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    <subtitle>There&apos;s a new blog in Town</subtitle>
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    <title>Politica</title>
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    <published>2010-03-10T22:35:13Z</published>
    <updated>2010-03-10T22:36:33Z</updated>

    <summary>La Politica è come Dio. Senza l&apos;idea che abbiamo di lei impazziremmo, ma probabilmente non ci è di nessuna utilità....</summary>
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        <![CDATA[<p>La Politica è come Dio. Senza l'idea che abbiamo di lei impazziremmo, ma probabilmente non ci è di nessuna utilità.</p>]]>
        
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    <title>Quel pranzo keynesiano lungo 150 anni (e nessuno che paga il conto)</title>
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    <published>2010-03-07T16:17:17Z</published>
    <updated>2010-03-07T21:41:34Z</updated>

    <summary>Si fa un gran parlare, nelle istituzioni europee, di exit strategy dalla crisi economica grazie all&apos;iniziativa dei governi attraverso gli investimenti pubblici, in quella che viene riconosciuta come la sintesi della cosiddetta &quot;ricetta keynesiana&quot;. Alla truppa dei keynesiani si arruolano...</summary>
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        <![CDATA[<p>Si fa un gran parlare, nelle istituzioni europee, di exit strategy dalla crisi economica grazie all'iniziativa dei governi attraverso gli investimenti pubblici, in quella che viene riconosciuta come la sintesi della cosiddetta "ricetta keynesiana".</p>

<p>Alla truppa dei keynesiani si arruolano <a href="http://www.corriere.it/economia/10_marzo_06/tremonti-grecia-fondo-monetario_c2a71ffc-28f2-11df-a5a9-00144f02aabe.shtml">schiere di insospettabili come il Ministro dell'Economia italiana Giulio Tremonti</a>, che non si era mai distinto nei primi anni del suo magistero per l'accento messo al sostegno pubblico della domanda ma che oggi, soprattutto quando si trova di fronte ai <em>grand commis</em> dei grandi <em>Etat</em> (Francia, Germania, UE) tende a colorarsi di socialdemocratico per rivendicare il primato della politica sulla finanza selvaggia; salvo poi ammonire che tutto deve avvenire in un percorso di riequilibro dei bilanci pubblici e che sarebbe meglio emettere Euro-Bond a nome dell'Unione piuttosto che BTP italiani. Insomma, per rinverdire quel caro vecchio detto: keynesiani con il culo degli altri.</p>

<p>I politici hanno tutto il diritto di rivendicare la propria superiorità morale rispetto al mercato ("il mercato quando serve, la politica dove necessario" è il sinistro slogan che gira nelle stanze d'Europa) e di proporre le loro idee, purché accettino il principio di realtà, e scontino le loro responsabilità.</p>]]>
        <![CDATA[<p>Volendo ancora di più vulgare la ricetta keynesiana essa si può riconoscere in situazione di deficit di Bilancio Pubblico, quando le spese superano le entrate fiscali: in questo modo, finanziandosi a debito, il governo dà una spinta al ciclo economico odierno investendo in progetti di spesa a lungo termine (investimenti), oppure fornendo moneta per i consumi correnti, sostenendo in questo modo la quota di domanda che compone il PIL.</p>

<p>Ma lo stesso Keynes non riusciva a essere Keynes per 24 ore al giorno: riconosceva i limiti delle sue teorie e ne sottolineava la portata in casi di natura straordinaria, quando per effetto di spiriti depressi gli attori del mercato non riuscivano a dare propulsione all'economia. Alla spinta supplettiva pubblica doveva tuttavia seguire il ritiro del pubblico, all'impulso doveva seguire la ritirata, al deficit di bilancio dovevano seguire l'avanzo dei conti e il pareggio del bilancio pubblico, per poterlo riutilizzare in situazioni di emergenza quando il ciclo tornasse con la testa in giù.</p>

<p>Invece la classe politica europea è praticamente keynesiana da sempre. Prima ancora che Keynes nascesse. Il politico ha nella sua natura di spendere più denaro di quanto incassi (soprattutto perché è pubblico, cioè non suo). E' la formula del consenso, è l'orizzonte limitato del cacciatore di voti che messo di fianco alla Zecca dello Stato non riesce a trattenersi dal rubarli o dal regalarli alle clientele, solo occasionalmente investendo in strade e ferrovie.</p>

<p>Dalle serie storiche della Banca d'Italia scopriamo che nel 1861 il debito pubblico italiano equivaleva a 1,7 milioni di euro di oggi. A fine 2009 lo stesso debito pubblico ammonta a 1.783 miliardi euro. In pratica una crescita annua del 9,75% per 150 anni. Una crescita inarrestabile, a un tasso di tipo cinese. Con punte di crescita boom oltre il 100% nei periodi 1910-1920, 1940-1950 e in tutti i decenni successivi, 100% di crescita negli anni cinquanta, negli anni sessanta, negli anni settanta e negli anni Ottanta. Con riduzione della crescita solo negli anni Novanta e Duemila, seppur continuando a salire in maniera sostenuta. D'accordo, nella nostra Storia ci sono state le due guerre mondiali con annessi debiti di guerra, ma poi? Non si è sempre fatto ricorso al debito pubblico per inflazionare l'economia? Non si è sempre fatto i keynesiani con i soldi dei cittadini? Senza però mai pensare al rientro del bilancio? Al pareggio? In un'ottica realistica l'impulso keynesiano dovrebbe durare al massimo una generazione, con benefici e rientro del debito entro la generazione successiva. Ma si noti che nei 150 anni di Storia Italiana il Bilancio Pubblico non è praticamente andato MAI in avanzo. Lo Stato non ha MAI risparmiato. Sempre speso più di quanto incassava.</p>

<p>Che senso ha oggi, pure in mezzo alla crisi economica, dire che è necessario essere keynesiani. Ancora? Di nuovo? Quando lo si è sempre stati nella propria Storia con i risultati che ci ritroviamo oggi. Con il 10% di disoccupazione, in piena recessione economica, senza più spazio per sfondare nuovamente il bilancio pubblico? Raddoppiare di nuovo il debito statale in soli dieci anni come in tutto il secolo scorso? Impossibile. Lo sanno gli italiani, lo sanno i francesi e lo sanno i tedeschi che fino a pochi mesi fa erano molto meglio di noi ma oggi lo sono un po' meno.</p>

<p>Insomma, caro Tremonti, in questo pranzo keynesiano lungo tutti i 150 anni di storia unitaria non è tanto il caso di pensare a quale pietanza si può ancora ordinare (anche perché 500 miliardi di euro di debito pubblico, ovvero il 28% del totale, sono merito suo  durante la reggenza al Ministero dell'Economia), se ci sia ancora qualcosa da mangiare secondo la ricetta di John Maynard. </p>

<p>Si tratta piuttosto di capire quando e chi pagherà il conto di questa abbuffata.</p>]]>
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    <title>Pigi Bottista</title>
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    <published>2010-03-03T13:42:06Z</published>
    <updated>2010-03-03T14:17:48Z</updated>

    <summary>La definizione non è mia ma la potete trovare nell&apos;effervescente (seppure, al solito, in stato di ebbrezza) editoriale di oggi del Fatto Quotidiano a firma Marco Travaglio, e sintetizza in maniera efficace il recente scivolamento del Corriere della Sera sul...</summary>
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        <![CDATA[<p>La definizione non è mia ma la potete trovare nell'effervescente (seppure, al solito, in stato di ebbrezza) <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2448607&title=2448607">editoriale di oggi</a> del Fatto Quotidiano a firma Marco Travaglio, e sintetizza in maniera efficace il recente scivolamento del Corriere della Sera sul declivio dell'<em>appeasement</em> a tutti i costi con l'andazzo berlusconiano, anche quando le basi minime della convivenza liberale suggerirebbero un atteggiamento un po' più fermo sulla sponda dei rapporti giustizia e governo del Paese.</p>

<p>Ormai sparita la generazione dei Montanelli e dei Biagi, al Corriere rimarebbero i pompieri Pieluigi Battista, Massimo Franco, Angelo Panebianco, sapientemente guidati da Ferruccio de Bortoli che dopo la strategia storica del Cerchio e della Botte ormai avrebbe puntato esclusivamente sulla strategia dei colpi solo alla Botte (da cui i "bottisti").</p>

<p>L'ultimo episiodo che ha scatenato il Travaglio è stato l'intervento di Pierluigi Battista sul Corriere del 2 marzo che sulla vicenda della mancata audizione in Tribunale di Silvio Berlusconi di lunedì scorso (provvidenzialmente coincidente con una seduta del Consiglio dei Ministri spostata dal venerdi precedente al lunedi per invocare il "legittimo impedimento" a sottrarsi al dibattito) ha deciso di ammonire i magistrati a non protestare troppo, in parte per non aizzare il dibattito (il Corriere si sa, ormai giudica la politica dai decibel dopo le 22) in parte giustificando l'atteggiamento di Silvio, dato il peso insopprimibile per un Presidente del Consiglio, di farsi carico dei problemi del Paese che si bloccherebbe del tutto se il Premier si recasse in aula per un paio d'ore (esiste anche il telefono, tuttavia).</p>

<p>Un Consiglio dei Ministri tra l'altro decisivo per le sorti dell'Italia, che oltre al fumoso provvedimento sulla lotta alla corruzione (si noti l'atteggiamento contradditorio del governo che di fronte allo scandalo Protezione civile prima minimizza il problema di "alcuni birbantelli" poi trova addirittura la necessità di un provvedimento ad hoc tipico delle emergenze) <a href="http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=55993&pg=1%2C3471%2C5502%2C7826%2C10491%2C12802%2C14995%2C15977&pg_c=3">ha avuto il pregio di rifilarci altri due sottosegretari al governo del calibro di Daniela Santanché e Laura Ravetto.</a></p>

<p>La giustizia può attendere.</p>]]>
        
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    <title>La politica italiana nell&apos;era dell&apos;irriproducibilità dei suoi leader</title>
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    <published>2010-03-01T11:55:18Z</published>
    <updated>2010-03-01T12:12:05Z</updated>

    <summary>Fondatori e leader di Partiti Politici Italiani che non hanno mai passato il vaglio del voto democratico all&apos;interno della propria formazione politica Tempo di validità della carica: Umberto Bossi 4 dicembre 1989 - oggi (10886 giorni) Benito Mussolini 9 novembre...</summary>
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        <![CDATA[<p>Fondatori e leader di Partiti Politici Italiani che non hanno mai passato il vaglio del voto democratico all'interno della propria formazione politica</p>

<p>Tempo di validità della carica:</p>

<p><strong>Umberto Bossi </strong>          4 dicembre 1989 - oggi                    (10886 giorni)</p>

<p><strong>Benito Mussolini  </strong>       9 novembre 1921 - 25 luglio 1943    (7455 giorni)</p>

<p><strong>Silvio Berlusconi </strong>      18 gennaio 1994 - oggi                      (5442 giorni)</p>]]>
        
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    <title>No representation without taxation, stupid</title>
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    <published>2010-02-28T21:53:02Z</published>
    <updated>2010-02-28T23:11:46Z</updated>

    <summary>Lo scandalo della truffa fiscale di Fastweb e Telecom Italia che ha coinvolto l&apos;onorevole (si fa per dire) Nicola di Girolamo ha mostrato la contraddizione del sistema elettorale italiano che permette a 2 milioni di cittadini italiani residenti all&apos;estero di...</summary>
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        <![CDATA[<p>Lo scandalo della truffa fiscale di Fastweb e Telecom Italia che ha coinvolto l'onorevole (si fa per dire) Nicola di Girolamo ha mostrato la contraddizione del sistema elettorale italiano che permette a 2 milioni di cittadini italiani residenti all'estero di votare alle elezioni politiche. La manipolazione dei voti di corrispondenza dalla Germania, che hanno portato all'elezione del Di Girolamo, ha messo a nudo un nervo scoperto nella pattuglia dei parlamentari se è vero che anche la parte politica che più volle questa parte di riforma elettorale, il centro-destra, oggi in parte la abiura come emergerebbe dalle dichiarazioni a caldo del Presidente della Camera, Renato Schifani, e del Ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli.</p>

<p>Senza scomodare Lombroso (guardate la foto, in alto, che raccoglie i 5 rappresentanti eletti nel Collegio Italiani all'Estero) appare chiaro che il contributo di questi valenti rappresentanti dei nostri connazionali lontani non sia necessariamente richiesto. Il fatto che gli argentini o gli abitanti di Brooklyn, che spesso del nostro Paese conoscono poco o nulla se non l'iconografia classica che va da Caruso a Paolo Rossi, abbiano un diritto di voto che pesa esattamente quanto quello di un elettore di Roma o Milano che legge i giornali e segue la politica locale, è di per se un <em>monstrum </em>di educazione civica.</p>

<p>Ma c'è anche un aspetto vitale del contratto sociale che viene in qualche modo snaturato. Le democrazie moderne, prima di tutte quella americana, sono nate e prosperate sotto il principio che non c'è tassazione pubblica senza rappresentanza nelle istituzioni: <em>no taxation without representation</em> urlavano i ribelli delle colonie nordamericane raccolti nel <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boston_Tea_Party">BostonTea Party</a> ai loro governanti di Sua Maestà Britannica che pretendevano di tassare le loro attività economiche oltre mare senza dar loro alcuno strumenti per farsi rappresentare al Parlamento Inglese. Da quella rivolta nel Massachusetss nacquero la Rivoluzione e la Nazione Americana.</p>]]>
        <![CDATA[<p>E se vale <em>no taxation without representation</em> a buona ragione vale anche l'inversione, <em>no representation without taxation</em>: cittadini italiani che hanno i loro interessi economici e sociali in altri paesi e che non sono toccati direttamente dalle decisioni politiche sul nostro territorio in che misura devono far pesare il loro parere, influenzando in maniera decisiva la vita quotidiana dei loro concittadini residenti? Che senso ha che abbiano voce in capitolo per eleggere chi deciderà il livello delle tasse, delle pensioni, il finanziamento delle opere pubbliche da noi? Non che il loro diritto debba decadere per sempre con il trasferimento all'estero, ma andrebbe perlomeno congelato per il periodo di permanenza oltre confine. Non si discute la loro legittimità a essere titolari dei diritti politici, ma va considerata la necessità e la pertinenza del loro voto che, ripeto, va in conflitto con chi vive sulla pelle tutti i giorni le decisioni della politica nazionale. Il voto non può essere nostalgìa o folklore, esso, in una democrazìa, ha esclusivamente un valore pratico, anche se a volte si preferisce esaltarne il valore simbolico.</p>

<p>Spero proprio che il voto all'estero venga abolito o perlomeno fortemente regolamentato. Che almeno gli elettori tornino in Italia se vogliono esercitare il loro diritto, con il vantaggio di selezionare i più motivati ed elevare il costo di un'eventuale corruzione da parte dei comitati elettorali. A loro spese, ovviamente, evitando dazioni di denaro pubblico (come nel caso della Regione Sardegna che fornisce rimborsi ai corregionali che rientrino dall'estero per votare).</p>

<p>Se poi i deputati eletti all'estero oltre a rappresentare cittadini che non pagano le tasse da noi tendono pure a rubarcele (vedi la truffa IVA in cui è coinvolto Di Girolamo) i dubbi si diradano ancora di più. E se ancora non siete convinti perché non date un'occhiata a <a href="http://www.italianinelmondochannel.it/chisiamo.html">Italiani nel Mondo Channel</a>, il canale satellitare finanziato dall'Associazione Italiani nel Mondo dell'ex giornalista e ora senatore eletto all'estero Sergio De Gregorio, un insieme di contenuti raffazzonati secondo la peggior tradizione degli emigranti da cartolina.</p>

<p>Ah, lui (il terzo, al centro, nella foto) è quello che fece cadere il Governo Prodi. Chissà se all'estero se ne sono accorti.</p>]]>
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    <title>Dio è morto, Sacconi purtroppo no</title>
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    <published>2010-02-28T13:39:27Z</published>
    <updated>2010-02-28T13:52:04Z</updated>

    <summary>Le inchieste sulla Protezione Civile, i casi di bustarelle intascate da politici, il riciclaggio emerso nell&apos;inchiesta su Fastweb e su Telecom Italia Sparkle in molti si domandano se non ci si trovi davanti a una nuova tangentopoli? &quot;Siamo in una...</summary>
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        <category term="Antologia di Sboom River" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    <category term="mauriziosacconi" label="Maurizio Sacconi" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
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        <![CDATA[<p><img alt="maurizio_sacconi.jpg" src="http://www.jonkind.com/maurizio_sacconi.jpg" width="230" height="262" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /><strong>Le inchieste sulla Protezione Civile, i casi di bustarelle intascate da politici, il riciclaggio emerso nell'inchiesta su Fastweb e su Telecom Italia Sparkle in molti si domandano se non ci si trovi davanti a una nuova tangentopoli?</strong></p>

<p>"Siamo in una società libera, occidentale, nella quale le patologie sono immanenti. E le nuove tecnologie le rendono ancor più agevoli. Nelle società non occidentali le patologie sono ancora più diffuse, ancora più gravi. Non siamo certo peggiori degli altri. Abbiamo le nostre patologie e anomalie, per le quali la deterrenza vera non è data da una giustizia quasi sempre orientata a tradurre un elemento di reato in un teorema sistemico. Ovvero a mettere sotto accusa, sulla base di connessioni vagamente indiziarie, un'intera amministrazione pubbica o un intero sistema produttivo con una immediata proeizione mediatica che confonde ogni cosa, paralizza quel settore e demoralizza tutti."</p>

<p><em>(il ministro del Welfare Sacconi, intervistato dal Corriere della Sera, ricorre a un antitesi del trascendente per trovare il mandante morale delle ruberìe nella pubblica amminstrazione)</em></p>]]>
        
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    <title>Chi c&apos;è dietro Nessuno TV? Nessuno. Ma come Nessuno? Nessuno (a&apos; polifé, ha&apos; rottto er cazzo)</title>
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    <published>2010-02-23T15:12:26Z</published>
    <updated>2010-03-09T10:39:17Z</updated>

    <summary>Dietro Red TV non c&apos;è Massimo Dalema. Dietro Red TV non c&apos;è nessuno. Nessuno? Dietro Red TV c&apos;è Nessuno TV, una Società per Azioni di natura totalmente privata che ha iniziato la sua attività nel gennaio 2005. Non c&apos;è dietro...</summary>
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    <category term="redtv" label="Red TV" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
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        <![CDATA[<p>Dietro Red TV non c'è Massimo Dalema. Dietro Red TV non c'è nessuno. </p>
<p>Nessuno?</p>
<p>Dietro Red TV c'è Nessuno TV, una Società per Azioni di natura totalmente privata che ha iniziato la sua attività nel gennaio 2005. Non c'è dietro un partito, nemmeno una corrente. Neanche un complotto. Chi sono i soci di Nessuno TV? Eccoli (in ordine di quota):</p>
<p>Digital Magics Spa 35,33%, Claudio Caprara 10,68%, Unitefilm Srl 8,66%, Luciano Vanni 8,37%, Italpar Srl 8,31%, Lasi Di Paolo Frigieri &amp; C. Sas 6,43%, Dol Srl 4,86%, Paolo Rossetti 4,64%, Bruno Pellegrini 4,64%, Giorgio Cittadini 4,04%, Luciano Consoli 4,04%.</p>
<p>Dall'eterogenea e frammentaria composizione della compagine societaria si intuisce la faticosità di un progetto ambizioso. Si nota la presenza di una stella della new economy dalle alterne fortune (<a href="http://www.digitalmagics.com/">Digital Magics</a>), la rilevante partecipazione individuale del profeta della Tv politica, l'erede non designato delle utopìè televisive di Costanzo e Santoro lungo la terza via (<a href="http://www.claudiocaprara.it">Claudio Caprara</a>), un classico socio operativo di produzione (la Unitefilm), un altro baby prodigio della new economy perennemente alla ricerca di un nuovo modo di fare TV (Bruno Pellegrini) più una pattuglia di modesti sconosciuti ma ben conosciuti nel mondo del lobbismo politico romano, come l'esperto in materia di finanziamenti pubblici (Luciano Consoli).</p>]]>
        <![CDATA[<p>Come racconta in una parziale ma interessante ricostruzione sul suo stesso sito <a href="http://www.claudiocaprara.it/?r=87622">Claudio Caprara</a>, vera guida spirituale e ispiratore del progetto, Nessuno TV doveva essere il concreto sviluppo di un'idea battezzata Telesogno, un'altra strada tra il servizio pubblico e la galassia berlusconiana, un canale di riferimento sopratttutto per la sinistra, ricca di contenuti ed energie ma sostanzialmente povera di share all'epoca dell'Impero Berlusconiano Secondo (2001-2006). Partire dalle Feste dell'Unità (come infatti, fu: le prime trasmissioni sono relative a copertura di eventi durante la DS Kermesse) per conquistare il Mondo.</p>
<p>Ma dal punto di vista operativo, con i soldi, come si fa? La regola è d'oro: anticipare i soldi va bene, ma spenderli davvero, no. Va bene innovare, ma senza rischiare. Ecco allora, fin dai primi esercizi&nbsp;la dinamica economica interna alla società appare con chiarezza. I ricavi, in gran parte&nbsp;da pubblicità, riescono a coprire a malapena un quarto delle spese di gestione, tant'è che da subito il ruolo del contributo pubblico tramite i fondi di sostegno all'editoria è chiaro: coprire le perdite, preservare il capitale degli azionisti privati. Vediamo 3 anni di bilancio di Nessuno TV:</p>
<p><strong>2006</strong><br />Ricavi: 1.411.551<br />Perdita di gestione: - 3.975.272<br />Contributo pubblico: 3.044.602<br />Utile/Perdita di esercizio: 248.941<br />Patrimonio Netto: 2.401.723<br /><br /><strong>2007</strong><br />Ricavi: 1.114.417<br />Perdita di gestione: - 4.111.967<br />Contributo pubblico: 3.594.846<br />Utile/Perdita di esercizio: -84.345<br />Patrimonio netto: 2.317.378</p>
<p><strong>2008</strong><br />Ricavi: 1.262.143<br />Perdita di gestione: - 4.067.973<br />Contributo pubblico: 3.836.865 <br />Utile/Perdita di esercizio: 39.811<br />Patrimonio netto: 2.357.189</p>
<p>Alcuni dati sulla gestione straordinaria, come emergono dai conti di sintesi della società, non sono molto trasparenti, ma una sintesa efficace è la seguente: nei primi anni di gestione, pur con un valore dei costi perennemente sproporzionati rispetto ai ricavi la società è riuscita a mantenere l'equilibrio di bilancio&nbsp;tanto che&nbsp;il patrimonio netto versato dai soci è rimasto invariato. I bilanci si assomigliano tutti dal 2006 al 2008, in particolare non c'è alcun tentativo di ridurre i costi di gestione. I contributi pubblici sono ingenti, in linea con testate giornalistiche di primo piano come Il Foglio, Europa, Liberazione, anche se non pare esistere un vero padrino politico di Nessuno TV ma piuttosto una capacità di fare slalom in un casino vero di leggi e provvedimenti (che vi risparmio), ogni volta con motivazioni diverse: il primo anno i contributi vengono erogati come "rimborso dei costi di agenzia all'80%", poi come "TV di tipo tematico satellitare", poi ancora come "organo di partito politico". Nessuno TV&nbsp;ha goduto evidentemente&nbsp;di appoggio in Parlamento (in particolare da parte dell'onorevole&nbsp;Franco DeBenedetti) ma è sempre una questione di espedienti, di appoggi temporanei. Anche perché la missione politica della TV sembra incostante, appoggiata a sinistra più per opportunismo che per altro. </p>
<p>Lungo la strada tortuosa dell'innovazione&nbsp;molla abbastanza presto&nbsp;uno dei co-fondatori, Bruno Pellegrino, impegnato nel lancio di un'altra idea (<a href="www.tvblog.it">TVblog</a>). La TV, senza la sua anima hi-tech cerca sempre più di appoggiarsi al Partito Democratico, prima l'abbocco con Veltroni al Lingotto di Torino (Veltroni che invece, in alternativa,&nbsp;lancia YouDem) poi l'approdo alla corrente dalemiana come ripiego, il cambio di nome (Red TV) e di direzione (Caprara viene ridimensionato) alla ricerca di un Protettorato più stabile per continuare a usufruire dei finanziamenti statali. Finanziamenti senza i quali RedTV non può assolutamente continuare a esistere, data l'esiguità dei ricavi.</p>
<p>Ma purtroppo per NessunoTV siamo arrivati all'era del riflusso. La scure tremontiana si è abbattuta sui finanziamenti all'editoria con lo scopo, entro il 2011, di ridurre almeno della metà le provvidenze per un ammontare complessivo di 200 milioni (secondo la FNSI ne servirebbero almeno 500 per mantenere l'occupazione attuale). L'indebolimento o l'abolizione del cosiddetto diritto soggettivo porterà a scelte più discrezionali da parte del governo con una maggiore attenzione ai contributi indiretti (sconti su tariffe postali, elettricità etc.) rispetto ai contributi diretti, tra l'altro concessi in un regime di caos legislativo assoluto che lascia comunque spazio alle solite clientele. Massimo D'Alema, una volta riconquistata la leadership del suo Partito e disarcionato Veltroni, non pare aver bisogno di una seconda televisione oltre a quella ufficiale del partito, YouDem, che cercherà di ottenere finanziamenti per sé, nei prossimi anni.</p>
<p>Massimo D'Alema aveva visto in RedTV un opportunità per la sua Fondazione di continuare ad avere una voce all'interno del PD durante il breve regno veltroniano? Sì, certo. Massimo D'Alema è responsabile del taglio dei contributi pubblici a Red Tv e della sopravvivenza della TV? Ma no. E' la TV che ha scelto quel modo di vivere bohemièn, D'Alema è solo l'ultima stazione di una storia lunga 5 anni, tutta uguale. Una TV in cerca d'autore. D'Alema ha fatto promesse non mantenute,&nbsp;è un cinico? Boh, sì, forse. Ma che c'entra?</p>
<p>La messa in cassa integrazione dei dipendenti di RedTv, in un contesto del genere, è ovvia. Dopo i recenti tumulti parlamentari forse sarà possibile per Nessuno TV recuperare i finanziamenti arretrati per il 2009 (i finanziamenti vengono sempre erogati come copertura dei costi a consuntivo, mai anticipati) ma poi l'oggettivo rischio di non ottenere i contributi a partire dalla stagione 2010 mette a rischio la vita della TV.</p>
<p>Della TV, non dei suoi soci. Che potranno presumibilmente ritirarsi senza troppi danni dato che di fatto, pur capitalizzando la società all'inizio dell'avventura non hanno mai consumato il patrimonio netto, coperto dai contributi pubblici, e che presumibilmente ritireranno esattamente quanto messo all'inizio.</p>
<p>Un progetto troppo ambizioso per una pattuglia così articolata.</p>
<p>Una TV generalista, di sinistra, che senso ha?</p>
<p>Nessuno, forse, ci ha creduto davvero.</p>]]>
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    <title>Va, pensiero. E ricordati di quando hai rischiato di perdere tutto.</title>
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    <published>2010-02-22T17:07:54Z</published>
    <updated>2010-02-22T23:00:21Z</updated>

    <summary>Impazza in Tv lo spot della banca retail del gruppo Mediobanca (Che Banca!), con i risparmiatori estasiati dalle sviolinate verdiane del Nabucco. Il punto forte della campagna è il cosiddetto Conto Deposito, un conto corrente di risparmio che offre un...</summary>
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        <![CDATA[<p>Impazza in Tv lo spot della banca retail del gruppo Mediobanca (<a href="www.chebanca.it">Che Banca!), </a>con i risparmiatori estasiati dalle sviolinate verdiane del Nabucco.</p>

<p>Il punto forte della campagna è il cosiddetto Conto Deposito, un conto corrente di risparmio che offre un rendimento superiore ai normali conti di tesoreria, dall' 1,5% al 2,50%, in base ai mesi in cui si accetta di vincolare i propri risparmi.</p>

<p>Questo del conto deposito è un po' la moda bancaria degli ultimi anni favorita dal fatto che la remunerazione dei normali conti correnti è schiantata verso lo zero, grazie alle politiche monetarie espansive e alla molteplicità, per le banche, di finanziarsi in maniera alternativa sul mercato. Un conto deposito è più o meno il vecchio libretto di risparmio di una volta, che può essere parzialmente movimentato dal cliente ("i tuoi sono soldi sono sempre disponibili", si dice) ma che in genere si rivolge a chi vuole parcheggiare la liquidità per un po' di mesi, di solito tra un immobile e l'altro, con un rendimento decente e senza rischiare.</p>]]>
        <![CDATA[<p>L'avevo già scritto ai bei tempi <a href="http://www.jonkind.com/2009/11/il-conto-arancio-e-di-bellezza.html">del Conto Arancio</a>, che in genere i rendimenti superiori alla media non sono mai privi di rischi. Il fatto che la banca offra una remunerazione più elevata è perché pensa di ottenere da quei fondi un rendimento ancora superiore a quanto corrisposto al cliente, accollandosi il rischio individuale del correntista, che diventa quindi rischio sistemico, dell'istituzione bancaria. In cosa investe, la banca, con i fondi raccolti? In prestiti di breve termine alle imprese, in parte, non certo in mutui (che vengono praticati con uno spread dell'1% o 2% sul tasso Euribor, nettamente inferiore al rendimento del Conto Deposito), ma soprattutto, crediamo, nelle attività rischiose di trading di azioni e materie prime, sui derivati, sui credit default swap, sui subprime collateral, e tutte quelle belle operazioni che portate al limite dall'uso sconsiderato della leva monetaria sui mercati internazionali ci ha regalato il grande crollo delle banche e di Wall Street.</p>

<p>Sono proprio quei denari sul conto deposito a essere un'attrazione golosa per i money makers bancari, ben più dei semplici conti correnti ad alta movimentazione, delle obbligazioni a lungo termine o dei fondi monetari: sanno che il cliente lì lascerà lì per un tempo indeterminato, anche se formalmente sono depositi a breve: la tentazione di prenderli e di giocarseli "a leva" sui mercati è troppo alta per essere lasciata cadere, tanto poi, al peggio lì si rimetterà a posto sotto la mattonella, senza che il consumatore abbia avuto il benché minimo sospetto del giro che hanno fatto tra New York, Chicago, Parigi e Francoforte, semplicemente chiudendo le posizioni attive quando ce ne serà bisogno. A meno che, ovviamente, il mercato abbia una crisi di domanda e si sia costretti a chiudere le posizioni aperte, facendo crollare i prezzi e non avendo più il contante per il rimborso, cosa che è successa appunto alla vigilia del Grande Crac che stiamo ancora vivendo.</p>

<p>E' la tentazione del banchiere, che può accedere a una base di liquidità "tranquilla", quella dei Conti Deposito, e trasformata nella moneta "furibonda" dei mercati speculativi. Una tentazione tanto più forte quanto più l'investitore si senta protetto e non fa domande (molto più difficile vendere fondi e obbligazioni, anche se rendono di più). Una tentazione tanto più forte quando il gioco è "<em>free lunch</em>", nel senso che se le cose vanno male e i soldi si perdono, interverrà comunque lo Stato a garantire il pagamento fino a 100.000 euro, per evitare la corsa agli sportelli e il panico. Un'assicurazione gratis, quella dello Stato ai banchieri, che è uno dei grandi paradossi del sistema bancario mondiale, del too big to fail. Una tentazione che si trasforma in un risultato tipico della Teoria dei Giochi. Il banchiere può decidere di rischiare o non rischiare, sapendo che se rischia e sbaglia, lo Stato gli coprirà le spalle, e quindi rischierà. Senza le assicurazioni di ultima istanza degli stati europei (in particolare Olanda e Italia), gran parte dei soldi dei conti deposito italiani (incluso Conto Arancio, gestito dalla salvata in extremis ING Direct) sarebbero andati perduti, a causa del <em>panic rushing.</em></p>

<p>Il tutto, direbbe Pascal, solo perché l'investitore medio non è in grado di comprarsi un BTP su Internet, preferendo affidare i propri risparmi all'intermediazione della banca, con i rischi connessi alla tentazione del banchiere di giocarsi quei soldi alla roulette, invece di farli navigare in acque ben più tranquille. La tentazione del banchiere è tanto più ampia quando la roulette dei mercati speculativi si trovi facilmente al piano di sopra, rispetto al piano terra degli sportelli. Quando le attività di investimento e trading fanno parte della stessa banca o gruppo bancario che raccoglie il conto deposito, con possibilità di spostare i soldi di qua e di là in maniera fulminea. </p>

<p>E qui veniamo a Che Banca!, che essendo parte della più grande investment banking italiana, Mediobanca, rende possibile al grado massimo il principio di comportamento rischioso del banchiere, che può pescare a piene mani nei conti di risparmio degli investitori e portarli alla roulette, facendo giusto una rampa di scale. Che Banca! è il prodotto-pivot del tipo di banca integrata degli anni 2000, senza separazione tra banca di raccolta e banca di investimenti, divisione che proprio recentemente è stata invocata dal Presidente Obama (e con lui il codazzo dei presidenti europei, incluso un entusiasta Giulio Tremonti) come possibile soluzione alla deriva della finanza mondiale e al comportamento troppo spericolato dei manager bancari. La separazione (o limitazione reciproca) delle attività di raccolta e investimento è uno dei capisaldi della futura regolamentazione del sistema, almeno da parte dei falchi capitanati dal grande vecchio ed ex-Fed Paul Volcker, consigliere della Presidenza USA, che vede nel ritorno al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act">Glass Steagall Act</a>, abolito nel 1999 con la firma di Bill Clinton, l'unica soluzione per evitare nuovamente un fallimento bancario su scala mondiale.</p>

<p>Va, pensiero, intonavano gli ebrei prigionieri di Babilonia, pensando alla libertà della loro terra lontana. Certo, avevano problemi ben peggiori di un correntista i cui soldi vengano tenuti in scacco dalla banca a cui li ha prestati in buona fede, confidando che rimangano al chiuso delle casseforti. Non si vuol sostenere che il conto deposito di Che Banca! sia un investimento rischioso ancora oggi, almeno sopra la soglia di garanzia statale di 103mila euro (che oggi c'è, domani chissà...). Speriamo che le banche abbiano imparato la lezione e riducano al minimo le loro "tentazioni" a usare indiscriminatamente il denaro degli altri. Certo fa effetto sentire ai TG i grandi della terra criticare il sistema bancario pigliatutto e poi beccarsi lo spot che con ariosità verdiane ci invita a portare i soldi all'ammasso, in banche che, al piano di sopra, c'hanno ancora quella pallina che gira nella roulette.</p>]]>
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    <title>Una faccia. Una razza. Di merda.</title>
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    <published>2010-02-22T16:24:36Z</published>
    <updated>2010-02-22T17:06:53Z</updated>

    <summary>La Grecia è stretta nella morsa degli scioperi, da almeno una settimana. Il motivo è da ricercarsi nel famoso piano &quot;lacrime e sangue&quot; che il nuovo governo socialista deve presentare entro la metà di marzo, per dimostrare alle autorità europee...</summary>
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        <![CDATA[<p>La Grecia è stretta nella morsa degli scioperi, da almeno una settimana. Il motivo è da ricercarsi nel famoso piano "lacrime e sangue" che il nuovo governo socialista deve presentare entro la metà di marzo, per dimostrare alle autorità europee una concreta volontà di ridurre il deficit pubblico e quindi accedere agli aiuti internazionali per evitare il default del debito pubblico.</p>

<p>Tra gli scioperanti i lavoratori di dogana e la generalità dei dipendenti pubblici ai quali si vorrebbe tagliare la 14esima per il 2010. <a href="http://articles.sfgate.com/2010-02-08/business/17853453_1_prime-minister-george-papandreou-retirement-age-greece">Ma ci sono anche i tassisti, ai quali il governo greco per la prima volta nella storia vorrebbe imporre l'obbligo della ricevuta fiscale</a>. Una misura di buonsenso e di equità fiscale, che i tassisti greci hanno preso ovviamente male cominciando uno di quegli scioperi a oltranza per i quali sono famosi anche i nostri guidatori d'auto con licenza, quando si mette un dito contro i loro privilegi anacronistici.</p>

<p>I creatori dell'euro questo volevano: evitare che i paesi uscissero dalle crisi economiche con le solite svalutazioni della moneta, che danno sollievo nel breve termine ma non danno alcun incentivo a correggere le storture del sistema economico e fiscale, spesso ai danni dell'equità. Se la crisi greca servirà a questo, a darsi finalmente una disciplina nei conti pubblici, senza dover uscire dall'euro sarà stata una buona crisi, una crisi utile.</p>

<p>Non la pensa ovviamente così il solito paladino degli artigiani al volante, il capo del sindacato dei tassisti greci, Efthymios Lymberopoulos, che con il respiro accademico tipico di una categoria mediamente assestata sulla licenza di scuola media, protesta che far pagare le tasse anche ai tassisti sarebbe una diavolerìa della scuola di Chicago, un complotto dell'Unione Europea per spegnere la Grecia come faro di civiltà: "We deem they are wrong measures, that they are measures that come from American-trained economists, from neoliberal Golden Boys from Brussels and that they will bring society to its knees,".</p>

<p>E noi, in Italia, cosa aspettiamo, anche noi la bancarotta?</p>]]>
        
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    <title>Steve did it again</title>
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    <published>2010-02-19T10:53:04Z</published>
    <updated>2010-02-19T11:06:25Z</updated>

    <summary>Dopo lunga e complicata trattativa un&apos;altra major dell&apos;intrattenimento, la televisa CBS, ha deciso di distribuire alcuni suoi show di successo tramite iTunes, la piattaforma digitale di contenuti di Apple. I contenuti verranno venduti al prezzo di $ 0,99 - proprio...</summary>
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        <![CDATA[<p>Dopo lunga e complicata trattativa un'altra major dell'intrattenimento, la televisa CBS, <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/ee5f2526-1ce1-11df-aef7-00144feab49a.html">ha deciso di distribuire alcuni suoi show di successo tramite iTunes</a>, la piattaforma digitale di contenuti di Apple.</p>

<p>I contenuti verranno venduti al prezzo di $ 0,99 - proprio qui stava il nodo principale della vicenda - a dimostrazione che ancora una volta Apple ha vinto la battaglia sulla quantificazione del valore dei contenuti, a scapito delle richieste dei produttori (oltre a CBS sono in trattativa altri network televisivi e produttori cinematografici) che preferirebbero tenere più alta l'asticella del prezzo, allo scopo di non cannibalizzare la normale distribuzione in broadcast.</p>

<p>Forse tra gli show scaricabili su Ipod e Iphone ci sarà il Late Show di David Letterman, che anticipò la questione in un monologo di qualche giorno fa, annunciando la possibilità finalmente di pagare per contenuti che solitamente si possono vedere gratis (anche sul sito della CBS, dopo lo show)</p>]]>
        
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    <title>Ma come cazzo parli?</title>
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    <published>2010-02-19T10:27:44Z</published>
    <updated>2010-02-19T10:43:02Z</updated>

    <summary>&quot;Il federalismo fiscale dovrà dare agli Enti Locali più autonomia impositiva e maggiore capacità di scelte strategiche, piuttosto che la gestione tecnica-operativa delle tasse che dovrebbe continuare ad essere affidata alle Entrate (sic). In questo modo si eviterà che in...</summary>
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        <![CDATA[<p><img alt="attilio_befera.jpg" src="http://www.jonkind.com/attilio_befera.jpg" width="103" height="102" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" />"Il federalismo fiscale dovrà dare agli Enti Locali più autonomia impositiva e maggiore capacità di scelte strategiche, piuttosto che la gestione tecnica-operativa delle tasse che dovrebbe continuare ad essere affidata alle Entrate <em>(sic).</em> In questo modo si eviterà che in presenza di forti autonomie regionali, i cittadini di un comune o di una regione abbiano trattamenti diversi rispetto ad altre realtà locali. Il federalismo fiscale infatti non può prescindere dall'uniformità di comportamenti sul territorio. Altrimenti si rischia di creare complicazioni ai cittadini. In quest'ottica è in fase di avvio con Sogei il percorso di adeguamento al sistema pubblico di connettività e cooperazione. Si tratta in pratica di un'infrastruttura che consente a ogni amministrazione di realizzare servizi in rete per cittadini e imprese. Inoltre Equitalia ha avviato un importante processo di riorganizzazione e sta sviluppando i propri sistemi informativi per consentire agli enti-clienti di consultare in tempo reale i dati sullo stato dei ruoli"</p>

<p><em>(Attilio Befera, direttore generale delle Entrate, spiega alla maniera della supercazzola il federalismo fiscale, supponendo che esista nella realtà e non sia il solito fumogeno elettorale, come la Banca del Sud)</em></p>]]>
        
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    <title>Sbatti il Qualunquismo in Prima Pagina</title>
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    <published>2010-02-17T15:13:03Z</published>
    <updated>2010-02-19T12:19:03Z</updated>

    <summary>Gentile Direttore, ho già avuto la tentazione di scriverle, nei mesi scorsi, dopo quella che mi è sembrata, a partire dall&apos;estate del 2009, una specie di svolta filo-governativa e filo-maggioranza del giornale da Lei diretto, il Corriere della Sera. Ricevo...</summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.jonkind.com/">
        <![CDATA[<p>Gentile Direttore,</p>

<p>ho già avuto la tentazione di scriverle, nei mesi scorsi, dopo quella che mi è sembrata, a partire dall'estate del 2009, una specie di svolta filo-governativa e filo-maggioranza del giornale da Lei diretto, il Corriere della Sera.</p>

<p>Ricevo il giornale ogni mattina sullo zerbino, con il servizio di OreSette, e quanto leggo sul suo giornale un po' imposta le mie giornate, almeno per quello che riguarda lo spazio delle idee, colorando l'umore civile delle mie giornate. Da quest'estate, appunto, lo zerbino di cui sopra da incarnato si è nuovamente gassificato in metaforico, soprattutto negli editoriali di Prima Pagina dei grandi pensatori di riferimento, Ernesto Galli Della Loggia e Angelo Panebianco, Scilla e Cariddi del pensiero realista borghese, capisaldi dell'equidistanza laica dai massimalismi della politica italiana, spesso teatrino incomprensibile di strilli insensati e di posizioni mostruose, che turbano il silenzio pensoso dei guardiani della Repubblica meneghina.</p>]]>
        <![CDATA[<p>L'Estate del 2009, appunto, dopo quei giorni quasi tutti gli editoriali della coppia Della Loggia - Panebianco, sono stati punteggiati da real politik, benaltrismo, distinguo, inviti alla pacatezza, cerchi e botti. I confini già morbidi della morale borghese italiana hanno ceduto al principio di immediatezza, all'esigenza politico-economica del gruppo editoriale RCS a non infastidire più di tanto il governo e la maggioranza attuali. Una maggioranza non necessariamente solo politica, una maggioranza di andazzo, si direbbe, un tanto peggio tanto meglio che in passato il giornale da lei diretto aveva dosato con ben maggiore e più sano equilibrio.</p>

<p>Fino all'editoriale di oggi di Ernesto Galli Della Loggia, <em><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_17/loggia-corruzioni-radici_2376677a-1b8d-11df-9bdf-00144f02aabe.shtml">La Corruzione e le sue radici</a></em>, che è non solo uno svogliato esercizio di pubblicistica ma un vero e proprio manifesto del Qualunquismo in Prima Pagina. Già dagli esordi - <em>sì, questa volta a essere presi con le mani sacco sono stati esponenti del Pdl, ma in passato la stessa cosa è accaduta anche con esponenti del Pd</em> - passando da - <em>ma davvero la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? Davvero in questo Paese la sfera della politica è malata e il resto della società sano?</em> - per finire, dopo lunga dissertazione con l'avvilente - <em>E' di una lucida resi dei conti del genere che abbiamo bisogno; di guardare a fondo dentro di noi e dentro la nostra storia. Non di credere, o di fingere di credere, che cambiare governo serva a cambiare tutto e a diventare onesti</em> - il che porterebbe a bocciare l'allievo Della Loggia con un netto: "lei è andato fuori tema" o a bollare la sua analisi con l'irrilevanza che saremmo costretti a evidenziare in chi, interrogato per esempio sull'annosa questione meridionale, ci dissertasse sulla curiosa evenienza storico/biologica per cui molti siciliani di nascere biondi e con gli occhi azzurri.</p>

<p>Nel suo editoriale Ernesto Galli Della Loggia usa tutti i sapienti argomenti del qualunquismo classico applicato alla società italiana: siamo tutti ladri, i politici non sono peggiori di noi, al massimo ci rappresentano, la corruzione è nella società, non nella politica, le origini sono nella nostra storia, guardiamoci negli occhi, facciamo un respiro profondo, e (questo lo diciamo noi), cristianamente continuiamo ad assolverci in attesa che qualche afflato esterno, magari di origine puritana, venga a moralizzarci senza sforzo.</p>

<p>Cazzate! (noblesse)</p>

<p>Il fallimento storico e antropologico dell'italiano medio è sotto gli occhi di tutti, stratificato nella coscienza o nell'inconscio di ogni cittadino, minando l'autostima individuale e sociale. Ma trattasi di un'osservazione ovvia. In quanto tale inutile per analizzare il presente e trovare una soluzione. Il problema invece è incistato in un sottoinsieme della società che identifichiamo con la Politica, intesa come quella classe di persone che in italia vive della Politica o dei suoi derivati, una popolazione variabile tra i 1.000 parlamentari e personale di governo per arrivare a un massimo di 4.000.000 di dipendenti pubblici. Nello spazio tra queste due cifre,  tra chi ha maggiori poteri e chi non conta un cazzo, si situano un numero notevole di persone-chiave (possiamo pensare siano almeno 5.000 e non più di 10.000) che, come tali, hanno accesso alla gestione di un flusso di denaro enorme, 750 miliardi di euro l'anno che entrano sotto forma di tasse e tributi vari nelle casse statali e che vengono prontamente spesi, con scelte spesso discrezionali e clientelari, anche facendo ricorso all'indebitamento pubblico. Queste selezionate persone, questi politici, hanno un potere enorme e le mani troppo vicino alla cassa per aspettarsi che la tentazione non faccia l'uomo ladro. Sempre per il fallimento antropologico di cui sopra: l'italiano nasce individualista e ladro, può magari redimersi trovandosi un posto onesto nella società ma se per caso diventa un politico di rilevanza l'occasione lo rende ladro. Questa regola vale non per tutti, ma per quasi tutti gli amministratori politici italiani, questo è un fatto. Non è qualunquismo, è statistica.</p>

<p>Ecco perché nel caso dello scandalo Bertolaso e della Protezione Civile non c'è niente di nuovo, essendo l'ennesima dimostrazione di caso noto. Ma il primo giornale d'Italia può scegliere di eruttare editoriali stracchi e giustificazionisti oppure continuare a picchiare duro sull'intransigenza morale, evitando il distacco e l'ironia sulla magistratura, incalzando i politici incastrati nel pasticciacco fino a che questi non si ritirino dalla scena, sconfitti, lasciando spazio ad altri in prima linea. Il giornale borghese deve continuare a vivere di indignazioni e fermezza borghese, altrimenti non serve, incalzare i cosiddetti mariuòli (se Bertolaso è colpevole bisogna semplicemente distruggero, finirlo, politicamente parlando), battendosi anche per una riduzione del ruolo dello stato tout-court (quei 750 miliardi l'anno di denaro gestito da politici farabutti è veramente troppo) come unica assicurazione che l'appropriazione indebita e lo spreco di denaro pubblico si riducano in futuro.</p>

<p>Di questo c'è bisogno. Di intensità. Di punti fermi e di energìa. Di valori (si metta pure una mano alla pistola, se necessario).</p>

<p>Caro Direttore, spero sia l'ultimo editoriale in cui si vedono le mazzette e la corruzione di politici e palazzinari paragonate alle pratiche di formazione del prezzo dei carburanti o dei voli aerei, o altre pigre sciocchezze simili.</p>

<p>Altrimenti del suo giornale, alla mattina, farò benissimo a meno.</p>

<p>PS <br />
Non le scriverò altre lettere. Le lettere indignate ai giornali sono sintomo di senilità precoce.</p>]]>
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    <title>Il ricattino odiosetto dell&apos;idolo in redazione</title>
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    <published>2010-02-17T12:56:41Z</published>
    <updated>2010-02-17T15:12:36Z</updated>

    <summary>Non ha trovato spazio nel decreto Milleproroghe, tra scudi fiscali, limite di guida per i neo-patentati e prolungamento delle agevolazioni per i benzinai. Ma sarebbe solo un intoppo temporaneo, a sentire Gianfranco Fini a margine della premiazione come Politico dell&apos;Anno...</summary>
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        <![CDATA[<p>Non ha trovato spazio nel decreto <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/milleproroghe/">Milleproroghe</a>, tra scudi fiscali, limite di guida per i neo-patentati e prolungamento delle agevolazioni per i benzinai. Ma sarebbe solo un intoppo temporaneo, a sentire Gianfranco Fini a margine della premiazione come Politico dell'Anno del quotidiano Il Riformista: "Tremonti mi ha assicurato che per il 2010 è tutto a posto." Che tutto si sistemerà, dunque. Di cosa stiamo parlando? Dei finanziamenti pubblici per l'editoria nel 2010.</p>

<p>Gianfranco Fini è uomo d'onore, ci mancherebbe, il problema è se ci si può fidare della parola di Tremonti. Secondo i rumours i soldi sarebbero pochini e forse non tutte le testate beneficiate nel 2008-2009 (anche loro dopo un discreto tira & molla) potranno accedere a nuovi finanziamenti, spesso vitali per la loro sopravvivenza.</p>

<p>Il giochetto del cane e della polpetta è spesso utile, alla politica, per tenere con il fiato sospeso i nemici e gli adulatori della carta stampata, per far sì che i primi si adeguino ai secondi, che i secondi non si trasformino nei primi. Già la crisi economica con la sua necessità di ridurre il personale in redazione tramite incentivi e prepensionamenti pubblici ha ammorbidito nei mesi scorsi i grandi giornali borghesi e confindustriali, con alcuni casi di amor fou scatenati tra il Direttore e il Ministro. Certamente lasciare penzolare ancora un po' gli aiuti del 2010 (vitali alla sopravvivenza per alcune testate) proprio mentre si esauriscono i fuochi morali dello scudo fiscale e quelli elettorali delle Regionali di marzo, costringono il cane redazionale a sbavare senza abbaiare, figuriamoci mordere con polemiche e attacchi violenti al governo e alla maggioranza.</p>

<p>Poi fatti i conti degli amici e non, si potranno elargire le elemosine, con il denaro che c'è.</p>]]>
        
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    <title>Lebron James, TX</title>
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    <published>2010-02-16T00:17:53Z</published>
    <updated>2010-02-16T00:45:32Z</updated>

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        <name>Jonkind</name>
        
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        <![CDATA[<p><br /></p>]]>
        
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    <title>Gimme a C, gimme a R, gimme a M</title>
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    <published>2010-02-15T17:34:25Z</published>
    <updated>2010-02-15T17:47:55Z</updated>

    <summary>(telefonata n.1) &quot;Buongiorno, parlo con il signor *****?&quot; &quot;Sì, sono io&quot; &quot;Buongiorno, signor *****, come va?&quot; &quot;Bene, grazie&quot; &quot;La chiamo dalla direzione di Sky per proporle un&apos;offerta imperdibile, a proposito, lei è già un abbonato Sky?&quot; &quot;Sì&quot; &quot;Aahh, beeene...arrivederci&quot; &quot;Arrivederci&quot;...</summary>
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        <![CDATA[<p><em>(telefonata n.1)</em></p>

<p>"Buongiorno, parlo con il signor *****?"<br />
"Sì, sono io"<br />
"Buongiorno, signor *****, come va?"<br />
"Bene, grazie"<br />
"La chiamo dalla direzione di Sky per proporle un'offerta imperdibile, a proposito, lei è già un abbonato Sky?"<br />
"Sì"<br />
"Aahh, beeene...arrivederci"<br />
"Arrivederci"</p>

<p><em>(telefonata n.2)</em><br />
"Buongiorno, parlo con il signor *****?"<br />
"Sì, sono io"<br />
"Buongiorno, signor *****, come va?"<br />
"Bene, grazie"<br />
"La chiamo dalla direzione di Fastweb per proporle un'offerta migliorativa rispetto alla sua, lei ha l'Adsl o la Fibra Ottica? Per poter usufruire dei nostri servizi superveloci?"<br />
"Guardi la interrompo subito, la mia azienda mi offre l'Adsl gratuita per l'home office"<br />
"Ah, sì?"<br />
"Sì."<br />
"Bene, quale azienda?"<br />
"E' importante?"<br />
"No, in effetti, signor *****, comunque le volevo fare questa proposta migliorativa del suo attuale..."<br />
"Ma, scusi, non ha capito? Ce l'ho gratis"<br />
"Certo, signor *****"<br />
"E lei pensa di poter fare meglio di così"<br />
"No, certo, signor *****"<br />
"Allora arrivederci"<br />
"Arrivederci"</p>]]>
        
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