Il Signoraggio spiegato con il Big Mac – Parte II
Abbiamo visto come gli Stati Uniti abbiano fatto definitivamente “saltare il tappo dell’oro”, presente fin dall’antichità sul sistema dei pagamenti mondiali. Il metallo aureo, dopo l’abbandono di BrettonWoods negli anni 70, diventa un bene di riserva, un valore rifugio in caso di catastrofe (come un bunker pieno di viveri in caso di guerra atomica, con la differenza che l’oro non si mangia) sostituito definitivamente in un sistema di valute mondiali in competizione, con un prezzo relativo definito dal tasso di cambio flessibile che va su e giù. La moneta non serve più a rappresentare un valore esterno (master) che guidi lo sviluppo del sistema ma serve a dare un prezzo, un’etichetta (slave), alla contestuale produzione umana di merci e servizi. Le banche centrali stampano moneta secondo le loro scelte espansive o restrittive ma non sono più obbligate a cambiare le banconote in oro, se non per venderlo in una comune transazione di mercato. La moneta acquista così un valore esclusivamente fiduciario, garantito dalla promessa dello Stato/Banca che tale moneta manterrà la sua onorabilità in merci e servizi, perdendo invece del tutto il valore intrinseco (marxianamente parlando, produrre una banconota da 500 euro o aprire un conto con 10.000 dollari hanno un costo-lavoro e materiale praticamente nullo rispetto al loro valore di mercato, che equivale al loro valore facciale, almeno finché rimane la fiducia nel sistema monetario stesso).
Il Signoraggio degli Apocalittici: la perdita del valore intrinseco della moneta, il fatto che alla Banca Centrale produrre una banconota da 500 euro costi meno di 30 cents, il fatto che – per insistere su una metafora non casuale che abbiamo già anticipato nella prima parte del post – il suddito entri alla zecca con un pezzo di pakistano di buono ed esca con un pacchetto di Marlboro light senza un grammo di hashish – ha scatenato le proteste di certi estremisti che sostengono che lo Stato stia letteralmente derubando i suoi cittadini, che abbia costruito la banconota, un titolo di credito – per il cittadino – che non vale nulla. Ci sarebbero infatti ricchezze custodite chissà dove, in cambio delle quali ai cittadini verrebbero rilasciati pagherò dalla dubbia convertibilità finale (anzi, come abbiamo visto, dalla impossibile convertibilità, almeno dopo il ’71). Allarme tanto più amplificato perché la promessa di validità della moneta da parte di chi la fabbrica, le banche centrali, non è scritta da nessuna parte (nemmeno più sulle banconote di carta, come succedeva per la lira che riportava un bel “pagabili a vista” mentre l’euro di oggi non contiene più alcuna promessa scrittasignoraggisti apocalittici). Intendiamoci, l’allarme degli apocalittici, non è totalmente campato in aria, in particolare perché coglie l’estrema fragilità di un equilibrio moderno basato sulla fiducia nel sistema. Tuttavia la loro posizione osserva la realtà di oggi con l’occhio del passato e non con quello dinamico e vitale delle odierne economie capitalistiche, dove le fonti di ricchezza sono diversificate, anche nel loro significato. Fino a quando regge il paradigma economico attuale le loro posizioni ideologiche sono semplicemente pittoresche e – intrinsecamente – sbagliate. E’ questo un buon campo di applicazione di certe relazioni tra economia e teorie della probabilità: “il signoraggio apocalittico”, la teoria del mega furto della banca centrale e del sistema bancario privato (che è azionista della banca centrale, almeno in Italia, non dipendendo formalmente dallo Stato) dipende dal punto di vista: per chi crede, probabilisticamente, nell’attuale sistema industriale, dall’Ottocento in poi, il Signoraggio degli apocalittici non esiste, perché non ha alcun effetto nella vita di tutti i giorni, non esiste nessun segno tangibile di un prelievo della Banca Centrale che faccia la parte del Re; per chi viceversa crede all’implosione dei sistemi monetari (“carta filigrana siete e carta filigrana ritornerete”), per chi crede nel ritorno alle economie dell’Alto Medioevo, il Signoraggio degli apocalittici esiste (e si configura più come una enorme ruota di criceto dove corrono, inutilmente, tutti, per guadagnarsi della carta), anche se il crollo della fiducia nella moneta investirebbe anche le Banche Centrali e le Banche Private, che crollerebbero ancora prima degli inermi cittadini.
Il Signoraggio degli Integrati.: la forma di Signoraggio che ci interessa di più, quella che opera nelle nostre vite di tutti i giorni è una tassa implicita diversamente calcolata. E’ il Signoraggio del Re che si è trasforma nel Signoraggio dei Grandi Debitori, in questo condividendo in pieno la parabola storica delle classi nobiliari dell’era moderna. Supponete di vendere un bene o un servizio prodotto con il sudore della vostra fronte a qualcuno che in cambio vi paghi in dollari. E’ ovvio, non potete imporre di essere pagati diversamente, perché il vostro Stato impone l’accettazione del dollaro come forma di pagamento. Voi incassate, prendete le banconote e le mettete in un cassetto. Pur essendo prodotta a basso costo la filigrana tiene abbastanza nel tempo – a meno che la mettiate in lavatrice – ma in realtà quella banconota, con grande probabilità, senza che ve ne accorgiate, sta perdendo di valore (supponete che si decolori, che perda i contorni definiti della pittura). Non è una legge scientifica codificata, ma sono le serie storiche degli ultimi anni a dimostrare che una valuta nazionale, tanto più tende a diffondersi nell’utlizzo e nella circolazione, tanto più è predisposta a perdere quota rispetto al suo valore originario (il valore facciale, stampato dalla banca centrale). Una sorta di legge dell’entropìa, altrove tipica nella storia politica, come per i grandi imperi in fase di espansione. Il modo in cui una valuta perde valore, nel tempo, è attraverso il fenomeno della crescita dei prezzi di merci e servizi – l’inflazione – che riduce nel tempo la quantità di merci e servizi che la banconota singola può comprare. Va notato (vale per l’economia americana, europea, giapponese, vale anche per i paesi emergenti) come a partire dal secondo dopoguerra il tasso di inflazione dei prezzi sia quasi sempre stato positivo con poche pause in occasione delle recensioni economiche; addirittura in Italia l’inflazione mensile è sempre stata positiva tra il 1956 e il 2009, quando un mese ha fatto registrare un -0,2% a fronte della caduta del PIL del 6%. C’è dunque una tendenza inerziale nell’aumento dei prezzi, empiricamente provata: l’inflazione riduce con certezza il valore delle nostre banconote, nel tempo. Tuttavia siamo costrette a tenerle, non possiamo chiedere di essere pagati in altro modo per il nostro lavoro. E com’è che l’inflazione da osservazione statistica si trasforma in una tassa pagata da un creditore verso il suo debitore, tanto da configurare, come detto sopra, il Signoraggio come tassa pagata dai creditori? E’ semplice, perché il debitore restituisce al creditore, al tempo prefissato nel contratto di prestito, un’ammontare di moneta con un valore più basso rispetto a quella ricevuta, con minor potere d’acquisto in beni e servizi. Lo può fare una volta, direte voi. Poi basta. Ma se il debitore può permettersi di rinnovare continuamente il suo debito (senza in definitiva ripagarlo mai) ecco che la tassa assume una sua concretezza, una sua odiosità. Ecco che il Debitore, soprattutto se Grande Debitore, Debitore Immensamente grane, ritorna Re con relativo Signoraggio, tanto più ampio quanto più ampio è il debito.
Il Re oggi non è certo Emanuele di Savoia, il Re è oggi lo Stato, democratico o dittatoriale che sia. Prendiamo quindi l’esempio di un grande debitore, gli USA. Ecco come si è evoluto il suo debito pubblico dagli anni ’70 a oggi (in miliardi di dollari)
1979: 640,3
1995: 3.604,3
2008: 5.428,6
compiendo continui “rollaggi” del debito (vale a dire non rimborsando mai il totale consolidato ma solo i singoli creditori, trovandone altri con ulteriori debiti, in sostanza non ripagando mai il debito complessivo).
Osserviamo anche come si è evoluto il prezzo del celebre panino McDonald’s, il Big Mac, nello stesso periodo, sul mercato americano (in dollari)
1979: $ 0.95
1995: $ 1.99
2008: $ 3,57
Il Big Mac è un buon punto di riferimento perché la relativa semplicità del processo produttivo e la grande quantità in cui viene sfornato (che riduce al minimo i costi fissi quali l’affitto e personale) ci danno una buona approssimazione di un prodotto immutato nel tempo/spazio, il cui prezzo aumenta semplicemente per l’accresciuta quantità di moneta in circolazione e non per fattori esterni o innovazioni tecnologiche. Abbiamo dunque una buona approssimazione della caduta del valore facciale, della “scoloritura” della banconota da 1$.
Definizione di Signoraggio al tempo di McDonald’s: se il governo americano non potesse obbligare i suoi creditori ad accettare i dollari ma fosse costretto a pagare i Treasury Bond (i BTP americani) in panini di McDonald’s possiamo calcolare che nel 1979 lo Stato Americano si sia indebitato verso i propri creditori di una quantità pari a 674 miliardi di Big Mac equivalenti (640,3 miliardi diviso $ 0,95 a panino). Quando, nel 1995, il governo ha restituito la prima tranche di debito avrebbe dovuto restituire buoni-Big Mac per lo stesso ammontare (674 miliardi di panini), mentre potendo pagare in dollari svalutati nell’arco di 16 anni, ha restituito solamente 321 miliardi di panini (640,3 miliardi diviso $ 1,99 a panino); nel mentre si è indebitato ulteriormente con altri creditori per un totale di 1.811 miliardi di BigMac che restituirà solo nella misura di 1009 miliardi nel 2008 e così via. Risulta insomma che nei 29 anni tra il 1979 e il 2008, lo Stato Americano abbia imposto una tassa di Signoraggio equivalente a 1.155 miliardi di panini con doppio hamburger e cetriolo ai propri creditori, lasciando altresì che tanti piccoli debitori (ad esempio le aziende nei confronti dei loro salariati) riscuotessero tante piccole tasse equivalenti, di vassallaggio, per la parte relativa alla svalutazione dei salari non indicizzati all’inflazione. Ecco la tassa Signoraggio degli Integrati, la tassa sopraffina imposta dal sistema. La potremmo chiamare la tassa Big Mac o Signoraggio da inflazione. E’ un Signoraggio che alla fine si scarica soprattutto su chi non ha la possibilità di accumulare altro patrimonio in beni reali che non sia il pagamento del proprio lavoro, il Proletariat (un’altra volta), un Signoraggio da inflazione che è tanto più elevato tanto più ampia è la base monetaria complessiva, la quantita di dollari presenti nel mondo, ad esempio, perché il Grande Debitore, lo Stato, ha tanto più interesse a far crescere i prezzi più l’effetto di riduzione del suo debito totale – in panini o altre merci – sarà elevato. Pensate a quanto è diffuso il dollaro nell’economia mondiale non solo per pagare le merci ma anche come valuta di riserva. Il cetriolo riservato agli americani è poco se confrontato con quello dedicato agli arabi (che vengono pagati in dollari per il petrolio) o ai grandi esportatori asiatici verso gli USA (Giappone, Cina) che detengono dollari nei loro forzieri, per tutti questi ancora più signoraggio, ancora meno panini restituiti al momento del pagamento del debito.
Una Soluzione Mentale al problema del Signoraggio
E’ il caso di smettere di gridare al complotto pluto-giudaico-repubblicano-kissingeriano (ovviamente al potere nel ’71 c’erano Nixon e Kissinger, se ci fossero stati Kennedy o Obama oggi forse si strilerebbe di meno) del Signoraggio degli Apocalittici, smettere di cercare le mappe del tesoro su dove sia finito l’oro mondiale e calcolare invece correttamente la tassa con i grandi aggregati macroeconomici di riferimento (debito pubblico e inflazione, soprattutto in questi giorni di crisi della crisi finanziaria europea). Almeno fino a quando la tassa sarà calcolabile in panini, fino a quando ci saranno insegne di McDonald’s per strada a dirci che il sistema capitalistico è ancora in piedi, almeno.
Post Scriptum
La presente spiegazione del Signoraggio semplifica di molto il quadro. Identifica una delle forze inerziali dell’economia moderna, ma non descrive quali siano le già abbondanti difese del cittadino, difese rese disponibili proprio da qui liberi mercati finanziari oggi sotto accusa;. mercati grazie ai quali gli Stati Sovrani, in concorrenza tra loro, sono costretti a offrire tassi di interesse sul debito (una specie di sconto sul signoraggio) e consentono a tutti di utilizzare i propri dollari/euro/altre valute per comprare prodotti in grande quantità come oro, argento, ma anche carne, frumento, pancetta, prodotti agricoli, tutto il necessario per farsi quei miliardi di panini spariti dalla svalutazione della moneta.
Ma questo è un periodo di demonizzazione dei mercati finanziari e dei loro alchimisti stregoni. Ne parliamo un’altra volta.

23 maggio 2010 at 16:19
Abbiamo visto come gli Stati Uniti abbiano fatto definitivamente “saltare il tappo dell’oro”, presente fin dall’antichità sul sistema dei pagamenti mondiali. Il metallo aureo, dopo l’abbandono di BrettonWoods negli anni 70, diventa un bene di riserva, un valore rifugio in caso di catastrofe (come un bunker pieno di viveri in caso di guerra atomica, con la differenza che l’oro non si mangia) sostituito definitivamente da un sistema di valute mondiali in competizione tra loro, con un prezzo relativo definito dal tasso di cambio flessibile che va su e giù. La moneta non serve più a rappresentare un valore esterno (master) che guidi lo sviluppo del sistema ma serve a dare un prezzo, un’etichetta (slave), alla contestuale produzione umana di merci e servizi. Le banche centrali stampano moneta secondo le loro scelte espansive o restrittive ma non sono più obbligate a cambiare le banconote in oro, se non per venderlo in una comune transazione di mercato. La moneta acquista così un valore esclusivamente fiduciario, garantito dalla…
12 febbraio 2011 at 22:17
[...] Ovviamente si tratta di un argomento complesso, forse io e Sara non abbiamo frequentato gli stessi corsi, ma mi sembra che la posizione di Sara sia un pochino carente e meritevole di una ripassata come si deve. L’accusa della show girl è facilmente ricondubicile a quella specie di crimine internazionale immaginario che prende il nome di Signoraggio, di cui ho parlato qui e qui. [...]
12 febbraio 2011 at 22:18
[...] (segue) categoria: Top Facts 3 commenti Tweet [...]