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C’è sempre qualcuno più keynesiano di te

Pubblicato il 25 luglio 2010

L’asso serbo era nella manica da un pezzo, non è certo un colpo di testa dell’ultima ora dell’amministratore delegato di FIAT, Marchionne, per spiazzare i sindacati dopo la vicenda Pomigliano.

Le manovre per fare dei dintorni di Belgrado, a un’ora di volo da Torino, uno dei siti produttivi più importanti per la produzione di automobili per la fabbrica torinese si articolano, da mesi, su di un terreno assai favorevole: la Serbia non fa parte della UE, ma è in coda per entrarci e in quanto tale gode di particolari benefici in termini di dazi doganali, che favoriscano l’attrazione della Repubblica balcanica nello spazio industriale europeo. In più la “fratellanza slava” con la Russia fa della Serbia un posto formidabile per produrre auto che verranno poi esportate nella Federazione Russa, dato che sono stati ridotti allo 0% i dazi sull’esportazione di veicoli fra i due Paesi.

Aggiungete la disponibilità del governo serbo a contribuire per almeno la metà degli investimenti per lo stabilimento di Kraguievac (almeno 400 milioni di dollari) e a “gestire” i lavoratori sia a livello disciplinare che a livello di incentivi di pensionamento ed eventuali, seguendo quel modello di Sindacato Sovrano che ha fatto fare boom al modello produttivo cinese.

Quali discussioni sindacali possono mai far cadere per FIAT una opportunità del genere? E i sindacati italiani non sono forse diventati irrilevanti per una proprietà che può decidere di andare in altri paesi che per raggiungere lo sviluppo decidono di svenarsi per contribuire all’occupazione locale? Oggi la sindacalizzazione del lavoro è trasferita agli Stati, perché la facciano valere a livello extra-nazionale. La Serbia incentiva l’occupazione in Serbia. L’Italia dovrebbe incentivare quella in Italia se non fosse che deve incentivare anche il profitto di FIAT, e gli accordi a livello UE. Chi ci guadagna, ormai, a difendere l’operaio di Mirafiori?

La globalizzazione è quella cosa che quando l’hai lanciata non la puoi più fermare.  E’ una politica sbagliata? Forse, ma continuerà. Perché l’idea di fondo è lo scambio di lavoro a basso valore aggiunto all’estero con l’assunzione di attività a maggiore quota di valore aggiunto in Patria. I serbi produrranno le auto e guadagneranno un salario da spendere in altri prodotti italiani. Sempre che siamo in grado di inventarci tali prodotti, che dovrebbero essere basati sull’innovazione, sulla ricerca, sulla proprietà intellettuale.

Questo, ai lavoratori italiani non lo hanno mai detto.

PS

un bell’articolo di qualche tempo fa di Avvenimenti Online, lo trovate qui


Un commento a “C’è sempre qualcuno più keynesiano di te”

  1. luca scrive:

    bellissima analisi,
    complimenti.
    io avevo scritto questa cosa sul problema cronico di fiat nella creare innovazione.

    http://blogthesearchers.blogspot.com

    luca

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