L’idraulico e la rivoluzione
Pubblicato il 1 settembre 2010
In un Paese in cui si pratica, in doppia partigianerìa, l’arte commerciale viziosa dello ”scontrino o sconticino?”, l’ovvio corollario è il depotenziamento della carica rivoluzionaria. Mentre si conoscono, nella Storia, numerosi esempi di rivoluzioni innescate dall’eccessivo peso dei tributi sulla popolazione, non si hanno mai casi di rivolte scatenate dalla pratica dell’evasione fiscale tra il popolo stesso.

1 settembre 2010 at 11:37
Per la carità, lungi da me l’elogio dell’evasione, ma io l’idraulico (che magari da da lavorare a qualche persona – assunta regolarmente, paga loro i contributi – quelli a carico del datore, deve stare negli studi di settore – perché sennò viene l’agenzia e qualcosa porta a casa sempre) un po’ lo capisco se preferisce lo sconticino al pagare lo stipendio a dell’Utri…
L’italiano medio tenderà sempre a “ciurlare nel manico”, ma secondo me un po’ più di “percezione dello stato” non guasterebbe al contrasto dell’evasione (assieme ad una legge tributaria chiara e lineare – mai provato a leggere il TUIR?).
1 settembre 2010 at 11:49
ecco, le oscure forze della reazione benaltrista sono sempre in agguato!
1 settembre 2010 at 11:56
secondo me il vizio sta nel manico. vano il pretendere coesione e condivisione di una convivenza civile basato sul diritto quando lo strumento della legge è palesemente corrotto e piegato ad usum delphini, sgombri, alborelle e rospi vari. è come pretendere di ragionare con i parolai della certezza della pena che non conoscono nemmeno l’idea della certezza del diritto la quale invero è sconosciuta all’intero corpus normativo, alle stesse corti.
oggi sono pessimista e vedo difficile resuscitare un cadavere in deliquescenza.
si blatera di seconda repubblica ma manca il coraggio di farla davvero, come oltralpe, riscrivendo un nuovo patto costituzionale.