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	<title>Jonkind &#187; Contrail</title>
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		<title>La recitazione divistica della classe &#8217;74</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2012/01/09/la-recitazione-divistica-della-classe-74/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[gloria swanson]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo di caprio]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/hoover.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5182" title="hoover" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/hoover.jpg" alt="" width="446" height="256" /></a><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/gloria-swanson.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5181" title="gloria swanson" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/gloria-swanson.jpg" alt="" width="460" height="276" /></a></p>
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		<title>La verità è che non gli piacciamo abbastanza (agli speculatori)</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2012/01/06/la-verita-e-che-non-gli-piacciamo-abbastanza-agli-speculatori/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 15:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[speculatori]]></category>
		<category><![CDATA[Unicredit]]></category>

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		<description><![CDATA[(nella foto la quotazione di Unicredit negli ultimi 6 mesi, stop vendite allo scoperto il 12 agosto 2011) Per la serie capire dove sta il problema, nel periodo successivo alla delibera CONSOB che bloccava la vendita allo scoperto sul titolo, la banca di Piazza Cordusio ha perso più del 50% del suo valore. Divieto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-06-a-15.47.41.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5172" title="Schermata 2012-01-06 a 15.47.41" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-06-a-15.47.41.png" alt="" width="600" height="192" /></a></p>
<p><em>(nella foto la quotazione di Unicredit negli ultimi 6 mesi, stop vendite allo scoperto il 12 agosto 2011)</em></p>
<p>Per la serie capire dove sta il problema, nel periodo successivo alla delibera CONSOB che bloccava la vendita allo scoperto sul titolo, la banca di Piazza Cordusio ha perso più del 50% del suo valore. Divieto di vendita allo scoperto che è stato rinnovato più volte e che scadrà il 15 gennaio 2012 (dovrebbe, scommetto che verrà rinnovato di nuovo).</p>
<p>Come <a href="http://www.jonkind.com/2011/08/21/confessioni-di-un-venditore-allo-scoperto/">ho già scritto qui</a>, l&#8217;idea che il problema della debolezza di un titolo stia nella possibilità di aprire cosiddette operazioni &#8220;short&#8221; (vendo prendendo a prestito per ricomprare a un prezzo più basso) è per lo più un illusione, specialmente quando l&#8217;analisi viene fatta per ragioni di propaganda politica, per far vedere che i custodi sono più svegli dei mercati. In realtà, quando ci sono epocali crisi di sfiducia, ridurre la possibilità di fare tante operazioni uguali e contrarie su un titolo (vendere e ricomprare, comprare e rivendere) ne riduce la liquidità e quindi l&#8217;appetibilità per i possibili pretendenti, riducendo il numero dei corteggiatori che ronzano attorno alla preda.<span id="more-5171"></span></p>
<p>L&#8217;investitore razionale al tempo del turbocapitalismo è così, compra, vende, ci ripensa, vende, compra. I prezzi oscillano con la volatilità forsennata di un&#8217;infatuazione ballerina, scendono forte ma poi risalgono forte. Il trader fa scommesse continue ma non vuole legarsi veramente a nessuna di esse. Tracciare una riga sulla porta di casa e dire a tutti questi giovanotti pieni di quattrini di diventare seri e impegnarsi veramente (&#8220;comprate e basta, una volta per tutte&#8221;) rischia di farli scappare senza che ne rimanga nemmeno uno.</p>
<p>Unicredit è una grande banca nei guai, è piena di BTP (45 miliardi di euro), si è esposta molto sull&#8217;Est Europa (ha il 5% della quota di mercato in Ungheria) e ha sede in un Paese che sta entrando in recessione. Non c&#8217;è modo di renderla veramente interessante, almeno per il momento: i fondi americani si sono liberati di molte azioni, così come le banche tedesche e giapponesi. Nessuno le vuole avere in mano, con un futuro così incerto.</p>
<p>Non è dunque un problema di tecnica, ma di sostanza. Imporre lo stop alle vendite allo scoperto ha fatto fuggire i trader a breve, i quali non si impegnavano &#8220;a lungo&#8221; non perché nessuno glielo aveva chiesto ma perché, forse, Unicredit non gli piaceva abbastanza.</p>
<p>Dobbiamo renderci conto una volta per tutti che il problema non sta negli altri, ma in noi. In noi Italia, che siamo diventati troppo brutti per piacere, e invece di lamentarci di continuo dovremmo concentrarci su come fare a diventare più attraenti.</p>
<p>Una lezione che può essere utile per il futuro dei mercati, soprattutto per fermare quello scalmanato di Sarkozy che pur di rivincere le elezioni presidenziali francesi sta picchiando sulla Tobin Tax, un&#8217;altra idea peggiore della precedente.</p>
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		<title>L&#8217;orologio rotto di Rousseau</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/12/29/lorologio-rotto-di-rousseau/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 22:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[rousseau]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; vero, come sostengono i teorici dello sviluppo economico liberista, che non si può trattare il problema delle risorse economiche come se non ci fosse, nel sistema, una forma di dinamismo creativo dal di dentro in grado di moltiplicare l&#8217;output complessivo a disposizione di imprenditori, commercianti e lavoratori. E&#8217; quindi corretto criticare l&#8217;antimodernismo di Jean [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero, come sostengono i teorici dello sviluppo economico liberista, che non si può trattare il problema delle risorse economiche come se non ci fosse, nel sistema, una forma di dinamismo creativo dal di dentro in grado di moltiplicare l&#8217;output complessivo a disposizione di imprenditori, commercianti e lavoratori.</p>
<p>E&#8217; quindi <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/25/Rousseau_illuminista_avversario_della_modernita_co_9_110725029.shtml">corretto criticare l&#8217;antimodernismo di Jean Jacques Rosseau</a> quando si chiede:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Com&#8217; è possibile arricchirsi senza contribuire ad impoverire gli altri?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;">Niente come il sistema capitalistico degli ultimi duecento anni ci ha dimostrato come la volontà degli uomini unita alle leggi della scienza tecnica e sociale (economia inclusa) sia in grado di creare la ricchezza dal nulla, rendendo il benessere degli individui un risultato non di una competizione all&#8217;ultimo sangue per risorse scarse ma piuttosto la conseguenza positiva di un&#8217;insieme di interazioni virtuose in grado di moltiplicare le il prodotto finale quasi all&#8217;infinito.<span id="more-5158"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ho scovato <a href="http://www.noisefromamerika.org/articolo/viaggio-giappone">la frase di Rousseau un articolo di Giuseppe Tedeschi</a>, seguendo il filo web delle polemiche scatenate dalle dichiarazioni del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero: <a href="http://www.noisefromamerika.org/articolo/rousseau-padre-modello-superfisso">secondo alcuni</a> (gli economisti liberisti di cui sopra) l&#8217;atteggiamento di Ferrero di criticare la riforma delle pensioni del governo Monti additando il ritardo del pensionamento dei padri come ostacolo all&#8217;entrata al lavoro dei più giovani (i figli) sarebbe la dimostrazione di una visione &#8220;rigida&#8221; del modello economico, della miopia del modello c.d. superfisso.</p>
<p style="text-align: left;">Non è mia abitudine dare ragione a Ferrero, quasi mai, tuttavia bisogna chiedersi se in determinate circostanze di stagnazione economica, di mancata crescita reale del prodotto lordo anzi in mezzo a una vera e propria recessione (per l&#8217;Italia si stima un -1% nel 2012) non sia vera per davvero la storia per cui se gli anziani vanno in pensione 3-4 anni più tardi e non mollano il posto di lavoro (posto di lavoro protetto solidamente dall&#8217;art.18) alla fine per i giovani il fatto che lo Stato e l&#8217;INPS risparmino denaro possa essere una medicina peggiore del male, dato che dal basso si riducono le possibilità di trovare un nuovo lavoro e quindi alla fine un&#8217;età pensionabile più alta si traduce in un aumento del tasso di disoccupazione giovanile.</p>
<p style="text-align: left;">Ci ho pensato ieri sera, chiaccherando con miei due amici di università, che oggi amministrano due medie aziende industriali:</p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Maurizio, da te la media età dei dipendenti è parecchio alta, con questa riforma cosa cambia?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;ho diverse persone che erano già sullo scivolo, e sono dovute ritornare a bordo&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;quanti anni&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;in media 3 anni in più di lavoro&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;le avresti sostituite?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;beh, non tutte, diciamo con un rapporto di 3 a 1&#8243;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;quindi per 3 persone che andavano in pensione ne assumevi una in più&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;esatto&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;un giovane suppongo&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;certamente, adesso invece per 3 anni non assumerò nessuno&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;E tu, Alex?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Guarda, lo stesso. Posto che per come stiamo messi e con la bassa produttività che c&#8217;è in giro sarebbe in realtà un rapporto di 3 a 0, cioè non rimpiazzi nessuno, ma è probabile che almeno un neolaureato lo avrei assunto. Invece niente anche io per 3 anni&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">Insomma, tendenzialmente sono anche io contro il modello del superfisso e contro la visione di un&#8217;economia come una gara dei padri per rubare il posto ai figli e viceversa. Ma può anche succedere, come la storia dell&#8217;orologio rotto, che ogni tanto anche Rousseau e Ferrero abbiano ragione.</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Bossi e l&#8217;economia: parla il padre ma sembra il figlio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Bossi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi su La Padania il leader della Lega Umberto Bossi si lancia in un attacco diretto alla politica economica di Mario Monti, accusandolo nientemeno di essere la causa scatenante della prossima Grande Depressione Italiana. Lo paragona al Presidente USA Herbert Hoover che con i suoi errori avrebbe aggravato la recessione mondiale dal 1929 al 1933. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi <a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/la-padania-bossi-monti-hoover-ci-condanna-1045598/">su La Padania il leader della Lega Umberto Bossi</a> si lancia in un attacco diretto alla politica economica di Mario Monti, accusandolo nientemeno di essere la causa scatenante della prossima Grande Depressione Italiana. Lo paragona al Presidente USA Herbert Hoover che con i suoi errori avrebbe aggravato la recessione mondiale dal 1929 al 1933.</p>
<p>Quel periodo della storia americana è il più studiato dalla scienza economica degli ultimi 80 anni e il contributo di Bossi sì è fatto attendere. Negli anni seguenti al 1933 il combinato disposto delle religioni keynesiane e rooseveltiane ha sicuramente martellato a morte la politica del presidente federale in carica, Hoover, che dopo la famosa caduta di Wall Street nell&#8217;ottobre del 1929 influenzò la politica della FED in senso restrittivo (non si davano più prestiti dal centro alle banche) e aumentò i dazi sulle importazioni dall&#8217;estero, per proteggere la produzione americana in caduta. Il colpo mortale sarebbe poi stata la manovra fiscale del 1932, che avrebbe ulteriormente depresso i consumi prima in America e poi in Europa.<span id="more-5089"></span></p>
<p>Bossi rincara la dose accusando Monti di imitare Hoover anche nel metodo, Hoover che:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;con le sue scelte scateno&#8217; una grande inflazione che si abbatte&#8217; su consumi e produzione&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>non c&#8217;è bisogno di un laureato in macroeconomia per ricordare a Bossi che difficilmente una crescita dell&#8217;inflazione si accompagna alla caduta del PIL e alla recessione, anzi, di solito è il contrario</strong> e infatti nel periodo tra il 1930 e il 1933 l&#8217;inflazione annua americana annua tracollò fino al -11%.</p>
<p style="text-align: left;">Bastava chiedere a Renzo di fare <a href="http://www.rivaluta.it/dettaglio-inflazione-media.asp?t=usa&amp;y=1930">una ricerca su Internet</a> sulla serie storica dell&#8217;inflazione.</p>
<p style="text-align: left;">Mi sa che l&#8217;Umberto si è confuso tra Grande Depressione e Grande Inflazione, un fenomeno tipico dell&#8217;economia tedesca tra il 1922 e il 1923 (le famoso foto dei marchi in carriola che tutti ci ricordiamo dalla scuola). Che però non c&#8217;entra nulla con la Depressione americana del 1929.</p>
<p style="text-align: left;">Sarà un corollario <a href="http://www.jonkind.com/2011/06/19/la-storia-secondo-umberto-bossi/">della teoria dei 15 anni,</a> chissà.</p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		<title>Quel capitalismo che i cattolici conoscono molto bene</title>
		<link>http://www.jonkind.com/2011/11/20/quel-capitalismo-che-i-cattolici-conoscono-benissimo/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 14:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[San Raffaele]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni ho versato alla Fondazione San Raffaele il mio 5 per mille dal modello Unico e 730, per un totale di circa 640 euro. L&#8217;ho fatto perché l&#8217;eccellenza dell&#8217;Ospedale omonimo (quello dell&#8217;angelo sulla tangenziale, costato 50 milioni) mi sembrava indiscussa e condividevo l&#8217;idea che il contribuente potesse decidere di orientare parte delle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/Schermata-2011-11-19-a-15.58.38.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5055" title="Schermata 2011-11-19 a 15.58.38" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/Schermata-2011-11-19-a-15.58.38.png" alt="" width="339" height="314" /></a>Negli ultimi anni <strong>ho versato alla Fondazione San Raffaele il mio 5 per mille dal modello Unico e 730, per un totale di circa 640 euro.</strong></p>
<p>L&#8217;ho fatto perché l&#8217;eccellenza dell&#8217;Ospedale omonimo (quello dell&#8217;angelo sulla tangenziale, costato 50 milioni) mi sembrava indiscussa e condividevo l&#8217;idea che il contribuente potesse decidere di orientare parte delle sue imposte per nobili scopi, come la ricerca scientifica. La Fondazione San Raffaele non solo gestisce l&#8217;Ospedale, ma è anche socio fondatore di Molmed (con il 10,5%), la società quotata in Borsa che detiene i più importanti brevetti scoperti dai ricercatori dell&#8217;Ospedale in campo di ricerca contro i tumori. Brevetti che evidentemente ho finanziato anche io, o almeno credevo di averlo fatto con i miei miseri 640 euro, brevetti che adesso sono saldamente nelle mani degli altri soci della Molmed (all&#8217;89,5%) mentre io non possiedo azioni, a meno di non andarmele a comprare in Borsa.</p>
<p>Mi fa particolarmente male, quindi, leggere sui giornali delle vicende che hanno portato al fallimento della Fondazione  San Raffaele di Via Olgettina (sic!), schiacciata dai debiti per almeno 1 miliardo di euro. Debiti che non sono stati creati dall&#8217;attività diretta ospedaliera (infatti quella gestione è in pareggio, grazie ai proventi dei pazienti solventi e dei rimborsi regionali per convenzioni SSN, dando lavoro a 5mila persone) ma da una serie di iniziative collaterali della Fondazione, sostanziate in varie partecipazioni totalmente scollegate dalla gestione della ricerca e della sanità, come si legge dalla sentenza del Tribunale di Milano che ha ammesso la Fondazione al Concordato Preventivo in data 23 settembre 2011:<span id="more-5038"></span></p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;partecipazioni 100% in Shar.DNA Spa, 100% di Quo Vadis Srl, 100% di Edilraf Srl, 100% di Editrice San Raffaele Srl, 100% di Finraf Spa e, conseguentemente, delle controllate non conferite, vale a dire 90% di Costa Dorata Srl, 100% di Airviaggi Srl, 33,3% di VDS Holding Srl che controlla il 68,8% di VDS Export Ltda, 95% di Società Agricola Monte Tabor Srl, 90% di Oasis Administracao Ltda, 49% di Residenza Alberghiera San Raffaele Srl, 35% di San Raffaele Dental Clinic Srl, 2,5% di Dhitech Scarl, 18% di L.A.T.O. Scarl)&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em></em>avventure disparate, dall&#8217;editoria ai viaggi, dagli alberghi alle costruzioni edilizie, fino all&#8217;agricoltura come nei proverbi più salati. Partecipazioni che secondo il modello Alitalia, finiranno nella cosiddetta <em style="text-align: -webkit-auto;">bad company</em><span class="Apple-style-span" style="text-align: -webkit-auto;"> cioè la roba che verrà buttata via e dove i fornitori se la prenderanno in quel posto. Ci sono invece alcune partecipazioni (assieme alla proprietà dell&#8217;Ospedale) che verranno salvate con la procedura di fallimento pilotato e la rilevazione delle attività da parte dei nuovi compratori:</span></p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;partecipazioni del 100% in Diagnostica e Ricerca S. Raffaele S.p.A., 50% di Blu Energy Milano S.r.l., 100% di HSR Engineering S.r.l., 100% di HSR Servizi S.r.l., 30% di S.A.T. S.r.l: tutti i crediti e/o <strong>contributi e/o donazioni e/o somme sorti a tale titolo, ivi inclusi, a titolo esemplificativo, i contributi del 5 per 1000</strong>, nonché l&#8217;intero capitale sociale di H San Raffele Resnati S.p.A. e di Science Park RAF S.p.A., detentrice, quest&#8217;ultima, anche del 31,96% del capitale sociale di Telbios SpA e del 10,5% di Molmed&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;">partecipazioni che finiranno dunque nella <em>good company, </em>rilevate con molta probabilità nell&#8217;unica cordata d&#8217;acquisto prevista e capeggiata nientemeno che dallo IOR, il braccio finanziario della città del Vaticano.</p>
<p style="text-align: left;">Pare evidente, a guardare con distacco questa vicenda, che la Fondazione San Raffaele è andata ben oltre i suoi scopi statutari e ideali, creando una specie di trust che al confronto General Electric sembra un&#8217;aziendina di elettrauto. Questo a voler pensare bene, che la Fondazione stia cioè fallendo per dabbenaggine, per investimenti sbagliati e non invece, a pensar male, per il dolo del classico sistema di retrocessioni &#8220;sotto il tavolo&#8221; per cui si spolpa la carcassa dell&#8217;animale più grande (la Fondazione) per far colare rivoli di denaro ad aziende compiacenti che poi restituiscono &#8211; in nero &#8211; i soldi agli amministratori della carcassa. <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_16/san-raffaele-guardia-di-finanza-perquisizioni-1902189373215.shtml">Questa, ovviamente, è l&#8217;ipotesi più credibile, anzi temo che sia l&#8217;unica</a>, dato che i suicidi ci dicono spesso molto di più di una confessione firmata con il proprio pugno.</p>
<p style="text-align: left;">Da tempo penso che esista una <a href="http://www.jonkind.com/2011/04/21/il-triangolo-morale-dei-cattolici/">questione morale all&#8217;interno del cattolicesimo italiano</a>, talmente innervato nel tessuto economico del Paese, da rappresentare una specie di <em>funzione irresponsabile </em>rispetto ai principi di fedeltà alle leggi e al fisco. La Fondazione San Raffaele è detenuta a monte da un&#8217;Associazione con pochissimi obblighi di trasparenza, a forte impronta religiosa, almeno nell&#8217;etichetta. Denaro che si perde nei fumi dell&#8217;incenso, flussi che non sono verificabili perché il denaro è sterco del demonio, meno se ne parla meglio è. E perché ai preti non si può chiedere, perché è un&#8217;offesa alla superiorità morale che loro stessi si sono attribuiti. Perché non si risponde di fronte alla collettività dei laici, perché si fa gruppo tra iniziati. Non si risponde allo Stato, ai Tribunali. Perché c&#8217;è un altro Regno su questa terra, una doppia morale a cui rendere conto. Rendere conto a Dio, che però spesso è distratto e non si accorge della distrazione dei fondi dei suoi <em>protegés.</em> Poi, una volta che li beccano si appellano all&#8217;unico giudizio, &#8220;quello di Nostro Signore&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Non discuto i sani principi del Cristianesimo, una delle forme di umanesimo più potenti della Storia del Pensiero Umano. La domanda che mi pongo invece è se, oggi, in Italia, &#8220;certi cattolici&#8221; si comportino peggio del resto della Società, perché il loro azzardo morale è protetto da un sistema di valori alternativi all&#8217;universale convivenza, a favore della logica familistica, pseudo mafiosa. E perché invece di tenere i soldi sotto chiave, quando ci troviamo di fronte alla loro filosofia, finiamo per consegnarli il portafoglio senza fiatare.</p>
<p style="text-align: left;">Tant&#8217;è. A me che sono strenuo oppositore dell&#8217;8 per mille per 4 anni hanno rubato pure il 5 per mille. Usandolo alternativamente per pagare un pezzo del <em><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/novembre/19/Don_Verze_jet_milioni_per_co_9_111119031.shtml">Bombardier di Don Verzé</a></em> o una motozappa in una fazenda brasiliana, o una tangente a qualcuno della Regione. Ma poteva andare peggio. Dato che i contributi del 5 per mille arrivano anche con due anni di ritardo i contributi da me versati due anni potranno ora finire alla nuova Fondazione San Raffaele-IOR: finirò quindi per finanziare &#8211; attenzione &#8211; la ricerca molecolare gestita dal Papa, noto sostenitore del primato della Scienza e della Tecnica.</p>
<p style="text-align: left;">Uno sbaglio che cercherò di non ripetere.</p>
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		<title>Citofonare Bossi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 23:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bossi]]></category>
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		<description><![CDATA[A chi mulina l&#8217;argomento della povera Politica emarginata dalla Tecnica (proprio mentre stava realizzando chissà quale miracolo) proporrei questa ipotesi: facciamo cadere il governo Monti alla prima curva legislativa, così poi si va allegramente all&#8217;appuntamento con il Destino segnato dalla stella polare dei cosiddetti speculatori internazionali. Da qui ad Aprile scadono circa 200 miliardi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A chi mulina l&#8217;argomento della povera Politica emarginata dalla Tecnica (proprio mentre stava realizzando chissà quale miracolo) proporrei questa ipotesi: facciamo cadere il governo Monti alla prima curva legislativa, così poi si va allegramente all&#8217;appuntamento con il Destino segnato dalla stella polare dei cosiddetti speculatori internazionali.</p>
<p>Da qui ad Aprile scadono circa 200 miliardi di euro di debito pubblico italiano, vale a dire bisogna che qualcuno ce li presti sul mercato, siano gli investitori istituzionali o privati, stranieri o italiani.</p>
<p>Nel 2010 l&#8217;INPS ha erogato più o meno la stessa cifra in trattamenti pensionistici: 190 miliardi.</p>
<p>Si fa presto a fare il conto. Facciamo cadere il governo ma decidiamo che se nessuno ci presta quei soldi, o se parte della cifra venisse a mancare, si smette immediatamente di pagare le pensioni ai circa 14 milioni di pensionati in coda alle poste. Non si può mica togliere il pane ai giovani, alla sanità, alle forze armate.</p>
<p>Se non troviamo i soldi a prestito sui mercati smettiamo di pagare la pensione ai vecchi.</p>
<p>Che sapranno in quel caso a chi rivolgersi. A chi li ha sempre protetti.</p>
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		<title>L&#8217;oro alla patria, i Bot al parco buoi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei momenti di crisi acuta bisognerebbe limitarsi a mantenere il sangue freddo e agire in maniera razionale, in modo che tutti suonino la musica prevista dallo spartito per il loro strumento e il direttore sappia cosa può chiedere a ciascun componente dell&#8217;orchestra, senza precipitare il concerto nel caos. C&#8217;è invece in giro questa voglia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei momenti di crisi acuta bisognerebbe limitarsi a mantenere il sangue freddo e agire in maniera razionale, in modo che tutti suonino la musica prevista dallo spartito per il loro strumento e il direttore sappia cosa può chiedere a ciascun componente dell&#8217;orchestra, senza precipitare il concerto nel caos.</p>
<p>C&#8217;è invece in giro questa voglia di BTP day, tra nostalgie languide dei prelievi forzosi del fascismo e l&#8217;entusiasmo della ricostruzione del secondo dopoguerra. E&#8217; partito <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/30745/melani-e-l-iniziativa-anti-spread.htm">un colorito pseudo-imprenditore del pistoiese,</a> tal Giorgio Melani, addirittura comprando una pagina sul Corriere della Sera per pubblicizzare la sua intenzione di comprare titoli di Stato, &#8220;anche a rendimento zero&#8221;. Perché il debito è nostro e ce lo dobbiamo ricomprare, dice. Confondendo debitori e creditori nella notte delle vacche magre.</p>
<p>Ne ha riparlato Ferruccio De Bortoli a Ballarò, ieri sera, nell&#8217;ansia di mettersi al comando di un movimento mediatico e popolare di responsabilità, battaglia già ripetutamente lanciata, un po&#8217; a vuoto, da quotidiani finanziari come Milano Finanza.<span id="more-4983"></span></p>
<p>Adesso pare che <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/novembre/08/corsa_Btp_day_arriva_Unicredit_co_8_111108034.shtml">le principali banche italiane abbiano deciso di aderire </a>a questa giornata di abbuffata finanziaria, il BTP day appunto, in cui miliardi di bond italiani dovrebbero passare di mano in mano, in  una specie di catena della solidarietà con il secchio per spegnere l&#8217;incendio e salvare il Paese dal default. Le banche rinunceranno alle commissioni di acquisto su BOT e BTP, aprendo di buon mattino le serrande dei propri negozi, come nei giorni dei saldi, agli investitori ansiosi di fare il proprio dovere. Ricompriamoci il nostro debito, dice Melani, che siamo ricchi dentro e poveri fuori (l&#8217;annosa questione se di fronte al debito pubblico ci sia patrimonio sufficiente nelle famiglie private).</p>
<p>Certo che se il BTP day avesse un grande successo per le banche ci sarebbe, è vero, una piccola perdita di entrate dovuta alla mancanza di commissioni (comunque già marginali per l&#8217;investitore con i rendimenti attuali) ma avrebbero il vantaggio di poter vendere (rifilare) ai singoli cittadini <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-11-07/prime-banche-europee-esposte-175233.shtml?uuid=AaEbqWJE">la grande massa di bond italiani in loro possesso, incagliati nei loro bilanci come una mina pronta a esplodere in caso di fallimento finanziario della Repubblica Italiana</a>. Scaricare il rischio sui singoli investitori permetterebbe, nel disgraziato caso di un futuro non rimborso da parte dello Stato, di salvare le banche e rovinare i singoli, salvando almeno il sistema finanziario dal cataclisma. Ricordiamo che l&#8217;Argentina è fallita dolcemente, rispetto alla Grecia, perché i titoli di debito erano in mano ai singoli investitori e non al sistema delle banche americane ed europee.</p>
<p>Il fallimento di una banca è una notizia. Il fallimento di 1 milione di singoli investitori sarebbe solo una statistica.</p>
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		<title>Bini Smaghi sta bene dove sta</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 15:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
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		<description><![CDATA[Che il Presidente della Commissione Europea (José Manuel Barroso), uso a pontificare un giorno sì e l&#8217;altro pure su quell&#8217;invocazione messianica rappresentata dagli Eurobond, sia nato in un paese da bancarotta (il Portogallo), non è che mi faccia vivere sereno da contribuente di un paese europeo. Allo stesso modo che sia un belga (Herman Van [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/bini-smaghi2.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4979" title="bini smaghi" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/11/bini-smaghi2.jpeg" alt="" width="258" height="195" /></a>Che il Presidente della Commissione Europea (José Manuel Barroso), uso a pontificare un giorno sì e l&#8217;altro pure su quell&#8217;invocazione messianica rappresentata dagli Eurobond, sia nato in un paese da bancarotta (il Portogallo), non è che mi faccia vivere sereno da contribuente di un paese europeo. Allo stesso modo che sia un belga (Herman Van Rompuy) a presiedere il Consiglio d&#8217;Europa e a dare mille interviste che fanno impennare gli spread mi fa spesso rivalutare l&#8217;eloquenza dei pregiudizi su un Paese che, direbbe de Gaulle, non è nemmeno un&#8217;espressione geografica, e che da un anno non riesce a formare un governo per la divisione delle comunità linguistiche che lo compongono</p>
<p>Però ho deciso di dare una certa fiducia alle convergenze sovranazionali, e quindi mi ricaccio in gola in pregiudizi e cerco di immaginare una <em>gens europea, </em>che si muova senza il vincolo nazionale all&#8217;interno di una burocrazia sempre tesa (cit.) al benessere complessivo dell&#8217;area, non alle logiche di potere delle cancellerie nazionali.<span id="more-4971"></span></p>
<p>Non credo che Mario Draghi sia stato eletto alla presidenza della BCE in quanto italiano. Allo stesso modo non credo che avere un altro italiano nel board sia una pregiudiziale negativa per il ruolo istituzionale della BCE: la politica monetaria sovranazionale nell&#8217;area Euro. Non credo che avere Draghi e Bini Smaghi assieme nella stessa stanza sia un danno per gli interessi italiani, o per quelli francesi, o per i miei. Non credo che tenere lì Bini Smaghi aumenti l&#8217;inflazione invece che farla scendere, non credo che la sua presenza minacci la stabilità della moneta o incrementi le possibilità di un default nell&#8217;area. Immagino, come in tutti i compromessi negli organismi internazionali, che Bini Smaghi sia stato nominato come parte della quota italiana, dall&#8217;allora Governo Berlusconi nel 2005, ma che sia stato nominato soprattutto in quanto persona capace, in base al suo curriculum e alle sue competenze. Cioè che sia un burocrate capace di fare il suo lavoro e di gestire la moneta che io tengo nel mio portafoglio.</p>
<p>La BCE nasce come istituzione indipendente dalla politica europea, per quanto questo sia possibile in concreto. Sono i suoi governi a nominare i membri del board, ma per garantire loro l&#8217;indipendenza essi non sono rimuovibili dagli stessi che li hanno eletti. Un mandato, quello del board nella BCE, così come quello di Governatore, che dura 8 anni, un periodo lungo ma non eterno.</p>
<p>Ci sono molte teorie sul rapporto tra governi e banche centrali, tutte discutibili, ma alcune di esse prevedono che affinché la politica monetaria non sia troppo accomodante con la smania dei governi di creare deficit pubblici, le banche centrali stesse siano non ricattabili dai governi e possano agire in piena indipendenza. Questo dovrebbe garantire un controllo dell&#8217;inflazione, almeno nella scuola tedesco-centroeuropea del dopoguerra. Per dire quanto fosse radicata questa teoria basti pensare che fino a pochi anni fa, in Italia, la carica di Governatore della Banca Centrale era a vita, a meno di dimissioni spontanee. L&#8217;unica carica vitalizia prevista sul suolo patrio, assieme a quella di Pontefice della Chiesa Cattolica.</p>
<p>Giusta o sbagliata che sia la visione della non inamovibilità come garanzia di indipendenza, questo è il retroterra scientifico-culturale che giustifica un Bini Smaghi a stare dove sta. Egli è l&#8217;impersonificazione di un conflitto permanente tra politica e economia, non l&#8217;eccezione di un uomo troppo ambizioso da restare aggrappato alla poltrona. E&#8217; un esempio di come politica ed economia hanno basi fondative diverse, e di come la politica tenda a far prevalere l&#8217;argomento populistico (la legittimità data dal voto popolare) per avere sempre quello che vuole, confrontata con l&#8217;argomento scientifico che certe regole sono indipendenti dal sistema elettorale, anzi debbono sottrarsi a esse per poter meglio servire l&#8217;interesse collettivo.</p>
<p>Se ci fate caso è lo stesso conflitto tra Politica e Magistratura, e in Italia ne sappiamo qualcosa.</p>
<p>La differenza tra il liberalismo e il populismo è che il liberalismo crede nella democrazia non tanto per la sua capacità di far vincere il migliore alle elezioni (anzi crede nella democrazia più come possibilità di far cadere il neoeletto, prima o poi) ma per la sua capacità di vivere in un equilibrio di pesi e contrappesi, dove all&#8217;elettore è riservata l&#8217;ultima parola ma dove gliela si chieda il meno possibile, e si faccia convivere il principio del popolo con il principio del saggio o della regola di scienza (o di Natura), amministrata da più abili (i famosi &#8220;tecnici&#8221;).</p>
<p>Bini Smaghi è stato messo alla BCE nel 2005 dal Governo Italiano perché tutelasse l&#8217;Euro per l&#8217;intero sistema. Il suo mandato non è ritirabile perché, si suppone, Bini Smaghi potesse in passato e possa svolgere, in futuro, il suo lavoro in piena serenità e a regola d&#8217;arte, senza le pressioni potenti che arrivano in fase di emergenza, esattamente nella crisi di stabilità che stiamo vivendo.</p>
<p>Bini Smaghi è quindi, soprattutto nella sua cocciutaggine a restare dove sta, espressione di un principio democratico che io, personalmente, tengo a difendere. Il prevalere, in certi casi, della Tecnica (o della Natura) sulle istanze Popolari che risulterebbero (dico risulterebbero) espresse da Sarkozy e Berlusconi, per motivi non credo più nobili di quelli di Bini Smaghi. La necessità di mettere alla BCE un francese prima del 2013 (quando scadrà il mandato di Bini Smaghi) è una necessità che non sento affatto, come cittadino, come contribuente, come possessore di euro e nemmeno come fine spulciatore di cronache politiche sui giornali.</p>
<p>Non mi frega niente delle motivazioni di Sarkozy, anzi le trovo populistiche e puramente elettorali. Credo che un italiano che ha tra l&#8217;altro studiato <a href="http://www.ecb.int/ecb/orga/decisions/html/cvbinismaghi.it.html">nei licei e nelle università </a>franco belghe sia una garanzia anche per il popolo francese, almeno come lo sarebbe uno nato sul suolo patrio.</p>
<p>Il mandato di Bini Smaghi finirà nel 2013, come è giusto che sia. Farlo sbaraccare prima per non far pensare ai francesi che la loro arte di occupare i posti che contano non si stia offuscando è un problema di Sarkozy, non nostro. Noi cittadini europei possiamo aspettare benissimo il 2013, non va a fuoco la casa, e nemmeno la chiesa.</p>
<p>Sarkozy dovrà invece combattere per la sua rielezione nel 2012.</p>
<p>Se ancora una volta la democrazia sarà quel sistema che elegge il meno peggio anche lui avrà di nuovo la sua chance.</p>
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		<title>L&#8217;incessante autologorìo della Sinistra moderna</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Baricco]]></category>
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		<description><![CDATA[Alessandro Baricco non farà il Presidente del Consiglio non perché è tardi, come dice lui stesso, ma perché probabilmente non ne sarebbe capace. La Politica è acquisizione e gestione del potere in società aperte ma squilibrate, conflittuali per natura democratica. E&#8217; un mestiere di merda, che i politici fanno perché al punto di approdo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-29-a-12.12.48.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-4963" title="Schermata 2011-10-29 a 12.12.48" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-29-a-12.12.48.png" alt="" width="516" height="291" /></a></p>
<p>Alessandro Baricco non farà il Presidente del Consiglio non perché è tardi, <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=4GxH7LsmVJM#!">come dice lui stesso</a>, ma perché probabilmente non ne sarebbe capace.</p>
<p>La Politica è acquisizione e gestione del potere in società aperte ma squilibrate, conflittuali per natura democratica. E&#8217; un mestiere di merda, che i politici fanno perché al punto di approdo è la gloria terrena e la possibilità di gestire tanto denaro, quanto non ne vedono nemmeno a Wall Street (ricordiamo che in Italia la Spesa Pubblica equivale a metà del PIL); è un mestiere che ha a che fare con la prosa, non con la poesia, è spesso semplicemente una tecnica, a volte un&#8217;arte, ma non è realizzazione della felicità in terra, discorso escatologico del laico con l&#8217;invidia del cadavere (di Cristo). E&#8217; solo Politica. Mezzi. Fini.</p>
<p>Alessandro Baricco è il miglior divulgatore letterario di questi anni, la sua trasmissione su Rai3, Pickwick, forse la più bella trasmissione in assoluto quando ancora la Rai aveva ancora qualche ambizione culturale; i suoi libri non li so giudicare perché non li ho letti.<span id="more-4944"></span></p>
<p>Il discorso di Baricco tenuto alla Leopolda, alla convention dei rottamatori di Matteo Renzi (pardòn, post-rottamatori, dato che la prima ondata si era infranta con la sostanziale tenuta della segreteria Bersani e nemmeno il super sindaco di Firenze è immune alla moda di cambiar nome quando butta male) si inserisce nel solito filone dell&#8217;autorevole intellettuale di Sinistra, che scopri impegnato solo durante i discorsi pubblici (<em>&#8220;noi pensavamo&#8221;, &#8220;noi credevamo&#8221;</em>, io tutto questo tutt&#8217;uno con il popolo progressista nella fanga me l&#8217;ero perso, ma forse è un problema mio), tutto immerso nelle sue profonde e dolorose pensate sul perché, fino a oggi, ABBIAMO SEMPRE PERSO.</p>
<p>Ho sempre pensato che questi <em>down</em> frequenti delle élites di Sinistra (ci metto anche Serra e Moretti) fossero non un mezzo, ma la Fine. Non un modo di fare autocritica e rimettersi a correre verso il Potere ma il sintomo di una inconcludenza epocale, di un vizio culturale che va estirpato. Questa idea che le dinamiche politiche della società, la realtà dico, quella che vedete fuori dalla finestra, vadano spiegate guardando dentro il proprio cuore torbido ma palpitante, nel baluginare dei propri difetti e delle proprie inadeguatezze personali &#8211; come se fossimo in una specie di seduta di autoanalisi permanente &#8211; è una proiezione della presunzione degli intellettuali (degli scrittori in particolare) di essere loro a formare la Società e l&#8217;essere umano, e non viceversa. E questo insistere su ABBIAMO SBAGLIATO è un modo per indebolirsi, un momento di depressione dell&#8217;artista da vecchio che vorrebbe diventare Scienza della Politica.</p>
<p>La Sinistra italiana si dibatte da almeno 40 anni in questa continua trasformazione in qualcosa di diverso che vorrebbe essere ma non diventerà mai, perché la Sinistra nasce esplicitamente come critica al modello sociale del capitalismo industriale ottocentesco e all&#8217;Ancien Regime post carolingio, e solo quello può essere. La Sinistra NON E&#8217; un insieme di buoni sentimenti, l&#8217;affratellamento, i deboli in genere e a prescindere, i fondi alla Cultura, non è il Bene contro il Male, non è non avere rimorsi quando guardi il bambino africano, non è lotta perenne contro il fascismo di Mussolini. La Sinistra non è e non deve essere stanchezza contro il mondo moderno affascinata dai languori dei buddismi e degli islamismi ma continuo stimolo critico a come le forme di sfruttamento del capitale si riflettono su colui che lavora per esso; non è salto dalla società degli operai a quella degli intellettuali. Non è inclusione dei cattolici che non trovano spazio in Vaticano.</p>
<p>Ma soprattutto la Sinistra non è quella cosa che vince perché ABBIAMO SBAGLIATO E MI CI METTO PURE IO e via con l&#8217;autoconsolazione umida e, in fin dei conti, autoassolutoria. Come ho già scritto in Italia la Sinistra non vince perché <a href="http://www.jonkind.com/2010/02/07/quella-lezione-di-marx-che-gli-elettori-del-pd-non-hanno-ancora-capito/">l&#8217;Italia è un paese di Destra</a>, e l&#8217;incapacità di leggere questo fatto da parte degli intellettuali celestini è uno dei motivi per cui gli elettori potrebbero giustamente rassegnarsi al mito della Sinistra perdente per sempre.</p>
<p>Nei tempi di ribaltamento totale dell&#8217;asse politico (forse siamo alla vigilia di un nuovo 1994) è normale che le città pullulino di falsi profeti venuti dal deserto, come Matteo Renzi, che potranno pur avere una chance di essere i nuovi salvatori, con un po&#8217; di culo e l&#8217;adeguato sostengo di quell&#8217;establishment cattolico che per la Sinistra dovrebbe essere uno dei problemi, non la soluzione. Ma i Baricco mostrerebbero un filo in più di lucidità e intelligenza riconoscendo che dato che l&#8217;asse del Paese si sta spostando verso i temi di una sinistra più radicale (dopo Milano, dopo i referendum sull&#8217;acqua) forse si potrebbe partire da lì, ammorbidendoli con un po&#8217; di ispirazione universale, senza pretendere rivoluzioni di tipo cambogiano, senza post rottamare nessuno della dirigenza del PD attuale, senza ricominciare daccapo dal 2% potenzialmente e partendo invece da chi fa il 28%.</p>
<p>Baricco potrebbe consigliare un Bersani anzi che saltare sul carro di un Renzi.</p>
<p>E&#8217; almeno un calcolo della probabilità. Ma lui vi dirà che eccelleva in Lettere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Resolution n.9</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 20:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jonkind</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contrail]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che la storia del conflitto israeliano palestinese si arricchisce di un nuovo episodio mi infliggo la pena del solito giro al bar dello sport per raccogliere le opinioni degli illuminati del diritto internazionale, dotati non solo di un&#8217;opinione ben precisa (da almeno 40 anni) sul confine tra giusto e sbagliato quando si parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-13-a-22.43.38.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4872" title="Schermata 2011-10-13 a 22.43.38" src="http://www.jonkind.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-13-a-22.43.38.png" alt="" width="240" height="362" /></a>Ogni volta che la storia del conflitto israeliano palestinese si arricchisce <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE79C08Y20111013">di un nuovo episodio </a>mi infliggo la pena del solito giro al bar dello sport per raccogliere le opinioni degli illuminati del diritto internazionale, dotati non solo di un&#8217;opinione ben precisa (da almeno 40 anni) sul confine tra giusto e sbagliato quando si parla dello Stato di Israele ma anche innamorati del loro unico argomento: <strong>la risoluzione n. 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che alla fine della Guerra dei Sei Giorni (1967)</strong> ribadiva al vincitore di quel conflitto &#8211; Israele &#8211; una regola planetaria: non si possono acquisire nuovi territori tramite l&#8217;uso della forza. E quindi facessero il favore di restituire quei territori ai legittimi sconfitti, i paesi arabi, scornati dalla travolgente offensiva israeliana, e ai loro protegées palestinesi.</p>
<p><em>&#8220;Israele ha conquistato quei territori con la forza. Non ha diritto di stare lì. Lo dice l&#8217;ONU, figuratevi. Israele è forza occupante. Se ne vada.&#8221;</em></p>
<p>Poco importa se quella risoluzione è inserita in un discorso più ampio che prevederebbe la restituzione dei territori occupati in cambio di riconoscimento diplomatico dello Stato d&#8217;Israele, ipotesi che organizzazioni come Hamas ancora escludono fin dal loro statuto. La risoluzione è lì, <em>a divinis</em>, a seguito dell&#8217;idea democrazia come principio morale immanente e non come metodo di organizzazione del potere: la democrazia è buona così come il mercato finanziario è cattivo. Cose così.</p>
<p>Il fatto è che siamo tanti innamorati del nuovismo del dopoguerra democratico inteso come antitesi a una qualunque forma di fascismo che ci dimentichiamo di verificare le fonti: Israele vince dunque è cattivo, i palestinesi perdono in quanto buoni. L&#8217;ONU è un&#8217;entità celeste e infallibile in quanto democratica che ci toglie dal pensiero quelle cose scomode chiamate guerre. Israele sbaglia. Si ritiri. Senza se e senza ma.</p>
<p>Ma può un&#8217;organizzazione di Stati, l&#8217;ONU, essere più democratica e pacifista dei suoi membri? E quanto è moralmente superiore ai singoli Paesi che pretende di sanzionare?<span id="more-4863"></span></p>
<p>Per capire il clima storico in cui maturò non solo la guerra dei Sei Giorni &#8211; iniziata, lo ricordiamo, per reciproche provocazioni di confine tra Israele ed Egitto ma comunque figlia dei conflitti precedenti e madre di quelli successivi &#8211; ma anche e soprattutto la risoluzione 242 che da allora è il mito giuridico-fondativo del fronte anti israeliano non dobbiamo solo ricordare la Guerra Fredda e il clima politico surriscaldato di quegli anni, ci basterà una rapida rassegna di quei Paesi che il 22 novembre 1967 votarono all&#8217;unanimità, all&#8217;interno del Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU, l&#8217;intimazione a Israele di restituire i territori occupati con la forza delle armi e quindi la loro ferma condanna morale dell&#8217;accaduto:</p>
<p>CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE (15 membri), RISOLUZIONE N.242 del 22 NOVEMBRE 1967 &#8211; voti a favore 15, contrari 0.</p>
<p>Ecco il profilo di alcuni votanti e quale era il loro pedigree di quegli anni, a proposito di invasioni territoriali e democrazia interna.</p>
<p><strong>1) <em>Stati Uniti</em> -</strong> sotto la presidenza di Lyndon Johnson si giunge al picco dell&#8217;escalation nel conflitto in Vietnam, con almeno <strong>430 mila soldati americani impegnati contro i VietCong</strong>. A seguito delle sconfitte militari dopo l&#8217;offensiva del Tet Nixon darà ordine di bombardare il nemico anche in territorio neutrale (Laos e Cambogia)</p>
<p><strong>2) <em>Unione Sovietica</em> &#8211; </strong>alleato militare dell&#8217;Egitto, 44 giorni dopo aver votato la risoluzione contro Israele <strong>invade la Cecoslovacchia</strong>.</p>
<p><strong>3) <em>Cina</em> &#8211; </strong>nella fase più acuta della rivoluzione culturale, dal 1966 in avanti, si registrano innumerevoli violenze e distruzioni contro monasteri e clero del <strong>Tibet, invaso dalla Cina 7 anni prima </strong>(1959)</p>
<p><strong>4)<em> Brasile</em></strong> &#8211; <strong>a partire dal 1964 è una dittatura militare</strong> a seguito del colpo di stato che abolisce tutti i partiti politici e inaugura la dittatura dei cosiddetti <em>gorillas.</em></p>
<p><strong>5) <em>Bulgaria</em></strong> &#8211; si segnala nel gennaio del 1968 per <strong>l&#8217;appoggio dato all&#8217;Unione Sovietica nell&#8217;invasione della Cecoslovacchia</strong>, fornendo carri armati e truppe aderenti al Patto di Varsavia</p>
<p><strong>6) <em>India</em> -</strong> a seguito della crisi dei profughi bengalesi nel 1971 scoppia la terza guerra indo-pakistana nel corso della quale <strong>l&#8217;India invade il Pakistan orientale</strong> favorendo la formazione di un nuovo stato: il Bangladesh</p>
<p>7) <em><strong>Nigeria</strong></em> &#8211; nel 1966, un anno prima di votare la risoluzione, a seguito di ben due colpi di stato distinti <strong>la Nigeria finisce sotto il controllo dei militari</strong> che si dividono il Paese.</p>
<p>8] <strong><em>Etiopia</em> &#8211; </strong>nel 1967, prima del colpo di stato militare del 1974 è addirittura un Impero. Sul trono siede Hailé Selassié, quello di faccetta nera, rimesso sulla cadrega imperiale dagli inglesi nel 1941.</p>
<p>9) <em><strong>Mali - </strong></em>al momento di votare la risoluzione il Paese è ancora guidato da un partito unico marxista, comandato da Modibo Keita. L&#8217;anno dopo verrà rovesciato da un colpo di stato militare.</p>
<p>Altri membri votanti la risoluzione 242: <em><strong>Francia, Inghilterra, Giappone, Argentina, Canada, Danimarca</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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