Ogni volta che leggo un’intervista a Giulio Tremonti capisco di quanto il Ministero dell’Economia sia troppo stretto per lui. Ma che dico l’Economia: l’Italia, L’Europa, il mondo sono realtà troppo strette per il politico più emergente che ci sia, amato sia dal PDL che dalla Lega; il “nostro ministro più colto”, per usare le parole rispettose del direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta.
Nell’intervista a Repubblica di oggi Giulio ci tiene anzitutto a spegnere l’allarme: “l’emergenza è finita”, dice, ironizzando sui soliti corvi che si aspettavano ancora una volta il tracollo estivo dell’Italia. “Non ci sarà bisogno di una manovra correttiva.” I nostri titoli del debito pubblico vengono acquistati dal mercato a bassi rendimenti, quindi possiamo rinnovare (e ampliare) il nostro debito pubblico. Senza correre il rischio della Grecia.
Il tono dell’intervista, al solito, è alto, talmente alto e ispirato che a volte pensi che il naturale benchmark di Tremonti non siano i Wolfgang Schaeuble o le Christine Lagarde, ma come minimo il “Great Design” di Stephen Hawking. Grandi e possenti forze in azione nello spazio-tempo della politica e dell’Economia. Una fiducia laica in una sorta di accomodamento intelligente e spontaneo, la forza della diagnosi, l’inellutabilità (e irrilevanza?) delle conseguenze. Chi fa cosa? Non importa. Brains are at work, please don’t disturb.
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