In un Paese in cui si pratica, in doppia partigianerìa, l’arte commerciale viziosa dello ”scontrino o sconticino?”, l’ovvio corollario è il depotenziamento della carica rivoluzionaria. Mentre si conoscono, nella Storia, numerosi esempi di rivoluzioni innescate dall’eccessivo peso dei tributi sulla popolazione, non si hanno mai casi di rivolte scatenate dalla pratica dell’evasione fiscale tra il popolo stesso.
(da un servizio a Sky TG 24)
“Oggi gli amici delle vittime sono tornate sul luogo della tragedia, in quel tunnel maledetto dove hanno visto morire quei ragazzi e ragazze che assieme a loro volevano solo partecipare a un momento di gioia e divertimento. Sono scioccati, spaesati e arrabbiati. Vogliono capire di chi è la responsabilità di quei 19 morti.”
(eh, ragazzi e ragazze che stavate vicino ai vostri amici, fianco a fianco, da un punto di vista puramente tecnico, è stata colpa vostra)
Fino al 1992 è concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo il 1992 è Politica.
(ridotta in appello la pena per Dell’Utri a Palermo)
Capita sempre più spesso che persone che conosco mi chiedano di scrivere un libro. Quando insistono, chiamo la polizia.
C’è questa idea, questa lezione morale, che l’odio non dovrebbe guidare le nostre esistenze perché quando poi perdiamo l’oggetto del nostro odio, quando perdiamo il destinatario del nostro livore, le nostre vite finiscono per svuotarsi
Io mi stupisco che le vicissitudini interne di un partito rappresentino il “perenne irrisolto” del rapporto del singolo con la società, Uno sfogo continuo di opinionismo represso, nevrosi, protagonismo, come l’anelare un secondo focolare nella ricerca della felicità. Lo psicanalista ci chiederà: “mi parli del suo rapporto con il PD”
I laici italiani sono come pessimi geometri. Fanno una porta troppo piccola per far uscire il Cristianesimo e una finestra troppo grande che ci può entrare l’Islam.
Comunque, a prevenire tutte le menate e i revisionismi che verranno su Bella Ciao e simili, mi sento di dire che non ritengo il 25 Aprile una festa così importante da farne una questione di vita o di morte. Il motivo è semplice, non puoi festeggiare la fine di un conflitto che non è mai veramente finito
L’errore degli idealisti di Sinistra, in Italia, è quello di pensare che ci sia un fermento vivo, nella maggioranza, per cambiare in maniera rivoluzionaria la situazione politica. Dunque si stupiscono che i continui appelli – a loro dire sprecati da una classe dirigente inetta nelle loro file – cadano continuamente nel vuoto quando si va a votare in cabina elettorale. L’errore fondamentale è la fiducia riposta nel popolo, anzi che il distacco necessario per scavalcarlo; l’errore di puntare sui Pisacane, anzi che sui Cavour.
