Lo zio di tutti i cretini
La pittoresca uscita del segretario della Sergio Bonanni contro la manovra Monti introduce nel panorama delle figurine emblematiche del Paese un suo zio, presumibilmente di Bomba (Chieti), come lui, che non conoscendo un accidenti di Economia sarebbe stato comunque capace di escogitare provvedimenti finanziari di risanamento al pari dell’ex rettore della Bocconi.
Non ho mai conosciuto lo zio di Bonanni, e non posso che prendere per buono il giudizio del nipote che gli dà dello scemo. Tuttavia tanto scemo forse non doveva essere se fosse stato lui, assieme al fratello, ad avviare il figliolo Sergio a una meritata carriera da manovale, subito dopo il diploma da perito commerciale. Quanta saggezza doveva esserci in quella scelta, a cui pur il leader della Cisl ha voluto ribellarsi scalando via via le gerarchie del sindacato cattolico (“gli ultimi saranno i primi – della classe) e acquisendo competenze macronomiche evidentemente superiori alla somma dei ministri del governo tecnico.
Sono sicuro che Mario Monti sa che la sua manovra ha un effetto recessivo sul PIL. Lo sa benissimo, lo ha pure ammesso pubblicamente. Ma la macroeconomia al tempo dei turbo mercati finanziari non è una funzione lineare come può esserci solo nel cervello di Bonanni. L’Italia ha 1900 miliardi di debito e non sono sicuramente i 30 della manovra che fanno esaurire il problema in un’ottica secolare. Ma quei 30 servono a dimostrare al mondo che l’Italia, dopo 150 anni di deficit, ha davvero cambiato marcia e si mostra ai creditori con un percorso di rientro che durerà decenni ma che vuole iniziare oggi. Se così non fosse, se i mercati non si fidassero e non prestassero i 400 miliardi di debito che scadono nei prossimi 12 mesi signficherebbe che l’effetto recessivo della non-manovra sarebbe pari a 400 miliardi = -40% del PIL, quasi tutto l’equivalente della spesa pubblica attuale. Non il -1,5% tanto aborrito dai sindacalisti che hanno imparato Keynes all’istituto tecnico.
Si può dubitare che la manovra Monti sia inefficace, un rigorismo fuori tempo massimo.
Ma di questo, al limite, mi piacerebbe parlare con lo zio.

23 gennaio 2012 at 05:06
In realtà, se proprio vogliamo essere pignoli, il piemonte di cavour era già in deficit di bilancio.