche. Il solo problema dei governi tecnici è che finiscono troppo presto. Mentre gli elettori hanno un’opinione della Politica – del suo primato utopico – addirittura superiore a quella che la Politica ha di sé stessa.
Pubblicato il 9 novembre 2011
Nei momenti di crisi acuta bisognerebbe limitarsi a mantenere il sangue freddo e agire in maniera razionale, in modo che tutti suonino la musica prevista dallo spartito per il loro strumento e il direttore sappia cosa può chiedere a ciascun componente dell’orchestra, senza precipitare il concerto nel caos.
C’è invece in giro questa voglia di BTP day, tra nostalgie languide dei prelievi forzosi del fascismo e l’entusiasmo della ricostruzione del secondo dopoguerra. E’ partito un colorito pseudo-imprenditore del pistoiese, tal Giorgio Melani, addirittura comprando una pagina sul Corriere della Sera per pubblicizzare la sua intenzione di comprare titoli di Stato, “anche a rendimento zero”. Perché il debito è nostro e ce lo dobbiamo ricomprare, dice. Confondendo debitori e creditori nella notte delle vacche magre.
Ne ha riparlato Ferruccio De Bortoli a Ballarò, ieri sera, nell’ansia di mettersi al comando di un movimento mediatico e popolare di responsabilità, battaglia già ripetutamente lanciata, un po’ a vuoto, da quotidiani finanziari come Milano Finanza. [Leggi tutto]