L’incessante autologorìo della Sinistra moderna
Alessandro Baricco non farà il Presidente del Consiglio non perché è tardi, come dice lui stesso, ma perché probabilmente non ne sarebbe capace.
La Politica è acquisizione e gestione del potere in società aperte ma squilibrate, conflittuali per natura democratica. E’ un mestiere di merda, che i politici fanno perché al punto di approdo è la gloria terrena e la possibilità di gestire tanto denaro, quanto non ne vedono nemmeno a Wall Street (ricordiamo che in Italia la Spesa Pubblica equivale a metà del PIL); è un mestiere che ha a che fare con la prosa, non con la poesia, è spesso semplicemente una tecnica, a volte un’arte, ma non è realizzazione della felicità in terra, discorso escatologico del laico con l’invidia del cadavere (di Cristo). E’ solo Politica. Mezzi. Fini.
Alessandro Baricco è il miglior divulgatore letterario di questi anni, la sua trasmissione su Rai3, Pickwick, forse la più bella trasmissione in assoluto quando ancora la Rai aveva ancora qualche ambizione culturale; i suoi libri non li so giudicare perché non li ho letti.
Il discorso di Baricco tenuto alla Leopolda, alla convention dei rottamatori di Matteo Renzi (pardòn, post-rottamatori, dato che la prima ondata si era infranta con la sostanziale tenuta della segreteria Bersani e nemmeno il super sindaco di Firenze è immune alla moda di cambiar nome quando butta male) si inserisce nel solito filone dell’autorevole intellettuale di Sinistra, che scopri impegnato solo durante i discorsi pubblici (“noi pensavamo”, “noi credevamo”, io tutto questo tutt’uno con il popolo progressista nella fanga me l’ero perso, ma forse è un problema mio), tutto immerso nelle sue profonde e dolorose pensate sul perché, fino a oggi, ABBIAMO SEMPRE PERSO.
Ho sempre pensato che questi down frequenti delle élites di Sinistra (ci metto anche Serra e Moretti) fossero non un mezzo, ma la Fine. Non un modo di fare autocritica e rimettersi a correre verso il Potere ma il sintomo di una inconcludenza epocale, di un vizio culturale che va estirpato. Questa idea che le dinamiche politiche della società, la realtà dico, quella che vedete fuori dalla finestra, vadano spiegate guardando dentro il proprio cuore torbido ma palpitante, nel baluginare dei propri difetti e delle proprie inadeguatezze personali – come se fossimo in una specie di seduta di autoanalisi permanente – è una proiezione della presunzione degli intellettuali (degli scrittori in particolare) di essere loro a formare la Società e l’essere umano, e non viceversa. E questo insistere su ABBIAMO SBAGLIATO è un modo per indebolirsi, un momento di depressione dell’artista da vecchio che vorrebbe diventare Scienza della Politica.
La Sinistra italiana si dibatte da almeno 40 anni in questa continua trasformazione in qualcosa di diverso che vorrebbe essere ma non diventerà mai, perché la Sinistra nasce esplicitamente come critica al modello sociale del capitalismo industriale ottocentesco e all’Ancien Regime post carolingio, e solo quello può essere. La Sinistra NON E’ un insieme di buoni sentimenti, l’affratellamento, i deboli in genere e a prescindere, i fondi alla Cultura, non è il Bene contro il Male, non è non avere rimorsi quando guardi il bambino africano, non è lotta perenne contro il fascismo di Mussolini. La Sinistra non è e non deve essere stanchezza contro il mondo moderno affascinata dai languori dei buddismi e degli islamismi ma continuo stimolo critico a come le forme di sfruttamento del capitale si riflettono su colui che lavora per esso; non è salto dalla società degli operai a quella degli intellettuali. Non è inclusione dei cattolici che non trovano spazio in Vaticano.
Ma soprattutto la Sinistra non è quella cosa che vince perché ABBIAMO SBAGLIATO E MI CI METTO PURE IO e via con l’autoconsolazione umida e, in fin dei conti, autoassolutoria. Come ho già scritto in Italia la Sinistra non vince perché l’Italia è un paese di Destra, e l’incapacità di leggere questo fatto da parte degli intellettuali celestini è uno dei motivi per cui gli elettori potrebbero giustamente rassegnarsi al mito della Sinistra perdente per sempre.
Nei tempi di ribaltamento totale dell’asse politico (forse siamo alla vigilia di un nuovo 1994) è normale che le città pullulino di falsi profeti venuti dal deserto, come Matteo Renzi, che potranno pur avere una chance di essere i nuovi salvatori, con un po’ di culo e l’adeguato sostengo di quell’establishment cattolico che per la Sinistra dovrebbe essere uno dei problemi, non la soluzione. Ma i Baricco mostrerebbero un filo in più di lucidità e intelligenza riconoscendo che dato che l’asse del Paese si sta spostando verso i temi di una sinistra più radicale (dopo Milano, dopo i referendum sull’acqua) forse si potrebbe partire da lì, ammorbidendoli con un po’ di ispirazione universale, senza pretendere rivoluzioni di tipo cambogiano, senza post rottamare nessuno della dirigenza del PD attuale, senza ricominciare daccapo dal 2% potenzialmente e partendo invece da chi fa il 28%.
Baricco potrebbe consigliare un Bersani anzi che saltare sul carro di un Renzi.
E’ almeno un calcolo della probabilità. Ma lui vi dirà che eccelleva in Lettere.


30 ottobre 2011 at 19:37
E con Baricco tutto il resto dell’ambaradan della Leopolda