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Tomizawa

Pubblicato il 6 settembre 2010

Non so quanto il giovane pilota Tomizawa condividesse o applicasse le regole del Bushidō, il codice d’onore dei Samurai, ma so – lo vediamo in tutti i gran premi – che i piloti sconfiggono la paura della morte con il filtro dell’onore, del coraggio, della lealtà verso i loro avversari e verso la professione che si sono scelti. Sono coraggiosi, incoscienti ma fieri di quello che fanno e devono avere – me lo immagino – una forma di umiltà, di rispetto verso lo spettacolo che loro stessi creano, verso il loro Daimyô:  gli spettatori che li venerano come guerrieri.

Non credo che Tomizawa – anche per la sua giovane età, per il rispetto che doveva avere verso i suoi avversari, verso i campioni più affermati – avrebbe voluto che si fermasse la corsa, ne che si annullassero i  festeggiamenti sul podio.

Di sicuro lo avrebbe desiderato meno di tutti quelli che sui giornali e sulle TV dell’indomani, a gran voce, hanno parlato, al solito, di cinismo dello show must go on, di irresponsabile comportamento di piloti e organizzatori, affermando che si sarebbe dovuta sospendere la gara o almeno evitare di stappare lo champagne sul podio.

Quando succedono episodi come questo, nel motociclismo o nell’automobilismo, emerge la fatale sproporzione tra l’atto semplice e fulmineo della morte e la celebrazione che si pretenderebbe fare di essa. Trasformare un momento privato (della vittima, dei familiari, degli amici colpiti dall’evento) in un momento pubblico di dubbia efficacia. Trasformare l’antiretorico in retorico, per distillare una morale che mai riesce a essere più eloquente di un minuto di silenzio.

Io credo che non sia il problema che lo spettacolo continui, ma la pretesa dello spettacolo di appropriarsi di tutto, anche del soprannaturale, per inglobarlo, chiamando rispetto qualcosa che è invece una forma di blasfemìa onnivora. La Società dello Spettacolo sembra un mostro che non si ferma mai ma non perché siano gli organizzatori, nemmeno i piloti, a non fermarsi in tempo. Siamo noi, gli spettatori, a creare lo Spettacolo, e lasciamo che lo Spettacolo ci divori nella nostra ovvietà, nei nostri comportamenti stereotipati e ipocriti.

Tomizawa è morto, per la professione che si era scelto, per i rischi che conosceva.

Gli altri piloti gli sono stati vicini, facendo quello che dovevano fare.

Onore. Tomizawa.

Go on.


categoria: Contrail

Un commento a “Tomizawa”

  1. maizo scrive:

    Bravo Landi!

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