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Caro Rettore, 10 riforme facili (da capire)

Pubblicato il 19 novembre 2011

Magnifico Rettore Mario Monti,

nel congratularmi con Lei per il ruolo prestigioso che le è stato conferito confesso di non aver sentito un minuto dei suoi discorsi programmatici di insediamento. Questo perché abbiamo bevuto per anni allo stesso fiume (lei, ovviamente, era quello più a monte) e quindi so bene quali sono le sue intenzioni pur senza sintonizzarmi sui canali TV e senza leggere i giornali.

Per anni ho pensato che “avere Mario Monti come Premier” fosse l’equivalente di “quando gli asini cominceranno a volare”, tanto ridicola e ricorrente era la pretestuosa invocazione da parte dei politici in difficoltà che la nominavano come un ideale stilnovista, senza però aver la minima intenzione di abbandonare le orge in Camera e Senato per fare spazio alle sue  qualità di sobrio.

Invece è successo: Lei, caro Rettore dei miei anni migliori, è diventato Presidente del Consiglio.

Mi permetto quindi di scrivere una lista di 10 desideri, 10 riforme facili (da capire) che mi stanno a cuore, in campo economico.

1) Eliminazione del privilegio casa: con scuse demagogiche di varia natura oggi il mercato immobiliare viene artificialmente drogato dal fisco. Questo ha portato allo sviluppo di un’economia italiana insensatamente imperniata sul mattone anche per favorire l’assorbimento del nero mafioso e proteggere il denaro, sterco del demonio nell’accezione cattolica, dallo sguardo del vicino. Va reinserita l’ICI sulla prima casa per rimettere in circolo denaro sottratto agli investimenti nazionali, spesso accumulato grazie all’evasione fiscale. Va abolito lo sconto fiscale sul mutuo prima casa che oltre a pompare i prezzi degli appartamenti è profondamente iniquo perché favorisce chi ha l’accesso ai finanziamenti bancari a scapito di chi non li ha. Vanno eliminate tutte le imposte agevolate (es. 10% Iva sulle ristrutturazioni edilizie).

2) Guerra al contante e patrimoniale in Svizzera: l’evasione fiscale va stanata nelle transazioni economiche giornaliere. Mettere l’obbligo di POS carta di credito/bancomat per tutti gli esercizi commerciali e anche per i professionisti. Deve potersi pagare il parcheggio nel silos come il dentista con la carta di credito. Il costo della gestione di questi strumenti di pagamento è oggi pienamente abbordabile: se non li vuoi usare chiudi. Se li usi sai di poter essere tracciabile anche se non fai fattura. Obbligo dello scontrino fiscale per tutti, generato da macchinette ronzanti, con il numero di partita IVA o codice fiscale inserito a tastiera o con lettura chip, invece di ridicoli blocchetti tenuti con la penna bic. Infine va chiuso il varco svizzero per l’esportazione di capitali durante il week end. Ridurre da 10mila e mille euro la portabilità di contanti alla frontiera. Imporre agli svizzeri una patrimoniale da prelevarsi sui conti (anonimi) italiani come già avviene oggi con l’euro-ritenuta cumulativa sui proventi finanziari da capitale depositato.

3) Eliminazione della clausola categoria preferita a livello fiscale: non esiste al mondo, in un’economia moderna, l’idea che alcune categorie godano di trattamenti speciali per ragioni costituzionali. Non si capisce perché un euro incassato da un contadino o da un artigiano debba essere tassato meno di quello di un impiegato o di un imprenditore. Scontrino fiscale per tutti, pagare in base al reddito effettivo e non ad arbitrari forfait.

4) Eliminazione Ordini in cambio riforma del lavoro alla Ichino: due opposti conservatorismi hanno distorto le relazioni economiche in Italia, ma sono espressione della stessa miopia sulle qualità del mercato (che poi è l’insieme dei clienti, dei cittadini, degli individui) di non saper giudicare una prestazione meglio di un gruppo che si chiude in sé stesso. Pensare che conti il giudizio dei venditori del servizio, non dei compratori. Non c’è un plausibile motivo per cui un club di professionisti si autonomini regolatore di un’intera professione intellettuale così come è puerile che si pretenda che un libero contratto tra datori di lavoro e impiegati sia mediato da un Tribunale della Repubblica, come pretendono i lavoristi delle idi di Giugni. Ordini professionali e tutela giudiziaria dei lavoratori andrebbero aboliti nello stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso posto. A significare la loro interdipendenza concettuale.

5) Eliminazione delle Regioni a Statuto Speciale e delle Province. In Economia esiste una legge, la legge di Wagner, che afferma che un responsabile politico di un budget tenderà a far crescere la spesa pubblica di continuo, senza tagliarla mai, perché dal denaro che può spendere dipende il mantenimento della sua carriera politica. Non ricordo di nessuna grande conquista democratica partita da un Ufficio di Presidenza Provinciale. Anzi non so nemmeno chi sia il Presidente della Provincia in cui abito, alle elezioni non so chi dovrei votare e perché. Le Province hanno un mero ruolo amministrativo che può essere demandato politicamente alle Regioni. In più è ora di piantarla di mandare le rimesse di denaro ai siciliani e ai trentini. Non siamo nel 1945. Non siamo nemmeno nel 1918. Basta con le anacronistiche autonomie.

6) Legge del 20, non del menga: scegliere la semplicità anche semantica. armonizzare la tassazione dei BOT e BTP al 20 per cento come già fatto per azioni, obbligazioni private e conti correnti bancari. Anche per evitare l’errore dell’auto-aiuto di Stato che prima o poi ci verrà fatto notare. Eliminare la buffonata tremontiana delle due aliquote, 19 e del 21, sugli affitti immobiliari. Tutto il capitale va tassato al 20%. Reintrodurre una modesta tassa sulle successioni ereditarie. Sui figli babbei non ricada tutto quello accumulato (non sempre onestamente) dai padri.

8] Reti pubbliche, private servitù: decidere finalmente un modello di privatizzazione che segua la logica economiche del liberismo salvo i casi conclamati di fallimento del mercato. Mantenere o rinazionalizzare le infrastrutture (Terna, Autostrade, Snam Rete Gas) e privatizzare i servizi (Eni ed Enel). Lo Stato deve mantenere i tubi e deve poter sempre confiscare un servizio in caso di emergenza nazionale. Ma sui servizi serve concorrenza. C’è chi sa estrarre petrolio e produrre energia meglio di un sottosegretario.

9) Eliminazione dell’IRAP dai conti delle imprese e finanziare la sanità regionale attraverso le imposte sulla benzina a livello locale: il gettito complessivo (circa 35 miliardi l’anno) è equivalente ma eliminando l’IRAP si toglierebbe alle imprese uno degli ostacoli alla crescita occupazionale e al reinvestimento di capitale da parte dell’imprenditore. Soprattutto le aziende di servizi con pochi dipendenti avrebbero un forte incentivo a crescere. Sarebbe un vero pilastro del federalismo fiscale oltre le chiacchere fallimentari della Lega Nord. Bisogna far passare il concetto che non è il lavoro dentro l’azienda a far ammalare le persone ma la vita fuori di essa (l’inquinamento, per esempio, il traffico).

10) Pensioni uguali per i vivi, non per i morti. Oggi il sistema pensionistico italiano è sbilanciato perché favorisce una classe di lavoratori (quelli che stanno andando in pensione) rispetto a quelli che non ci andranno subito. Vi è quindi un’ingiustizia, seppur differita, tra cittadini “vivi” allo stesso momento. Spostare sempre in avanti il trattamento equo (verremo trattati tutti in maniera uguale attorno al 2050) è una forma di furto intergenerazionale ingiustificato. Migrare tutti, da subito, al contributivo (o prevedere prelievi aggiuntivi a chi va in pensione con il retributivo) e smettere di gestire il problema spostando avanti la data di pensionamento dei vivi (oggi) rispetto ai morti (domani). Un italiano che oggi ha 40 anni non può andare in pensione a 67 mentre un francese a 62 e un tedesco a 60. Ma che economia diventeremo? Tagliare i trattamenti attuali, troppo generosi, non eliminarli per i giovani di oggi.

 

 


3 commenti a “Caro Rettore, 10 riforme facili (da capire)”

  1. riccardo scrive:

    sono fortemente in disaccordo su una sola cosa… incentivi alle ristrutturazioni dovrebbero restare, per una questione di consumo del suolo

  2. efraim scrive:

    Caro Jonkind, ti leggo da un po’, senza averti mai commentato.
    Devo dire che questa lista mi appare tendenzialmente assennata e largamente condivisa e condivisibile (almeno in caso di una compensazione – o meglio di una realizzazione – di qualche politica anche sul suolo patrio per il diritto alla casa), ma evidentemente impossibile per un governo senza maggioranza (le province sono importanti per le fondazioni bancarie, per esempio, dunque si potrebbero eliminare solo colpendo la partitocrazia, ovvero se il tuo Magnifico avesse un parlamento tecnico, non solo un governo…).

    Ti scrivo però riguardo al punto 2: da un lato, finché non fai sparire il contante, la misura lascia il tempo che trova, nel senso che è facile da aggirare. Dall’altro, se lo fai totalmente o comunque ne complichi davvero l’uso, hai diversi effetti collaterali negativi: penalizzi i poveri, quelli indebitati, quelli con volumi d’affari bassi (conosco molti ottimi artigiani di commovente onestà che compilano ogni ricevuta ma che chiuderebbero a dover pagare commissioni e costi fissi per dotarsi di POS) e, soprattutto, crei un problema enorme per la privacy: finché non si può escludere l’avvento di dittature, se è preoccupante far conoscere ogni transazione ai fornitori di servizi, dare accesso a ogni transazione allo Stato ha risvolti potenzialmente tragici.
    E’ possibile una soluzione innovativa migliore, non ancora attuale, ma facile, veloce da implementare, comoda, conveniente e capace di azzerare totalmente l’evasione fiscale. Senza eliminare il contante, evolvendolo in modo che tutto quello incassato debba esser registrato prima di poter essere nuovamente trasferito. Così si può eliminare il vecchio contante introducendone uno nuovo, senza alcun effetto collaterale negativo, ma molti positivi (anche i criminali devono pagare le tasse sui profitti e diventa più facile scoprirli, tanto più quanto più grossi sono, senza correre il rischio di stati di polizia e di intrusioni nella vita privata dei cittadini, per cominciare). Il metodo è descritto sinteticamente qui http://salviamolitalia.com/2011/11/14/lettera-ufficiale/ (una pagina e mezza). Naturalmente è implausibile che i politici collusi e corrotti possano mai implementarlo di propria sponte, ma sono verosimilmente più di 300 miliardi l’anno (hai voglia eliminare l’IIRAP, giustissimo eh), più di 5000 euro per ogni membro di ogni famiglia non mafiosa e la situazione è grave, la spirale recessiva è altrimenti già innescata e, insomma, basta che qualcuno voglia capirlo con un po’ di onestà intellettuale che ci sono le condizioni per arrivarci grazie a una campagna di mobilitazione trasversale: va bene a tutti coloro che ritengono che la legge debba essere uguale per tutti, se lo capiscono…
    Spero ti interessi.

  3. Ferkin scrive:

    Partendo meramente a caso:

    credo, al contrario di quanto scritto, che le province debbano essere l’unico ente locale a sopravvivere a scapito di regioni e comuni. Le regioni sono poco più di surrogati dello stato, fanno ciò che potrebbe fare lo stato, allo stesso modo di come lo sta lo farebbe. I comuni hanno generalmente dimensioni troppo ridotte per la gestione del territorio, sia in termini di viabilità, dove solitamente si prodigano in lotte con i comuni vicini che in termini di personale amministrativo e forze dell’ordine.

    Concentrarsi unicamente sull’efficienza economica mi pare un errore, sia per quello che riguarda la qualità di vita dei propri cittadini (che dovrebbe essere il fine ultimo e non un effetto collaterale di un’economia vivace) che per la gestione della politica estera. A volte un giudice può agire più giustamente del mercato, anche se da questo punto ho grandi difficoltà a sostenere la tesi. D’altre parte eni e enel sono strumenti di politica estera oltre che soggetti economici. L’esperienza inglese inoltre consiglia di evitare che privati si occupino di servizi di pubblica utilità, dove il profitto non è essenziale.

    Per le pensioni assolutamente d’accordo che, a questo punto si sarebbe dovuto, passare tutti al contributivo immediatamente e auguri baby pensionati.

    Mi dispiace per il mio bisnonno che è stato sul piave ma, io, la provincia di bolzano la restituirei all’austria.

    Le sovvenzioni all’agricoltura a tutti i costi sono un’eredità bellica che non credo ci lascerà mai.

    Penso che le ristrutturazione che permettano un risparmio in termini di consumi di risorse e qualità dell’ambiente debbano essere in qualche modo premiate.

    Mi scuso del leggero ritardo con cui ho risposto.

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