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Mercoledì 18 Nov 2009

Le case vuote

Categoria: Starv the Beast

case_vuote.jpg

Per l'ennesima volta, forse la sedicimillesima, in questo paese si sta cercando di introdurre una riforma fiscale degli affitti, meglio nota come cedolare secca, che cadrà regolarmente stecchita durante il percorso di guerra di approvazione della finanziaria. Affossata dall'immobilismo tenace del dicastero economico retto dal duo Tremonti-Vegas.

A proporre la cedolare secca è il maggior esponente della fronda anti-Giulio nella destra finiana, Mario Baldassarri, economista militante ma dotato di equilibrio e di serietà. La riforma degli affitti fa parte del suo emendamento alla finanziaria già discusso (e affondato) al Senato che include anche riduzioni per IRAP e IRPEF. La proposta di Baldassari (efficacemente riassunta in questo articolo su Libero di qualche giorno fa) propone di sottrarre i proventi degli affitti immobiliari dal normale computo dell'IRPEF con relativa aliquota e di tassarli con un'imposta sostitutiva del 20%. All'affittuario, invece, verrebbe data la possibilità di dedurre parzialmente l'affitto dalla dichiarazione dei redditi. Scopo dichiarato della riforma sarebbe di far aumentare l'offerta di case in affitto e di far emergere locazioni in nero grazie a un sostanziale sconto fiscale, in molti casi un vero e proprio abbattimento di più della metà dell'imposta.

Le argomentazioni di Baldassarri si basano su un'evidenza riportata qualche tempo fa da un articolo del sole 24 ore. In Italia ci sono circa 4,3 milioni di famiglie in affitto, ma di questi appartamenti almeno il 15%, circa mezzo milione, non vengono dichiarati al fisco dai locatari. Ma molto più grave è il fatto che ci sono almeno il 10% degli immobili totali in Italia, qualcosa come 6 milioni di unità abitative, che non vengono ne dichiarate ne affittate, pur risultando registrate al catasto. Si tratta di case acquistate in parcheggio o come bene rifugio, spesso con proventi in nero, che se ne rimangono chiuse e vuote. Totalmente improduttive.

La riforma mira non solo a regolarizzare quel mezzo milione di affitti non dichiarati, ma soprattutto spera che parte di quei 10 milioni di case possano finire sul mercato dando un incentivo notevole ai proprietari recalcitranti. Si tratta di una riforma di destra, senza dubbio, in quanto propone una tassazione di favore della rendita, a metà strada tra l'aliquota finanziaria (12,5%) e l'aliquota media sul lavoro (27%). Un trattamento di favore per i rentier. Con un'iniziale perdita di gettito fiscale, anche grazie alla deduzione degli affittuari, ma dice Baldassarri: "potremmo attivare una positiva sinergia di interessi che aprirebbe la strada ad un percorso di regolarizzazione di milioni di contratti. Nel primo anno occorre dare una copertura al provvedimento ma nel secondo anno ci sarebbe un maggior gettito. Se metà di quei dieci milioni di abitazioni emergesse, il maggior gettito sarebbe di 2 miliardi l'anno. E allora, perché no?".

Francamente siamo meno ottimisti di Baldassarri, dubitiamo che metà dei proprietari sarebbe incentivato ad emergere solo per l'aliquota venendo allo scoperto in un paese di evasione fiscale coperta dalla foschia di quel "porto delle nebbie" che si chiama catasto. Ma se anche non fossero 5 milioni, ma la metà della metà, 2,5 milioni di unità, l'impatto sul mercato degli affitti sarebbe poderoso, con cali degli affitti del 20-40%, a tutto vantaggio delle famiglie strozzate dal caro casa. Una riforma di destra che diventa anche di sinistra, alla fine.

Ma non si farà. Non perché manchi la copertura a bilancio che è ridicola confrontata con la voragine di bilancio di quest'anno (100 miliardi di euro) dovuta al calo spaventoso delle entrate con il nuovo governo e la crisi economica. Non si farà perché gli interessi dei topi del catasto, di quell'area grigia che si nasconde nel mancato incrocio di dati tra Catasto Immobiliare e Agenzia delle Entrate, non devono essere toccati, neanche in meglio, secondo il principio "io so, ma tu sai che non so". E la politica economica tremontiana, fin dai primi giorni di insediamento, ha dimostrato di voler seguire una politica di rigore su quelli che già pagano le imposte, privilegiando invece quei 4-5 milioni di individui (e di voti) che rappresentano in maniera evidente il nocciolo del suo consenso sociale, senza il quale non si vincono le elezioni.

Peccato, perché è una riforma che piacerebbe a molti, anche a sinistra. E andrebbe provata.

Posted on FriendFeed paolo landi dice : (Rispondi)

questo spiega, infatti, probabilmente l'abbattimento al 20% aiuterebbe a vincere questa soglia di resistenza. Spero nella camera e nell'aut-aut della fronda.

Inviato: Mercoledì 18 Nov 2009, at 05:36 PM

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Posted on FriendFeed m.fisk dice : (Rispondi)

In effetti negli ultimi anni le cose sono un po' cambiate: esiste ancora una forte tutela (seppur meno forte che in passato) per l'inquilino che occupa l'immobile in istato di finita locazione; mentre l'inquilino inadempiente viene mandato via con molta più rapidità, e anche se in condizioni di disagio sociale. Comunque, il rischio e le spese connesse rientrano a pieno titolo nel calcolo economico per il quale affittare un immobile apponendo il reddito risultante all'aliquota marginale risulta antieconomico (mi spiego meglio: mettere in tasca il 61% o il 57% dell'affitto è appena appena conveniente; ma se rischio anche di trovarmi la casa occupata da un insolvente, allora tanto vale tenerla sfitta e approfittare della prima occasione buona offerta del mercato)

Inviato: Mercoledì 18 Nov 2009, at 03:09 PM

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Posted on FriendFeed paolo landi dice : (Rispondi)

a me sembra incredibile che non vada in porto, però Tremonti tiene molto a questo rigore di facciata, che non abbassa le tasse, per tenere la faccia in Europa. E' vero che l'agenzia delle entrate ha cominciato a incrociare dati sopt con l'INPS e a quanto mi dici tu, con le utenze elettriche. Vediamo. Certo in Italia c'è anche il problema della tutela dell'inquilino anche quando non paga, che ti vogliono mesi a mandarlo via.

Inviato: Mercoledì 18 Nov 2009, at 01:16 PM

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Posted on FriendFeed m.fisk dice : (Rispondi)

Non sarei così pessimista. In realtà, come tu stesso dici, la cedolare secca sarebbe una riforma sia di destra che di sinistra. L'agenzia delle entrate ha da un po' di tempo dato dei segnali di rigore, con il catasto delle utenze elettriche: può essere facciata, ma molti piccoli proprietari adesso ci pensano trenta volte, prima di arrischiarsi ad affittare in nero (e affittare in regola, se ricadi nell'aliquota marginale del 39% -quindi non Paperone- non conviene in alcun modo, salvo per speculare sulla rivalutazione del bene al momento della vendita futura). Insomma, boh: può essere che forse vada in porto, questa volta?

Inviato: Mercoledì 18 Nov 2009, at 09:06 AM

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Posted on FriendFeed paolo landi dice : (Rispondi)

Per l'ennesima volta, forse la sedicimillesima, in questo paese si sta cercando di introdurre una riforma fiscale degli affitti, meglio nota come cedolare secca, che cadrà regolarmente stecchita durante il percorso di guerra di approvazione della finanziaria. Affossata dall'immobilismo tenace del dicastero economico retto dal duo Tremonti-Vegas.

Inviato: Mercoledì 18 Nov 2009, at 02:32 AM

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