(segue da qui)
Abbiamo visto come gli Stati Uniti abbiano fatto definitivamente “saltare il tappo dell’oro”, presente fin dall’antichità sul sistema dei pagamenti mondiali. Il metallo aureo, dopo l’abbandono di BrettonWoods negli anni 70, diventa un bene di riserva, un valore rifugio in caso di catastrofe (come un bunker pieno di viveri in caso di guerra atomica, con la differenza che l’oro non si mangia) sostituito definitivamente in un sistema di valute mondiali in competizione, con un prezzo relativo definito dal tasso di cambio flessibile che va su e giù. La moneta non serve più a rappresentare un valore esterno (master) che guidi lo sviluppo del sistema ma serve a dare un prezzo, un’etichetta (slave), alla contestuale produzione umana di merci e servizi. Le banche centrali stampano moneta secondo le loro scelte espansive o restrittive ma non sono più obbligate a cambiare le banconote in oro, se non per venderlo in una comune transazione di mercato. La moneta acquista così un valore esclusivamente fiduciario, garantito dalla promessa dello Stato/Banca che tale moneta manterrà la sua onorabilità in merci e servizi, perdendo invece del tutto il valore intrinseco (marxianamente parlando, produrre una banconota da 500 euro o aprire un conto con 10.000 dollari hanno un costo-lavoro e materiale praticamente nullo rispetto al loro valore di mercato, che equivale al loro valore facciale, almeno finché rimane la fiducia nel sistema monetario stesso).
Il Signoraggio della moneta (che trovate anche scritto in qualche sito come SIGNORAGGIO oppure $IGN0RAGG10!) è qualcosa che sta a metà tra la legge economica e la leggenda metropolitana, amplificata negli ultimi anni dal passaparola su Internet e rilanciata dai movimenti politici più radicali, tipo lista Beppe Grillo o qualche movimento di destra anarchica.
Questo post vuole mettere un po’ d’ordine sulla definizione e sulle teorie del signoraggio monetario, in un periodo in cui (causa Grecia, Merkel, crisi dell’euro) si parla molto di valute. Il punto da dirimere è lo stesso, da sempre: il Signoraggio è in azione? Mi stanno fregando dei soldi? Ci sto perdendo? Chi mi sta ciulando?
(magari leggendo la classifica dal basso)
Fonte: Fondo Monetario Internazionale, tasso di crescita PIL reale cumulato
2009 only
Francia: -2,4%
USA: -2,7%
Spagna: -3,8%
Gran Bretagna: -4,4%
Italia: -5,1%
Germania -5,3%
Giappone -5,4%
2008-2009
Francia: -2,1%
USA: -2,3%
Spagna: -2,9%
Gran Bretagna: -3,7%
Germania: -4,1%
Giappone: -6,1%
Italia: -6,1%
2008-2009-2010 (previsioni)
USA: -0,8%
Francia: -1,2%
Gran Bretagna: -2,8%
Spagna: -3,6%
Germania: -3,8%
Giappone: -4,4%
Italia: -5,9%
All’indomani delle elezioni regionali 2010 Giulio Tremonti ha detto che adesso il governo ha davanti a sé tre anni per fare la grande riforma fiscale, necessaria per il paese, ma non fattibile fino a oggi a causa della crisi economica e delle scadenze elettorali.
E’ necessario riformare un sistema plasmato nella società industriale degli anni ’70 (quando le tasse si pagavano, probabilmente) e adeguarlo allo sviluppo del terziario, alle persone anzi che alle cose (tipo le case?), alla globalizzazione.
Molto bene, si comincia a fare sul serio.
Terrò aggiornato il blog e questo post con tutte le iniziative concrete al riguardo.
Ecco.
1) Bene, forza
2) dai, su, ce la facciamo
3) ……
Fondatori e leader di Partiti Politici Italiani che non hanno mai passato il vaglio del voto democratico all’interno della propria formazione politica
Tempo di validità della carica:
Umberto Bossi 4 dicembre 1989 – oggi (10886 giorni)
Benito Mussolini 9 novembre 1921 – 25 luglio 1943 (7455 giorni)
Silvio Berlusconi 18 gennaio 1994 – oggi (5442 giorni)
E’ ormai passata l’idea, tanto a Destra quanto in maniera soprendente, a Sinistra, che il Ministro Tremonti si sia trasformato in un “rigorista di ferro”, in un “Mister No” intransigente sulle finanze pubbliche, un cocchiere con winchester che non sfigurerebbe nel film Ombre Rosse di John Ford, pronto a sparare ad alzo zero contro il il parlamento-comanche all’assalto della diligenza-Finanziaria.
Ma può esistere un rigorista senza rigore? Nei fatti? Nei numeri?
Passi l’idea di Giulio che durante le crisi non si fanno le riforme fiscali e previdenziali. I provvedimenti espansivi del 2009 e 2010 sono ridicoli e sfiorano lo 0% del PIL, essendo concepiti (vedi esempio Robin Tax) per fare comunicazione con il minimo sforzo senza avere impatto su alcun indicatore economico, dando giusto un po’ di elemosina qua e là (vedi anche la copertura del 5 per mille, fondi dirottati altrove e adesso ripristinati come se fosse un nuovo provvedimento, un vero gioco delle tre carte).
(voce di Wikipedia, enciclopedia libera)
Peculiare forma di populismo nata in Italia all’inizio del millennio, non riconducibile ad altre forme di plebiscitarismo tipiche del Novecento, caratterizzata ora da frammentazione ora da polarizzazione delle forze politiche con il tratto costante della contrapposizione continua, della campagna elettorale permanente e della pressoché stabile presenza dei leader di maggioranza e opposizione su tutti i mezzi di comunicazione (TV, stampa, Internet, con la lodevole eccezione della radio), pur in assenza di una vera agenda governativa, di un’adeguata produttività legislativa, spesso anche in mancanza di un qualunque argomento di discussione.
Pur etichettandosi con le categorie politiche tipiche dell’Europa contemporanea (destra, sinistra, centro) gli esponenti politici del Duomismo si caratterizzano per l’assenza completa di coerenza ideologica surrogata artatamente da personalismo, machiavellismo, opportunismo cinico, sfruttamento della retorica a vuoto, facili espedienti comunicativi, trasformismo e tutte le altre qualità vieppiù giudicate negativamente dal resto del mondo per il ridicolo mescolarsi, in una rappresentazione unica, delle forme artistiche del melodramma e della commedia all’italiana.
Al vertice FAO che si sta tenendo a Roma, deludente nella misura in cui non ci saranno impegni concreti di finanziamento da parte dei paesi membri (ricchi o poveri che siano), è arrivato puntuale il flame del capo della chiesa cattolica, Benedetto XVI, con il discorso introduttivo nella mattinata di lunedì. E come poteva non essere? Quando si parla della fame del mondo, dei poveri, dell’Africa: argomenti che da anni stanno a cuore al vicario di Cristo.
Parlando super partes (anche perché fino a oggi il Vaticano si è ben guardato non solo dal finanziare la FAO ma persino di aderirvi come paese membro), Joseph Ratzinger ha tuonato contro l’indifferenza e il cinismo delle società industrializzate colpevoli di “opulenza e spreco”, ricordando “che è necessario coinvolgere le comunità locali nella decisioni sulla terra coltivabile promuovendo l’agricoltura non per il profitto fine a se stesso, per egoismo, considerando il cibo alla stregua di tutte le altri merci”, svelando, infine, e questo è l’aspetto che meraviglia di più nel discorso del pontefice “che il cibo è un diritto di tutti e che la Terra può nutrire tutti i suoi abitanti perché non c’è un nesso cusa effetto tra la crescita della popolazione e la fame”. Dichiarazione, quest’ultima, figlia dell’esempio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci e sicuramente più attraente, in un mondo di terreni aridi e di contadini costretti a svegliarsi alle 4, che promuovere lacrime, sudore e fertilizzante.
Periodicamente, di solito una volta a trimestre, scoppia in Italia la polemica sulle pensioni: sono troppo basse, sono troppo alte, ci costano il giusto, ci costano troppo, vanno riformate, la riforma va bene così.
Anche questa settimana, puntuale, è scattata la polemica, rilanciata dal direttore della Banca d’Italia, Mario Draghi, a cui ha risposto immediatamente, per il governo, il ministro del welfare Maurizio Sacconi. Secondo Draghi la crisi economica ha peggiorato lo scenario di spesa pensionistica (crescente) rispetto alla crescita del PIL (negativa) ed è necessario intervenire subito prima che la finanza pubblica rischi ulteriori crac. Per il governo le riforme vanno bene così come sono, anche perché sta procedendo l’innalzamento dell’età fino a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; la finanziaria 2010 prevede anche che si vada oltre i 65 anni: dal 2015 l’entrata in pensione verrà aggiornata in base ai nuovi coefficienti di sopravvivenza umana, che continuano a crescere da diversi anni.
Nel grafico all’inizio del post potete vedere le ultime previsioni, aggiornate al 2008, da parte della ragioneria generale dello stato (RGS). A partire dal 2010 si nota un notevole salto della curva, un salto che durerà almeno fino al 2046, quando il rapporto spesa/PIL comincerà a scendere. Questo saldo si chiama in gergo “gobba del sistema pensionistico”.
Il nuovo decreto anti-crisi (conosciuto anche come Tremonti-Ter) licenziato dal Governo alla fine del mese di giugno 2009 contiene diversi interventi tra cui uno principale di politica fiscale: la detassazione dei redditi investiti dalle imprese in macchinari di tipo industriale. Questa legge (come già per la Tremonti uno del 1994 e la Tremonti-bis del 2002) vale come acceleratore dei profitti, affiancandosi ai normali ammortamenti dei beni in oggetto e configurandosi quindi come un beneficio immediato e diretto in carico alla proprietà (non avendo necessariamente ricadute positive sull’occupazione, o sui prezzi finali dei prodotti)
La misura si applica tuttavia ad un contesto selezionato di prodotti definiti da un codice attività (vedi estratto dalla Tremonti-ter, sotto)
“Art. 5
1. È escluso dall’imposizione sul reddito di impresa il 50 per cento del valore degli investimenti in macchinari ed apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella ATECO [...]“