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Don Vito – M.Ciancimino/F. La Licata

Pubblicato il 8 maggio 2010

“Mi ricordo le visite a casa, a cadenza quasi sistematica, in Via Sciuti, a Baida, in Via Danae a Mondello. Era di statura piccola, Lo Verde (il falso nome del latitante Bernardo Provenzano ndr). Arrivava sempre da solo, a piedi, un po’ curvo, con la solita andatura lenta e il borsello stretto fra le mani. Lasciava la macchina non vicinissimo alla villa dove abitavamo, non si sa mai e la prudenza non è mai troppa. Una volta, proprio in via Danae, arrivò senza scorta, anzi con il ragioniere Pino Lipari che doveva assistere all’incontro. Mio padre quindi mi mise in preallarme – trovava sempre il modo di imprartire istruzioni a modo suo stratgiche – disponendo che aprissi il cancello per fare entrare gli ospiti e l’auto. Ma Provenzano preferì parcheggiare all’esterno, malgrado i dubbi espressi da mio padre sulla sicurezza della strada. “Ma chi vuole che la tocca, la macchina?” tagliò corto Binnu. All’uscita trovò la capote del Maggiolone squarciata e l’alloggiamento dello stereo inesorabilmente vuoto. Avevano fottuto l’autoradio al padrino di Cosa Nostra, proprio davanti a casa mia.”

(Don Vito, le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone di eccezione, pag. 26)


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