Un fantasma si aggira nei ristoranti italiani: il pre conto
Lo sapevamo già, ma che lo certifichi l’Istat è un passo importante: il picco di evasione fiscale, in Italia (quasi il 57%), si verifica nel settore della ristorazione.
Uno degli strumenti diabolici per ottenere questo brillante risultato è il cosiddetto pre-conto: il conteggio delle consumazioni che viene portato dagli inservienti a fine pasto che somiglia, in tutto per tutto, a una ricevuta o scontrino fiscale – stesso tipo di carta, scrittura a macchina – ma che non ha alcuna valenza fiscale perché non ha indicazione del prelievo fiscale IVA (con relativa aliquota applicata) e soprattutto non ha il numero progressivo per l’archivio nella contabilità d’azienda.
Non c’è nessuna supposta comodità operativa, per l’esercente, nell’emissione del pre conto, a meno di ipotizzare con frequenze imbarazzanti che il cliente non sia solvente e debba essere spedito in cucina a lavare i piatti, nel qual caso si dovrebbe operare un fastidioso storno di cassa: l’esercente potrebbe quindi benissimo consegnare lo scontrino o la ricevuta fiscale invece del pre conto, una volta messo al corrente del metodo di pagamento desiderato dall’avventore.
E non c’è nessuna autorizzazione preventiva del Fisco all’emissione del pre conto al posto del relativo documento fiscale, a meno che il ristoratore non abbia fatto un concordato preventivo con pagamento anticipato delle imposte e assolvimenti degli obblighi di contabilità, ma in questo caso l’eccezione dovrebbe essere chiaramente menzionata negli ambienti del ristorante o perlomeno alla cassa.
Ogni pre conto è quindi una forma di evasione fiscale con l’aggravante del tentato raggiro, è una sottrazione di denaro al fisco nazionale altrove impegnato a puntellare un debito pubblico tra i più alti del mondo. E’ un pezzo di carta straccia dal punto di vista della convivenza economica dei cittadini costruita attorno al contratto sociale.
Che la gente cerchi di evadere le imposte è nelle umane cose, anche se rimane una violazione della legge. Che lo Stato lo permetta, chiudendo spesso un occhio, è una deviazione della politica democratica che andrebbe sanzionata dagli elettori. Quegli stessi elettori che sarebbero molto più costruttivi nelle loro preghiere attorno al buon governo (che spesso sconfina in un idealismo sognatore senza costrutto) se una volta ricevuto il preconto, al ristorante, avessero l’ardire di chiedere:
“sì, ma lo scontrino?” (cit.)
Not ask what your country can do for you. Ask for that damn bill

16 giugno 2011 at 16:58
[...] fossero vigili più di quanto siano adesso, i soldi per la riforma fiscale ci sarebbero eccome, basterebbe solo un po’ di zelo ogni volta che ci troviamo di fronte a un evasore conclamato. categoria: Contrail lascia un [...]
8 febbraio 2012 at 22:20
Ecco un altro evasore: ristorante la luna e i falò di san mauro torinese, ottima cordialità e cibo squisito, peccato che alla cassa spesso e volentieri evadono le tasse e stampano solo il preconto al posto dello scontino fiscale, occhio!
16 febbraio 2012 at 19:16
Super EVASORE : Il Buon Boccone Sas – 40, Corso Roma – Loano – SV, mai fatto uno scontrino da quando apre al mattino fino alla sera a ferragosto ne ha battuti 13!!! cazzo dico 13 scontrini a ferragosto!! ma che razza di bestia sei??!
16 febbraio 2012 at 20:00
Alla luna e i falò di San Mauro Torinese la pizza è buonissima, il fritto misto non male ma spesso i gamberoni sono crudi e ti inondano di acquetta puzzolente il resto del fritto, i dolci sono ottimi, e lo scontrino non esiste, ti lasciano il solito pre conto tanto sperano che la finanza non li becchi, auguri continuate così tanto il ristorante è sempre pieno e le tasse le pagano gli altri.