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Le vacanze finite del Divin Giulio

Pubblicato il 9 maggio 2010

Fino a oggi abbiamo scherzato.

Fino a oggi Giulio Tremonti poteva permettersi le Robin Tax, le cartine plastificate, gli incentivini a cicli e motocicli, le banche del sud pitturate in cartolina, dire no a qualche ministro esotico con i mitici tagli orizzontali. Per ottenere la qualifica di “rigoroso salvatore dei conti pubblici” al Ministro dell’Economia è bastato rimanere completamente fermo, secondo il principio einsteiniano che in un mondo di enti precipitanti verso l’abisso chi cade meno velocemente sembra in realtà arrampicarsi verso l’alto.

Ma adesso le vacanze sono finite.


Gli anni di Tremonti al ministero dell’Economia, dal ’94 a oggi, sono stati anni di forte crescita del debito pubblico, almeno 500 miliardi di euro in più, poco meno di un terzo dello stock totale. 100 miliardi in più solo negli ultimi 12 mesi, per il forte callo delle entrate e spesa pubblica non comprimibile. Il colpo di fortuna è stato quello di non dover salvare le banche nazionali come in altri Paesi, altrimenti non saremmo qui a magnificare l’uomo venuto da Sondrio per il suo sangue freddo e per sue pilloline antologiche e alle sue mitiche “inversioni” ai convegni.
Ora bisogna cominciare a remare contro la corrente e incidere veramente sulla mostruosa esposizione debitoria dell’Italia, quasi 1.800 miliardi. L’attacco degli speculatori sulla Grecia, l’aumentata concorrenza sui mercati del credito, non lasciano più tempo e accellerano la velocità richiesta per il rientro. In queste ore si stanno decidendo le strategie dell’area euro e della BCE per passare indenni la crisi della moneta unica. Un Fondo salva stati, forse, ma di sicuro i singoli governi devono cominciare a tagliare, non solo Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche Italia e Gran Bretagna.
Tremonti sta lavorando al piano già previsto per una manovra con saldo attivo di 27 miliardi nei prossimi due anni, non si chiamerà Finanziaria, in onore alla manìa di semplificazione anche lessicale del centro-destra, si chiamerà forse aggiustamento o sterzata, ma sempre di 27 miliardi si tratta. Primo obiettivo il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici scaduti a fine 2009. Si andrà verso una soluzione greca? Congelamento dei salari oppure taglio?
E saranno sufficienti 27 miliardi sotto gli attacchi della speculazione di questi mesi? O non si dovrà salire a 50, a 100? Roba che a confronto la manovra di 100mila miliardi di Giuliano Amato nel 1992 passerebbe in secondo piano nella storia delle strette fiscali?
Le vacanze sono finite, Giulio. Facci vedere di che pasta sei fatto.


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