Del perché tutto il debito pubblico andrebbe pagato dai parrucchieri
Io mi ricordo che prìa di partire (con l’euro) ci si poteva ben tagliare i capelli con diecimila lire. Certo, bisognava accontentarsi di barbieri e parrucchieri di seconda linea, non degli aedi estetici di formazione milanese, e bisognava accontentarsi di un taglio regolare, con la testa regolare, “il solito”, insomma.
E’ dall’introduzione dell’euro, nel 2002, che possiamo notare una “leggera” propensione dei prezzi di taglio e shampoo a salire con tassi a due cifre, fino ad arrivare al conto che ho pagato ieri pomeriggio: 25 euro (vedi foto), contro le diecimila lire di una volta. Stiamo parlando, in dieci anni o quasi, di una crescita di almeno il 100%, io non escluderei anche un 150% di aumento, una vera fiammata all’interno del paniere ISTAT. La fortuna dei parrucchieri da uomo è di pesare solo il 2 per mille nel paniere (per le donne c’è un più realistico 9 per mille) il che equivale a dire, per i signori delle statistiche, che se io andassi dal barbiere una volta al mese, questi 25 euro che ho speso rappresenterebbero solamente una frazione del mio budget di 12.500 euro di spese al mese. Buongiorno, mi chiamo Fabrizio Corona.
Una crescita esponenziale dei prezzi che però non entra negli allarmi inflazionistici dato il tasso di inflazione totale, solitamente al 2 o 3 per cento. Di fronte e alle proteste popolari per la maggior inflazione percepita con la moneta unica le autorità ti fanno notare che però i voli aerei di linea sono diminuiti parecchio:”il popolo non ha il pane, Sire”, “che vadano a Londra con RyanAir!”. E in effetti oggi volare a Londra costa meno che fare la spesa all’Esselunga, ma l’uomo non deve solo volare, deve anche mangiare.
Ma il senso di questo post non è il solito discorso poveraccista, ci mancherebbe, se fosse per quello posso smettere di usare i parrucchieri italiani e andare dai cinesi quando voglio.
Il mio discorso ha a che fare con l’evasione fiscale. Il mio parrucchiere non mette mai mano al libretto delle ricevute fiscali e mi tocca ogni volta ottenere il documento con un astuto stratagemma: “mi ha detto il commercialista che posso scalare queste spese dalle tasse come rappresentanza”, questo mi evita la figura del livoroso di sinistra incattivito contro una categoria intiera e aiuta il mio prestatore d’opera a inserirsi in un più soffice gioco dei ruoli.
Diversi anni di osservazione del ritmo di un negozio di barberìa mi hanno portato a stimare una quantità di ricevute fiscali non emesse pari almeno al 70% (una percentuale simile alle pizzerie da asporto o altre prestazioni al pubblico), nessuno chiede la ricevuta, nessuno la propone, i rapporti tra fornitore e cliente sono impostati a una generica consuetudine, a una specie di empatìa che a volte è solo sciatta ignoranza dei meccanismi fiscali da parte dell’esattore, il più delle volte è mutua assistenza: il barbiere non fa la ricevuta al fornaio che poi non gli farà a sua volta lo scontrino, non lo fa all’artigiano che poi non gli farà fattura per il prossimo lavoretto e così via, in una specie di grande camera di compensazione “black on black” che sfugge al PIL nazionale prima ancora che al Fisco.
Sempre dalla mia frequentazione periodica stimo che un barbiere al sabato serva un minimo 20 clienti e almeno altri 50 negli altri quattro giorni feriali di apertura: per un totale di 70 clienti alla settimana per 50 settimane l’anno. Supponendo un ricavo medio di 25 euro, come nel mio caso, abbiamo un fatturato totale di 70 x 50 x 25 = Euro 87.500 di incassi l’anno. Supponiamo che di questa cifra venga dichiarato tramite ricevuta fiscale solo il 30%, come ipotizzato sopra, per un valore totale di Euro 26.250 imponibili a livello fiscale. La rimanente parte, 61.250 Euro, entra nelle tasche ma non compare in alcun registro: senza ricevuta fiscale non c’è alcuna traccia del giro d’affari del barbiere, a meno di mettere le telecamere all’ingresso e calcolare il flusso di clienti o la quantità dei capelli sul pavimento. La prestazione poi è quasi esclusivamente di mano d’opera, con scarso consumo di materiali (shampoo, lozioni e altro) e collaborazioni di personale, se non per i negozi più grandi. Nel mio caso il parrucchiere lavora da solo ma viene spesso aiutato dalla moglie anche se dubito che quest’ultima sia a libro paga, almeno ufficialmente. La spesa principale per l’attività è da considerarsi l’affitto del locale, un mono-stanzone con affaccio in strada con un piccolo retro a uso servizio.
Dunque ricapitoliamo. Il mio barbiere dichiara probabilmente 26.250 euro l’anno su un totale di 87.500. Nella sua dichiarazione al fisco dai ricavi lordi verranno dedotti i costi di affitto, luce e materiali vari che potremmo stimare in non più del 50% dei ricavi dichiarati, diciamo 13.125 euro l’anno, da cui un reddito netto tassabile di circa 13.125 euro complessivi. A questo reddito (considerando il coniuge e il figlio a carico, detrazioni varie) corrisponde una tassazione IRPEF di 704,71 euro. Per semplificare non includo nel calcolo l’IVA – dovrei detrarre il 20% per il lordo – e quindi il reddito dichiarato sarebbe ancora più basso mentre la quantità di reddito evaso diventerebbe ancora più alta (ricordo che non facendo la ricevuta l’esercente incassa l’IVA in nero, cioè incassa 25 euro anzi che 20,83, senza versarla all’Erario, mentre dovrebbe fare lo sconto al cliente, semmai, come fanno molti: “fatturina o sconticino?”).
In sostanza il mio barbiere paga pochissime tasse, poco più di 700 euro, quasi niente, eppure guadagna molto bene, più di un quadro aziendale. I famigerati e odiati studi di settore per la categoria (codificati UG34U) che dovrebbero far rilevare questa clamorosa incongruenza, sono in genere spuntati contro quelle attività che presentano pochi acquisti di materiali e prestazioni esterne (dipendenti) e finiscono semplicemente per rilevare le attività smaccatamente in perdita pur in presenza di alti costi nel conto economico.
Dite che esagero?
Forse, ma non devo essere tanto lontano dalla realtà se è vero che dai dati dell’Agenzia delle Entrate per il 2008, la categoria dei parrucchieri risulta una di quelle con il più basso valore di imponibile medio, 10.400 euro. Quindi il mio barbiere, con i suoi 13.125 euro, l’ho pure trattato bene.
Vogliamo fare un calcolo a spanne di quanto avrebbe evaso l’anno scorso il mio eroe? Facile, se sommiamo le ricevute fiscali mai fatte e deduciamo i costi ci viene un imponibile netto pari a euro 74.375 a cui corrisponde un’imposta netta IRPEF di 24.893,06. L’imposta evasa è data dalla differenza tra 24.893,06 e 704,71 = Euro 24.188,35.
Supponiamo che il comportamento sia replicabile per gli anni addietro, fin dall’introduzione dell’euro, diventano 193.506 euro di imposte evase in 8 anni di attività.
In Italia, secondo le elaborazioni dello studio di settore di categoria, nel 2006 erano in attività di saloni di barbiere e parrucchiere 68.086 persone fisiche, 11.427 società di persone e 499 società di capitali per un totale di 80.012 soggetti.
Se prendiamo il mio barbiere come caso di media affidabile e moltiplichiamo per il numero dei soggetti le cifre sarebbero queste:
Evasione fiscale annua della categoria: 80.012 x euro 24.188,35 = 1, 93 miliardi di euro
Evasione fiscale dall’introduzione dell’euro = 1,93 miliardi x 8 = 15,44 miliardi di euro
Ecco, io sarei favorevole a una “patrimoniale dei parrucchieri”, che restituisse un valore pari (secondo l’ultima manovra finanziaria Tremonti) esattamente all’aggiustamento dei conti per il 2011 e il 2012: almeno 15 miliardi di euro. Sarebbe un gesto di ferma lucidità amministrativa e fiscale, che farebbe capire al Paese quali sono i nostri veri difetti civici.
PS
questo post non ha la pretesa di avere valore scientifico. E’ semplicemente un calcolo back to the envelope scritto in un momento di odio sociale particolarmente sostenuto.


4 aprile 2011 at 14:31
occhio che al tuo barbiere non scivoli la forbice la prossima volta.
ho visto mozzare orecchie per molto meno.
4 aprile 2011 at 17:08
Dimentichi gli studi di settore. Il tuo barbiere paga al fisco italiano una cifra minima stabilita a priori da… il fisco italiano, a prescindere dal fatturato e dal guadagno.
Quindi che il tuo barbiere incassi 10 o incassi 100, secondo il fisco italiano ha incassato 20 e deve pagare le tasse su quel 20 (come minimo, se dichiara di più paga di più).
Il barbiere a questo punto non ha più alcun incentivo a emettere ricevuta, perché tanto paga quanto stabilito dal fisco ed è legalmente a posto. In più, se un anno guadagna meno di venti, dovrà comunque pagare come se avesse guadagnato venti, e cercherà di coprire anche questa eventualità.
7 aprile 2011 at 18:21
Azz, mia sorella fa la parrucchiera unisex e per un taglio da uomo prende cinque euri! E fa anche la ricevuta! Ma da chi è andato questo, da Riina Coiffeur pour hommes?
15 giugno 2011 at 14:52
HAI PERFETTAMENTE RAGIONE…
non parliamo delle PARRUCCHIERE PER DONNE…
si spende mooooolti di piu ti assicuro!!!!
in 6 anni uno scontrino corrispondente al vero dico al vero nelle migliori delle ipotesi NON esiste
tipo spesa 55 euro sccontrino di 15…. o nelle peggiori una stretta di mano e arrivederci…
ALLUCINANTE….
dovrei “litigarci” per avere quello che di diritto mi spetterebbe…. non esiste…
28 luglio 2011 at 21:04
io ho votato per il pd dai tuoi conti dovrei esseremilionario o forse miliardario vorrei solo che tu mi contatassi per passare un po di tempoin negozio con me cosi ti farei vedere come è la vita di artigiano mi dimenticavo degli operai doppiolavoristi che cazzo di italia è questa ciao
29 luglio 2011 at 12:43
gianni, scrivo i miei post sulla base della mia esperienza diretta. oggi per certe categorie è più facile evadere rispetto ad altre, e lo vediamo nella pratica quotidiana. poi la responsabilità è individuale e mi fa piacere sapere che tu ti comporti in maniera responsabile rispetto al Fisco.
13 ottobre 2011 at 21:30
ciao…sono una parrucchiera da donna….ed io con l’introduzione dell’euro è 10 anni che cerco di fare gli stessi prezzi che in lire,ma ti posso assicurare che ci rimetto….perchè le aziende hanno aumentato i prodotti in maniera vergognosa….oltre tutto faccio la ricevuta a tutti e pago tante di quelle tasse che a mala pena mi prendo uno stipendino ….non si può generalizzare…..in italia ci troviamo così male perchè tante persone fanno i furbi…compresi i nostri politici
13 ottobre 2011 at 21:55
cara rachele, quando i dati di reddito medio sono così bassi si può solo generalizzare, altrimenti non arriveremo mai a trovare le cause del dissesto finanziario. Detto questo, dato che senza dubbio evadono 8 parrucchieri su 10 che tu sia tra le 2 è più che possibile
26 ottobre 2011 at 14:07
questo post è BELLISSIMO.
26 ottobre 2011 at 14:45
vorrei rispondere al signore che ha pubblicato quello scontrino, simpatico amico anche io quando c’era la Lira pagavo il caffè al bar 600 Lire e pagavo le sigarette 1200 Lire, ma comunque Lei non è obbligato ad andare da quel parrucchiere, onestamente caro, dato che è cosi bravo nei calcoli, perchè nn viene a lavorare nel mio salone e dato che guadagneremmo così tanto potrebbe dirmi Lei lo stipendio che Le devo, AA dimenticavo qui nella mia città c’è la possibilità che qualcuno venga a riscuotere il pizzo, ma dovrebbe essere così gentile da evitargli la fattura sa, sono persone un pò suscettibili!!
27 ottobre 2011 at 17:34
non ho capito cosa c’entra il pizzo
27 ottobre 2011 at 19:47
il pizzo…. era una battuta….ma è anche un delle spese a debito dei parrucchieri che non avevi calcolato nei tuoi prospetti che lo stato conosce ma che continua a sottovalutare facendo arricchire sempre di più le associazioni a delinquere a discapito di noi onesti lavoratori, penso che chiunque può evadere e non è specifico di un solo settore commerciale.La verità penso è che gli uomini di governo vogliano fare ricadere alla fine questa triste situazione economica sui poveri lavoratori che tutto fanno tranne arricchirsi e godersi la vita con festini e macchine blu.
Se dovessi avere bisogno di un bel taglio economico vienimi a trovare…
22 novembre 2011 at 09:29
salve a tutti sono un parrucchiere unisex. e posso assicurare al signore che si è firmato con Fabrizio Corona (chissà se è quell truffatore che conosciamo in italia) lasciamo perdere. che facciamo tantissime ore di lavoro settimanale per portarci a casa uno stipendio come tanti operai fanno con molto meno ore credimi, lei mi dira chi te lo fa fare vai in fabbrica. e io le dico solo perche è la mia passione piu grande. e le assicuro che io come altri colleghi onesti paghiamo e paghiamo e continuo paghiamo alnche per quelle persone che lavorano in nero nelle case e i parrucchieri in pensione ? che continuano in perterrita a lavorare come niente fosse.. ma mi faccia il piacere si informi meglio.. p.s. il suo parrucchiere è caro!! noi con la fattura in provincia di bologna prendiamo 17/18 euro si faccia i conti la saluto
22 novembre 2011 at 11:12
Scusate, signori parrucchieri indignati per il post, perché invece di accampare scuse varie non di dite quanto avete dichiarato di redditi nel 2010?
Parliamo di numeri veri, su, invece di cavolate.
5 gennaio 2012 at 12:21
Ciao, sono marito di una parrucchiera e vi assicuro che tasse da pagare ce ne sono e persino troppe. Non so in che paese siete stai a farvi i capelli ma vi assicuro che mia moglie le ricevute le fa e un taglio da uomo comprensivo di shampo costa 15 euro. A parte il fatto che si può permettere di tenere i prezzi così bassi perchè il fondo è di mia proprietà. Per finire guardate i politici che di stipendio guadagnano da un minimo di 11.000 euro a 50.000/ 100.000 e abbassatelo un po a loro e vedrai che non ci sarebbe bisogno di far pagare più tasse ai parruchieri che si fanno alla fine dei semplici stipendi, ma passando in negozio anche 13 ore al giorno!
8 gennaio 2012 at 18:43
Carissimo amico io non so che lavoro fai tu,spero che ci farai sapere così anche noi potremmo dire qualcosa ,e non come te che spari solo favolate,
12 gennaio 2012 at 14:35
Sì, anche io voglio sapere chi è quello che si è firmato come Fabrizio Corona!!!
Sìììì!
Al rogo…
Ecco.
26 gennaio 2012 at 12:10
ciao caro fabrizio con piacere che oh letto il tuo disagio. da barbiere quale sono mi disturba quello che scrivi.però io la soluzione a tutto credo di averla trovata.
basterebbe una legge che permetta al utente finale di recuperare lo 00,1 % delle sue spese ordinarie nella presentazione dei redditi accumulando gli scontrini fiscali mensili, in questo modo tutti richiedono lo scontrino ricevute ritenute d’acconto .
cosa succederebbe cosi , se tutti richiedono fattura o scontrino. siamo costretti ad emetterlo.
inoltre non si favorisce il lavoratore a nero totale , tutti pagano.
cosi facendo anche io che presto il mio saper fare con le mani per 12 o 14 ore al giorno in piedi
potrò chiedere 30 euri per un taglio di capelli come il tuo barbiere.
di sicuro saprai che i medici non pagano l’ iva per legge, devono emettere ritenute d’acconto pari al venti % che non corrisponde all’ iva. ma alla tassazione a loro competente,
prima di additare qualcuno guardati dentro perchè anche tu sei un evasore
7 febbraio 2012 at 14:48
ragioni da comunista senza valutare la situazione per intero
15 febbraio 2012 at 12:03
L’analisi dell’articolo è sbagliata. Non che non ci siano parrucchieri che evadono il fisco e guadagnino così molti soldi in nero, ma l’analisi (oltre che approssimativa nei numeri) non tiene conto di:
1) Studi di settore: che specialmente per i negozi che hanno peronale (in regola) sono molto ben calibrati e meno di quello non si può dicharare
2) La concorrenza sleale dicoloro che fanno la professione in casa ed in nero
3) Il costo orario del lavoro.
Una piega in un negozio per signora (compreso lo shampoo) in un paese della cintura di milano costa mediamente dagli 11 ai 14 euro. Il tempo di esecuzione varia dai 25ai 40 minuti (tra shampo, iega e cassa). Il che vuol dire che una parucchiera lavora a 22 euro/ora circa. prova a chiamare un idraulico ed un elettricista e vedi cosa ti chiedono.
Inoltre io sono di sinistra e quando Bersani ha fatto le liberalizzazioni al tempo del governo prodi ho la mia licenza è passata a valere un terzo. Ho continuato a votare a sinistra perchè ho pensato che questo svantaggio sarebbe stato compensato da vantaggi sulle tariffe di avvocati e notai. Ma questo non è avvenuto.
Hai il mio indirizzo di e-mail, vieni un giorno a lavorare in negozio e poi ne riparliamo.
17 febbraio 2012 at 22:17
La pressione fiscale italiana e la piu elevata d’ europa il 53 % annua e in piu’ si sommano altre tasse straordinarie comunali . Senza dare i servizi e le infrastrutture ai cittadini adeguati . Un piccolo artigiano onesto lavora in percentuale 8 mesi annui per lo stato deve pagare tutto il resto ….. Con quello che rimane no si diventa ricchi di queti tempi a farei parrucchiere. MA TUTTO QUESTO VI SEMBRA GIUSTO !!!!
1 maggio 2012 at 13:29
sono un parrucchiere di un paese molti scrivono cifre assurde non tenendo presente che ci sono molte ore al giono che non si fa niente e si sta seduti, gli anni 90 sono passati
1 maggio 2012 at 16:28
cifre assurde, non so. vuol dirmi che lei fattura 10mila euro l’anno?
10 maggio 2012 at 14:39
jonkind predica bene e razzola male…….sei il tipico made in italy
15 maggio 2012 at 14:30
Ciao amico che hai scritto il POST, sono marito di una parrucchiera ed artigiano a partita IVA e ti assicuro che se avessi una mezza idea di quanto si lavora da NON DIPENDENTI ti passerebbe la voglia di far pagare le tasse ai parrucchieri…
Senza raccontarti che io faccio viaggi giornialieri di anche 800Km e che alcune mie giornate lavorative durano anche 16ore….
Ti voglio solo far notare come mia moglie ha un negozio in cui da lavoro regolare a due dipendenti a cui si pagano fior di contributi,
lavora dalle 9 alle 19 orario continuato tutti i giorni ed il Giovedì e Venerdì fino alle 21.00 a volte arriva a casa anche dopo le 22.00,
se vuoi ti spiego perchè un parrucchiere NON può fare tutti gli scontrini….
120.000 INCASSO ANNUO
-20000 AFFITTO LOCALE
-28000 STIPENDIO x 2 DIPENDENTI (tredecesime e TFR)
-11000 CONTRIBUTI x 2 DIPENDENTI
– 5000 BOLLETTE LUCE, GAS, TELEFONO etc…
-12000 PRODOTTI (TINTE, SHAMPO, etc…)
-10000 IVA
-25000 IRPEF, INAIL, INPS a balzelli vari
– 3000 Cifra di ammortizzamento forfettaria per lavori di manutenzione ed attrezzature
– 2000 Spese Commercialista
– 2000 Corsi di aggiornamento e formazione
Beh se non mi sono dimenticato niente a mia moglie lavora GRATIS !!!!!!!!!!!!
E secondo te una persone deve investire capitali (per aprire un negozio tra permessi, mobili e attrezzature ci vogliono almeno 30000€), avere responsabilità varie che non sto neanche ad elencarti, rotture di palle con dipendenti in finte malattie che se li licenzi ti fanno causa coi sindacati (la feccia del mondo)…. beh insomma tutto per non guadagnare senza tredicesima, TFR e una pensione che se mai ci arriveremo sarà da miseria ????
Il problema non è che non si fanno gli scontrini e che lo stato non può chiedermi più del 50% di quello che guadagno !!!!
Soluzione al debito pubblico, andate all’ACI prendete tutte le auto di valore sopra 100.000€ e vi fate dare da i propietari una tantum da 20.000, altrimenti ti sequestrano l’auto….
Fai lo stesso con le barche di lusso, con gli aerei etc…
I soldi ci sono e sono lì ma rompete le palle a chi lavora….
Ciao