Europa
C’è una nazionale, ai mondiali sudafricani, che sta vivendo una crisi durissima e forse definitiva. Dopo la sconfitta con il Messico (0-2) che al 99% li estromette dal mondiale, all’interno dei ”Bleus” è iniziata la resa dei conti, siamo prossimi al Regicidio.
La bolgia si è scatenata con gli insulti di Anelka a Domenech, poi è arrivata la dura accusa di Evra, che ha accusato un giocatore all’interno dello spogliatoio di essere la spia che ha riferito a Domenech le parole di Anelka. Oggi il clamoroso sciopero dei giocatori che in solidarietà con Anelka si sono rifiutati di allenarsi. La stampa transalpina spara addosso a tutti: federazione, Domenech, giocatori. Tutti sparano su tutti. Se continua così i giocatori potrebbero anche rifiutarsi di giocare l’ultima partita, l’allenatore dimettersi, la federazione transalpina ritirare la squadra dalla competizione, neanche si fosse a Brest-Litovsk.
Domenech nel 2006 era arrivato in finale contro l’Italia, e questo lo ha salvato per altri quattro anni. Ma è un allenatore odiatissimo da stampa e pubblico, non solo per le stranezze (non fa giocare i giocatori del segno della Bilancia) ma soprattutto per l’antipatia e l’arroganza. Un allenatore che sta lì “per motivi politici”, espresso da una federazione che al proprio interno gode di consenso bulgaro mentre all’esterno è più impopolare dello zarismo.
Già ai Mondiali di Germania Domenech era stato sfiduciato praticamente da tutti, poi dopo le prime gare i giocatori guidati da Zidane si erano affidati a una specie di autogestione.
Un allenatore che nessuno vuole. Eppure è ancora lì.
Se questo è un pezzo dell’Europa politica che stiamo costruendo, stiamo freschi.

