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	<title>Jonkind &#187; Top Facts</title>
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		<title>Il Signoraggio spiegato con il Big Mac &#8211; Parte II</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 11:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(segue da qui) Abbiamo visto come gli Stati Uniti abbiano fatto definitivamente &#8220;saltare il tappo dell&#8217;oro&#8221;, presente fin dall&#8217;antichità sul sistema dei pagamenti mondiali. Il metallo aureo, dopo l&#8217;abbandono di BrettonWoods negli anni 70, diventa un bene di riserva, un valore rifugio in caso di catastrofe (come un bunker pieno di viveri in caso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/2010/05/il-signoraggio-spiegato-con-il-big-mac.html">(segue da qui)</a></p>
<p>Abbiamo visto come gli Stati Uniti abbiano fatto definitivamente &#8220;saltare il tappo dell&#8217;oro&#8221;, presente fin dall&#8217;antichità sul sistema dei pagamenti mondiali. Il metallo aureo, dopo l&#8217;abbandono di BrettonWoods negli anni 70, diventa un bene di riserva, un valore rifugio in caso di catastrofe (come un bunker pieno di viveri in caso di guerra atomica, con la differenza che l&#8217;oro non si mangia) sostituito definitivamente in un sistema di valute mondiali in competizione, con un prezzo relativo definito dal tasso di cambio flessibile che va su e giù. La moneta non serve più a rappresentare un valore esterno (master) che guidi lo sviluppo del sistema ma serve a dare un prezzo, un&#8217;etichetta (slave), alla contestuale produzione umana di merci e servizi. Le banche centrali stampano moneta secondo le loro scelte espansive o restrittive ma non sono più obbligate a cambiare le banconote in oro, se non per venderlo in una comune transazione di mercato. La moneta acquista così un valore esclusivamente fiduciario, garantito dalla promessa dello Stato/Banca che tale moneta manterrà la sua onorabilità in merci e servizi, perdendo invece del tutto il valore intrinseco (marxianamente parlando, produrre una banconota da 500 euro o aprire un conto con 10.000 dollari hanno un costo-lavoro e materiale praticamente nullo rispetto al loro valore di mercato, che equivale al loro valore facciale, almeno finché rimane la fiducia nel sistema monetario stesso).</p>
<p><span id="more-699"></span><br />
<strong>Il Signoraggio degli Apocalittici</strong>: la perdita del valore intrinseco della moneta, il fatto che alla Banca Centrale produrre una banconota da 500 euro costi meno di 30 cents, il fatto che &#8211; per insistere su una metafora non casuale che abbiamo già anticipato nella prima parte del post &#8211; il suddito entri alla zecca con un pezzo di pakistano di buono ed esca con un pacchetto di Marlboro light senza un grammo di hashish &#8211; ha scatenato <a href="http://www.signoraggio.com/">le proteste di certi estremisti</a> che sostengono che lo Stato stia letteralmente derubando i suoi cittadini, che abbia costruito la banconota, un titolo di credito &#8211; per il cittadino &#8211; che non vale nulla. Ci sarebbero infatti ricchezze custodite chissà dove, in cambio delle quali ai cittadini verrebbero rilasciati pagherò dalla dubbia convertibilità finale (anzi, come abbiamo visto, dalla impossibile convertibilità, almeno dopo il &#8217;71). Allarme tanto più amplificato perché la promessa di validità della moneta da parte di chi la fabbrica, le banche centrali, non è scritta da nessuna parte (nemmeno più sulle banconote di carta, come succedeva per la lira che riportava un bel &#8220;pagabili a vista&#8221; mentre l&#8217;euro di oggi non contiene più alcuna promessa scritta<a href="http://bettolandia.altervista.org/signoraggio.html">signoraggisti apocalittici</a>). Intendiamoci, l&#8217;allarme degli apocalittici, non è totalmente campato in aria, in particolare perché coglie l&#8217;estrema fragilità di un equilibrio moderno basato sulla fiducia nel sistema. Tuttavia la loro posizione osserva la realtà di oggi con l&#8217;occhio del passato e non con quello dinamico e vitale delle odierne economie capitalistiche, dove le fonti di ricchezza sono diversificate, anche nel loro significato. Fino a quando regge il paradigma economico attuale le loro posizioni ideologiche sono semplicemente pittoresche e &#8211; intrinsecamente &#8211; sbagliate. E&#8217; questo un buon campo di applicazione di certe relazioni tra economia e teorie della probabilità: &#8220;il signoraggio apocalittico&#8221;, la teoria del mega furto della banca centrale e del sistema bancario privato (che è azionista della banca centrale, almeno in Italia, non dipendendo formalmente dallo Stato) dipende dal punto di vista: per chi crede, probabilisticamente, nell&#8217;attuale sistema industriale, dall&#8217;Ottocento in poi, il Signoraggio degli apocalittici non esiste, perché non ha alcun effetto nella vita di tutti i giorni, non esiste nessun segno tangibile di un prelievo della Banca Centrale che faccia la parte del Re; per chi viceversa crede all&#8217;implosione dei sistemi monetari (&#8220;carta filigrana siete e carta filigrana ritornerete&#8221;), per chi crede nel ritorno alle economie dell&#8217;Alto Medioevo, il Signoraggio degli apocalittici esiste (e si configura più come una enorme ruota di criceto dove corrono, inutilmente, tutti, per guadagnarsi della carta), anche se il crollo della fiducia nella moneta investirebbe anche le Banche Centrali e le Banche Private, che crollerebbero ancora prima degli inermi cittadini.</p>
<p><strong>Il Signoraggio degli Integrati.</strong>: la forma di Signoraggio che ci interessa di più, quella che opera nelle nostre vite di tutti i giorni è una tassa implicita diversamente calcolata. E&#8217; il Signoraggio del Re che si è trasforma nel Signoraggio dei Grandi Debitori, in questo condividendo in pieno la parabola storica delle classi nobiliari dell&#8217;era moderna. Supponete di vendere un bene o un servizio prodotto con il sudore della vostra fronte a qualcuno che in cambio vi paghi in dollari. E&#8217; ovvio, non potete imporre di essere pagati diversamente, perché il vostro Stato impone l&#8217;accettazione del dollaro come forma di pagamento. Voi incassate, prendete le banconote e le mettete in un cassetto. Pur essendo prodotta a basso costo la filigrana tiene abbastanza nel tempo &#8211; a meno che la mettiate in lavatrice &#8211; ma in realtà quella banconota, con grande probabilità, senza che ve ne accorgiate, sta perdendo di valore (supponete che si decolori, che perda i contorni definiti della pittura). Non è una legge scientifica codificata, ma sono le serie storiche degli ultimi anni a dimostrare che una valuta nazionale, tanto più tende a diffondersi nell&#8217;utlizzo e nella circolazione, tanto più è predisposta a perdere quota rispetto al suo valore originario (il valore facciale, stampato dalla banca centrale). Una sorta di legge dell&#8217;entropìa, altrove tipica nella storia politica, come per i grandi imperi in fase di espansione. Il modo in cui una valuta perde valore, nel tempo, è attraverso il fenomeno della crescita dei prezzi di merci e servizi &#8211; l&#8217;inflazione &#8211; che riduce nel tempo la quantità di merci e servizi che la banconota singola può comprare. Va notato (vale per l&#8217;economia americana, europea, giapponese, vale anche per i paesi emergenti) come a partire dal secondo dopoguerra il tasso di inflazione dei prezzi sia quasi sempre stato positivo con poche pause in occasione delle recensioni economiche; addirittura in Italia l&#8217;inflazione mensile è sempre stata positiva tra il 1956 e il 2009, quando un mese ha fatto registrare un -0,2% a fronte della caduta del PIL del 6%. C&#8217;è dunque una tendenza inerziale nell&#8217;aumento dei prezzi, empiricamente provata: l&#8217;inflazione riduce con certezza il valore delle nostre banconote, nel tempo. Tuttavia siamo costrette a tenerle, non possiamo chiedere di essere pagati in altro modo per il nostro lavoro. E com&#8217;è che l&#8217;inflazione da osservazione statistica si trasforma in una tassa pagata da un creditore verso il suo debitore, tanto da configurare, come detto sopra, il Signoraggio come tassa pagata dai creditori? E&#8217; semplice, perché il debitore restituisce al creditore, al tempo prefissato nel contratto di prestito, un&#8217;ammontare di moneta con un valore più basso rispetto a quella ricevuta, con minor potere d&#8217;acquisto in beni e servizi. Lo può fare una volta, direte voi. Poi basta. Ma se il debitore può permettersi di rinnovare continuamente il suo debito (senza in definitiva ripagarlo mai) ecco che la tassa assume una sua concretezza, una sua odiosità. Ecco che il Debitore, soprattutto se Grande Debitore, Debitore Immensamente grane, ritorna Re con relativo Signoraggio, tanto più ampio quanto più ampio è il debito.<br />
Il Re oggi non è certo Emanuele di Savoia, il Re è oggi lo Stato, democratico o dittatoriale che sia. Prendiamo quindi l&#8217;esempio di un grande debitore, gli USA. Ecco come si è evoluto il suo debito pubblico dagli anni &#8217;70 a oggi (in miliardi di dollari)<br />
1979: 640,3<br />
1995: 3.604,3<br />
2008: 5.428,6<br />
compiendo continui &#8220;rollaggi&#8221; del debito (vale a dire non rimborsando mai il totale consolidato ma solo i singoli creditori, trovandone altri con ulteriori debiti, in sostanza non ripagando mai il debito complessivo).<br />
Osserviamo anche come si è evoluto il prezzo del celebre panino McDonald&#8217;s, il Big Mac, nello stesso periodo, sul mercato americano (in dollari)<br />
1979: $ 0.95<br />
1995: $ 1.99<br />
2008: $ 3,57<br />
Il Big Mac è un buon punto di riferimento perché la relativa semplicità del processo produttivo e la grande quantità in cui viene sfornato (che riduce al minimo i costi fissi quali l&#8217;affitto e personale) ci danno una buona approssimazione di un prodotto immutato nel tempo/spazio, il cui prezzo aumenta semplicemente per l&#8217;accresciuta quantità di moneta in circolazione e non per fattori esterni o innovazioni tecnologiche. Abbiamo dunque una buona approssimazione della caduta del valore facciale, della &#8220;scoloritura&#8221; della banconota da 1$.</p>
<p><strong>Definizione di Signoraggio al tempo di McDonald&#8217;s</strong>: se il governo americano non potesse obbligare i suoi creditori ad accettare i dollari ma fosse costretto a pagare i Treasury Bond (i BTP americani) in panini di McDonald&#8217;s possiamo calcolare che nel 1979 lo Stato Americano si sia indebitato verso i propri creditori di una quantità pari a 674 miliardi di Big Mac equivalenti (640,3 miliardi diviso $ 0,95 a panino). Quando, nel 1995, il governo ha restituito la prima tranche di debito avrebbe dovuto restituire buoni-Big Mac per lo stesso ammontare (674 miliardi di panini), mentre potendo pagare in dollari svalutati nell&#8217;arco di 16 anni, ha restituito <em>solamente </em>321 miliardi di panini (640,3 miliardi diviso $ 1,99 a panino); nel mentre si è indebitato ulteriormente con altri creditori per un totale di 1.811 miliardi di BigMac che restituirà solo nella misura di 1009 miliardi nel 2008 e così via. Risulta insomma che nei 29 anni tra il 1979 e il 2008, lo Stato Americano abbia imposto una tassa di Signoraggio equivalente a 1.155 miliardi di panini con doppio hamburger e cetriolo ai propri creditori, lasciando altresì che tanti piccoli debitori (ad esempio le aziende nei confronti dei loro salariati) riscuotessero tante piccole tasse equivalenti, di vassallaggio, per la parte relativa alla svalutazione dei salari non indicizzati all&#8217;inflazione. Ecco la tassa Signoraggio degli Integrati, la tassa sopraffina imposta dal sistema. La potremmo chiamare la tassa Big Mac o Signoraggio da inflazione. E&#8217; un Signoraggio che alla fine si scarica soprattutto su chi non ha la possibilità di accumulare altro patrimonio in beni reali che non sia il pagamento del proprio lavoro, il Proletariat (un&#8217;altra volta), un Signoraggio da inflazione che è tanto più elevato tanto più ampia è la base monetaria complessiva, la quantita di dollari presenti nel mondo, ad esempio, perché il Grande Debitore, lo Stato, ha tanto più interesse a far crescere i prezzi più l&#8217;effetto di riduzione del suo debito totale &#8211; in panini o altre merci &#8211; sarà elevato. Pensate a quanto è diffuso il dollaro nell&#8217;economia mondiale non solo per pagare le merci ma anche come valuta di riserva. Il cetriolo riservato agli americani è poco se confrontato con quello dedicato agli arabi (che vengono pagati in dollari per il petrolio) o ai grandi esportatori asiatici verso gli USA (Giappone, Cina) che detengono dollari nei loro forzieri, per tutti questi ancora più signoraggio, ancora meno panini restituiti al momento del pagamento del debito.</p>
<p><strong>Una Soluzione Mentale al problema del Signoraggio</strong><br />
E&#8217; il caso di smettere di gridare al complotto pluto-giudaico-repubblicano-kissingeriano (ovviamente al potere nel &#8217;71 c&#8217;erano Nixon e Kissinger, se ci fossero stati Kennedy o Obama oggi forse si strilerebbe di meno) del Signoraggio degli Apocalittici, smettere di cercare le mappe del tesoro su dove sia finito l&#8217;oro mondiale e calcolare invece correttamente la tassa con i grandi aggregati macroeconomici di riferimento (debito pubblico e inflazione, soprattutto in questi giorni di crisi della crisi finanziaria europea). Almeno fino a quando la tassa sarà calcolabile in panini, fino a quando ci saranno insegne di McDonald&#8217;s per strada a dirci che il sistema capitalistico è ancora in piedi, almeno.</p>
<p><strong>Post Scriptum</strong><br />
La presente spiegazione del Signoraggio semplifica di molto il quadro. Identifica una delle forze inerziali dell&#8217;economia moderna, ma non descrive quali siano le già abbondanti difese del cittadino, difese rese disponibili proprio da qui liberi mercati finanziari oggi sotto accusa;. mercati grazie ai quali gli Stati Sovrani, in concorrenza tra loro, sono costretti a offrire tassi di interesse sul debito (una specie di sconto sul signoraggio) e consentono a tutti di utilizzare i propri dollari/euro/altre valute per comprare prodotti in grande quantità come oro, argento, ma anche carne, frumento, pancetta, prodotti agricoli, tutto il necessario per farsi quei miliardi di panini spariti dalla svalutazione della moneta.</p>
<p>Ma questo è un periodo di demonizzazione dei mercati finanziari e dei loro alchimisti stregoni. Ne parliamo un&#8217;altra volta.</p>
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		<title>Il Signoraggio spiegato con il Big Mac &#8211; Parte I</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 18:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top Facts]]></category>
		<category><![CDATA[big mac]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Signoraggio della moneta (che trovate anche scritto in qualche sito come SIGNORAGGIO oppure $IGN0RAGG10!) è qualcosa che sta a metà tra la legge economica e la leggenda metropolitana, amplificata negli ultimi anni dal passaparola su Internet e rilanciata dai movimenti politici più radicali, tipo lista Beppe Grillo o qualche movimento di destra anarchica. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Signoraggio della moneta (che trovate anche scritto in qualche sito come SIGNORAGGIO oppure $IGN0RAGG10!) è qualcosa che sta a metà tra la legge economica e la leggenda metropolitana, amplificata negli ultimi anni dal passaparola su Internet e rilanciata dai movimenti politici più radicali, tipo lista Beppe Grillo o qualche movimento di destra anarchica.</p>
<p>Questo post vuole mettere un po&#8217; d&#8217;ordine sulla definizione e sulle teorie del signoraggio monetario, in un periodo in cui (causa Grecia, Merkel, crisi dell&#8217;euro) si parla molto di valute. Il punto da dirimere è lo stesso, da sempre: il Signoraggio è in azione? Mi stanno fregando dei soldi? Ci sto perdendo? Chi mi sta ciulando?</p>
<p><span id="more-698"></span><br />
<strong>Brevissima storia della moneta metallica e introduzione del concetto di Signoraggio:</strong> in un periodo di tempo indefinito che va dalla sparizione dei dinosauri all&#8217;Impero romano (ma probabilmente nel VII secolo a.C. nella Lidia di Re Creso) nella storia della civiltà umana appare la moneta metallica, d&#8217;oro oppure d&#8217;argento, che sostituisce il baratto e concretizza quella che è una convenzione fondamentale per la crescita dell&#8217;homo economicus: accettare in pagamento per una merce o per un servizio non un&#8217;altra merce o servizio bensì un oggetto intermedio, di metallo prezioso, con un valore intrinseco, accettato forzosamente dalla collettività. Nelle civiltà antiche e medioevali il diritto di battere moneta, di coniarla, spetta a una diretta dipendenza del re, chiamata zecca, che trasforma l&#8217;oro e l&#8217;argento portato dai sudditi in monete metalliche utili per il commercio. Sulla coniazione della moneta succede che Creso (il re, la zecca) ci faccia la cresta, <em>&#8220;cuius regio eius sesterzio&#8221;</em>, vuoi per le necessità di lavorazione vuoi per diritto divino, fatto sta che la moneta che esce dalla zecca contiene meno oro di quanto dichiari il suo valore di facciata (per chi ha familiarità, una canna con un po&#8217; meno pakistano e un po&#8217; più tabacco di quanto dichiarato dal pusher di fiducia); oltre a questo una parte delle monete coniate vengono trattenute in pagamento del servizio e buttate nel forziere del re. Per effetto di entrambe le &#8220;creste&#8221; il suddito esce dalla zecca con meno oro di quando vi sia entrato. Ecco emergere la dimensione del furto, della tassa del signore, il signoraggio, in un&#8217;economia semplice dove tutto viene valutato, letteralmente, a peso d&#8217;oro, con la crescita dei prezzi delle merci che conseguentemente dipende dalla quantità d&#8217;oro in circolazione. Più oro nei dintorni più aumenta l&#8217;inflazione, celebre quella spagnola dopo il saccheggio d&#8217;oro delle americhe da parte dei Conquistadores, nel XVI secolo.</p>
<p><strong>Ancora più breve storia della banconota legata all&#8217;oro: </strong>fino all&#8217;oro tutto bene. La storia si complica con l&#8217;esplosione dell&#8217;economia globale tra il Rinascimento e il XIX secolo, che richiede un sistema di pagamenti più agile rispetto ai lingotti nel forziere del re e alle monetine d&#8217;oro e d&#8217;argento. Le zecche si trasformano in banche centrali che non si limitano a produrre monete metalliche ma cominciano a stampare banconote di carta e aprire conti di deposito. Appare evidente che sistema monetario basato solo sull&#8217;oro e altri preziosi non può star dietro all&#8217;esplosione demografica e industriale, con il corollario che gli scambi economici non si possano saldare per mancanza di metallo giallo (che dipende dalla fortuna e dalla lena dei minatori, non dal libero arbitrio dei commercianti). C&#8217;è però l&#8217;esigenza di controllare la quantità di moneta in circolazione, per garantire comunque l&#8217;esazione di ultima istanza, vale a dire la promessa che la banconota di carta (che è e rimane carta, e in sé non ha valore intrinseco, non vale nulla, è come se andate dal pusher con il pakistano e quello vi torna indietro un pacchetto di Marlboro light) possa comunque beneficiare della convertibilità in oro. Nella seconda metà dell&#8217;Ottocento si inaugura così il cosiddetto Gold Standard: le maggiori potenze economiche si accordano affinché le banche centrali mantengano, come riserva nei loro caveau, una quantità d&#8217;oro sufficiente per saldare la bilancia dei pagamenti estera (la regola è che almeno negli scambi internazionali l&#8217;oro rimanga come garanzia assoluta) mentre nell&#8217;economia interna può circolare un ammontare di banconote superiore al valore delle riserve d&#8217;oro.</p>
<p><strong>Di come, in un battito di ciglia di fronte all&#8217;universo, si perde ogni legame tra noi e l&#8217;oro (ma anche, loro):</strong>: il sistema a due velocità, con la garanzia aurea sui pagamenti internazionali (il Gold Standard) va in pezzi nella parentesi della Storia durante la quale due conflitti mondiali devastano il mondo. Saltano gli equilibri e le buone maniere, alcuni paesi letteralmente si dissanguano per pagare le spese della guerra e le riparazioni della pace. Anzi, <em>non alcuni, tutti </em>i paesi del mondo, con la sola esclusione degli Stati Uniti d&#8217;America vanno i bancarotta, e gli States, a partire dagli accordi di Bretton Woods (1944) fanno da <em>medium</em> tra le economie del mondo e il metallo giallo, che dai quattro angoli della Terra si accumula sempre di più ormai solo nei forzieri di Fort Knox, nel Kentucky. Il dollaro rimane l&#8217;unica valuta convertibile in oro e potrà essere usato per finanziare i deficit degli altri paesi, le cui monete (la lira, il franco, il marco) mantengono un cambio fisso con il dollaro. Questo sistema, con il dollaro superstar, unico che dia diritto a essere cambiato in oro in caso di necessità, dura fino al 1971. Nel dopoguerra c&#8217;è il boom economico, le economie si espandono ulteriormente e aumentano le interconnessioni globali, tanto che il sistema finisce per creare troppa lacci sulla politica monetaria di Washington. Durante il governo di Nixon si decide così di recidere l&#8217;ultimo filo che lega le valute mondiali al metallo aureo, si butta a mare BrettonWoods facendo sì che le banconote e la moneta virtuale (conti correnti, titoli di debito e così via) fluttuino liberamente nell&#8217;aere del capitalismo, con i cambi tra valute internazionali che possono aggiustarsi continuamente per riequilibrare la forza commerciale e la diversa capacità di attrarre i capitali dei vari paesi. Finisce qui, dopo millenni, il legame del sistema dei pagamenti degli umani con l&#8217;oro. Qui finisce il signoraggio dell&#8217;antichità (detto anche degli apocalittici) e inizia un signoraggio più moderno, sottile (detto anche degli integrati) ma non per questo meno importante.</p>
<p><a href="http://www.jonkind.com/2010/05/21/il-signoraggio-spiegato-con-il-big-mac-parte-ii/">(segue)</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>PIL, &#8220;andiamo meglio degli altri&#8221;</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2010/04/06/pil-andiamo-meglio-degli-altri/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 23:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top Facts]]></category>

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		<description><![CDATA[(magari leggendo la classifica dal basso) Fonte: Fondo Monetario Internazionale, tasso di crescita PIL reale cumulato 2009 only Francia: -2,4% USA: -2,7% Spagna: -3,8% Gran Bretagna: -4,4% Italia: -5,1% Germania -5,3% Giappone -5,4% 2008-2009 Francia: -2,1% USA: -2,3% Spagna: -2,9% Gran Bretagna: -3,7% Germania: -4,1% Giappone: -6,1% Italia: -6,1% 2008-2009-2010 (previsioni) USA: -0,8% Francia: -1,2% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(magari leggendo la classifica dal basso)</em><br />
Fonte: Fondo Monetario Internazionale, tasso di crescita PIL reale cumulato<br />
2009 only<br />
Francia:             -2,4%<br />
USA:                  -2,7%<br />
Spagna:             -3,8%<br />
Gran Bretagna:  -4,4%<br />
Italia:                  -5,1%<br />
Germania           -5,3%<br />
Giappone           -5,4%<br />
2008-2009<br />
Francia:              -2,1%<br />
USA:                  -2,3%<br />
Spagna:             -2,9%<br />
Gran Bretagna:  -3,7%<br />
Germania:          -4,1%<br />
Giappone:          -6,1%<br />
Italia:                  -6,1%<br />
2008-2009-2010 (previsioni)<br />
USA:                    -0,8%<br />
Francia:               -1,2%<br />
Gran Bretagna:    -2,8%<br />
Spagna:               -3,6%<br />
Germania:            -3,8%<br />
Giappone:            -4,4%<br />
Italia:                    -5,9%</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La politica italiana nell&#8217;era dell&#8217;irriproducibilità dei suoi leader</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2010/03/01/la-politica-italiana-nellera-dellirriproducibilita-dei-suoi-leader/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fondatori e leader di Partiti Politici Italiani che non hanno mai passato il vaglio del voto democratico all&#8217;interno della propria formazione politica Tempo di validità della carica: Umberto Bossi 4 dicembre 1989 &#8211; oggi (10886 giorni) Benito Mussolini 9 novembre 1921 &#8211; 25 luglio 1943 (7455 giorni) Silvio Berlusconi 18 gennaio 1994 &#8211; oggi (5442 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondatori e leader di Partiti Politici Italiani che non hanno mai passato il vaglio del voto democratico all&#8217;interno della propria formazione politica<br />
Tempo di validità della carica:<br />
<strong>Umberto Bossi </strong>          4 dicembre 1989 &#8211; oggi                    (10886 giorni)<br />
<strong>Benito Mussolini  </strong>       9 novembre 1921 &#8211; 25 luglio 1943    (7455 giorni)<br />
<strong>Silvio Berlusconi </strong>      18 gennaio 1994 &#8211; oggi                      (5442 giorni)</p>
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		<title>Il rigorista mancato</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 17:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; ormai passata l&#8217;idea, tanto a Destra quanto in maniera soprendente, a Sinistra, che il Ministro Tremonti si sia trasformato in un &#8220;rigorista di ferro&#8221;, in un &#8220;Mister No&#8221; intransigente sulle finanze pubbliche, un cocchiere con winchester che non sfigurerebbe nel film Ombre Rosse di John Ford, pronto a sparare ad alzo zero contro il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ormai passata l&#8217;idea, tanto a Destra quanto in maniera soprendente, a Sinistra, che il Ministro Tremonti si sia trasformato in un &#8220;rigorista di ferro&#8221;, in un &#8220;Mister No&#8221; intransigente sulle finanze pubbliche, un cocchiere con <em>winchester</em> che non sfigurerebbe nel film Ombre Rosse di John Ford, pronto a sparare ad alzo zero contro il il parlamento-comanche all&#8217;assalto della diligenza-Finanziaria.</p>
<p>Ma può esistere un rigorista senza rigore? Nei fatti? Nei numeri?<br />
Passi l&#8217;idea di Giulio che durante le crisi non si fanno le riforme fiscali e previdenziali. <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/finanziaria2010/index.html">I provvedimenti espansivi del 2009 e 2010</a> sono ridicoli e sfiorano lo 0% del PIL, essendo concepiti (vedi esempio Robin Tax) per fare comunicazione con il minimo sforzo senza avere impatto su alcun indicatore economico, dando giusto un po&#8217; di elemosina qua e là (vedi anche la copertura del 5 per mille, fondi dirottati altrove e adesso ripristinati come se fosse un nuovo provvedimento, un vero gioco delle tre carte).</p>
<p><span id="more-536"></span><br />
In Economia i provvedimenti funzionano solamente se sono di facile comprensione e ampia portata perché oltre al valore del sussidio in sé devono incrementare la fiducia nel futuro, rianimando gli <em>animal spirits</em> di imprenditori e consumatori. Le crisi si vivono meglio se ci aspetta qualcosa di nuovo una volta che sarà finita: in questo senso le proposte dell&#8217;onorevole Baldassarri del PDL, seppur troppo ambiziose nella misura, avrebbero dato migliori frutti, interventi anche parziali su IRPEF e IRAP avrebbero avuto un effetto placebo, prospettando un futuro con meno tasse o con un sistema fiscale semplificato, incentivando a mantenere intatta la capacità produttiva, a non licenziare, a consumare il risparmio fiscale. Queste cose Tremonti le sa però ciurla nel manico e, in questi giorni, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/24/Tremonti_riforma_fiscale_arrivata_ora_co_9_091224001.shtml">propone il dibattito nazionale su come riformare il Fisco</a>, anticipando però che &#8211; come nei suoi precedenti 5 anni di Ministero, la riforma non potrà farsi comunque prima del 2013, cioè la fine della legislatura, con buona pace di un&#8217;altra regola aurea dell&#8217;Economia: le chiacchere stanno a zero.</p>
<p>Rigorista senza rigore, si diceva.</p>
<p>Nonostante l&#8217;incorruttibilità del cocchiere, nei soli 12 mesi che vanno da Maggio 2008 ad Agosto 2009, <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2009/bolleco58/bollec58/be58_appendice.pdf">al ministero dell&#8217;Economia si è aperto un nuovo buco di bilancio pari a 108 miliardi di euro</a>, un deficit annuale di circa il 6% del PIL, una voragine di 10 miliardi ogni mese; per dare l&#8217;idea la somma delle manovre finanziarie degli ultimi due anni non vale neanche a eguagliare trenta giorni di caduta tendenziale della finanza pubblica. Tutto questo nonostante grazie alla politica monetaria lo Stato paghi praticamente zero interessi sui BOT e BTP, finanziandosi a condizioni mai così favorevole sui mercati. Tutto questo quando il peggio dal lato delle entrate fiscali deve ancora venire dato che il crollo del PIL del 2009 si vedrà solo nei modelli unici del 2010. 20 miliardi era il costo per il taglio IRAP e IRPEF di Baldassarri, due mesi di deficit attuale, davvero era disastroso per il bilancio dello stato applicarle? Forse no.<br />
Quindi di che parliamo? Nei numeri non c&#8217;è affatto una finanza rigorosa in Italia, perché le azioni sulla spesa e la riforma sui trend distruttivi (vedi le pensioni) non ci sono affatto. La fiducia nel futuro, nonostante i mitici &#8220;tagli orizzontali&#8221; ai Ministeri e i discorsi filosofici è scarsa, in un sistema che ripresenterà tutti i suoi difetti anche quando le esportazioni (vera causa della crisi interna) dovessero timidamente ripartire. Dove va l&#8217;Italia? Boh. Rimane dov&#8217;è, anche quando ripartirà il ciclo. Questo, nell&#8217;economia globale delle <em>expectations</em>, è un&#8217;esitazione micidiale.<br />
Abbiamo un ministro rigoroso senza rigore, dunque, almeno nei numeri. Ma in una cosa Giulio dimostra una tenacia senza precedenti. Nella conservazione dei suoi interessi elettorali, nella difesa della sua base politica, sostanzialmente il piccolo-medio commercio interessato a che si mantenga un altro record italiano, quello del 20% del PIL evaso. Quello che si sta cercando di fare è di non mutare l&#8217;assetto socio-economico del paese, neanche di una virgola, neanche durante una crisi strutturale internazionale, in piena coerenza con politica completamente conservatrice. Lo scudo fiscale è il manifesto di questa politica, 100 miliardi di euro condonati agli evasori con soldi all&#8217;estero, sono una dichiarazione di intenti ben più importante di qualche accertamento in più della Guardia di Finanza sbattuto in prima pagina. Molto più importante di una guerra ai paradisi fiscali che di fatto non c&#8217;è ancora, fino a che non si arriverà ai mitici accordi di scambio dati con Svizzera e San Marino. Così come l&#8217;anticipo dell&#8217;IRAP sospeso agli autonomi, il tira e molla sugli studi di settore. Tutti messaggi rassicuranti inviati alla propria base elettorale.</p>
<p>Il rigore di Tremonti è il rigore dello <em>status quo</em>, non del bilancio pubblico: non vengono modificate le leve del Fisco Ideale (le aliquote, le basi imponibili etc.) anche per compiacere i guardiani di Bruxelles che non potendo vedere in controluce si accontentano dell&#8217;impostazione formale delle manovre, mentre si fa in modo che il Fisco Reale (la pressione fiscale al 50% sugli onesti e allo 0% agli altri) non intacchi troppo la rassicurante <em>vacatio debitum</em> di un popolo di almeno 5 milioni di persone, che esprime voti forse almeno per 10 o 15 e che, da sempre, in questo paese, garantisce un ritorno politico ai Partiti Conservatori, contro il terrore pavloviano dei Visco e delle sinistre. Se anche stavolta non si vanno a chiedere i soldi a quelli, e si scarica la crisi sul resto del Paese, c&#8217;è un&#8217;elevata probabilità che la geografia del consenso elettorale non muti, e con questo la garanzia di conservazione del potere nei prossimi 5-10 anni, quando Tremonti non si acconterà di un ruolo subalterno a Berlusconi ma presumibilmente vorrà essere incoronato come Premier.</p>
<p>Un rigorista che non tira i rigori.</p>
<p>Un rigorista che pensa a sé, piuttosto che alla squadra.</p>
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		<title>Duomismo, Wikipedia, 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Wikipedia, enciclopedia libera) Peculiare forma di populismo nata in Italia all&#8217;inizio del millennio, non riconducibile ad altre forme di plebiscitarismo tipiche del Novecento, caratterizzata ora da frammentazione ora da polarizzazione delle forze politiche con il tratto costante della contrapposizione continua, della campagna elettorale permanente e della pressoché stabile presenza dei leader di maggioranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(voce di Wikipedia, enciclopedia libera)</em><br />
Peculiare forma di populismo nata in Italia all&#8217;inizio del millennio, non riconducibile ad altre forme di plebiscitarismo tipiche del Novecento, caratterizzata ora da frammentazione ora da polarizzazione delle forze politiche con il tratto costante della contrapposizione continua, della campagna elettorale permanente e della pressoché stabile presenza dei leader di maggioranza e opposizione su tutti i mezzi di comunicazione (TV, stampa, Internet, con la lodevole eccezione della radio), pur in assenza di una vera agenda governativa, di un&#8217;adeguata produttività legislativa, spesso anche in mancanza di un qualunque argomento di discussione.<br />
Pur etichettandosi con le categorie politiche tipiche dell&#8217;Europa contemporanea (destra, sinistra, centro) gli esponenti politici del <em>Duomismo </em>si caratterizzano per l&#8217;assenza completa di coerenza ideologica surrogata artatamente da personalismo, machiavellismo, opportunismo cinico, sfruttamento della retorica a vuoto, facili espedienti comunicativi, trasformismo e tutte le altre qualità vieppiù giudicate negativamente dal resto del mondo per il ridicolo mescolarsi, in una rappresentazione unica, delle forme artistiche del melodramma e della commedia all&#8217;italiana.</p>
<p><span id="more-507"></span><br />
Secondo molti osservatori il <em>Duomismo</em> è una forma aggravante del populismo stesso, dato lo spaesamento totale provocato negli elettori, educati allo strillo o al lazzo, all&#8217;inciviltà o al menefreghismo con la degenerazione, anche nella mente degli elettori più equilibrati, in forme di schizofrenìa politica, con probabili sbocchi violenti o rivoluzionari.<br />
Curiosamente &#8211; dati gli esiti &#8211; il <em>Duomismo</em> si caratterizza per l&#8217;età avanzata dei suoi maggiori esponenti.<br />
Il nome di questa sindrome politica deriva dal noto monumento-simbolo della città di Milano, sia per le origini meneghine del principale esponente del <em>Duomismo</em>, Silvio Berlusconi, che per un fatto di cronaca: l&#8217;aggressione violenta di uno psicopatico allo stesso Silvio Berlusconi &#8211; allora Presidente del Consiglio &#8211; proprio nei pressi della cattedrale milanese, durante un comizio in cui il Premier stava insultando la controparte politica. Aggressione unica del suo genere in quanto per la prima volta nella storia dei leader presidenziali essa non è avvenuta con l&#8217;uso di armi da fuoco, esplosivi od oggetti a lama scoperta ma con un souvenir del Duomo medesimo, comprato a una bancarella poco prima dell&#8217;atttentato.</p>
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		<title>Papao Meravigliao</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
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		<description><![CDATA[Al vertice FAO che si sta tenendo a Roma, deludente nella misura in cui non ci saranno impegni concreti di finanziamento da parte dei paesi membri (ricchi o poveri che siano), è arrivato puntuale il flame del capo della chiesa cattolica, Benedetto XVI, con il discorso introduttivo nella mattinata di lunedì. E come poteva non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2009/11/Papao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2855" title="Il Papa ai politici italiani: fate il bene comune" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2009/11/Papao-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Al vertice FAO che si sta tenendo a Roma, deludente nella misura in cui non ci saranno impegni concreti di finanziamento da parte dei paesi membri (ricchi o poveri che siano), è arrivato puntuale il <em>flame</em> del capo della chiesa cattolica, Benedetto XVI, con il discorso introduttivo nella mattinata di lunedì. E come poteva non essere? Quando si parla della fame del mondo, dei poveri, dell&#8217;Africa: argomenti che da anni stanno a cuore al vicario di Cristo.</p>
<p>Parlando <em>super partes</em> (anche perché fino a oggi il Vaticano si è ben guardato non solo dal finanziare la FAO ma <a href="http://www.fao.org/unfao/govbodies/membernations3_en.asp">persino di aderirvi come paese membro)</a>, Joseph Ratzinger ha tuonato contro l&#8217;indifferenza e il cinismo delle società industrializzate colpevoli di <em>&#8220;opulenza e spreco&#8221;, </em>ricordando <em>&#8220;che è necessario coinvolgere le comunità locali nella decisioni sulla terra coltivabile promuovendo l&#8217;agricoltura non per il profitto fine a se stesso, per egoismo, considerando il cibo alla stregua di tutte le altri merci&#8221;, </em>svelando, infine, e questo è l&#8217;aspetto che meraviglia di più nel discorso del pontefice <em>&#8220;che il cibo è un diritto di tutti e che la Terra può nutrire tutti i suoi abitanti perché non c&#8217;è un nesso cusa effetto tra la crescita della popolazione e la fame&#8221;. </em>Dichiarazione, quest&#8217;ultima, figlia dell&#8217;esempio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci e sicuramente più attraente, in un mondo di terreni aridi e di contadini costretti a svegliarsi alle 4, che promuovere lacrime, sudore e fertilizzante.</p>
<p><span id="more-484"></span></p>
<p>Non c&#8217;è un nesso, dunque, tra crescita demografica e cibo, secondo Ratzinger. Più bocche da sfamare non possono essere un ostacolo, basta produrre di più, non distruggere cibo per scopi speculativi (come succede nei paesi ricchi, per tenere alti i prezzi) e non sprecare, non buttare nel cestino. Imbarcare su una nave il surplus, magari regalarlo perché i paesi poveri non hanno reddito (sia fatto notare che se io vado al mercato le zucchine gratis non me le danno, neanche l&#8217;ortolano più santo del mondo).</p>
<p>Ma davvero non c&#8217;è il nesso? Davvero è solo un problema etico e distributivo?</p>
<p>Oggi il numero di persone che soffrono di fame è lo stesso, in percentuale, del 1990. Se consideriamo l&#8217;Africa la popolazione complessiva è aumentata dai 600 milioni di abitanti nel 1990 fino ai 900 milioni di oggi: ci sono 300 milioni di bocche da sfamare in più. Dato che l&#8217;agricoltura e il libero mercato hanno fatto progressi &#8211; nonostante gli speculatori che evidentemente hanno lasciato fare &#8211; di queste 300 milioni di nuove bocche, se teniamo buono il discorso della percentuale immutata, almeno 4 su 5, 240 milioni, riescono a beneficiare dell&#8217;aumentata produttività dell&#8217;agricoltura mondiale e mettere qualcosa sotto i denti, mentre abbiamo almeno 60 milioni di nuovi individui che soffrono per fame. Per parafrasare il celebre proverbio di Trilussa questi 60 milioni di poveretti non dovrebbero soffrire statisticamente (la percentuale non è aumentata, come detto sopra); tuttavia la fame non è un male statistico bensì un male di stomaco, la sofferenza è indivudale, non collettiva.</p>
<p>Come si fa, caro Joseph (posso chiamarti così) a non trovare il nesso se l&#8217;aumento demografico, in un continente endemicamente sottosviluppato come quello africano, è del 50% in soli 20 anni? In un&#8217;area geografica storicamente svantaggiata per le colture primarie a causa del clima? Prendiamo l&#8217;esempio dell&#8217;Egitto che nel XX secolo ha visto esplodere la sua popolazione fino a 80 milioni (come la Germania) per un paese che ha un&#8217;area coltivabile di solo il 3%, concentrata nella Valle del Nilo. Un paese che raccoglie il poco grano che produce in inverno e che mangia panino kebab da mattina a sera. L&#8217;Egitto dipende fortemente dalle importazioni di grano (mentre è un esportatore di riso) non perché ci sia un complotto demo-plutonico-industriale ma perché se raddoppia la popolazione e nel deserto africano non c&#8217;è più uno straccio di area verde finisce che devi importarlo da fuori. Punto. E dipendere dalle importazioni vuol dire essere in balia del buono e cattivo tempo dai mercati, soprattutto quando paesi che hanno un boom demografico simile (Cina e India, per dire) finiscono per imporre dazi all&#8217;export di grano per calmierare i mercati interni e nutrire i propri cittadini e a te, fratello africano, tocca comprare il grano dagli unici esportatori rimasti che sono i produttori di sovrappiù. Oggi il 25 % delle esportazioni di grano mondiale vengono dagli USA, il 15% dal Canada, il 13% dalla UE, il 9% dalla Russia. Seguono grossi produttori singoli come Ucraina e Argentina. L&#8217;Africa invece è un grande importatore di frumento, perché non riesce a soddisfare la richesta proveniente dai suoi 900 milioni di abitanti, dai paesi nordafricani come l&#8217;Egitto, la Libia, l&#8217;Algeria così come dai fratelli dell&#8217;Africa Nera, che la valle del Nilo nemmeno ce l&#8217;hanno. E oggi i prezzi del frumento stanno risalendo sui mercati in maniera decisa, dopo la caduta dai massimi del 2007. Sarebbe in balìa l&#8217;Africa dei mercati alimentari, se avesse metà della popolazione? Certo che no. Ecco il nesso tra cibo e demografia.</p>
<p>La speculazione sui mercati internazionali fa la sua porca figura, non va negato. Nel 2007 si arrivò al picco delle quotazioni del grano perché dopo la bolla immobiliare gli operatori finanziari stavano cercando di scalare il &#8220;silos virtuale&#8221; del frumento mondiale e trovare nuovi terreni su cui moltiplicare i guadagni della moneta abbondante e dei derivati abbondantissimi. Ma le bolle si gonfiano e scoppiano. I prezzi salgono e poi scendono. Oggi i prezzi del grano sono gli stessi del 2004, è aumentata la variabilità nel breve periodo, aumentano le montagne russe e la percezione degli aumenti ma, alla fine, la regola semplice della domanda dell&#8217;offerta è l&#8217;unica che spiega le cose. E la domanda dipende dalle bocche da sfamare, una funzione lineare e ovvia, trattandosi di un consumo primario. Il trend di lungo termine, oggi, è di una crescita dei prezzi dei beni alimentari perché la popolazione sta crescendo a una velocità iperbolica mentre la produttività agricola non riesce a tenere il passo. La speculazione cavalca i trend, li amplifica nel breve, ma nel lungo termine tutto torna, anche i prezzi. Ecco, ancora, il nesso. Dato che l&#8217;Africa si è messa nei guai da sola, facendo esplodere la domanda mondiale di prodotti alimentari e diventando di fatto grande importatore, l&#8217;unico modo per uscire dal &#8220;buco della fame&#8221; è ridurre la domanda interna o aumentare la produttività dell&#8217;offerta locale (ci sono diversi progetti sperimentali, alla maniera israeliana, di fare agricoltura nel deserto). E per ridurre la domanda interna non c&#8217;è altro mezzo che il controllo demografico, da attuarsi non con una pallottola alla testa &#8211; modello cinese &#8211; ma con la promozione di una classe medio-borghese, emancipata, con un tenore di vita sufficiente da non considerare la procreazione una specie di roulette russa della discendenza, per ridurre il numero di figli per madre dall&#8217;attuale 5,8 a percentuali più americano-europee (1,9 figli). Operazione possibile se i proventi delle materie prime (gas, petrolio, minerali) venisse investito dai governi nello sviluppo di un tessuto industriale e dei servizi e non imboscato in Svizzera o investito nelle multinazionali, ricchezze concentrate e gestite a livello delle varie famiglie regnanti, a titolo personale. Sport in cui si distingue proprio quel pittoresco dittatore libico amico dell&#8217;Italia che continua a tuonare contro i soprusi &#8211; passati &#8211; del colonialismo europeo, dimenticando i soprusi &#8211; attuali &#8211; suoi e dei suoi simili. Come Mugabe.</p>
<p>Anche i paesi esportatori devono fare la loro parte, incrementando l&#8217;offerta mondiale di prodotti alimentari che possano essere venduti a prezzi adeguati nel lungo termine, ai paesi africani. Soprattutto la UE può fare di più, dato che negli ultimi anni la politica agricola comune si è piuttosto orientata alle sovvenzioni ai contadini per la distruzione del prodotto e conseguente supporto artificiale di prezzi come sostegno al reddito nelle campagne. Tanto che ormai i contadini guidano il SUV anche se il raccolto è andato male. L&#8217;Europa, vincendo i suoi pregiudizi protezionistici sul reddito agricolo, potrebbe incrementare la sua esportazione, soprattutto in una regione geograficamente vicina, come l&#8217;Africa.</p>
<p>Quanto al papa, anche lui potrebbe fare la sua parte invece di negare l&#8217;unico nesso certo tra offerta di beni scarsi e proliferazione incontrollata della domanda di cibo. Intanto ci sarebbe quella storia da fanatici, quella roba dei profilattici, che potrebbe essere culturalmente apprezzata nelle famiglie africane se il Vaticano togliesse il suo veto ideologico all&#8217;atto sessuale senza procreazione. Aiuterebbe a fare un figlio in meno, per sfamare gli altri quattro. E poi, coerentemente con la giusta critica all&#8217;Occidente che distrugge il grano per profitto avrebbe potuto incontrare personalmente quei 300 agricoltori siciliani con i trattori che proprio mentre lui teneva il suo discorso nell&#8217;area gremita del summit FAO, bloccavano il traffico della capitale, per rivendicare anche per i vigneti gli stessi contributi pubblici che ricevono già per i campi coltivati a grano. Contributi a fondo perduto che servono a sostenere il reddito producendo di meno, in barba alle oscillazioni dei mercati, riducendo il rischio personale a carico della collettività e del mancato export al bambino africano.</p>
<p>Ecco, la prossima volta ci parli lui, il papa, con gli agricoltori siciliani.</p>
<p>E aiuterà l&#8217;Africa a mangiare di più.</p>
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		<title>La leva pensionistica della classe &#8217;96</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2009/10/18/la-leva-pensionistica-della-classe-96/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Periodicamente, di solito una volta a trimestre, scoppia in Italia la polemica sulle pensioni: sono troppo basse, sono troppo alte, ci costano il giusto, ci costano troppo, vanno riformate, la riforma va bene così. Anche questa settimana, puntuale, è scattata la polemica, rilanciata dal direttore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi, a cui ha risposto immediatamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="gobba_pensionisica.jpg" src="http://www.jonkind.com/gobba_pensionisica.jpg" width="214" height="175" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></span>Periodicamente, di solito una volta a trimestre, scoppia in Italia la polemica sulle pensioni: sono troppo basse, sono troppo alte, ci costano il giusto, ci costano troppo, vanno riformate, la riforma va bene così.<br />
Anche questa settimana, puntuale, è scattata la polemica, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/draghi-pensioni-ammortizzatori.shtml?uuid=dc7ec35c-b7e7-11de-98a5-fed6d7e3db8b&#038;DocRulesView=Libero&#038;fromSearch">rilanciata dal direttore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi</a>, a cui ha risposto immediatamente, per il governo, il ministro del welfare Maurizio Sacconi. Secondo Draghi la crisi economica ha peggiorato lo scenario di spesa pensionistica (crescente) rispetto alla crescita del PIL (negativa) ed è necessario intervenire subito prima che la finanza pubblica rischi ulteriori crac. Per il governo le riforme vanno bene così come sono, anche perché sta procedendo l&#8217;innalzamento dell&#8217;età fino a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; la finanziaria 2010 prevede anche che si vada oltre i 65 anni: dal 2015 l&#8217;entrata in pensione verrà aggiornata in base ai nuovi coefficienti di sopravvivenza umana, che continuano a crescere da diversi anni.<br />
Nel grafico all&#8217;inizio del post potete vedere le ultime previsioni, aggiornate al 2008, da parte della ragioneria generale dello stato (RGS). A partire dal 2010 si nota un notevole salto della curva, un salto che durerà almeno fino al 2046, quando il rapporto spesa/PIL comincerà a scendere. Questo saldo si chiama in gergo &#8220;gobba del sistema pensionistico&#8221;.</p>
<p><span id="more-443"></span><br />
Il problema è quindi grave dal punto di vista assoluto ma anche dal punto di vista dell&#8217;equità di trattamento fra giovani e vecchi. I due fattori più gravi che inficiano la sostenibilità e l&#8217;equità del sistema pensionistico sono i &#8220;baby boomers&#8221; (problema n.1)  e la &#8220;grande truffa del &#8217;96&#8243; (problema n.2).<br />
I &#8220;baby boomers&#8221; sono i lavoratori nati nel secondo dopoguerra, almeno fino al 1970. Quelli furono anni di grande natalità demografica, spinti dal boom economico e dal generale grado di fiducia nel futuro da parte delle famiglie italiane immerse nella crescita rampante del consumismo. Questa quota della popolazione, la più rilevante numericamente, sta cominciando ad andare in pensione adesso e ci andrà completamente fino al decennio 2040-2050, facendo esplodere il gruppo della popolazione pensionata, rispetto a quell&#8217;attiva, con un picco che sarà in un rapporto di 1,12 a 1 nei confronti dei lavoratori attivi.<br />
&#8220;La grande truffa del 96&#8243; è la riforma Dini approvata nel 1996 che ha trasformato il sistema da retributivo (<a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2009101513945741-2">assegno pensionistico legato all&#8217;ultimo stipendio, dal 60% fino all&#8217;80% in base agli anni di contributi</a>) a un sistema contributivo (dove si ottiene un assegno legato ai contributi versati durante tutta la vita con prestazioni che non supereranno generalmente il 30% dell&#8217;ultimo stipendio). La grande truffa non sta tanto nel cambiamento di sistema &#8211; assolutamente necessario, in linea con quello di paesi come gli USA &#8211; ma per il fatto che la riforma sarebbe scattata a &#8220;babbo morto&#8221;, cioè non subito ma solo per chi cominciava a lavorare in quel momento, con un gap tra approvazione e applicazione di almeno 40 anni, a danno dei più giovani.<br />
Le polemiche in corso si riferiscono al fatto che c&#8217;è chi (come Draghi) vorrebbe affrontare il problema n.1: attenuare l&#8217;effetto dell&#8217;entrata in pensione dei &#8220;baby boomers&#8221; aumentando l&#8217;età pensionabile di questi ultimi, tenendoli il più possibile al lavoro per ridurre il rapporto spesa/PIL assoluto che già adesso, prima della partenza della gobba, <a href="http://www.corriere.it/economia/09_giugno_23/debito_ue_pil_italia_4ced874c-5fda-11de-bd53-00144f02aabc.shtml">è il più alto dei paesi OCSE, attorno al 14%.</a> Tale rapporto salirà almeno fino al 16% ma se la recessione economica dovesse prolungarsi più del dovuto nei prossimi anni potremmo avere un rapporto che schizza almeno fino a quota 18%.<br />
L&#8217;approccio di Draghi è corretto e il Ministro Sacconi sbaglia a dire che le cose vanno bene così. Ma in un certo senso sbaglia anche Draghi. Questa crisi economica ha dimostrato che il lavoratore è sempre meno necessario al sistema produttivo (guardate con che facilità sono stati licenziati dalle aziende in crisi) e che la disoccupazione strutturale nel mondo potrebbe facilmente innalzarsi dal 2-4% attuale al 4-8% nei prossimi decenni. Tecnologia, globalizzazione, scarsa redistribuzione, impediranno a molte persone di trovare lavoro entrando nel sistema lavorativo &#8220;dal basso&#8221;. Ritardare l&#8217;età pensionabile dei più vecchi significa intasare il sistema &#8220;dall&#8217;alto&#8221;, con un tappo di impiegati/quadri/dirigenti che continueranno a occupare il loro posto tra i 65-70 anni o addirittura (con i nuovi coefficienti di sopravvivenza) tra i 70-75. Questo semplicemente aumenterà la disoccupazione strutturale con al vertice delle aziende anziani presumibilmente demotivati e poco produttivi che ridurranno ulteriormente la crescita del prodotto interno lordo.<br />
Allora che c&#8217;è un solo modo di prendere per le corna il toro delle pensioni. Disinnescare il problema n.2 la &#8220;grande truffa del 96&#8243;, che è stato il peggior scherzo da carogna che uno stato possa fare ai proprio giovani. Ritardando l&#8217;applicazione della riforma al 2040 e oltre si è creata una comunità di giovani che prenderà il 30% dell&#8217;ultimo stipendio verso una comunità di anziani che prenderà tra il 60% e l&#8217;80%. E questa disparità si è affermata con la giustificazione, abnorme, che si dovevano difendere i diritti acquisiti dei lavoratori già occupati al momento della riforma. Un&#8217;affermazione che avrebbe avuto senso, forse, ai tempi del Congresso di Vienna ma che è un crimine politico-sociale in una moderna democrazia dove tutti i valori della fiscalità (pensate all&#8217;IRPEF, o agli stessi contributi INPS) possono cambiare nel tempo ma sono applicabili, nello stesso momento, a tutti i cittadini (tutti pagano e pagheranno gli stessi contributi ma è differente l&#8217;algoritmo di rivalutazione, i giovani prenderanno il 30% pagando il 30% mentre i vecchi prenderanno tra il 60% e l&#8217;80% sempre pagando il 30% con rivalutazione di più del doppio dei loro versamenti). La riforma Dini afferma il principio della parità diacronica (nel tempo tra tutti i riformati del &#8217;96) ma nega la parità sincronica oggi, fra tutti i lavoratori, con alcuni che sono fiscalmente discriminati rispetto ad altri. Questo, secondo il parere di chi scrive, violerebbe la Costituzione Italiana, in particolare, applicando la parità, paradossalmente, in un dato punto della curva temporale, tra i vivi e i morti, ma non tra i vivi e i vivi.<br />
Pensate, voi che avete iniziato a lavorare dopo il 1996, di dover sgomitare in un mercato sempre più difficile, fino almeno a 75 anni, con i vecchi che se ne vanno dall&#8217;azienda sempre più tardi e a cui pagherete il beneficio di una rivalutazione di più del 100% sulla pensione retributiva. Una cosa da incazzarsi tutte le mattine. Da generare odio per generazioni. Ecco allora che &#8220;la grande truffa del 96&#8243; si trasforma in un &#8220;grande furto&#8221; che io stimo nello spazio della gobba pensionistica per i prossimi 40 anni, per almeno 2 punti percentuali di PIL ogni anno (l&#8217;area tratteggiata nel grafico). Un furto dai vecchi ai giovani di almeno 30 miliardi di euro all&#8217;anno, che se sventato potrebbero tradursi in minori tasse (è il gettito annuale dell&#8217;IRAP), maggiori spese sociali produttive, assegni di disoccupazione, offerta formativa, riduzione del debito pubblico.<br />
C&#8217;è dunque un solo un modo, andando oltre le parole del Governatore Draghi, per risolvere la crisi delle pensioni italiane e non è (o almeno non è solamente) l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile che potrebbe addirittura rivelarsi dannosa (ma vi vedete, a 70 anni, lavorare in questa società sempre più aggressiva, dinamica, giovanilistica? Che possibilità ci sono di essere produttivi e inclusi a quell&#8217;età?). L&#8217;unico modo è riprendersi la refurtiva, riprendersi tutto o in parte, quel bottino che gli anziani prendono per sé. Senza rancore, ma con rigore.<br />
E&#8217; anche spiegato perché la politica di oggi non vuole le riforme, perché è completamente parte della generazione che sta rubando i soldi ai giovani, di quella parte della popolazione che stanno prendendo un bottino pari al doppio di quello che ha versato nel tempo. L&#8217;uinca speranza è la presa di coscienza dei più giovani che agiscano con referendum o altro tipo di spallata per riformare la riforma del &#8217;96.<br />
Perché, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xLxVTyFfQos">come in quel film di Spike Lee,</a> i ladri sono ancora nella banca, devono ancora uscire.<br />
(chi scrive ha iniziato a lavorare nell&#8217;aprile del 1996 e quindi ha un evidente motivo di interesse nella stesura di questo post)</p>
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		<title>C&#8217;è del marcio in Marcegaglia?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 22:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Marcegaglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo decreto anti-crisi (conosciuto anche come Tremonti-Ter) licenziato dal Governo alla fine del mese di giugno 2009 contiene diversi interventi tra cui uno principale di politica fiscale: la detassazione dei redditi investiti dalle imprese in macchinari di tipo industriale. Questa legge (come già per la Tremonti uno del 1994 e la Tremonti-bis del 2002) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo decreto anti-crisi (conosciuto anche come Tremonti-Ter) licenziato dal Governo alla fine del mese di giugno 2009 contiene diversi interventi tra cui uno principale di politica fiscale: la detassazione dei redditi investiti dalle imprese in macchinari di tipo industriale. Questa legge (come già per la Tremonti uno del 1994 e la Tremonti-bis del 2002) vale come acceleratore dei profitti, affiancandosi ai normali ammortamenti dei beni in oggetto e configurandosi quindi come un beneficio immediato e diretto in carico alla proprietà (non avendo necessariamente ricadute positive sull&#8217;occupazione, o sui prezzi finali dei prodotti)<br />
La misura si applica tuttavia ad un contesto selezionato di prodotti definiti da un codice attività (vedi estratto dalla Tremonti-ter, sotto)<br />
<em>&#8220;Art. 5<br />
1. È escluso dall&#8217;imposizione sul reddito di impresa il 50 per cento del valore degli investimenti in macchinari ed apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella ATECO [...]&#8220;</em></p>
<p><span id="more-349"></span><br />
La manovra ha ricevuto il beneplacito Confindustria che ha visto soddisfatte le sue richieste di intervento anti-crisi <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200903articoli/41877girata.asp">(&#8220;servono soldi veri&#8221;, </a>è stato detto in più riprese). In questo senso è intervenuto direttamente <a href="http://www.asca.it/news-DL_FISCALE__MARCEGAGLIA_PLAUDE_A_TREMONTI_TER-841561-ECO-1.html">il plauso della Presidente Emma Marcegaglia</a> che ha giudicato questa legge ancora migliore e più efficace delle due Tremonti precedenti.<br />
Comprendiamo l&#8217;entusiasmo di Emma che deve aver fatto due conti: è evidente che molti dei prodotti che ricevono l&#8217;incentivo sono presenti nel core business dell&#8217;azienda di famiglia (direttamente o indirettamente tramite semilavorati dell&#8217;acciaio). Dai link sottostanti potete confrontare il portafoglio della ditta con la tabella dei beni oggetto dell&#8217;incentivo e rilevarne l&#8217;imbarazzante sovrapposizione: dalle lamiere agli ascensori di cantiere, dalle pompe e compressori ai carrelli elevatori. Ci sono anche le catapulte per portaerei, se necessario.<br />
<a href="http://www.fiscoetasse.it/speciali/print.php?identry=10029">Tabella ISTAT (cf. codici 28)</a><br />
<a href="http://www.marcegaglia.com">Marcegaglia SPA</a><br />
Possiamo scommettere che il Gruppo Marcegaglia (in fortissima espansione fin dal 1999 con un fatturato di circa 4,2 miliardi di euro e utili record nel 2007-2008) riceverà una bella spinta di salvataggio dal decreto Tremonti, nel bel mezzo della crisi economica che minaccia il gruppo guidato dal decano Steno Marcegaglia, a differenza di molti altri settori economici lasciati all&#8217;asciutto.<br />
Una squisita coincidenza per la Pasionaria Confindustriale che <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/05/berlusconi-marcegaglia.shtml?uuid=4d536ebe-4620-11de-84f9-51aebafe7a2a&#038;DocRulesView=Libero">non voleva essere chiamata velina</a> dal Premier.<br />
Che voleva i soldi veri.<br />
E li ha avuti.</p>
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		<title>JD Top Italian Companies</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 15:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top Facts]]></category>
		<category><![CDATA[JD index]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prime 10 società italiane per fatturato secondo l&#8217;indice Jonkind (JD Top Companies) (dati in milioni di euro) Pubblica Amminstrazione, Governo &#8211; 757.000 Eni S.p.A. - 108.868 Enel S.p.A. &#8211; 61.184 Generali Assicurazioni S.p.A. 61.657 Mafia S.A.- 60.000 (stima) Fiat S.p.A. - 59.380 Unicredit S.p.A. 54.113 N&#8217;drangheta S.A. &#8211; 44.000 (stima) Camorra S.A.- 42.000 (stima) Telecom Italia S.p.A. 30.514 Fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le prime 10 società italiane per fatturato secondo l&#8217;indice Jonkind (JD Top Companies)</p>
<p>(dati in milioni di euro)</p>
<ol>
<li>Pubblica Amminstrazione, Governo &#8211; 757.000</li>
<li>Eni S.p.A. - 108.868 </li>
<li>Enel S.p.A. &#8211; 61.184 </li>
<li>Generali Assicurazioni S.p.A. 61.657</li>
<li>Mafia S.A.- 60.000 (stima) </li>
<li>Fiat S.p.A. - 59.380 </li>
<li>Unicredit S.p.A. 54.113 </li>
<li>N&#8217;drangheta S.A. &#8211; 44.000 (stima) </li>
<li>Camorra S.A.- 42.000 (stima)</li>
<li>Telecom Italia S.p.A. 30.514</li>
</ol>
<p>Fonti (Eurispes, Confesercenti, bilanci aziendali, Agenzia delle Entrate)</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
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