(nella foto miss Cazzuola 2008) Un Fondo. Anzi un fondo di fondi. Un’altra carriolata di lettere di intenti, di conferimenti, di consigli, di tavoli, tonnellate di carta. Il Governo, la Cassa Depositi e Prestiti, le Banche del territorio e nel territorio, betoniere piene di parole e di cemento, secchielli e cazzuole, calce e mattoni, impalcature e caschi di sicurezza, bergamaschi e albanesi. E così via.
Un’altra iniziativa del governo ha portato a rafforzare una specie di fondo per costruire nuove case di edilizia sociale (non si dice popolare, troppo di sinistra anche per il mercatista) per un valore di 2,6 miliardi. Un po’ sono soldi veri, un po’ sono soldi a garanzia di prestiti, di mutui. Si tratta di una dotazione iniziale per capitalizzare qualche cantiere, fornire a qualche costruttore un free lunch a garanzia dell’investimento e così via. Perché l’importante, in un paese come l’Italia dove la prima industria è la politica e la seconda l’edilizia, non ci si può mai fermare: costruire, costruire, costruire. Pena il segno meno nel PIL.
In un paese in cui le case sono già troppe, con un eccesso di offerta di almeno il 10-15% (6 milioni di case vuote), secondo quanto appurato proprio dalle proposte della destra finiana in parlamento, continuare a sostenere il mercato dal lato dell’offerta è un’insensatezza economica che non può che alimentare una bolla economica immobiliare che prima o poi dovrà scoppiare in qualche modo (e scoppierà…scoppierà anche da noi). Una adeguata riforma del catasto, incentivi all’affitto tramite detassazione, ICI più alta per le case sfitte, potrebbero mettere un sacco di immobili sul mercato abbattendo gli affitti anche del 30-40%, con effetti molto più importanti di qualche appartamento rifilato a basso costo a qualche famiglia disagiata o a qualche figlio di funzionario pubblico.
Ma loro costruiscono, costruiscono, costruiscono. Perché non sanno fare altro.

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  1. mi ricorda tanto “Le mani sulla città”, film del ’63 di Francesco Rosi. Prima o poi andremo avanti??

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