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La crisi economica spiegata a Confuso

Pubblicato il 26 novembre 2011

Caro Confuso,

ho letto con interesse la tua lezione ai bambini sulla crisi economica e alcuni passaggi mi sono piaciuti, come quando racconti che alcuni Stati sono peggio di altri, che alcuni scialacquano più di altri, che alcuni han fatto i compiti e altri no e che quindi la storia della Formica e della Cicala può essere applicata alle differenze all’interno del Continente: alla Germania e all’Italia, per esempio.

Però poi a tuoi ignari bambini in grembiule non puoi dire che:

“Ebbene gli Stati [...] chiedono aiuto ai moderni cravattari, cioè alle banche, e a una misteriosa entità molteplice e metafisica costituita da strozzini e giocatori d’azzardo chiamata “il Mercato”

e nemmeno che:

“le banche e quel figlio di buona donna del sig. Mercato (ma non i poveri cristi risparmiatori, loro nelle decisioni non contano un fico secco) si fanno furbi e capiscono che i loro clienti Stati non sono mica tutti uguali: ci sono Stati con fama di essere persone serie e laboriose (ad esempio la Germania) e altri (ad esempio l’Italia) invece conosciuti come cialtroni facili da infinocchiare e dediti ad attività ricreative quali buttar banconote prestate giù dal terrazzo.”

oppure:

“Dai e dai, si avvicina il default, il momento in cui lo Stato mendicante dichiara di non detenere il becco di un quattrino manco per bersi un latte caldo al bar sotto casa, figuriamoci per risarcire parecchi miliardi di euro agli usurai, vale a dire le Banche e il malvagio Mercato. Ma questi due signori cattivi ribattono di non volerne sapere altrimenti portano lo Stato in un vicolo buio e lo menano di brutto.”

Questa moda intellettuale, non solo recente, di rappresentare le Banche e il Mercato come categorie ideali anzi che scientifiche, come antropomorfi mostriciattoli da fiaba nordica è una tara che paghiamo all’ignoranza che deriva dal senso di inferiorità nella conoscenza umana, all’ignoranza del contadino che non deve sapere come gli mettono le pere nel sedere.

Le Banche e i Mercati sono aggregati di uomini, di dirigenti, di impiegati e di piccoli risparmiatori (sì, proprio quelli che tu escludi dalla colpa originaria chiamandoli poveri cristi) che con le loro scelte e le loro piccole o grandi avidità spostano i boom e le crisi, i pani e i pesci.

Tu alla fine della fiaba assolvi gli Stati Spendaccioni come poveri babbei mentre lasci il peso nero dell’anima agli usurai, ai banchieri e agli gnomi della Borsa. E dici ai tuoi bambini di non fidarsi dei paroloni (i bitipì, il default), che servirebbero solo a celare, dietro il fumo del lessico di scienza, l’eterna storia dei Buoni in natura turlupinati dai Cattivi.

Invece ai tuoi bambini dovresti raccontare (anche) questa favola: del papà di uno scolaretto che ha un ristorante e non paga le tasse, di suo nonno che ha una pensione nonostante non abbia versato mai contributi in vita sua, della mamma che dopo aver fatto le magistrali insegna in una scuola media che sta di fianco alla scuola elementare. Dovresti raccontargli che il papà tiene i suoi soldi in banca, ma siccome dice che non ci capisce di finanza, li mette nel “conto arancio” che almeno sta tranquillo e gli garantisce il 4% netto (è lordo, ma lui non capisce e non si azzarda a chiedere, come gli ha insegnato suo nonno contadino, che aveva un libretto di risparmio che assomigliava al conto arancio). Dovresti raccontare che la Banca che gestisce il conto prende quei soldi che lui deposita da povero cristo e senza dirglielo compra dei BTP per sé, cioè presta i soldi allo Stato che poi usa quei soldi non per dilapidarli, ma anche per pagare la pensione al nonno (pensione che non ci sarebbe, senza Stato indebitato) e lo stipendio alla mamma professoressa delle medie (che magari non lavorerebbe più, dato che non ci sono più bambini, senza Stato indebitato). Dovresti raccontare che a un certo punto, dato che il papà non paga le tasse da anni lo Stato non riesce più a recuperare i soldi pagati al nonno e alla mamma, e finisce in bancarotta. In quel momento lo Stato va in default, non ripaga più i soldi alla Banca del Conto Arancio e i soldi del papà rischiano di andare in fumo. Come si vede, senza l’intervento di un Faust, ma con una danza attorno al fuoco della brava gente che non ha idea di come va il mondo.

Dovresti anche dire che senza quei debiti il bambino potrebbe non avere il banco a scuola.

Ecco come sta la Storia, nel 99% dei casi (l’1% è colpa di qualche stronzo della finanza, è nelle cose).

Chiuderei la lezione così:

Questo è il mondo che vi attende, cari piccini. Ma crescete in fretta, c’è bisogno di voi. Quando vi diranno che l’economia è una scienza astrusa non credeteci, se imparate a dare un valore alle figurine che vi scambiate avete capito già metà della Storia. Non vi fidate dell’ignoranza che produce risposte che non capite. Fatevi sempre il calcolo da voi, non accettate mai spiegazioni da chi ne sa meno ma parla come se fosse Dio. E chiedete ogni tanto alla maestra di spiegarvi qualche problema matematico con dentro del denaro, e di smetterla invece con quella tortura dei rubinetti aperti e di quelle vasche che non si riempiono mai. 


3 commenti a “La crisi economica spiegata a Confuso”

  1. itsoh scrive:

    clap, clap, clap. grandissimo! sono appena diventato un tuo fan.

  2. Weissbach scrive:

    D’accordo su tutto, tranne che sull’ultimo esempio usato.
    Cosa hanno di così stupido i problemi con le vasche da bagno?
    (NB: la domanda è serissima)

  3. Ferkin scrive:

    Senza nulla togliere alla fluidità del discorso, assegnare solo l’1% alle piccole e grandi avidità mi sembra riduttivo. Ogni volta che penso all’economia come scienza (e ci ho speso una laurea e un master) mi ritorna in mente una strofa di quel motivo creato da econstories, dove Hayek dice:

    “The economy’s not a car. There’s no engine to stall. No experts can fix it. There’s no “it” at all. The economy is us. Put away your wrenches, the economy is organic.”

    “The lesson I’ve learned is how little we know. The world is complex, not some circular flow. The economy is not a class you master in college, to think otherwise is the pretense of knowledge.”

    Ad ogni modo il mercato (qui inteso non come unità pensante, ma semplicemente come l’insieme degli innumerevoli comportamenti egoistici insiti nel sistema) ha eroso notevolmente il tessuto industriale e produttivo più o meno dagli anni 80 in europa. Come dirai giustamente in qualche post più avanti gli investitori non hanno intenzione di impegnarsi in una società, ci si pensa e ripensa e si opera per il solo risultato immediato, comunemente detto speculazione. E’ logico che dover generare aspettative immediate indebolisce l’attività sul medio periodo. La conseguenza di tutto questo è che le uniche entità in grado di operare al di fuori di questa logica, come il fondo sovrano cinese, hanno vita facile ad aggiudicarsi le produzioni lasciando perdere le costruzioni finanziare al di sopra di essa.

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