|
|
|
|
Il Signoraggio spiegato con il Big Mac – Parte I Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Il Signoraggio spiegato con il Big Mac – Parte I

Pubblicato il 20 maggio 2010

Il Signoraggio della moneta (che trovate anche scritto in qualche sito come SIGNORAGGIO oppure $IGN0RAGG10!) è qualcosa che sta a metà tra la legge economica e la leggenda metropolitana, amplificata negli ultimi anni dal passaparola su Internet e rilanciata dai movimenti politici più radicali, tipo lista Beppe Grillo o qualche movimento di destra anarchica.

Questo post vuole mettere un po’ d’ordine sulla definizione e sulle teorie del signoraggio monetario, in un periodo in cui (causa Grecia, Merkel, crisi dell’euro) si parla molto di valute. Il punto da dirimere è lo stesso, da sempre: il Signoraggio è in azione? Mi stanno fregando dei soldi? Ci sto perdendo? Chi mi sta ciulando?


Brevissima storia della moneta metallica e introduzione del concetto di Signoraggio: in un periodo di tempo indefinito che va dalla sparizione dei dinosauri all’Impero romano (ma probabilmente nel VII secolo a.C. nella Lidia di Re Creso) nella storia della civiltà umana appare la moneta metallica, d’oro oppure d’argento, che sostituisce il baratto e concretizza quella che è una convenzione fondamentale per la crescita dell’homo economicus: accettare in pagamento per una merce o per un servizio non un’altra merce o servizio bensì un oggetto intermedio, di metallo prezioso, con un valore intrinseco, accettato forzosamente dalla collettività. Nelle civiltà antiche e medioevali il diritto di battere moneta, di coniarla, spetta a una diretta dipendenza del re, chiamata zecca, che trasforma l’oro e l’argento portato dai sudditi in monete metalliche utili per il commercio. Sulla coniazione della moneta succede che Creso (il re, la zecca) ci faccia la cresta, “cuius regio eius sesterzio”, vuoi per le necessità di lavorazione vuoi per diritto divino, fatto sta che la moneta che esce dalla zecca contiene meno oro di quanto dichiari il suo valore di facciata (per chi ha familiarità, una canna con un po’ meno pakistano e un po’ più tabacco di quanto dichiarato dal pusher di fiducia); oltre a questo una parte delle monete coniate vengono trattenute in pagamento del servizio e buttate nel forziere del re. Per effetto di entrambe le “creste” il suddito esce dalla zecca con meno oro di quando vi sia entrato. Ecco emergere la dimensione del furto, della tassa del signore, il signoraggio, in un’economia semplice dove tutto viene valutato, letteralmente, a peso d’oro, con la crescita dei prezzi delle merci che conseguentemente dipende dalla quantità d’oro in circolazione. Più oro nei dintorni più aumenta l’inflazione, celebre quella spagnola dopo il saccheggio d’oro delle americhe da parte dei Conquistadores, nel XVI secolo.

Ancora più breve storia della banconota legata all’oro: fino all’oro tutto bene. La storia si complica con l’esplosione dell’economia globale tra il Rinascimento e il XIX secolo, che richiede un sistema di pagamenti più agile rispetto ai lingotti nel forziere del re e alle monetine d’oro e d’argento. Le zecche si trasformano in banche centrali che non si limitano a produrre monete metalliche ma cominciano a stampare banconote di carta e aprire conti di deposito. Appare evidente che sistema monetario basato solo sull’oro e altri preziosi non può star dietro all’esplosione demografica e industriale, con il corollario che gli scambi economici non si possano saldare per mancanza di metallo giallo (che dipende dalla fortuna e dalla lena dei minatori, non dal libero arbitrio dei commercianti). C’è però l’esigenza di controllare la quantità di moneta in circolazione, per garantire comunque l’esazione di ultima istanza, vale a dire la promessa che la banconota di carta (che è e rimane carta, e in sé non ha valore intrinseco, non vale nulla, è come se andate dal pusher con il pakistano e quello vi torna indietro un pacchetto di Marlboro light) possa comunque beneficiare della convertibilità in oro. Nella seconda metà dell’Ottocento si inaugura così il cosiddetto Gold Standard: le maggiori potenze economiche si accordano affinché le banche centrali mantengano, come riserva nei loro caveau, una quantità d’oro sufficiente per saldare la bilancia dei pagamenti estera (la regola è che almeno negli scambi internazionali l’oro rimanga come garanzia assoluta) mentre nell’economia interna può circolare un ammontare di banconote superiore al valore delle riserve d’oro.

Di come, in un battito di ciglia di fronte all’universo, si perde ogni legame tra noi e l’oro (ma anche, loro):: il sistema a due velocità, con la garanzia aurea sui pagamenti internazionali (il Gold Standard) va in pezzi nella parentesi della Storia durante la quale due conflitti mondiali devastano il mondo. Saltano gli equilibri e le buone maniere, alcuni paesi letteralmente si dissanguano per pagare le spese della guerra e le riparazioni della pace. Anzi, non alcuni, tutti i paesi del mondo, con la sola esclusione degli Stati Uniti d’America vanno i bancarotta, e gli States, a partire dagli accordi di Bretton Woods (1944) fanno da medium tra le economie del mondo e il metallo giallo, che dai quattro angoli della Terra si accumula sempre di più ormai solo nei forzieri di Fort Knox, nel Kentucky. Il dollaro rimane l’unica valuta convertibile in oro e potrà essere usato per finanziare i deficit degli altri paesi, le cui monete (la lira, il franco, il marco) mantengono un cambio fisso con il dollaro. Questo sistema, con il dollaro superstar, unico che dia diritto a essere cambiato in oro in caso di necessità, dura fino al 1971. Nel dopoguerra c’è il boom economico, le economie si espandono ulteriormente e aumentano le interconnessioni globali, tanto che il sistema finisce per creare troppa lacci sulla politica monetaria di Washington. Durante il governo di Nixon si decide così di recidere l’ultimo filo che lega le valute mondiali al metallo aureo, si butta a mare BrettonWoods facendo sì che le banconote e la moneta virtuale (conti correnti, titoli di debito e così via) fluttuino liberamente nell’aere del capitalismo, con i cambi tra valute internazionali che possono aggiustarsi continuamente per riequilibrare la forza commerciale e la diversa capacità di attrarre i capitali dei vari paesi. Finisce qui, dopo millenni, il legame del sistema dei pagamenti degli umani con l’oro. Qui finisce il signoraggio dell’antichità (detto anche degli apocalittici) e inizia un signoraggio più moderno, sottile (detto anche degli integrati) ma non per questo meno importante.

(segue)


categoria: Top Facts

4 commenti a “Il Signoraggio spiegato con il Big Mac – Parte I”

  1. paolo landi scrive:

    Il Signoraggio della moneta (che trovate anche scritto in qualche sito come SIGNORAGGIO oppure $IGN0RAGG10!) è qualcosa che sta a metà tra la legge economica e la leggenda metropolitana, amplificata negli ultimi anni dal passaparola su Internet e rilanciata dai movimenti politici più radicali, tipo lista Beppe Grillo o qualche movimento di destra anarchica.

  2. Kluz scrive:

    Laiko un sacco.

  3. Frangino Lucarini scrive:

    bravo, così mi riguardo Zeitgeist senza la bavuccia sul cuscino

  4. Criticare Sara Tommasi per le sue idee scrive:

    [...] specie di crimine internazionale immaginario che prende il nome di Signoraggio, di cui ho parlato qui e [...]

Lascia un commento