<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Jonkind &#187; Starv the Beast</title>
	<atom:link href="http://www.jonkind.com/category/starv-the-beast/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.jonkind.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 27 Jan 2012 23:26:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Lo zio di tutti i cretini</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/12/17/lo-zio-di-tutti-i-cretini/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/12/17/lo-zio-di-tutti-i-cretini/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 13:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Bonanni]]></category>
		<category><![CDATA[Cisl]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=5128</guid>
		<description><![CDATA[La pittoresca uscita del segretario della Sergio Bonanni contro la manovra Monti introduce nel panorama delle figurine emblematiche del Paese un suo zio, presumibilmente di Bomba (Chieti), come lui, che non conoscendo un accidenti di Economia sarebbe stato comunque capace di escogitare provvedimenti finanziari di risanamento al pari dell&#8217;ex rettore della Bocconi. Non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/12/bonanni.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5136" title="bonanni" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/12/bonanni.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a>La pittoresca uscita del segretario della Sergio Bonanni contro la manovra Monti <strong>introduce nel panorama delle figurine emblematiche del Paese un suo zio</strong>, presumibilmente di Bomba (Chieti), come lui, che non conoscendo un accidenti di Economia <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_17/camusso-manovra-lega_5e01f364-2897-11e1-b2e0-62df0bde9a01.shtml">sarebbe stato comunque capace di escogitare provvedimenti finanziari</a> di risanamento al pari dell&#8217;ex rettore della Bocconi.</p>
<p>Non ho mai conosciuto lo zio di Bonanni, e non posso che prendere per buono il giudizio del nipote che gli dà dello scemo. Tuttavia tanto scemo forse non doveva essere se fosse stato lui, assieme al fratello, <strong>ad avviare il figliolo Sergio a una meritata carriera da manovale, subito dopo il diploma da perito commerciale</strong>. Quanta saggezza doveva esserci in quella scelta, a cui pur il leader della Cisl ha voluto ribellarsi scalando via via le gerarchie del sindacato cattolico (&#8220;gli ultimi saranno i primi &#8211; della classe) e acquisendo competenze macronomiche evidentemente superiori alla somma dei ministri del governo tecnico.<span id="more-5128"></span></p>
<p>Sono sicuro che Mario Monti sa che la sua manovra ha un effetto recessivo sul PIL. Lo sa benissimo, lo ha pure ammesso pubblicamente. Ma la macroeconomia al tempo dei turbo mercati finanziari non è una funzione lineare come può esserci solo nel cervello di Bonanni. L&#8217;Italia ha 1900 miliardi di debito e non sono sicuramente i 30 della manovra che fanno esaurire il problema in un&#8217;ottica secolare. Ma quei 30 servono a dimostrare al mondo che l&#8217;Italia, dopo 150 anni di deficit, ha davvero cambiato marcia e si mostra ai creditori con un percorso di rientro che durerà decenni ma che vuole iniziare oggi. Se così non fosse, <strong>se i mercati non si fidassero e non prestassero i 400 miliardi di debito che scadono nei prossimi 12 mesi signficherebbe che l&#8217;effetto recessivo della non-manovra sarebbe pari a 400 miliardi = -40% del PIL, quasi tutto l&#8217;equivalente della spesa pubblica attuale. Non il -1,5% tanto aborrito dai sindacalisti che hanno imparato Keynes all&#8217;istituto tecnico.</strong></p>
<p>Si può dubitare che la manovra Monti sia inefficace, un rigorismo fuori tempo massimo.</p>
<p>Ma di questo, al limite, mi piacerebbe parlare con lo zio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/12/17/lo-zio-di-tutti-i-cretini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bella idea gli Eurobond, perché non cominciate voi?</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/12/08/bella-idea-gli-eurobond-perche-non-cominciate-voi/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/12/08/bella-idea-gli-eurobond-perche-non-cominciate-voi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 17:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[eurobond]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=5103</guid>
		<description><![CDATA[Andiamo verso il solito vertice libera-tutti a Bruxelles. Detto anche vertice della salvezza: tutti o quasi i Paesi europei chiederanno alla Merkel di pagare i 12 taxi (4 a testa) chiamati al telefono dal ragionier Calboni e la Merkel dirà ancora una volta di no. In particolare i leader della tecnocrazia UE (un lussemburghese, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/12/barruycker.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5114" title="barruycker" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/12/barruycker.jpg" alt="" width="340" height="255" /></a>Andiamo verso il solito vertice libera-tutti a Bruxelles. Detto anche vertice della salvezza: tutti o quasi i Paesi europei chiederanno alla Merkel di pagare i 12 taxi (4 a testa) chiamati al telefono dal ragionier Calboni e la Merkel dirà ancora una volta di no.</p>
<p>In particolare i leader della tecnocrazia UE (un lussemburghese, un belga, un portoghese, gli ultimi due provengono da Paesi indebitati al 100% del PIL) alzeranno il dito contro la Germania e il suo egoismo: la prima della classe continua a indebitarsi sul mercato a meno del 2% quando gli altri devono offrire almeno il 6%. La crisi dei debitori fa rifulgere di luce ancora più abbagliante i gioielli dei virtuosi dell&#8217;Euro. Perché la Germania non divide la torta del denaro a basso costo? Perché non permette l&#8217;emissione di titoli di stato Europei con garanzia collettiva (Germania inclusa, l&#8217;unica in realtà che possa dare qualche garanzia) che servano a ripagare i debiti dei paesi meno virtuosi? Facendo a mezzo delle loro sfortune? Eurobond che ripaghino i Bonos, i BTP, i dracma bond in scadenza e alleggeriscano il fardello dei bilanci dei mari del Sud.<span id="more-5103"></span></p>
<p>La <strong>Germania è sicuramente il Paese che ha guadagnato di più dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro.</strong> L&#8217;abbattimento dei costi di cambio e la percezione aumentata del potere d&#8217;acquisto hanno favorito l&#8217;importazione di una BMW, di un Audi o di una Volkswagen. La Germania, attraverso Deutsche Bank e Commerzbank, ha finanziato i bond dei paesi morosi che hanno dato quei soldi, tramite spesa pubblica, ai propri cittadini che ci hanno poi comprato una BMW, un Audi o un Volkswagen. Oggi che i Paesi meridionali non riescono a ripagare i loro debiti (ma si guardano dal restituire l&#8217;auto in concessionaria) si chiede alla Germania di rimetterci almeno parte di quel tesoretto rientrato in patria attraverso le esportazioni e gli utili delle aziende. Quei soldi prestati dai banchieri tedeschi agli stati europei indebitati sono adesso nelle ricche casse di qualche azienda bavarese, nell&#8217;ultimo stipendio di un operaio della Ruhr o nella pancia di qualche bevitore di birra in pensione a Berlino.</p>
<p>Alla richiesta dei cugini poveri la Germania può anche rispondere picche, come sta facendo, perché il debitore, causa del suo male, può solo piangere se stesso e non chiedere di cambiare le regole o di rubare il giocattolo del bambino ricco. Ma una cosa è chiedere le cose come fanno i somari ai secchioni a scuola, con l&#8217;irritazione degli ignoranti meno dotati e lo sprezzo verso lo sfigato che la sera è stato chiuso in casa a studiare, un&#8217;altra cosa è chiedere un aiuto con la saggezza degli umili che riconoscono l&#8217;errore e cercano la vera simpatìa di chi può dargli una mano.</p>
<p>Ecco perché Barroso, Van Rompuy e Juncker (che ribattezzerei <em>Barruyckèr</em> in omaggio al loro contraltare <em>Merkozy</em>) potrebbero dare l&#8217;esempio: il budget annuo dell&#8217;Unione Europea è di ben 142 miliardi di euro, gran parte dedicati alla controversa politica comune di sostegno del reddito degli agricoltori europei, diventati più ricchi di qualunque impiegato di città. Ma <strong>più del 6% di quel budget, circa 10 miliardi di Euro l&#8217;anno, è fatto di stipendi e di costi organizzativi della macchina burocratica europea.</strong> I costi di Bruxelles, insomma. Bene, supponiamo che Barruyckér si offra di abbonare questi 10 miliardi di costi ai 27 Paesi membri che versano ogni anno la loro quota; questi sarebbero ben contenti di risparmiare questo gruzzolo in questi giorni di vacche magrissime e il loro rating potrebbe persino beneficiarne. Barruyckèr potrebbe lanciare (finalmente) un Mega-Eurobond per 100 miliardi di Euro per finanziare le spese di Bruxelles (10 miliardi l&#8217;anno per 10 anni), collocandolo sul mercato in attesa di investitori cinesi, arabi o di ricchi privati americani e europei che si mettano in portafoglio questi titoli. L&#8217;Eurobond godrebbe dell&#8217;ovvia garanzia dei 27 Paesi membri della UE, dato che questi ultimi sono gli azionisti dell&#8217;emettitore del titolo di debito. E potrebbe spuntare sul mercato un costo interesse del 3-4 percento, in linea con quanto si chiede ai finti Eurobond, in realtà dei BTP con il bollino tedesco.</p>
<p>EUROBOND BARRUYCKER &#8211; 100 miliardi di Euro &#8211; scadenza 10 anni &#8211; rendimento del 3,5%.</p>
<p>Suona pure bene. Ed è vera integrazione fiscale. Mica chiacchere.</p>
<p>Ah, ovviamente se l&#8217;Eurobond venisse finanziato solo in parte dal mercato, supponiamo solo per un terzo, o per soli due terzi, uno dei tre, o due dei tre, o tutti e tre dovrebbero andare a casa.</p>
<p>Ma so che lo farebbero. Non sono mica egoisti come la Merkel.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/12/08/bella-idea-gli-eurobond-perche-non-cominciate-voi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La crisi economica spiegata a Confuso</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/11/26/la-crisi-economica-spiegata-a-confuso/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/11/26/la-crisi-economica-spiegata-a-confuso/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 14:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[default]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=5060</guid>
		<description><![CDATA[Caro Confuso, ho letto con interesse la tua lezione ai bambini sulla crisi economica e alcuni passaggi mi sono piaciuti, come quando racconti che alcuni Stati sono peggio di altri, che alcuni scialacquano più di altri, che alcuni han fatto i compiti e altri no e che quindi la storia della Formica e della Cicala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Confuso,</p>
<p>ho letto con interesse<a href="http://personalitaconfusa.net/2011/11/26/la-crisi-economica-spiegata-ai-pigri-da-un-profano/"> la tua lezione ai bambini sulla crisi economica</a> e alcuni passaggi mi sono piaciuti, come quando racconti che alcuni Stati sono peggio di altri, che alcuni scialacquano più di altri, che alcuni han fatto i compiti e altri no e che quindi la storia della Formica e della Cicala può essere applicata alle differenze all&#8217;interno del Continente: alla Germania e all&#8217;Italia, per esempio.</p>
<p>Però poi a tuoi ignari bambini in grembiule non puoi dire che:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Ebbene gli Stati [...] chiedono aiuto ai moderni cravattari, cioè alle banche, e a una misteriosa entità molteplice e metafisica costituita da strozzini e giocatori d’azzardo chiamata “il Mercato”</em></p>
<p style="text-align: left;">e nemmeno che:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;le banche e quel figlio di buona donna del sig. Mercato (ma non i poveri cristi risparmiatori, loro nelle decisioni non contano un fico secco) si fanno furbi e capiscono che i loro clienti Stati non sono mica tutti uguali: ci sono Stati con fama di essere persone serie e laboriose (ad esempio la Germania) e altri (ad esempio l’Italia) invece conosciuti come cialtroni facili da infinocchiare e dediti ad attività ricreative quali buttar banconote prestate giù dal terrazzo.&#8221;<span id="more-5060"></span></em></p>
<p style="text-align: left;">oppure:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Dai e dai, si avvicina il default, il momento in cui lo Stato mendicante dichiara di non detenere il becco di un quattrino manco per bersi un latte caldo al bar sotto casa, figuriamoci per risarcire parecchi miliardi di euro agli usurai, vale a dire le Banche e il malvagio Mercato. Ma questi due signori cattivi ribattono di non volerne sapere altrimenti portano lo Stato in un vicolo buio e lo menano di brutto.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em></em>Questa moda intellettuale, non solo recente, di rappresentare le Banche e il Mercato come categorie ideali anzi che scientifiche, come antropomorfi mostriciattoli da fiaba nordica è una tara che paghiamo all&#8217;ignoranza che deriva dal senso di inferiorità nella conoscenza umana, all&#8217;ignoranza del contadino che non deve sapere come gli mettono le pere nel sedere.</p>
<p style="text-align: left;">Le Banche e i Mercati sono aggregati di uomini, di dirigenti, di impiegati e di piccoli risparmiatori (sì, proprio quelli che tu escludi dalla colpa originaria chiamandoli poveri cristi) che con le loro scelte e le loro piccole o grandi avidità spostano i boom e le crisi, i pani e i pesci.</p>
<p style="text-align: left;">Tu alla fine della fiaba assolvi gli Stati Spendaccioni come poveri babbei mentre lasci il peso nero dell&#8217;anima agli usurai, ai banchieri e agli gnomi della Borsa. E dici ai tuoi bambini di non fidarsi dei paroloni (i bitipì, il default), che servirebbero solo a celare, dietro il fumo del lessico di scienza, l&#8217;eterna storia dei Buoni in natura turlupinati dai Cattivi.</p>
<p style="text-align: left;">Invece ai tuoi bambini dovresti raccontare (anche) questa favola: del papà di uno scolaretto che ha un ristorante e non paga le tasse, di suo nonno che ha una pensione nonostante non abbia versato mai contributi in vita sua, della mamma che dopo aver fatto le magistrali insegna in una scuola media che sta di fianco alla scuola elementare. Dovresti raccontargli che il papà tiene i suoi soldi in banca, ma siccome dice che non ci capisce di finanza, li mette nel &#8220;conto arancio&#8221; che almeno sta tranquillo e gli garantisce il 4% netto (è lordo, ma lui non capisce e non si azzarda a chiedere, come gli ha insegnato suo nonno contadino, che aveva un libretto di risparmio che assomigliava al conto arancio). Dovresti raccontare che la Banca che gestisce il conto prende quei soldi che lui deposita da povero cristo e senza dirglielo compra dei BTP per sé, cioè presta i soldi allo Stato che poi usa quei soldi non per dilapidarli, ma anche per pagare la pensione al nonno (pensione che non ci sarebbe, senza Stato indebitato) e lo stipendio alla mamma professoressa delle medie (che magari non lavorerebbe più, dato che non ci sono più bambini, senza Stato indebitato). Dovresti raccontare che a un certo punto, dato che il papà non paga le tasse da anni lo Stato non riesce più a recuperare i soldi pagati al nonno e alla mamma, e finisce in bancarotta. In quel momento lo Stato va in default, non ripaga più i soldi alla Banca del Conto Arancio e i soldi del papà rischiano di andare in fumo. Come si vede, senza l&#8217;intervento di un Faust, ma con una danza attorno al fuoco della brava gente che non ha idea di come va il mondo.</p>
<p style="text-align: left;">Dovresti anche dire che senza quei debiti il bambino potrebbe non avere il banco a scuola.</p>
<p style="text-align: left;">Ecco come sta la Storia, nel 99% dei casi (l&#8217;1% è colpa di qualche stronzo della finanza, è nelle cose).</p>
<p style="text-align: left;">Chiuderei la lezione così:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Questo è il mondo che vi attende, cari piccini. Ma crescete in fretta, c&#8217;è bisogno di voi. Quando vi diranno che l&#8217;economia è una scienza astrusa non credeteci, se imparate a dare un valore alle figurine che vi scambiate avete capito già metà della Storia. Non vi fidate dell&#8217;ignoranza che produce risposte che non capite. Fatevi sempre il calcolo da voi, non accettate mai spiegazioni da chi ne sa meno ma parla come se fosse Dio. E chiedete ogni tanto alla maestra di spiegarvi qualche problema matematico con dentro del denaro, e di smetterla invece con quella tortura dei rubinetti aperti e di quelle vasche che non si riempiono mai. </strong></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/11/26/la-crisi-economica-spiegata-a-confuso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Rettore, 10 riforme facili (da capire)</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/11/19/caro-rettore-10-riforme-facili-da-capire/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/11/19/caro-rettore-10-riforme-facili-da-capire/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 14:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4996</guid>
		<description><![CDATA[Magnifico Rettore Mario Monti, nel congratularmi con Lei per il ruolo prestigioso che le è stato conferito confesso di non aver sentito un minuto dei suoi discorsi programmatici di insediamento. Questo perché abbiamo bevuto per anni allo stesso fiume (lei, ovviamente, era quello più a monte) e quindi so bene quali sono le sue intenzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/milano-universita-bocconi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5033" title="milano-universita-bocconi" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/milano-universita-bocconi.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a>Magnifico Rettore Mario Monti,</p>
<p>nel congratularmi con Lei per il ruolo prestigioso che le è stato conferito confesso di non aver sentito un minuto dei suoi discorsi programmatici di insediamento. Questo perché abbiamo bevuto per anni allo stesso fiume (lei, ovviamente, era quello più a monte) e quindi so bene quali sono le sue intenzioni pur senza sintonizzarmi sui canali TV e senza leggere i giornali.</p>
<p>Per anni ho pensato che <em>&#8220;avere Mario Monti come Premier&#8221;</em> fosse l&#8217;equivalente di <em>&#8220;quando gli asini cominceranno a volare&#8221;</em>, tanto ridicola e ricorrente era la pretestuosa invocazione da parte dei politici in difficoltà che la nominavano come un ideale stilnovista, senza però aver la minima intenzione di abbandonare le orge in Camera e Senato per fare spazio alle sue  qualità di sobrio.</p>
<p>Invece è successo: Lei, caro Rettore dei miei anni migliori, è diventato Presidente del Consiglio.</p>
<p>Mi permetto quindi di scrivere una lista di 10 desideri, 10 riforme facili (da capire) che mi stanno a cuore, in campo economico.<span id="more-4996"></span></p>
<p>1) <strong>Eliminazione del privilegio casa: </strong>con scuse demagogiche di varia natura oggi il mercato immobiliare viene artificialmente drogato dal fisco. Questo ha portato allo sviluppo di un&#8217;economia italiana insensatamente imperniata sul mattone anche per favorire l&#8217;assorbimento del nero mafioso e proteggere il denaro, sterco del demonio nell&#8217;accezione cattolica, dallo sguardo del vicino. Va reinserita l&#8217;ICI sulla prima casa per rimettere in circolo denaro sottratto agli investimenti nazionali, spesso accumulato grazie all&#8217;evasione fiscale. Va abolito lo sconto fiscale sul mutuo prima casa che oltre a pompare i prezzi degli appartamenti è profondamente iniquo perché favorisce chi ha l&#8217;accesso ai finanziamenti bancari a scapito di chi non li ha. Vanno eliminate tutte le imposte agevolate (es. 10% Iva sulle ristrutturazioni edilizie).</p>
<p>2) <strong>Guerra al contante e patrimoniale in Svizzera: </strong>l&#8217;evasione fiscale va stanata nelle transazioni economiche giornaliere. Mettere l&#8217;obbligo di POS carta di credito/bancomat per tutti gli esercizi commerciali e anche per i professionisti. Deve potersi pagare il parcheggio nel silos come il dentista con la carta di credito. Il costo della gestione di questi strumenti di pagamento è oggi pienamente abbordabile: se non li vuoi usare chiudi. Se li usi sai di poter essere tracciabile anche se non fai fattura. Obbligo dello scontrino fiscale per tutti, generato da macchinette ronzanti, con il numero di partita IVA o codice fiscale inserito a tastiera o con lettura chip, invece di ridicoli blocchetti tenuti con la penna bic. Infine va chiuso il varco svizzero per l&#8217;esportazione di capitali durante il week end. Ridurre da 10mila e mille euro la portabilità di contanti alla frontiera. Imporre agli svizzeri una patrimoniale da prelevarsi sui conti (anonimi) italiani come già avviene oggi con l&#8217;euro-ritenuta cumulativa sui proventi finanziari da capitale depositato.</p>
<p>3) <strong>Eliminazione della clausola categoria preferita a livello fiscale: </strong>non esiste al mondo, in un&#8217;economia moderna, l&#8217;idea che alcune categorie godano di trattamenti speciali per ragioni costituzionali. Non si capisce perché un euro incassato da un contadino o da un artigiano debba essere tassato meno di quello di un impiegato o di un imprenditore. Scontrino fiscale per tutti, pagare in base al reddito effettivo e non ad arbitrari forfait.</p>
<p>4)<strong> Eliminazione Ordini in cambio riforma del lavoro alla Ichino: </strong>due opposti conservatorismi hanno distorto le relazioni economiche in Italia, ma sono espressione della stessa miopia sulle qualità del mercato (che poi è l&#8217;insieme dei clienti, dei cittadini, degli individui) di non saper giudicare una prestazione meglio di un gruppo che si chiude in sé stesso. Pensare che conti il giudizio dei venditori del servizio, non dei compratori. Non c&#8217;è un plausibile motivo per cui un club di professionisti si autonomini regolatore di un&#8217;intera professione intellettuale così come è puerile che si pretenda che un libero contratto tra datori di lavoro e impiegati sia mediato da un Tribunale della Repubblica, come pretendono i lavoristi delle idi di Giugni. Ordini professionali e tutela giudiziaria dei lavoratori andrebbero aboliti nello stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso posto. A significare la loro interdipendenza concettuale.</p>
<p>5) <strong>Eliminazione delle Regioni a Statuto Speciale e delle Province.</strong> In Economia esiste una legge, la legge di Wagner, che afferma che un responsabile politico di un budget tenderà a far crescere la spesa pubblica di continuo, senza tagliarla mai, perché dal denaro che può spendere dipende il mantenimento della sua carriera politica. Non ricordo di nessuna grande conquista democratica partita da un Ufficio di Presidenza Provinciale. Anzi non so nemmeno chi sia il Presidente della Provincia in cui abito, alle elezioni non so chi dovrei votare e perché. Le Province hanno un mero ruolo amministrativo che può essere demandato politicamente alle Regioni. In più è ora di piantarla di mandare le rimesse di denaro ai siciliani e ai trentini. Non siamo nel 1945. Non siamo nemmeno nel 1918. Basta con le anacronistiche autonomie.</p>
<p>6) <strong>Legge del 20, non del menga</strong>: scegliere la semplicità anche semantica. armonizzare la tassazione dei BOT e BTP al 20 per cento come già fatto per azioni, obbligazioni private e conti correnti bancari. Anche per evitare l&#8217;errore dell&#8217;auto-aiuto di Stato che prima o poi ci verrà fatto notare. Eliminare la buffonata tremontiana delle due aliquote, 19 e del 21, sugli affitti immobiliari. Tutto il capitale va tassato al 20%. Reintrodurre una modesta tassa sulle successioni ereditarie. Sui figli babbei non ricada tutto quello accumulato (non sempre onestamente) dai padri.</p>
<p>8] <strong>Reti pubbliche, private servitù:</strong> decidere finalmente un modello di privatizzazione che segua la logica economiche del liberismo salvo i casi conclamati di fallimento del mercato. Mantenere o rinazionalizzare le infrastrutture (Terna, Autostrade, Snam Rete Gas) e privatizzare i servizi (Eni ed Enel). Lo Stato deve mantenere i tubi e deve poter sempre confiscare un servizio in caso di emergenza nazionale. Ma sui servizi serve concorrenza. C&#8217;è chi sa estrarre petrolio e produrre energia meglio di un sottosegretario.</p>
<p>9) <strong>Eliminazione dell&#8217;IRAP dai conti delle imprese</strong> e finanziare la sanità regionale attraverso le imposte sulla benzina a livello locale: il gettito complessivo (circa 35 miliardi l&#8217;anno) è equivalente ma eliminando l&#8217;IRAP si toglierebbe alle imprese uno degli ostacoli alla crescita occupazionale e al reinvestimento di capitale da parte dell&#8217;imprenditore. Soprattutto le aziende di servizi con pochi dipendenti avrebbero un forte incentivo a crescere. Sarebbe un vero pilastro del federalismo fiscale oltre le chiacchere fallimentari della Lega Nord. Bisogna far passare il concetto che non è il lavoro dentro l&#8217;azienda a far ammalare le persone ma la vita fuori di essa (l&#8217;inquinamento, per esempio, il traffico).</p>
<p>10) <strong>Pensioni uguali per i vivi, non per i morti.</strong> Oggi il sistema pensionistico italiano è sbilanciato perché favorisce una classe di lavoratori (quelli che stanno andando in pensione) rispetto a quelli che non ci andranno subito. Vi è quindi un&#8217;ingiustizia, seppur differita, tra cittadini &#8220;vivi&#8221; allo stesso momento. Spostare sempre in avanti il trattamento equo (verremo trattati tutti in maniera uguale attorno al 2050) è una forma di furto intergenerazionale ingiustificato. Migrare tutti, da subito, al contributivo (o prevedere prelievi aggiuntivi a chi va in pensione con il retributivo) e smettere di gestire il problema spostando avanti la data di pensionamento dei vivi (oggi) rispetto ai morti (domani). Un italiano che oggi ha 40 anni non può andare in pensione a 67 mentre un francese a 62 e un tedesco a 60. Ma che economia diventeremo? Tagliare i trattamenti attuali, troppo generosi, non eliminarli per i giovani di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/11/19/caro-rettore-10-riforme-facili-da-capire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buon Ponte</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/10/28/buon-ponte/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/10/28/buon-ponte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 21:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte Messina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4930</guid>
		<description><![CDATA[Quando uno legge notizie come questa non sa se gioire per lo scampato pericolo oppure incazzarsi per lo spreco di denaro pubblico finito come al solito in studi di fattibilità, slides dai colori alla moda nella penombra dei proiettori, segretarie profumate in minigonna davanti a vecchi dirigenti in carta pecora, mobiletti in legnetto e plastichina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/ponte-sullo-stretto.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4936" title="Un'immagine generata al computer del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/ponte-sullo-stretto.jpeg" alt="" width="450" height="213" /></a></p>
<p>Quando uno legge <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE79R08420111028">notizie come questa</a> non sa se gioire per lo scampato pericolo oppure incazzarsi per lo spreco di denaro pubblico finito come al solito in studi di fattibilità, slides dai colori alla moda nella penombra dei proiettori, segretarie profumate in minigonna davanti a vecchi dirigenti in carta pecora, mobiletti in legnetto e plastichina, ridicole riunioni all&#8217;ultimo piano.</p>
<p>Come per la Pedemontana, la Tangenziale Esterna Milanese e altre tragiche esperienze di appalti pubblici che per pigrizia posso solo intuire, il Ponte sullo Stretto di Messina è stato, fin dall&#8217;inizio il solito <em>modus operandi</em> per regalare un po&#8217; di soldi a mani ben posizionate, impiegando ingegneri e architetti (operai non credo, non avendo mosso una pietra) a tracciare nel cielo dei desideri traiettorie plastiche che verranno regolarmente impallinate da manager riempiti di soldi perché nulla cambi.</p>
<p>Il Ponte sullo Stretto di Messina non si farà mai. Perché è costosissimo, pericoloso, sostanzialmente inutile data la struttura dell&#8217;economia locale.</p>
<p>Non crediate davvero che senza i soldi negati dal Governo e dall&#8217;Unione Europea il Ponte si farà lo stesso, come sostiene qualche avventuroso portavoce del Governo.</p>
<p>A meno che la Mafia si assuma le sue responsabilità nello sviluppo territoriale.</p>
<p>Loro i <a href="http://www.jonkind.com/2011/03/05/eni-vs-mafia-bilanci-a-confronto-2/">soldi ce li hanno</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/10/28/buon-ponte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se Atene piange Sarkò cazzo ridi poi però tocca a noi</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/10/25/se-atene-piange-sarko-cazzo-ridi-poi-pero-tocca-a-noi/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/10/25/se-atene-piange-sarko-cazzo-ridi-poi-pero-tocca-a-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 20:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4920</guid>
		<description><![CDATA[Oggi è stato tutto un rifiorire di orgoglio patrio ferito dal gioco di ironici sguardi franco tedeschi durante l&#8217;EuroGruppo. Francesi: che avete da ridere? Sarkò, ti sei guardato in casa, che ti stanno togliendo anche a te la tripla AAA? E hai visto che le tue banche sono sull&#8217;orlo del baratro perché zeppe di titoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è stato tutto un rifiorire di orgoglio patrio ferito dal gioco di ironici sguardi franco tedeschi durante l&#8217;EuroGruppo. Francesi: che avete da ridere? Sarkò, ti sei guardato in casa, che ti stanno togliendo anche a te la tripla AAA? E hai visto che le tue banche sono sull&#8217;orlo del baratro perché zeppe di titoli greci che verranno svalutati almeno del 60%?</p>
<p>L&#8217;economia finanziaria globale è una concatenazione di gangli altamente sensibili, che difficilmente resistono alla caduta dell&#8217;elemento più prossimo. Possiamo così prevedere che il default della Grecia (ormai inevitabile dopo due anni di pantomime dei governanti nazionali e sovranazionali) metterà sotto forte pressione alcune banche francesi che potrebbero collassare. Da qui il nostro umorismo, forte di banche nazionali che non parlano inglese e han fatto le sparagnine, come disse Tremonti. E che non hanno avuto bisogno di essere salvate. Peccato però che le banche francesi detengano un sacco del nostro debito pubblico. E che di fronte al rischio di default a causa del fuoco greco scaricherebbero sul mercato tutti i titoli di stato italiani, il cui prezzo crollerebbe affossando il mark-to-market e quindi portando al fallimento teorico di tutte le banche italiane, tanto conservative, tanto brave ma non abbastanza da salvarsi il culo.</p>
<p>Insomma, possiamo ridere di chi ride dell&#8217;Italia, ma in quasi tutti gli scenari possibili abbiamo la peggio noi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/10/25/se-atene-piange-sarko-cazzo-ridi-poi-pero-tocca-a-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli indignados del sabato pomeriggio</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/10/15/gli-indignados-del-sabato-pomeriggio/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/10/15/gli-indignados-del-sabato-pomeriggio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 14:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[indignados]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4880</guid>
		<description><![CDATA[Tanto tempo fa, quando ancora le rivoluzioni si facevano con l&#8217;eloquente uso di una qualche forma di violenza collettiva, le prime ore della mattina erano decisive per i rivoltosi, perché lo scopo era sorprendere i nemici di classe nel torpore del risveglio. Il 14 luglio 1789 è mattina presto quando alcuni cenci parigini assaltano l&#8217;armeria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto tempo fa, quando ancora le rivoluzioni si facevano con l&#8217;eloquente uso di una qualche forma di violenza collettiva, le prime ore della mattina erano decisive per i rivoltosi, perché lo scopo era sorprendere i nemici di classe nel torpore del risveglio. Il 14 luglio 1789 è mattina presto quando alcuni cenci parigini assaltano l&#8217;armeria al Palace des Invalides per poi spaventare i guardiani della Bastiglia a colpi cannone; Lenin proclama la vittoria insurrezionale alle 10 del 25 ottobre, quando inizia l&#8217;assedio al Palazzo d&#8217;Inverno sede del governo provvisorio di Kerenskij.</p>
<p>Oggi l&#8217;indignazione è un sentimento legittimo che entra in conflitto con le agende serrate della settimana lavorativa, con il traffico degli ipermercati all&#8217;ora di pranzo e con lo schedule degli appuntamenti sportivi: stamattina a Parigi, per esempio, la città era bloccata, sì, ma dalla semifinale di rugby contro il Galles in Nuova Zelanda, finita attorno alle 12, due ore giuste giuste per un pranzo comodo prima del corteo delle 14; in Giappone, un paese a grande vocazione industriale dove si lavora ancora in vere fabbriche, all&#8217;<em>Occupy Tokio</em> del sabato mattina non c&#8217;è andato nessuno.</p>
<p>Ma pure al netto delle facili ironie del moderato che non sa bene se debba sprangare le finestre o lasciarle aperte, se vogliamo invece passare ai contenuti della prima manifestazione globale con un nome in spagnolo, beh, mi pare che non ci siamo.<span id="more-4880"></span></p>
<p>Prima di tutto, anche se ogni volta cambiano il nome, gli <em>indignados</em> di oggi sembrano sempre i soliti noti che una volta si chiamano no-global, la volta dopo popolo viola poi le donne in piazza e così via. Grazie all&#8217;aiuto del costo zero degli inviti diramati via Facebook ormai i gruppi di protesta del sabato possono permettersi di cambiare nome anche più di una volta l&#8217;anno, ancora più velocemente di un partito politico della seconda repubblica; ma se scruti le bandiere e i <em>frontmen</em> ritrovi gli stessi simboli, le stesse facce in un prisma che partendo dal verde fosforescente della tuba di un uomo in trampoli e dai quattro mori sardi (le autonomie onnipresenti) finisce inevitabilmente a frazionarsi nell&#8217;arcobaleno, nel bianco rigato di Emergency e nel rosso Fiom, con un <em>patchwork</em> di istanze a volte legittime che però perdono forza nelle invettive generiche contro il sistema.</p>
<p>Prendiamo lo slogan del 99% che piace tanto ai fautori delle nuove occupazioni a cielo aperto: partendo dallo spunto di un ricco, Warren Buffet, che si è autodenunciato come appartenente all&#8217;1% dei privilegiati del mondo che non pagano abbastanza tasse, i poveri del 99% realizzano che allora li hanno sempre presi per il culo (cit.) e si scagliano in automatico (come direbbe il mio ex caporale di camerata) contro i simboli sempiterni del complotto internazionale, la grande finanza e le banche centrali. E&#8217; vero che dopo il 2007 difendere Wall Street è sempre più difficile ma ancora una volta l&#8217;elaborazione intellettuale delle masse in crisi per l&#8217;impoverimento del cervello medio è sconsolante: la protesta degli <em>indignados</em> di sabato 15 ottobre si condensa in uno slogan <strong>&#8220;questo debito non è nostro&#8221;</strong>, uno slogan particolarmente rilevante in quei paesi come Spagna, Grecia e Italia dove la gioiosa macchina da guerra keynesiana si è infranta contro la dura realtà della mancanza del carburante; l&#8217;ardito sequitur è questo: il debito pubblico è esploso per colpa della grande finanza internazionale e adesso, con la collaborazione scellerata della BCE inzigata dallo Iago di turno (Mario Draghi) si vuol far pagare la crisi ai poveri del 99% mentre i ricchi dell&#8217;1% continuano ad arricchirsi. Un disegnino facile da comprendere, uno scarabocchio della ragione. Un falso propagandistico.</p>
<p>L&#8217;argomento del debito pubblico come conseguenza delle storture finanziarie è un argomento buono semmai negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania dove salvatori e salvati si abbracciano mollemente all&#8217;interno dello stesso Paese, ma in Italia, Spagna e Grecia non esistono salvatori, solo salvati (speriamo). Il nostro debito pubblico non dipende in nessun modo dalle alchimie subdole dei maghi di Wall Street, ce lo siamo fatti da soli, in anni di politica irresponsabile che ha pensato a farsi eleggere a qualunque costo, distribuendo soldi a pioggia non solo al sistema criminoso degli appalti pubblici ma anche (e soprattutto) continuando a rifornire il flusso delle pensioni di anzianità, l&#8217;enorme apparato pubblico amministrativo, della scuola e della sanità e allo stesso tempo permettendo a una larga classe di commercianti e autonomi di evadere il fisco. Per anni Wall Street ci ha finanziato questo squilibrio nel rapporto spese/entrate, reperendo fondi dai pensionati della California e dalle vedove scozzesi per prestarli a noi (comprando i nostri BTP) affinché potessimo pagare una pensione fuori mercato a tutti i sessantenni e acciocché si assumesse un paramedico o un parascolastico in più, magari un qualche consulente amico della parrocchia circostante. Poi Wall Street si è incartata nella bancarotta e ha smesso di finanziarci. Adesso crediamo di essere più poveri quando in realtà prima eravamo dei finti ricchi.</p>
<p>Se gli <em>indignados</em> non mostreranno una qualche forma di <em>inteligencia </em>nella comprensione dei meccanismi economici della Società, se non capiscono che quel debito invece <strong>&#8220;è proprio tutto nostro&#8221;</strong> e semmai se la devono prendere con il nonno e con il padre che hanno in casa e non con Francoforte, anche questa manifestazione si sarà rivelata inutile. Di sicuro i ricchi globali, il fascismo, la finanza internazionale possono permettersi un sabato a piedi dentro la linea rossa e un filo di sudore freddo in più non li sradicherà dalle loro tolde.</p>
<p>E&#8217; sempre più difficile fare le rivoluzioni non solo perché ci conosciamo tutti, ma anche perché tutti in casa abbiamo un nonno pensionato, un portantino d&#8217; infermerìa o un bidello, magari un cugino che ha un bar o una cugina che tiene un negozio di parrucchiera, frodando il fisco.</p>
<p><em>Indignados</em>, cercate di capire chi vi ha fregato davvero. E tornate a studiare su come si crea la ricchezza in un mondo globalizzato e perché si distribuisce così male.</p>
<p>Draghi è l&#8217;ultimo dei vostri nemici.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/10/15/gli-indignados-del-sabato-pomeriggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cedole private, aiuto pubblico</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/09/04/cedole-private-aiuto-pubblico/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/09/04/cedole-private-aiuto-pubblico/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 12:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[btp]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4769</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Questo è il testo di una mail che ho inviato alla Commissione Europea per la Concorrenza a Bruxelles. In quella specie di seduta psicanalitica collettiva che sta diventando la manovra di Ferragosto &#8211; l&#8217;importante non è fare ciò che si deve fare, l&#8217;importante è vuotarsi la coscienza e restare possibilmente anonimi &#8211; l&#8217;unica norma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/09/Schermata-2011-09-04-a-14.54.01.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-4773" title="Schermata 2011-09-04 a 14.54.01" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/09/Schermata-2011-09-04-a-14.54.01.png" alt="" width="490" height="312" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è il testo di una mail che ho inviato alla <a href="http://ec.europa.eu/index_en.htm">Commissione Europea per la Concorrenza</a> a Bruxelles.</p>
<p>In quella specie di seduta psicanalitica collettiva che sta diventando la manovra di Ferragosto &#8211; <em>l&#8217;importante non è fare ciò che si deve fare, l&#8217;importante è vuotarsi la coscienza e restare possibilmente anonimi</em> &#8211; l&#8217;unica norma che sta sopravvivendo all&#8217;incredibile susseguirsi di sassi in acqua e mani che si ritraggono è quella probabilmente scritta peggio, tra tutte: l&#8217;allineamento al 20% della tassazione di tutte le rendite finanziarie.</p>
<p>Intendiamoci, io sono pienamente favorevole all&#8217;innalzamento dell&#8217;aliquota su interessi, dividendi e capital gains dal precedente 12,5%, che ritengo troppo basso in un mondo dove l&#8217;aliquota di salari e stipendi viaggia verso il 30%. Lo avevo già scritto su questo blog, l&#8217;aumento al 20% è sacrosanto e tempestivo (oddìo, andava fatto almeno 10 anni fa) perchè a questi livelli la tassa non scoraggia gli investitori in titoli a reddito fisso, impegnati in altre frontiere dell&#8217;efficienza.<span id="more-4769"></span></p>
<p>La stranezza, però, è aver riservato allo Stato Italiano che emette Bot e Btp una specie di <em>regola d&#8217;oro</em>, il privilegio di conservare la tassazione al 12,5% mentre tutte le obbligazioni e i dividendi delle aziende verranno tassati al 20%. Questo significa favorire i titoli pubblici rispetto a quelli privati, con una netta distorsione nelle scelte degli investitori. Se infatti io posso investire 100 euro in un titolo che rende il 5% lordo, nel caso del titolo pubblico avrò ogni anno una cedola netta di circa il 4,4% mentre il privato mi renderà 4%. Questo significa che a meno che il privato offra una cedola lorda di almeno il 5,5% io sceglierò il bot o btp. Per le aziende private il costo di raccolta di debito sul mercato finanziario aumenterà di circa il 10%.</p>
<p>Non è questa una distorsione del mercato per favorire l&#8217;afflusso di denaro allo Stato rispetto alle Aziende?</p>
<p>Sì, lo è.</p>
<p>La prima versione del provvedimento riservava solo allo Stato Italiano il privilegio della <em>regola d&#8217;oro</em>, poi, forse per non sfigurare di fronte a quegli Stati Europei ai quali stiamo chiedendo nientemeno che di fare gli Eurobond, il privilegio è stato esteso ai tutti gli Stati che permettono la negoziazione dei loro titoli di debito sulla piazza italiana, quasi tutti gli stati europei, gli USA, e molti paesi emergenti. Se la prima versione era dunque iniqua, la seconda versione è anche odiosa; il corollario, infatti, è che sul mercato italiano un&#8217;azienda come l&#8217;Enel, già vessata dalla tassa più idiota mai concepita (la Robin Tax), dovrà pagare almeno il 10% in più di rendimento per essere competitiva con paesi sovrani tipo Polonia e Turchia, i cui bond verranno tassati solo al 12,5%. Con il risultato che l&#8217;ex azienda elettrica di Stato  - indebitata per almeno 50 miliardi di euro sul mercato delle obbligazioni &#8211; aumenterà la mia bolletta per compensare i costi, a favore di qualche polacco o turco che faranno andare una lavatrice o una lavastoviglie in più, alla nostra salute.</p>
<p>C&#8217;è del metodo in questa idiozia? Favorire i titoli di stato rispetto ai privati è anche un&#8217;ammissione implicita di debolezza dei primi rispetto ai secondi, e il mercato potrebbe anche capirlo, prima o poi, penalizzandone i prezzi e rendendo inutile la<em> regola d&#8217;oro</em>. Credo che il legislatore, poggiata la bottiglia sul tavolo, stia solo cercando di non smentire platealmente promesse elettorali ripetute negli anni, rassicurando gli italiani che i soldi nei Bot non verranno toccati, dato che da noi il patrimonio è sacro come una vacca in India. Una promessa di forma, più che di sostanza. Ma stupisce anche che a non voler sbugiardare le promesse elettorali siano anche quelli che quelle promesse non le hanno mai fatte, anzi che promettevano il contrario (se vi ricordate la posizione di Romano Prodi nella campagna elettorale del 2006): il privilegio statale del 12,5%, infatti, è anche ipotizzato nel documento programmatico del PD, presentato qualche mese fa, forse per un riflesso di statalismo keynesiano o non so perché.</p>
<p>La Commissione Europea per la Concorrenza farà luce su questa questione, una volta approvata dal Parlamento italiano?</p>
<p>Nel caso Bruxelles si metta di mezzo credo che si tornerà indietro al 12,5% per tutti, nell&#8217;ennesimo dietro front della finanziaria più sfuggente di tutti i tempi. Oppure si metterà tutto al 20%, frignando che è l&#8217;Europa a imporci ciò che noi non sappiamo fare da soli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/09/04/cedole-private-aiuto-pubblico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quel pareggio di bilancio per via costituzionale. Che non si farà</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/08/07/quel-pareggio-di-bilancio-per-via-costituzionale-che-non-si-fara/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/08/07/quel-pareggio-di-bilancio-per-via-costituzionale-che-non-si-fara/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 10:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[pareggio bilancio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4625</guid>
		<description><![CDATA[Tra i provvedimenti d&#8217;urgenza annunciati dal Governo, nella concitata conferenza stampa di venerdì sera sull&#8217;onda emotiva dei forti ribassi in Borsa, ce n&#8217;è uno piuttosto sorprendente, per un Paese come il nostro, il pareggio del bilancio pubblico inserito come norma nella carta costituzionale. Io scommetto che il pareggio in Costituzione non si farà, per un insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/08/costituzione_copia_anastatica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4634" title="costituzione_copia_anastatica" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/08/costituzione_copia_anastatica.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a>Tra i provvedimenti d&#8217;urgenza annunciati dal Governo, nella <a href="http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=64589">concitata conferenza stampa di venerdì sera</a> sull&#8217;onda emotiva dei forti ribassi in Borsa, ce n&#8217;è uno piuttosto sorprendente, per un Paese come il nostro, il pareggio del bilancio pubblico inserito come norma nella carta costituzionale.</p>
<p>Io scommetto che il pareggio in Costituzione non si farà, per un insieme di motivi di natura ideologica ma anche di natura pratica. Cominciamo dagli ostacoli pratici: la Sinistra (PD, IdV e SEL) non voterà mai la modifica costituzionale e senza i voti della Sinistra non si hanno i voti per la maggioranza necessaria all&#8217;introduzione della clausola; la Sinistra non voterà a favore non solo per questioni di tatticismo politico, per non dare ragione al Governo, ma anche perché la possibilità di fare deficit pubblico in momenti particolari della vita economica è parte fondante del bagaglio culturale dell&#8217;ideologia socialista-progressista, via via affinato dalle teorie keynesiane dell&#8217;efficienza dell&#8217;allocazione degli investimenti e della piena occupazione. Rinunciare alla possibilità di fare deficit per sostenere il ciclo economico? Impossibile per chi si dica di Sinistra. Punto.<span id="more-4625"></span></p>
<p>Per tacere del fatto che l&#8217;Italia non ha mai avuto un singolo anno di pareggio di Bilancio, dal 1861 a oggi. E&#8217; la stessa Europa, tanto criticata per la sua durezza verso le nostre finanze levantine, a non chiederci di legarci le mani con una norma così rigida: il patto di Stabilità dell&#8217;Euro prevede la possibilità di fare deficit annuali, fino al 3% del PIL, per fronteggiare le variazioni del ciclo economico, in particolar modo in fasi di recessione o shock del sistema finanziario. Senza la possibilità per Gran Bretagna, Francia e Germania di fare deficit importanti nel 2008 a seguito della crisi finanziaria dei subprime americani sarebbero fallite, nell&#8217;ordine, quasi tutte le principali banche dello Stoxx50: Royal Bank of Scotland, Societè Generale, Deutsche Bank, Commerzbank e via via tutte le altre (forse persino Unicredit e Intesa, a ruota). L&#8217;Europa non ci chiede e non ci ha mai chiesto il pareggio di bilancio annuale per via costituzionale. Nessuno degli altri paesi europei ha un vincolo del genere. Nessun paese al mondo lo ha messo in piedi. Perché, adesso, siamo diventati più realisti del Re?</p>
<p>L&#8217;Europa ci chiede la prassi (una serie di pareggi di bilancio per fermare l&#8217;emorragia), non la regola.</p>
<p>Il vero problema dell&#8217;Italia non è il pareggio di bilancio nel singolo anno, ma l&#8217;abitudine a fare deficit di bilancio per almeno 150 anni di fila, il problema non è la teoria, ma la prassi. Prassi scellerata che ci ha portato al vero squilibrio, un rapporto debito/PIL vicino al 120% quando le regole auree del patto di stabilità ci chiederebbero un 60% di velocità di crociera, un obiettivo quasi impossibile da raggiungere nel corso di un Secolo, figuriamoci da qui al 2013. Ma almeno il rapporto debito/PIL è un valore che si aggiusta nel tempo, che assorbe gli sbalzi in su e giù dei singoli anni, che ha il passo lungo della coerenza strategica. Personalmente sono moderatamente favorevole all&#8217;introduzione di un vincolo costituzionale per il rapporto debito/PIL (e non invece all&#8217;azzeramento perenne del rapporto deficit/PIL, ventilato in conferenza stampa): esiste in questo senso l&#8217;interessante caso della Polonia che un tetto per il debito, inserito nella legge fondamentale, pari al 50% del PIL; in queste ore concitate il debito della Polonia a 10 anni rende il 4% contro il 6% degli equivalenti BTP italiani. Gli investitori si fidano quindi più della Polonia che dell&#8217;Italia anche grazie al vincolo al debito polacco, garanzia che la massa di debiti di Varsavia non raggiungerà mai il sentiero esplosivo su cui si è incamminata Roma da almeno 20 anni.</p>
<p>Temo che il dibattito lanciato dalla conferenza stampa di venerdì avrà il destino tipico dei tavoli da dibattito agostani, alla fine del pic nic fuori porta verrà appositamente ripiegato e riposto nel bagagliaio della station wagon. Troverei invece sensato, da parte del Parlamento italiano, mettere ai voti una riforma costituzionale che preveda un tetto del 110% nel rapporto debito/PIL a partire dal 2015. Che si aggiusti al 100% a partire dal 2020. Obiettivi raggiungibili quindi credibili, che calmerebbero i mercati che sono disposti a finanziare le certezze, non l&#8217;indeterminatezza, anche qualora le certezze fossero meno aggressive di quanto sperato (il 60% debito/PIL è una chimera, almeno per la nostra generazione).</p>
<p>Teniamo però anche a mente che non esiste una regola che vincoli per sempre la politica rispetto al rigore finanziario, soprattutto la politica irresponsabile. Proprio la storia di questi giorni ce lo insegna, con lo stucchevole dibattito sul possibile default americano, tutto imperniato su quello che è a tutti gli effetti uno sfondamento di un tetto di debito USA stabilito per legge e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_debt_ceiling_crisis">imperniato sulla sezione 8 dell&#8217;art. 1 della Costituzione Americana</a>. Dopo un sanguinoso dibattito tra democratici e repubblicani, surriscaldato dalla nascente campagna per le presidenziali del 2012, il tetto apparentemente impenetrabile è stato sfondato ancora una volta, con lo scorno a sorpresa causato dall&#8217;immediato downgrade di S&amp;P dell&#8217;inossidabile tripla A sul debito di Washington.</p>
<p>Non c&#8217;è niente che fermi un politico che debba o voglia spendere più soldi del necessario.</p>
<p>Nemmeno la Costituzione più famosa del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/08/07/quel-pareggio-di-bilancio-per-via-costituzionale-che-non-si-fara/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vincenzo io ti ammazzerò (riflessioni di un liberista fallibile sui referendum acquatici)</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/06/09/vincenzo-io-ti-ammazzero-riflessioni-di-un-liberista-fallibile-sui-referendum-dellacqua/</link>
		<comments>http://www.jonkind.com/2011/06/09/vincenzo-io-ti-ammazzero-riflessioni-di-un-liberista-fallibile-sui-referendum-dellacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 22:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Starv the Beast]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.jonkind.com/?p=4297</guid>
		<description><![CDATA[Comunque la pensiate sui massimi sistemi, che i referendum siano un&#8217;ordalia tra la concezione della proprietà privata e la proprietà pubblica in economia oppure che siano una semplice seccatura, una technicality che i nostri rappresentanti dovrebbero risolvere discutendo tra loro, i due referendum sull&#8217;acqua del 12 e 13 giugno saranno molto più prosaicamente la scelta tra due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/06/rubinetto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4326" title="rubinetto" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/06/rubinetto.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Comunque la pensiate sui massimi sistemi, che i referendum siano un&#8217;ordalia tra la concezione della proprietà privata e la proprietà pubblica in economia oppure che siano una semplice seccatura, una <em>technicality</em> che i nostri rappresentanti dovrebbero risolvere discutendo tra loro, i due referendum sull&#8217;acqua del 12 e 13 giugno saranno molto più prosaicamente la scelta tra due modelli di sviluppo economico nel settore dell&#8217;approvvigionamento idrico, con pro e contro per la comunità che devono essere valutati ma che non faranno affondare né il concetto di acqua come bene pubblico (rimarranno pubbliche tanto le sorgenti quanto gli acquedotti) né il la buona pratica della remunerazione del capitale come ovvio premio alla sollecitazione del risparmio.</p>
<p>Il referendum sull&#8217;acqua permetterà agli italiani di scegliere tra il modello<strong> &#8220;socialista alla milanese&#8221; </strong> &#8211; so che sembra impossibile metterla in questi termini &#8211; o il modello <strong>&#8220;semi-liberista alla romana&#8221;</strong> &#8211; so che sembra impossibile pure questo -, vale a dire tra il modello di acqua al rubinetto fornita da una società a totale proprietà pubblica (la Metropolitana Milanese Spa, al 100% del Comune di Milano, che fornisce al mio condominio in Via Olgettina) e una società mista pubblica-privata, con il pubblico in maggioranza ma sotto il 60% del capitale (per esempio la società quotata in Borsa Acea, che fornisce acqua ad almeno 3 milioni di cittadini romani più altri 5,5 milioni sparsi tra il Lazio, Umbria e Toscana).<span id="more-4297"></span></p>
<p>Il modello socialista prevede che la tariffa di servizio pagata dall&#8217;utente finisca per coprire esclusivamente i costi operativi più il costo del capitale di debito (inclusa cioè l&#8217;eventuale remunerazione degli interessi di prestito, bancari o obbligazionari, escluso il capitale di rischio), mentre il modello semi-liberista o liberista prevede oltre ai costi precedenti anche la remunerazione del capitale di rischio, messo dall&#8217;imprenditore con il rischio di perderlo: quello che è in discussione nel SI/NO del referendum al secondo quesito (il famoso 7% di remunerazione di capitale, il famigerato &#8220;profitto sull&#8217;acqua&#8221;) ha a che fare in realtà con l&#8221;extra profitto&#8221;, cioè quello che remunera il capitale di rischio, non quello di debito, per il quale anche il pubblico può aver bisogno di un aumento della tariffa (se si indebita tramite banca o titoli di statp). Ma il punto è, l&#8217;intervento del privato è davvero necessario per fornire un servizio universale e a bassa intensità di innovazione industriale?</p>
<p>Se domenica e lunedì vincesse il fronte astensionista/NO continuerebbe il trend proposto dal decreto Ronchi del 2008: tutti i servizi idrici dovrebbero migrare verso una soluzione tipo ACEA (o di società simili che rispettano già il principio del privato al 40%) mentre Metropolitana Milanese, che mi fornisce l&#8217;acqua oggi, dovrebbe cessare la sua attività. La stessa ACEA potrebbe partecipare alla gara bandita per l&#8217;acqua milanese oppure (mi pare più probabile) le attività di Metropolitana Milanese potrebbero essere conferite alla municipale meneghina-bresciana di A2A che oggi gestisce già gas ed elettricità a Milano ma non l&#8217;acqua.</p>
<p>Questo è in gioco, almeno per un milanese come il sottoscritto, continuare con l&#8217;andazzo attuale oppure spingere &#8220;obbligatoriamente&#8221; Metropolitana Milanese a lasciare il passo a società come ACEA, o A2A.</p>
<p>Vediamo un po&#8217; di numeri: i socialisti di Metropolitana Milanese hanno fatturato nel 2009 ai milanesi 235 milioni di metri cubi d&#8217;acqua per un totale di 105 milioni di euro, un fatturato quindi di 0,45 EUR/mc. Dal canto suo ACEA (nel 2010) ha distribuito tra Roma, Toscana e Umbria la bellezza di 765 milioni di metri cubi con un fatturato di 667 milioni di euro, vale a dire 0,87 EUR/mc, praticamente il doppio rispetto al costo di Milano. Da cosa può dipendere questa differenza? Dal fatto che nel milanese l&#8217;acqua si trova tirando un calcio per terra e altrove siano necessari investimenti più complessi per cavare l&#8217;acqua dalle montagne? Può darsi. In questo caso il costo maggiore dell&#8217;acqua per i romani servirebbe a giustificare maggiori investimenti per la distribuzione ma, nello stesso tempo, 1 euro di nuovo investimento di ACEA dovrebbe essere remunerato più o meno come un nuovo 1 euro di investimento di MM, solo ACEA dovrebbe investire più euro di MM. E&#8217; davvero così? Che investire nell&#8217;acqua sia in realtà una iattura, una &#8220;missione&#8221; lacrime e sangue da remunerare al giusto prezzo per il privato che rischia soldi suoi? Questo spiega il costo doppio?</p>
<p>In economia esistono due indicatori fondamentali, uno è il ROI (return on investment) che dice quanto guadagna un soggetto economico per ogni euro investito, che sia preso a prestito o di tasca propria, e l&#8217;altro è il ROE (return on equity) che dice quanto guadagna invece il socio di società per aver investito di tasca sua, cioè rischiando in proprio. Valutiamo i casi di ACEA e A2A: ACEA ottiene gran parte del proprio profitto dal servizio idrico (il 57%) mentre A2A solo l&#8217;1% (gestendo solo alcune zone del bresciano e non Milano): ACEA ha un ROI medio 9,33% contro il 3,12% di A2A (ENEL per dire è al 6,52%, Fiat meno del 2%); sono queste le cifre da paragonare al 7% di remunerazione del capitale investito riconosciute dallo Stato a chi gestisce l&#8217;acqua, quanto ha inciso il gestire l&#8217;acqua invece che non gestirla sulla performance stellare di ACEA vs A2A negli ultimi 5 anni? Parecchio, direi. Per ottenere questa performance ACEA può ovviamente indebitarsi prendendo a prestito il capitale anzi che chiederlo ai suoi soci, e può farlo al 4% sul mercato delle obbligazioni, come lo Stato Italiano, più o meno. Indebitarsi sul mercato al 4% e reinvestire il denaro in maniera sicura sul servizio idrico garantito al 7%, questo ha un impatto sul rendimento dei soldi investiti dai soci che usando soldi a debito rischiano meno di loro e quindi hanno un rendimento maggiore: il ROE di ACEA è stato addirittura del 24% nell&#8217;ultimo quinquennio! A2A che gestisce gas e luce ma non l&#8217;acqua? Inchiodata al 7%.</p>
<p>Questi pochi numeri non devono per forza spiegare tutto. Le situazioni sono diverse e così le storie delle due società considerate, ma aprono un punto di discussione fondamentale. <strong>Io, da liberista fallibile</strong>, vale a dire liberista che crede nel mercato quando ci sono le condizioni di concorrenza effettiva e differenziabilità del servizio ma non ci crede per i monopoli naturali (come le autostrade) quando il privato ha una garanzia di ritorno &#8220;sicuro&#8221; sul capitale investito e non ha l&#8217;incentivo a fare innovazione nel lungo termine in quanto è unico fornitore sulla tratta (senza minaccia permanente di perdere quote di mercato) mi pongo sempre il problema di quanto i privati possano fornire un servizio migliore e a che prezzo. Il punto quindi è: quanto sta guadagnando ACEA dalla gestione dell&#8217;acqua di Roma? Non sta guadagnando troppo? E sta investendo perché gli investimenti sono davvero necessari o solo perché ha dei ritorni garantiti, ben superiori al costo di capitale sul mercato? (4% a 10 anni, rendimento delle obbligazioni ACEA emesse fino al 2020).</p>
<p>L&#8217;argomento dei liberisti sull&#8217;acqua è che senza questo tipo di rendimento gli investitori privati non fornirebbero capitali per fare investimenti che il pubblico non può fare. Pare che ci vogliano dai 40 ai 60 miliardi in 20 anni per ripristinare i vecchi acquedotti che fanno buchi da tutte le parti e lo Stato, già indebitato fino al collo questi soldi non li può investire. Un argomento curioso, che ribalta il principio keynesiano del cavallo privato che non beve al fiume degli investimenti. Un argomento falso, a meno che i privati non investano tutto di tasca propria senza ricorrere all&#8217;indebitamento, cosa che non è tipica della moderna prassi di finanza aziendale. Quindi se entrambi si devono indebitare, perché non può farlo lo Stato? Stiamo parlando di 40-60 miliardi in 20 anni, meno di quanto preventivato per incentivare la folle corsa al solare nello stesso periodo di tempo, metà di quanto cresca mediamente il debito pubblico in 4-6 mesi, non stiamo parlando di inglobare la Germania Est, non è una roba impossibile. Basterebbe emettere bond a 20 anni per il rifacimento della rete idrica. Ripropongo il vecchio argomento: <strong>una cifra analoga, nell&#8217;arco di vent&#8217;anni, si può avere abolendo le Province, non si potrebbe scambiare quel pezzo di burocrazia con il rifacimento della rete idrica nazionale?</strong></p>
<p>La faccio breve: l&#8217;idea del decreto Ronchi di &#8220;forzare&#8221; nei prossimi sei mesi il passaggio di TUTTO il sistema idrico verso una rete di privati o semi privati non mi convince molto. Ci sono delle ricadute interessanti, le efficienze di scala, la creazione di campioni nazionali alla francese che in futuro potrebbero fare ulteriori investimenti in altri settori (non nell&#8217;acqua, che dubito potrà uscire dal rubinetto tanto meglio di quanto fa ora) ma, nel complesso, il tutto mi sa di pasticcio all&#8217;italiana, di voler fare i liberisti della domenica, in ordine sparso. Non mi va che ACEA oggi (e A2A domani) ottengano dall&#8217;acqua una rendita che sembra eccessiva, a vedere i conti degli ultimi 5 anni. Non mi va che gli attuali azionisti di ACEA e A2A, che sono i Comuni di Milano, Brescia e Roma, beneficino di una legge che getterà tra le loro braccia i cittadini di comuni più piccoli che saranno costretti a servirsi delle loro municipalizzate e che quindi ne accresceranno il valore della quota in Borsa (perché il Comune di Roma deve guadagnare soldi vendendo l&#8217;acqua al Comune di Arezzo?). Non mi va che alcuni privati (Caltagirone Editore e GDF Suez, soci forti di ACEA) investano ancora più soldi nell&#8217;idrico (anche in A2A, loro o altri, A2A che dovrà fare entrare altri privati nel capitale se rimane il decreto) piuttosto che investire su nuovi prodotti e servizi, magari nel loro paese di origine.</p>
<p>Preferirei azzerare tutto e rimettere la palla al centro. Possibilità di avere privato e pubblico, come adesso, ma senza obbligo di scelta entro fine 2011 (tra 6 mesi). Vorrei capire perché non mi posso tenere l&#8217;acqua della Metropolitana Milanese, preferirei si tenesse il pubblico dove funziona, stimolando il privato dove il pubblico non funziona o non garantisce investimenti necessari. Con tariffe commisurate alla remunerazione del mix capitale proprio/indebitamento del privato, ma con l&#8217;idea che anche il pubblico può aumentare le tariffe, quando serve. Aprroccio laico e non ideologico, ne in senso statalista ne liberista.</p>
<p>Premetto questo: la mia opinione sull&#8217;argomento è piuttosto fresca, fino a una settimana fa pensavo che l&#8217;acqua arrivasse da sola nella mia vasca da bagno e tutt&#8217;ora non ho ben chiaro quanto valga la mia bolletta annua, gestita dal condominio. Potrei ancora cambiare idea da qui a domenica. <strong>Ma credo che voterò almeno un SI (sull&#8217;abolizione del art.23 bis del decreto Ronchi) e forse due. Ma con una prospettiva liberista, non socialista.</strong></p>
<p>Il semi-liberismo alla romana non mi convince: non è un discorso razzista, è una questione di distribuzione delle risorse in un mercato efficiente. I clienti di ACEA pagano il doppio dell&#8217;acqua di quanto pago io, in compenso i soci di ACEA (che ricordo essere Alemanno, Caltagirone e la compagnia francese del gas) hanno un ROI del 9,33%, ben superiore a quello di un gigante quale ENEL. Allo stesso tempo il rendimento degli azionisti, il ROE, è stato, negli ultimi cinque anni pari al 24%. Lo ripeto, il 24%. Cosa significa? Che entrare come azionista di ACEA, cinque anni fa, con la municipalizzata romana che ha ampliato via via le sue concessioni idriche arrivano in Umbria e Toscana, è stato come vincere al superenalotto. Anzi, se facciamo il paragone con il ROE di altre multinazionali di marchio noto come Google (20%) e Apple (28%) capiamo la portata dell&#8217;affare: gestire l&#8217;acqua tramite ACEA è stato meglio di gestire il web search, è stato come inventare l&#8217;iPhone, sarà per questo che l&#8217;acqua viene chiamata l&#8217;Oro Blu.</p>
<p>Ecco, io vorrei che i privati come Caltagirone, invece di intervenire per tappare i buchi negli acquedotti e venire giù in città con la piena dai monti, cosa che lo Stato può fare benissimo da solo, investisse soldi per inventare il nuovo iPhone e creasse un&#8217;azienda nuova di pacca, un&#8217;industria tecnologica che ancora non esiste e che diventi leader mondiale per un nuovo prodotto made in Italy. In compagnia di Alemanno e dei francesi del gas, se ci tiene.</p>
<p>Viceversa, quando leggo messaggi come questo qui sotto, tratto dalla lettera agli azionisti da parte del CEO di ACEA, considerando che siamo in una fase di grande difficoltà dell&#8217;economia italiana, faccio come il Doktor Goebbels quando sentiva la parola pronunciare la parola Cultura: metto mano alla pistola.</p>
<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/06/acea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4319" title="acea" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/06/acea.jpg" alt="" width="514" height="156" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.jonkind.com/2011/06/09/vincenzo-io-ti-ammazzero-riflessioni-di-un-liberista-fallibile-sui-referendum-dellacqua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

