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I testimoni di Genova

Pubblicato il 22 luglio 2010

Ha fatto il botto l’affermazione di Nichi Vendola che Carlo Giuliani, il manifestante ucciso a Genova durante il G8 del 2001, sarebbe da ascrivere all’Olimpo degli Eroi Civili d’Italia, come i giudici Falcone e Borsellino.

L’affermazione ha scatenato gli ultimi eredi della Pasionaria di Spagna (come qui) ma ha, come era lecito attendersi, scatenato soprattutto proteste. Vendola è stato costretto a un dietro-front/smentita parziale.

A dire il vero non credo sia importante il vero contenuto delle affermazioni di un politico, che non escono mai per caso. Meglio conoscere le intenzioni che non i risultati. Vendola sa benissimo che il suo elettorato più attivo è molto sensibile all’argomento di quel G8 in Liguria, e tenta di avere per sé tutto i loro occhi. Che si definisca Carlo Giuliani un eroe e poi lo si declassi sotto Falcone e Borsellino è un tentativo ozioso. Gli eroi sono eroi, dormiranno tutti nel medesimo Walhalla, non ci sono pacchetti turistici. Paragonare a Falcone e Borsellino piuttosto che a Suor Maria Teresa di Calcutta o Francesco Moser, è uno sport della domenica.

Il punto è un altro.

Gli anni ’90 sono stati il primo decennio perduto della Sinistra Radicale. Dopo il crollo del muro di Berlino invece di convergere ordinatamente nell’alveo di partiti di ispirazione socialdemocratica (incluso il PDS, DS or whatever they  called it) la Sinistra Radicale ha continuato a battagliare dalle estreme, dividendo il fronte politico e contribuendo a far fallire il primo serio tentativo di governo del centro sinistra (il Prodi I) in 60 anni di storia italiana. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il Berlusconismo trionfante degli anni 2000.

Se la Sinistra radicale, dopo i fatti del G8 di Genova, finirà per costruire la propria identità morale attorno all’uccisione di Carlo Giuliani facendone un martire della libera espressione e una colomba del progresso avrà costruito un futuro di magliette stampate ma sarà ben lontana dal costruire un’alternativa decente per la politica conservatrice che domina da un decennio. L’uscita di Vendola è un sintomo di quanta “riserva di calore” ci sia ancora per quella vicenda, che possa quindi essere intercettata a fini elettorali dal nostro predicatore di provincia. Di quel venticello mistico che si alza quando si torna ai quei fatti incresciosi. Si disse che l’America perse la sua innocenza di fronte ai proiettili esplosi da Lee Oswald contro il presidente Kennedy. Ma per Carlo Giuliani quel proiettile era involontario, e chi non capisce la differenza enorme di significato, in due episodi del genere, non ha il controllo delle proprie opinioni.

Fare di quell’evento un simbolo del “fascismo perenne” del nostro Paese, come se Carlo Giuliani fosse uno dei 30mila Desaparecidos argentini, è una topica colossale. E’ stato un fatto. Un fatto orribile, rimane un fatto isolato che non insegna quasi nulla. Che non ha conseguenze politiche di nessun tipo. Non dovrebbe averne. Nemmeno deve diventare un fatto religioso, una rivelazione che porti al dogma dell’ottusità politica e sociale.

A meno che la Sinistra Radicale dopo il decennio perduto nel XX secolo, non voglia dichiarare definitivamente perduto anche il primo decennio del XXI.


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