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Lo scudo allo Scudo (e le bugie del Corriere)

Pubblicato il 30 gennaio 2010

Ci sono due frecce in più, da qualche mese, nell’arsenale propagandistico del Ministero dell’Economia, con l’obiettivo tra i primi di legittimare sempre di più, presso l’opinione pubblica, il discutibile salvagente agli evasori esteri che prende il nome di Scudo Fiscale e che è stato rinnovato per la terza volta, con la circolare pubblicata ieri.
La prima freccia è il crescente presenzialismo mediatico dell’Agenzia delle Entrate, nella figura in particolare del suo direttore generale, Attilio Befera (nella foto con Tremonti). Quelli che una volta erano una grigia istituzione senza personalità e un grigio funzionario senza utilità, appaiono ora continuamente, non senza un pizzico di vanità, nelle linee dei quotidiani e nelle interviste TV, con annunci di lotta all’evasione, rinnovato impegno, strenua guerra ai disonesti. Il principio che Berlusconi annunciò all’inizio del terzo mandato (“comunicare di più quello che facciamo”) viene preso alla lettera non solo dai ministri ma anche – si suppone su suggerimento dei ministri stessi – da parte dei funzionari della pubblica amministrazione. “Dire tutto quello che facciamo” prevede ovviamente il corollario, base della propaganda come arte, di “dire anche quello che non facciamo”, vale a dire la lotta effettiva all’evasione perché al di là della protesta di rinnovato impegno, che accompagna lo Stato Unitario da 150 anni, questo governo e l’agenzia delle entrate non hanno fatto davvero nulla per combattere la piaga delle imposte evase, anzi.


La seconda freccia è il notevole ammorbidimento di uno dei pochi media italiani che mantenessero, nei confronti di Giulio Tremonti, un atteggiamento vivacemente critico: in singolare coincidenza con lo stato di crisi dell’editore RCS, che prevede il ricorso ai prepensionamenti anticipati e quindi l’approvazione da parte del Ministero dell’Economia, il Corriere della Sera ha notevolmente diradato gli attacchi alla politica economica del Governo e in particolare i commenti negativi all’operato del quasi-Divino Giulio. Non si è ancora arrivati alla canonizzazione in vita, su cui si sta spendendo il quotidiano di Confindustria Il Sole 24 Ore, ma di sicuro si favorisce lo spaccio di certe bugie goebbelsiane che pretenderanno, prima o poi, di diventare vere. Come la bugìa, appunto, sulle sanzioni dello Scudo Fiscale, che il Ministro continua a definire più alte rispetto agli altri paesi europei, ma solo perché la base numerica della sanzione è il rendimento ipotetico (il 2%, come le vecchiette con i BOT) di quei fondi depositati all’estero, invece di considerare il loro volume come sottratto al Fisco durante la sua formazione. Oggi, il Corriere, a pag. 43, rilancia la bugìa, scrivendo che “Regole e procedure non cambiano rispetto a quelle previste dello scudo che si è chiuso a metà dicembre, ma c’è una variazione di imposta che sarà pari al 60% del rendimento presunto delle attività rimpatriate o regolarizzate per le operazioni effettuate dal 30 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010. Per quelle poste invce in essere dal primo marzo al 30 aprile 2010 l’aliquota sale al 70%” Un po’ come se un ladro d’auto fosse condannato non per il furto della vettura ma per il mancato pagamento del parcheggio. Un 60% che invece è il 6%. Un 70% che è un 7%. Ma questo sul Corriere non c’è.


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