“Negli anni Cinquanta inizia a percorrere i corridoi della Santa Sede un giovane sacerdote americano, trasferitosi a Roma per frequentare i corsi di diritto canonico all’Università gregoriana. E’ un uomo alto un metro e ottantasei, imponente, dal passo deciso. Viene da Cicero, violento sobborgo della Chicago di Al Capone, dov’è nato da genitori lituani immigrati nel 1922. Si chiama Paul Casimir Marcinkus e cresce nella periferia senza legge dove il mafioso aveva insidiato il suo quartier generale.”

“Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”. (Paul Marcinkus)

(tratto da Vaticano S.p.A. di Gianluigi Nuzzi, edito da Chiarelettere, pag. 11 e 13)

Ci sono volte che mi commuovo a pensarmi bambino. Mi vedo sul divano della stanza degli ospiti, quella con la stufa a legna, con un’abbondante scorta di crackers rubati dagli scaffali della credenza. Ci sono stati lunghi anni, lunghi pomeriggi in cui leggevo i fumetti.  Non facevo altro: leggevo fumetti sdraiato sul divano, con la testa nel palmo destro sul bracciolo, aspettando la cena, in compagnia dei crackers salati della Pavesi. Le avventure settimanali e gli almanacchi di Topolino, i miei personaggi preferiti erano Zio Paperone, Paperino e Qui Quo Qua.

Quando ripenso ai quei pomeriggi la cosa che mi intenerisce di più (di me stesso, e raramente sono tenero con me stesso), sono gli errori che facevo leggendo a voce alta (ero sempre solo nella stanza), quegli errori di pronuncia per non sapere ancora un acca di inglese e per la totale trascuratezza degli accenti. Per anni (forse fino all’università addirittura) ho pensato si dicesse prozia, e non prozìa, parlando di parenti. E tutti quegli accenti che non colsi.

Oggi mi sono ricordato di un altro errore di pronuncia. Il Klondike. Il Klondike è quell’inospitale zona dell’Alaska dove Zio Paperone, da giovane, aveva cercato fortuna quando venne scoperto l’oro. E’ una delle sue storie predilette ai nipoti, la storia del Klondike e dello Yukon River, della Corsa all’Oro del 1896 e di  quanto faceva un freddo porco, laggiù. Con le pepite che si trovavano solo sputando l’anima, senza mollare mai (seguiva morale ai nipotini, di solito per spuntare piccoli lavoretti senza scucire un nichelino).

Per anni ho pensato si dicesse Klondìke, con l’accento sulla i.

Embé?

(per chi si chiedesse da dove accidente sbuca fuori ‘sta madeleine è solo che su Sky stanno passando la versione restaurata di The Gold Rush, di Charlie Chaplin)

Alla vigilia delle elezioni di metà mandato per il rinnovo del Congresso (che si terranno a Novembre) il Partito Democratico americano rischia un fiasco colossale, almeno per chi lega il possibile risultato elettorale alla caduta del consenso popolare del Presidente Obama, oggi precipitato al 40%. Una vittoria schiacciante dei Repubblicani alle elezioni manderebbe in minoranza i Democratici al Congresso, portando a una coabitazione ostile con l’Amministrazione fino alle nuove presidenziali, nel 2012, mettendo di fatto la camicia di forza alla Casa Bianca.

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(da un servizio a Sky TG 24)

“Oggi gli amici delle vittime sono tornate sul luogo della tragedia, in quel tunnel maledetto dove hanno visto morire quei ragazzi e ragazze che assieme a loro volevano solo partecipare a un momento di gioia e divertimento. Sono scioccati, spaesati e arrabbiati. Vogliono capire di chi è la responsabilità di quei 19 morti.”

(eh, ragazzi e ragazze che stavate vicino ai vostri amici, fianco a fianco, da un punto di vista puramente tecnico, è stata colpa vostra)

L’asso serbo era nella manica da un pezzo, non è certo un colpo di testa dell’ultima ora dell’amministratore delegato di FIAT, Marchionne, per spiazzare i sindacati dopo la vicenda Pomigliano.

Le manovre per fare dei dintorni di Belgrado, a un’ora di volo da Torino, uno dei siti produttivi più importanti per la produzione di automobili per la fabbrica torinese si articolano, da mesi, su di un terreno assai favorevole: la Serbia non fa parte della UE, ma è in coda per entrarci e in quanto tale gode di particolari benefici in termini di dazi doganali, che favoriscano l’attrazione della Repubblica balcanica nello spazio industriale europeo. In più la “fratellanza slava” con la Russia fa della Serbia un posto formidabile per produrre auto che verranno poi esportate nella Federazione Russa, dato che sono stati ridotti allo 0% i dazi sull’esportazione di veicoli fra i due Paesi.

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Quante mosche esistono nel tuo giardino? Quante sono? Quante volano nell’arco di 300, 400 metri e devi preoccuparti che non entrino per una finestra aperta, per una luce accesa? Quando le spruzzi della cara vecchia IG Farben e non trovi i loro resti, e ce ne sono altre che volano dopo che hai aperto le finestre, per cambiare l’aria? E quelle rientrano, nessuno gli dice di non rientrare che verranno uccise e invece quelle ti volano addosso, sulle palpebre, sul naso, sul braccio, con quel fastidioso freddolìno quando toccano la tua pelle. Ma quante ce ne sono là fuori?

Ha fatto il botto l’affermazione di Nichi Vendola che Carlo Giuliani, il manifestante ucciso a Genova durante il G8 del 2001, sarebbe da ascrivere all’Olimpo degli Eroi Civili d’Italia, come i giudici Falcone e Borsellino.

L’affermazione ha scatenato gli ultimi eredi della Pasionaria di Spagna (come qui) ma ha, come era lecito attendersi, scatenato soprattutto proteste. Vendola è stato costretto a un dietro-front/smentita parziale.

A dire il vero non credo sia importante il vero contenuto delle affermazioni di un politico, che non escono mai per caso. Meglio conoscere le intenzioni che non i risultati. Vendola sa benissimo che il suo elettorato più attivo è molto sensibile all’argomento di quel G8 in Liguria, e tenta di avere per sé tutto i loro occhi. Che si definisca Carlo Giuliani un eroe e poi lo si declassi sotto Falcone e Borsellino è un tentativo ozioso. Gli eroi sono eroi, dormiranno tutti nel medesimo Walhalla, non ci sono pacchetti turistici. Paragonare a Falcone e Borsellino piuttosto che a Suor Maria Teresa di Calcutta o Francesco Moser, è uno sport della domenica.

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Paul Allen, il miliardario americano alle prese con un linfoma non-Hodgkin per il quale ha appena completato un altro ciclo di chemioterapia, ha deciso di devolvere metà della sua fortuna (13,5 miliardi di dollari) ad iniziative filantropiche.

Paul Allen è uno dei co-fondatori di Microsoft che lasciò già negli anni ’80 per un’altra malattia, all’apice delle fortune della casa di Redmond, diventando un investitore in proprio con un gruzzolo che già lo iscriveva nella TopList dei miliardari del pianeta. Negli anni si sono sprecati i paragoni con Bill Gates, il socio di Paul nell’avventura informatica: mentre Bill faceva crescere Microsoft fino a farla diventare la Corporation per eccellenza Paul investiva i propri guadagni nelle direzioni più svariate: il nono yacht più lungo del mondo (l’Octopus), elicotteri, sottomarini, caccia e bombardieri della II guerra mondiale, squadre di sport professionistico USA (Portland Trail Blazers, Seattle Seahawks), la spada laser di Darth Vader usata in guerre stellari.

Insomma, qualcuno dice che li ha buttati (frequentando anche parecchie attrici e attricette di Hollywood).

Ma adesso la gigantesca donazione in beneficenza riscatterà Paul anche rispetto al ben più famoso socio (e filantropo) Bill.

Anche se a me viene in mente il celebre epitaffio – in vita – del calciatore inglese George Best: “Tutti i miei soldi li ho spesi in auto, alcool e belle donne. Il resto l’ho sprecato”.

Forza, Paul.

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Nel bel mezzo dell’estate 2010 la Finanza Mondiale sta uscendo lentamente dalla crisi dell’euro e del debito pubblico europeo ma per incontrare un’altra delusione sul fronte americano, dove la crescita del PIL e la fiducia dei consumatori stentano a riprendersi con continuità. Ne risulta un dato di stabilizzazione della disoccupazione americana attorno al 10%, troppo alto per pensare che il peggio sia passato.

Negli ultimi 30 giorni la congiuntura internazionale ha penalizzato Mediaset (-6,41%) ed Enel (-5,68%), mentre per Eni pesano le notizie di un possibile scorporo dal gruppo della rete di distribuzione Snam Rete Gas (-5,65%).

Il totale dell’investimento di Emilio è ora piuttosto vicino ai valori di ingresso nell’ottobre di due anni fa, con un rendimento del +7,4% sul capitale.

Portafoglio Berlusconi: ENI, ENEL, MEDIASET (giudizio buy, secondo il Premier)

Valore di carico al 10.10.08: 120.000 EUR (obiettivo raddoppiare il capitale in due anni)

Valore di chiusura 16.07.10: 128.980 EUR (+7,4%)

Rendimento alternativo “Italian Underdogs” (blue chips non consigliate da Berlusconi TELECOM ITALIA, GENERALI, LUXOTTICA, FIAT): 138.380 EUR (+15,3%)

Rendimento alternativo “Plus 20″ (azioni sconsigliate da Berlusconi APPLE, GOOGLE, AMAZON): 275.030 USD (+129,1% in USD)

Emilio Mood: :-|

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Ogni volta che Giulio Tremonti afferma che abbiamo il migliore (e più stabile) sistema pensionistico d’Europa viene davvero voglia di mettere mano alla pistola.

Lo ha fatto ancora oggi, a margine dei commenti sulla manovra finanziaria del Senato, che include altri artifizi per incrementare l’età pensionabile che nei prossimi anni salirà da 65 in su, fino forse ai 75 anni, in totale controtendenza con i nuovi ritmi della globalizzazione e il “ringiovanimento” richiesto alle nuove classi produttive per sopravvivere (oggi si è considerati professionalmente morti a 40 anni, altro che 75).

Il sistema migliore. Ma di che? Il più stabile? Forse, perché la riforma di passaggio al contributivo dal retributivo, a partire dal 1 gennaio 1996, ha promesso che a pieno regime (nel 2040) il sistema non potrà mai essere strutturalmente in deficit, in quanto dovrà pagare prestazioni pari alle sue entrate, con un meccanismo di equilibrio a prova di recessione economica.

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