La manovra commentata/Tagli alla spesa farmaceutica
Totale della manovra: 24,965 miliardi
Sull’articolo undicesimo del decreto legge di Tremonti, che vale risparmi dello Stato per almeno 600 milioni di euro, si sono scatenate le proteste delle categorie dei farmacisti. Federfarma in data 7 giugno ha convocato l’assemblea nazionale, ammonendo il Governo che il provvedimento finerebbe per mettere in ginocchio il settore, con rischio chiusura concreto per molte piccole farmacie, soprattutto quelle dei piccoli centri (c.d. “farmacie rurali”).
Scopo del provvedimento è ridurre la spesa di acquisto farmaci rimborsati dal servizio sanitario nazionale (SSN). Oggi questi farmaci sono prescritti dal medico con ricetta, acquistati dall’assistito in farmacia con un modesto contributo (in media il 7% del prezzo, il famoso ticket) e per il resto rimborsato al farmacista dallo Stato che, data la sua condizione di Grande Pagatore, chiede per sé uno sconto ulteriore di buona volontà (in media il 5%, con punte di 7% per le grandi farmacie e minimi di 1,5% con quelle più piccole): ne risulta che sui farmaci prescritti dal medico lo Stato paga comunque l’88%, da perfetto Stato Assistenziale nel settore della Salute.
E quanto vale questa spesa sanitaria a carico dello Stato? Stiamo parlando di 12,4 miliardi di euro l’anno (dati 2009), la spesa media del SSN per ogni cittadino (neonati inclusi) è 225 euro l’anno, con una media di 10 ricette ciascuno. Di questa spesa lo Stato regola anche i relativi margini di guadagno di tutta la filiera. Fino a ieri il grossista di medicinali incassava il 6,65% e il farmacista il 26,7%, su cui praticava però lo sconto di cui sopra (in media il 5%, più alto più costoso è il medicinale); succedeva però che per ragioni commerciali i grossisti riconoscessero uno sconto aggiuntivo al farmacista che riusciva così a ridurre l’impatto dell’ultra-sconto al SSN del 5%. Ma ora lo Stato vuole anche quel pezzetto lì. Con il decreto i margini per i grossisti vengono ridefiniti al 3% per i grossisti e al 30,35% per i farmacisti al dettaglio, ma al farmacista verrà richiesto uno sconto ulteriore a quanto già chiesto (il famoso 5%in media): uno sconto aggiuntivo del 3,65%, portando il margine complessivo della distribuzione (grossista + farmacista) a non più del 30% del prezzo del farmaco.
Siete ancora svegli?
La faccio breve. Lo Stato asciugherà dal sistema delle farmacie almeno 400 milioni di euro con la rimodulazione degli sconti, soldi che prima finivano nelle tasche dei grossisti ma soprattutto dei farmacisti, il cui margine sulle prestazioni SSN rimarrà comunque attorno al 25%. Grasso in meno che cola, soprattutto per le piccole farmacie di campagna, che hanno un fatturato più basso e che prima riconoscevano sconti molto più piccoli di quelli che dovranno affrontare adesso (parliamo anche stavolta della ormai leggendaria “vecchina di Tremonti”, che non può pagare le scarpe con la carta di credito, ma nemmeno spostarsi in automobile per raggiungere la farmacia di città dalla sua casetta di paese).
Secondo Federfarma centinaia di farmacie chiuderanno (ce ne sono 17.000 in Italia), si perderanno molti posti di lavoro con i giovani farmacisti che verranno falciati sul nascere.
Non ho elementi per dire se Federfarma ha ragione o torto. Di sicuro non ho mai visto un farmacista barcamenarsi tra la sottile soglia che divide povertà e ricchezza. Potrebbe essere un pregiudizio il mio, forse alimentato dalla letteratura che colloca il farmacista tra le figurine nobili del Presepio delle Professioni, assieme al Dentista, al Notaio, all’Avvocato eccetera.
Rimango però dell’idea che il sistema delle farmacie sia in grado di assorbire una manovra del 2-3% sul suo margine, per quanto riguarda la spesa SSN. Il dibattito in corso in USA dovrebbe farci capire quanto sia uno sforzo, per la collettività, mantenere in piedi un sistema di assistenza pubblica a carico dello Stato. E questo sforzo va sostenuto sì dai contribuenti ma anche dei distributori della filiera.
Alle farmacie rurali va tutta la mia solidarietà e l’augurio che nasce dall’osservazione che negli ultimi anni la quota di medicinali e altri prodotti “liberi da ricetta” è molto aumentata tanto che oggi solo il 50% del fatturato delle farmacie è ottenuto dalle prescrizioni mediche, il resto da quanto leggete sotto da una nota dell’associazione delle farmacie comunali, Assofarm:
“Il fatturato globale delle farmacie nel 2008 è stato di 24,6 miliardi di euro, con un lievissimo incremento (+0,1%) rispetto al 2007. Sembrano così mantenersi stabili i dati di mercato, un segnale importante per produttori e distributori in un anno in cui la crisi si è fatta sentire soprattutto negli ultimi mesi dell’ anno. Dai dati diffusi nella giornata inaugurale di Cosmofarma, è evidente come non siano i farmaci con ricetta a far quadrare i conti, una voce in calo dell’1,2%, bensì le altre categorie di prodotti commerciali venduti sui banchi delle farmacie: colpisce l’aumento dei cosiddetti altri otc (integratori alimentari non registrati) aumentati dell’ 8,7% (quota di fatturato al 7,1%), mentre registrano un segno più anche il settore del cosmetico in farmacia (+3,2% e quota di fatturato al 7,4%), dei prodotti dietetici cresciuti del 3,4% (quota al 2,2%) e infine dei parafarmaci (aghi, siringhe, cerotti, strumentazione medico-diagnostica, prodotti per incontinenza), aumentati del 3,1% (quota globale al 7,3%). In calo invece la fetta dei farmaci per autocura, ottenibili dal consumatore su semplice richiesta, che sono scesi del 2,3% a quota 8,2% del totale venduto.”
Gettito: 600 milioni (ulteriori risparmi verranno infatti dalla riduzione dei prezzi dei farmaci generici, risparmi a danno dei produttori di farmaci)
Voto: 7
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