Domenica 07 Feb 2010
Quella lezione di Marx che gli elettori del PD non hanno ancora capito
Categoria: Contrail
Il socialismo è nato nelle fabbriche, non nella cucina di casa e nemmeno all'ospizio dei vecchi. Il socialismo e il comunismo sono nati come rivendicazione di classi giovani e produttive, opposte alla classi parassitarie dell'Ancien Regime e alla classe borghese mercantile e industriale. L'ideologia politica moderna nasce dalla struttura economica, dai rapporti di classe, come istanza collettiva di malessere condiviso dalle masse. Dall'esperienza individuale all'ideologìa collettiva, quindi, come in molte faccende umane. Questo Marx lo capiva benissimo, indicando nella sovrastruttura culturale dell'ideologia (che chiameremo "software") la proiezione esatta della struttura economica (che chiameremo "hardware"). Poi Destra e Sinistra, con i cambiamenti economici e culturali degli ultimi 150 anni, hanno spesso modificato il loro aspetto esteriore, mimetizzandosi con rappresentazioni della realtà di tipo pre-industriale o pre-politico - la contrapposizione manichea tra Bene e Male in luogo del conflitto di classe - ma alla fine la lezione di Filosofia Politica di Karl è ancora valida.
In Italia la popolazione lavorativa attiva (in cui includere quelli momentaneamente disoccupati) è di circa 21 milioni di cittadini, contro una popolazione complessiva di quasi 60 milioni. Circa 9 milioni sono lavoratori dipendenti nel settore privato, 4 milioni sono i dipendenti pubblici, 8 milioni di lavoratori autonomi. A fronte di 21 milioni di lavoratori ci sono quasi 18 milioni di pensionati, che tra qualche anno saranno addirittura maggiori della popolazione attiva. Il rimanente 20 milioni è formato da studenti, casalinghe, preti di campagna, immigrati clandestini, evasori totali, mafiosi e puttane.
Uno strutturalista vi direbbe quanto il nucleo dell'elettorato di sinistra (dove l'ideologìa si forma ed eventualmente si propaga facendo proseliti) risieda stabilmente nel "cesto" dei lavoratori dipendenti privati e solo parzialmente nel "cesto" dei dipendenti pubblici, generalmente ostaggio dello status quo e delle clientele politiche. I pensionati non sono un fattore dinamico, tendendo a votare quello che hanno sempre votato, trascinando con sé l'ideologia formatasi durante il periodo attivo, mentre la vera anomalìa italiana è rappresentata dallo spaventoso volume di lavoro autonomo (8 milioni) e quell'area grigia dei non allineati (20 milioni) anche se non tutti votanti. Su queste due ultime aree l'azione combinata di liberismo economico, voto di scambio politico, lassismo contributivo sotto forma di evasione fiscale sono tali da privilegiare la Destra, almeno per come questa si è presentata negli ultimi 40 anni.
A completare il discorso si aggiunga che il 50% del patrimonio economico è in mano agli over 55, che i profitti e le rendite superano di gran lunga il valore assoluto di stipendi e salari, per tacere della questione meridionale e della presenza, ingombrante, del Vaticano.
Tutto questo per dire, che da un punto di vista di struttura della società, in senso marxista, l'Italia è per 2/3 un paese di Destra e per 1/3 un paese di Sinistra.
Se la Sinistra non vince mai, da noi, non è quindi colpa dei cartelli sbagliati, del fatto che non si candidano i figaccioni, che non si sappia comunicare, che non si lasci spazio alla base, che D'Alema non si faccia da parte, che non si sìa abbastanza senza macchia e senza polveri sottili, e così via. La Destra vince come espressione naturale del Paese e le poche striminzite vittoria della Sinistra sono piccoli miracoli su cui bisogna insistere, lavorando sodo, per un ribaltamento di lungo termine dell'asse politico e della base sociale: là fuori non c'è una Sinistra che non capisce il messaggio dei suo dirigenti, là fuori c'è la Destra.
Questo, quegli intelligentoni degli elettori del PD, non l'hanno ancora capito.
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