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Lo svarione di Oscar

Pubblicato il 30 agosto 2010

Con un ritardo dovuto alle vacanze estive segnalo questo intervento del solitamente ottimo Oscar Giannino a difesa dei paradisi fiscali e a giustificazione dell’evasione come auto-protezione dall’asfissìa statalista. Oscar, nel tuo incipit anticipavi che il post avrebbe fatto girare le scatole a molti. Te lo confermo, solo che a girare non sono le mie palle stataliste ma quelle liberiste.

Le tesi dell’articolo sono sostanzialmente tre: 1) che sia in atto un ingiustificato linciaggio verso gli italiani che hanno i soldi all’estero; 2) che sia in atto un’ingiustificata offensiva delle agenzie delle entrate contro gli evasori fiscali; 3) che l’evasione fiscale sia giustificata contro le pretese delle burocrazie statali, anzi l’ultima frontiera della libertà contro lo strapotere degli apparati pubblici.

Il caso di linciaggio citato da Giannino riguarda la famiglia Aleotti, scoperta titolare del più ricco conto italiano in Liechtenstein con quasi mezzo miliardo di euro. E’ tutavia il termine linciaggio a non sembrarmi appropriato. La notizia è apparsa sui giornali italiani in piena estate, quando solitamente l’agenzia delle Entrate ama intrattenere gli italiani in spiaggia con le storie di evasori belli e famosi, storie che di solito si dissolvono con il rientro nello smog cittadino. Non c’è stata, contro gli Aleotti alcuna campagna prolungata, la televisione non si è mossa di un metro (in un paese che tremerebbe solo se Gerry Scotti facesse un pronunciamento al riguardo). Sono sicuro che chiedendo a 300 persone a caso nella mia cerchia di amicizia nessuno saprebbe dirmi nemmeno chi sono gli Aleotti, figuriamoci chi avrebbe voglia di linciarli. Chi parla più dell’evasione fiscale di Valentino Rossi? E di Pavarotti? E del conto svizzero degli Agnelli?

Che la lotta contro i paradisi fiscali sia iniziata è un fatto, dove sia arrivata è un’opinione. Sono stati gli USA e la Germania a scatenare la bufera, pagando le liste sottratte con dolo nella banche svizzere e lussemburghesi/lichtene. L’Italia, una volta sistemata la gigantesca amnistìa dello scudo fiscale ha beneficiato anche lei di una lista di nomi rubati passata alle procure per battagliare con i difficili tornanti degli accertamenti legali, su reati per lo più prescritti a pioggia negli anni. Il punto vero è: c’è davvero una vittoria sui paradisi fiscali, come ci stanno raccontando o stiamo alla propaganda? Oggi potete portare 10mila euro in contanti in Svizzera senza dichiararli alla Dogana, il rischio di essere fermati equivale alla possibilità per uno spallone di urtare un finanziere travestito da albero lungo il confine. Con un po’ di tempo libero si può esportare un milione di euro in una settimana. Perché gli evasori dovrebbero smettere di esportare valuta se è così facile? In un Paese, come l’Italia, che di paradisi ne ha addirittura tre? (Svizzera, San Marino, Vaticano). Per la minaccia, contenuta nella riforma scudata di Tremonti, di essere considerati evasori fiscali salvo prova contraria? Ma con nessuno di questi paradisi si è ancora firmato un accordo per lo scambio di nomi, e per le liste rubate dalle banche ci sono già autorevoli pareri sulla loro illegabilità e non usabilità. I paradisi fiscali sono ancora lì, dopo lo Scudo, per chi ci vuole andare, la possibilità di rendere conto è ancora bassissima, quasi nulla.

C’è poi la teoria liberista. Della necessità di competizione fiscale tra paesi, e dell’evasione come totem di libertà contro la spesa pubblica eccessiva. E’ qui che mi girano le scatole. Per diversi motivi. Primo, perché la competizione fiscale tra paesi esiste, e non c’è bisogno di evadere. Le pretese degli Stati sono quasi mai sul patrimonio, ma sul reddito maturato all’interno del proprio paese. Si possono tenere capitali investiti all’estero se la tassazione delle rendite è più bassa, così come si possono comprare case all’estero, se sono più convenienti. Il patrimonio può andare dove vuole, una volta assolti gli obblighi sul reddito. Che vanno tassati nel Paese che li produce, un ovvio fondamento della concorrenza fiscale (devo sapere quante tasse pago in un Paese se lo voglio cambiare con un altro, no?). Se uno non ama la pressione fiscale sul reddito può andare a lavorare all’estero, in Irlanda, in Polonia, in Inghilterra. Micha ha bisogno di evadere. L’argomento poi dell’affamare la bestia statale non dandogli da mangiare è teoricamente affine, ma fallisce miseramente nella pratica. L’Italia da almeno 30 anni ha un’evasione fiscale da record eppure ha anche la pressione fiscale più alta d’Europa (quasi al 50%). In Germania si evade poco e hanno la pressione fiscale al livello della nostra. Negli USA la pressione fiscale è bassa ma anche bassa è l’evasione fiscale (stimata a meno del 5% contro il nostro 20%). Dunque il comportamento dei singoli non orienta il comportamento dello Stato in Bilancio, perché esiste una cosa chiamata indebitamento pubblico e perché non tutti i cittadini possono permettersi di scegliere, per cui la pressione fiscale se non cade su di te poi cade su qualcun altro (in Italia l’80% delle tasse è pagata da dipendenti quindi da elettori di Sinistra, a causa di decisioni prese da Governi votati dalla Destra).

Parliamoci chiaro, in Italia non esiste alcun linciaggio fiscale. Almeno fino a che il centro destra rimarrà al governo. Aggiungere a scopo propagandistico le parole “eccezionale” e “straordinario” di fronte ai numeri di recupero dell’evasione (come suggerito da Tremonti al direttore dell’Agenzia, Befera) non ne fa una strategia. Da anni gli elettori del centro destra votano per un governo che tiene la pressione fiscale elevata, tanto la pagano quelli del centro sinistra. Questo non è liberismo. E’ una forma di guerra civile strisciante. L’evasione fiscale, oltre a deformare la normale alternanza tra Destra e Sinistra nel paese finisce per inflazionare i prezzi (soprattutto delle case) e impedisce di fare noi concorrenza fiscale agli altri paesi dato che l’equilibrio INPS, per esempio, prevede per 40 anni di non abbassare nemmeno un punto del 40% di costo del lavoro che pesa sulla nostra produttività (contro il quasi niente dei cinesi).

Personalmente credo che uno Stato non dovrebbe prelevare mai più di un terzo del reddito dei cittadini, e sono molto favorevole alle decisioni di quei Paesi europei (Germania, Polonia) che mettono in costituzione un limite al debito pubblico contraibile dal loro Paese. Queste idee dovrebbero fare di me una specie di liberista. Eppure non ho un conto in Svizzera. Credo che la pressione fiscale in Italia sia scandalosamente elevata, e qualunque forza politica dovrebbe avere come obiettivo l’abbassamento di 1% di Spesa Pubblica all’anno per almeno dieci anni, e relativo calo delle imposte.

Ma un obiettivo del genere si ottiene se il popolo degli elettori condivide l’idea di liberismo economico, sposata non solo da una parte della cittadinanza che poi lo pratichi a modo suo, liberism in my backyard. Se invece gli evasori fiscali e Giannino si vogliono fare la loro repubblichetta del New Hampshire e darci delle lezioni off-shore, che lo dicano anche ai liberisti non evasori, così ci regoliamo


7 commenti a “Lo svarione di Oscar”

  1. Confucio scrive:

    meh, sarò pedante, ma stimare l’evasione fiscale italiana come fosse tutt’una e non molto, molto differenziata per aree geografiche mi pare fuorviante. eh.
    mi travesto da tenero giacomo e ti mando non all’ultima pagina ma all’ultima, ahimè datata, solita statistica dell’agenzia delle entrate.
    se poi mi dici (in Italia l’80% delle tasse è pagata da dipendenti quindi da elettori di Sinistra, a causa di decisioni prese da Governi votati dalla Destra) secondo me fai male i conti. messa così dice poco o niente.
    io avevo fatto un conto della serva ubriaca su un dato del 78%

    Ripartiamo pro capite il PIL supponendo che ciascuno contribuisca mediamente e personalmente in egual misura con il proprio lavoro. Fatto 100 il PIL quindi la base imponibile totale, 50 viene dai redditi da lavoro dipendente della PA generalmente intesa; 45 dalle aziende con meno di 10 dipendenti, 5 da quelle con più di 10 dipendenti. Se per ogni impresa c’è un imprenditore, includendo professionisti vari con dipendenti e prendiamo per semplicità 10 come numero di addetti per piccola azienda, a parità di lavoro prodotto dall’imprenditore rispetto ai dipendenti il PIL pro quota sarebbe 4.5.
    Riassumiamo:
    50 – dipendenti PA
    41.5 – dipendenti PMI
    4.5 – imprenditori PMI, professionisti e “bottegai”
    5 – grandi imprese
    Le grandi imprese godono di condizioni legali che permettono loro di gestire il carico fiscale al punto che il taxrate di grandi banche italiane è stato calcolato intorno all’11%
    Sul grande volume direi che il contributo fiscale di quel 5% di PIL è trascurabile
    Ci troviamo, sempre assai grossolanamente, a dividere il 78% del carico fiscale su un 91.5% di PIL e un 22% sul restante 4.5% di PIL assumendo che il PIL sia generato dal lavoro e che tutti lavorino allo stesso modo per guadagnarsi il pane. Che poi in molte realtà ci si possa imboscare mentre nella bottega di famiglia sottocasa si facciano 16 ore al giorno più il sabato e che i conti si possono anche chiudere in rosso, ma le tasse le paghi lo stesso è questione che altrettanto grossolanamente possiamo accantonare.

  2. Jonkind scrive:

    Quindi confucio i dipendenti secondo il tuo calcolo pagano il 78%? Per me va bene, l’80% era un dato di massima proprio sull’ultima analisi delle entrate

  3. Confucio scrive:

    così mi pare dicano i numeri che non ho misurato io. a quelli devo far fede se nessuno li confuta.
    il mio ragionamento era piuttosto sulla differenza importante con la quale il fisco va a gravare sulle persone. quei numeri secondo la mia molto grezza esposizione esemplifica un dato di fatto che peraltro è sotto gli occhi di tutti. il fisco preleva per censo e non per reddito: un reddito dipendente è meno gravato di un reddito “autonomo” a parità di importo. la “presunzione” di evasione è una colossale aberrazione ideologica e non può essere posta a spiegazione dello scempio. il fisco dovrebbe essere neutrale rispetto alla composizione delle fonti di reddito, invece non è così.

  4. Jonkind scrive:

    ammetto di non capire il tuo calcolo sul maggiore peso fiscale di autonomi e imprenditori, rispetto ai dipendenti. A meno che tu non consideri il prelievo fiscale sull’utile che in genere è più alto (cumulando IRE e IRAP) rispetto alla tassazione del lavoro dipendente con aliquote medie. Ma quello remunera il capitale e non il lavoro dell’imprenditore/autonomo che può sempre remunerarsi in modalità di salariato self-employee. Il punto è che più di 10milioni di autonomi/piccole imprese non possono generare il 5% del gettito fiscale, come è nella realtà. Altrimenti vedremmo i barboni per strada.

  5. Confucio scrive:

    beh, quante di queste 10 milioni di aziende sono composte per lo più da parenti e famigliari per i quali se le cose non vanno bene nel negozio/laboratorio/officina di famiglia ci si vende il giardino di casa perché la banca non fa credito? se poi mediamente fai il conto di quanto è il reddito al netto di tutte le imposte e tasse per ora lavorata in questi contesti è ancora più evidente il trattamento non neutrale.
    quanti sono i dipendenti sotto mentite spoglie?
    il remunerarsi come salariato per costoro non è praticabile.

    nella pratica sono meno cittadini degli altri.

    il nostro fisco poi è guastato dal mal vezzo ideologico di voler indirizzare lo sviluppo dell’economia anziché assecondare le libere scelte individuali sin dai tempi della tassa sul celibato.

    è uno specchio che riflette a mio avviso tutti i tarli del malpensare italico circa il ruolo e la natura stessa dello stato e della PA.

  6. Jonkind scrive:

    Confucio,

    ti sei chiesto perché quasi tutta la totalità delle aziende con 1-10 dipendenti sono in Italia (Più del 90% del totale europeo)?

    Perché gli italiani non vogliono lavorare a padrone, perché non sanno lavorare in una organizzazione, perché sono individualisti. Il che va benissimo, ma sta in piedi solo per il sussidio indiretto dell’evasione fiscale. Cos’è inefficiente, alla fine? Cosa distorce l’economia?

  7. Confucio scrive:

    vent’anni fa ti avrei dato ragione.
    oggi il 1-10 è il parco buoi del fisco. tutta gente che non potrebbe/saprebbe fare altro che quello che sta facendo. il lavoratore autonomo.
    l’evasione sostiene il reddito dei fantasmi e del sud soprattutto. l’evasione è la via indiretta del welfare assistenziale. la ripartizione geografica dell’evasione è una prova lampante della oculata gestione politica del fenomeno.

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