10 Mar 2010

Jonkind

Cerca

 

Karl Kraus 2.0

La Politica è come Dio. Senza l'idea che abbiamo di lei impazziremmo, ma probabilmente non ci è di nessuna utilità. (...)

 
 
 

Archives

 
 

Suggestion Of The Day

 

Berlino 1945 - Antony Beevor

 
 
 

Ultimi Commenti

 
 
 

Template Originale
Creato Da
Paolo C. Conti

Sviluppo Movable Type
E Hosting A Cura Di
PRO IT Service

I Diritti Di Utilizzo
Dei Contenuti Di Questo Blog
Sono Definiti Dallo Schema
Creative Commons

Creative Commons License

 

Domenica 18 Ott 2009

La leva pensionistica della classe '96

Categoria: Top Facts

gobba_pensionisica.jpgPeriodicamente, di solito una volta a trimestre, scoppia in Italia la polemica sulle pensioni: sono troppo basse, sono troppo alte, ci costano il giusto, ci costano troppo, vanno riformate, la riforma va bene così.

Anche questa settimana, puntuale, è scattata la polemica, rilanciata dal direttore della Banca d'Italia, Mario Draghi, a cui ha risposto immediatamente, per il governo, il ministro del welfare Maurizio Sacconi. Secondo Draghi la crisi economica ha peggiorato lo scenario di spesa pensionistica (crescente) rispetto alla crescita del PIL (negativa) ed è necessario intervenire subito prima che la finanza pubblica rischi ulteriori crac. Per il governo le riforme vanno bene così come sono, anche perché sta procedendo l'innalzamento dell'età fino a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; la finanziaria 2010 prevede anche che si vada oltre i 65 anni: dal 2015 l'entrata in pensione verrà aggiornata in base ai nuovi coefficienti di sopravvivenza umana, che continuano a crescere da diversi anni.

Nel grafico all'inizio del post potete vedere le ultime previsioni, aggiornate al 2008, da parte della ragioneria generale dello stato (RGS). A partire dal 2010 si nota un notevole salto della curva, un salto che durerà almeno fino al 2046, quando il rapporto spesa/PIL comincerà a scendere. Questo saldo si chiama in gergo "gobba del sistema pensionistico".

Il problema è quindi grave dal punto di vista assoluto ma anche dal punto di vista dell'equità di trattamento fra giovani e vecchi. I due fattori più gravi che inficiano la sostenibilità e l'equità del sistema pensionistico sono i "baby boomers" (problema n.1) e la "grande truffa del '96" (problema n.2).

I "baby boomers" sono i lavoratori nati nel secondo dopoguerra, almeno fino al 1970. Quelli furono anni di grande natalità demografica, spinti dal boom economico e dal generale grado di fiducia nel futuro da parte delle famiglie italiane immerse nella crescita rampante del consumismo. Questa quota della popolazione, la più rilevante numericamente, sta cominciando ad andare in pensione adesso e ci andrà completamente fino al decennio 2040-2050, facendo esplodere il gruppo della popolazione pensionata, rispetto a quell'attiva, con un picco che sarà in un rapporto di 1,12 a 1 nei confronti dei lavoratori attivi.

"La grande truffa del 96" è la riforma Dini approvata nel 1996 che ha trasformato il sistema da retributivo (assegno pensionistico legato all'ultimo stipendio, dal 60% fino all'80% in base agli anni di contributi) a un sistema contributivo (dove si ottiene un assegno legato ai contributi versati durante tutta la vita con prestazioni che non supereranno generalmente il 30% dell'ultimo stipendio). La grande truffa non sta tanto nel cambiamento di sistema - assolutamente necessario, in linea con quello di paesi come gli USA - ma per il fatto che la riforma sarebbe scattata a "babbo morto", cioè non subito ma solo per chi cominciava a lavorare in quel momento, con un gap tra approvazione e applicazione di almeno 40 anni, a danno dei più giovani.

Le polemiche in corso si riferiscono al fatto che c'è chi (come Draghi) vorrebbe affrontare il problema n.1: attenuare l'effetto dell'entrata in pensione dei "baby boomers" aumentando l'età pensionabile di questi ultimi, tenendoli il più possibile al lavoro per ridurre il rapporto spesa/PIL assoluto che già adesso, prima della partenza della gobba, è il più alto dei paesi OCSE, attorno al 14%. Tale rapporto salirà almeno fino al 16% ma se la recessione economica dovesse prolungarsi più del dovuto nei prossimi anni potremmo avere un rapporto che schizza almeno fino a quota 18%.

L'approccio di Draghi è corretto e il Ministro Sacconi sbaglia a dire che le cose vanno bene così. Ma in un certo senso sbaglia anche Draghi. Questa crisi economica ha dimostrato che il lavoratore è sempre meno necessario al sistema produttivo (guardate con che facilità sono stati licenziati dalle aziende in crisi) e che la disoccupazione strutturale nel mondo potrebbe facilmente innalzarsi dal 2-4% attuale al 4-8% nei prossimi decenni. Tecnologia, globalizzazione, scarsa redistribuzione, impediranno a molte persone di trovare lavoro entrando nel sistema lavorativo "dal basso". Ritardare l'età pensionabile dei più vecchi significa intasare il sistema "dall'alto", con un tappo di impiegati/quadri/dirigenti che continueranno a occupare il loro posto tra i 65-70 anni o addirittura (con i nuovi coefficienti di sopravvivenza) tra i 70-75. Questo semplicemente aumenterà la disoccupazione strutturale con al vertice delle aziende anziani presumibilmente demotivati e poco produttivi che ridurranno ulteriormente la crescita del prodotto interno lordo.

Allora che c'è un solo modo di prendere per le corna il toro delle pensioni. Disinnescare il problema n.2 la "grande truffa del 96", che è stato il peggior scherzo da carogna che uno stato possa fare ai proprio giovani. Ritardando l'applicazione della riforma al 2040 e oltre si è creata una comunità di giovani che prenderà il 30% dell'ultimo stipendio verso una comunità di anziani che prenderà tra il 60% e l'80%. E questa disparità si è affermata con la giustificazione, abnorme, che si dovevano difendere i diritti acquisiti dei lavoratori già occupati al momento della riforma. Un'affermazione che avrebbe avuto senso, forse, ai tempi del Congresso di Vienna ma che è un crimine politico-sociale in una moderna democrazia dove tutti i valori della fiscalità (pensate all'IRPEF, o agli stessi contributi INPS) possono cambiare nel tempo ma sono applicabili, nello stesso momento, a tutti i cittadini (tutti pagano e pagheranno gli stessi contributi ma è differente l'algoritmo di rivalutazione, i giovani prenderanno il 30% pagando il 30% mentre i vecchi prenderanno tra il 60% e l'80% sempre pagando il 30% con rivalutazione di più del doppio dei loro versamenti). La riforma Dini afferma il principio della parità diacronica (nel tempo tra tutti i riformati del '96) ma nega la parità sincronica oggi, fra tutti i lavoratori, con alcuni che sono fiscalmente discriminati rispetto ad altri. Questo, secondo il parere di chi scrive, violerebbe la Costituzione Italiana, in particolare, applicando la parità, paradossalmente, in un dato punto della curva temporale, tra i vivi e i morti, ma non tra i vivi e i vivi.

Pensate, voi che avete iniziato a lavorare dopo il 1996, di dover sgomitare in un mercato sempre più difficile, fino almeno a 75 anni, con i vecchi che se ne vanno dall'azienda sempre più tardi e a cui pagherete il beneficio di una rivalutazione di più del 100% sulla pensione retributiva. Una cosa da incazzarsi tutte le mattine. Da generare odio per generazioni. Ecco allora che "la grande truffa del 96" si trasforma in un "grande furto" che io stimo nello spazio della gobba pensionistica per i prossimi 40 anni, per almeno 2 punti percentuali di PIL ogni anno (l'area tratteggiata nel grafico). Un furto dai vecchi ai giovani di almeno 30 miliardi di euro all'anno, che se sventato potrebbero tradursi in minori tasse (è il gettito annuale dell'IRAP), maggiori spese sociali produttive, assegni di disoccupazione, offerta formativa, riduzione del debito pubblico.

C'è dunque un solo un modo, andando oltre le parole del Governatore Draghi, per risolvere la crisi delle pensioni italiane e non è (o almeno non è solamente) l'aumento dell'età pensionabile che potrebbe addirittura rivelarsi dannosa (ma vi vedete, a 70 anni, lavorare in questa società sempre più aggressiva, dinamica, giovanilistica? Che possibilità ci sono di essere produttivi e inclusi a quell'età?). L'unico modo è riprendersi la refurtiva, riprendersi tutto o in parte, quel bottino che gli anziani prendono per sé. Senza rancore, ma con rigore.

E' anche spiegato perché la politica di oggi non vuole le riforme, perché è completamente parte della generazione che sta rubando i soldi ai giovani, di quella parte della popolazione che stanno prendendo un bottino pari al doppio di quello che ha versato nel tempo. L'uinca speranza è la presa di coscienza dei più giovani che agiscano con referendum o altro tipo di spallata per riformare la riforma del '96.

Perché, come in quel film di Spike Lee, i ladri sono ancora nella banca, devono ancora uscire.

(chi scrive ha iniziato a lavorare nell'aprile del 1996 e quindi ha un evidente motivo di interesse nella stesura di questo post)

Author Profile Page Jonkind risposta al commento di paolo tarabusi : (Rispondi)

stiamo dicendo la stessa cosa, io mi riferisco alla quota in carico del lavoratore che è circa il 9%. Il resto di quel 33% è versato dall'azienda e va considerato a tutti gli effetti un benefit per il lavoratore perché oggi ci sembra normale che le aziende versino i soldi per la nostra pensione futura ma non è sempre stato così, e non è detto che lo sia per sempre

Inviato: Sabato 9 Gen 2010, at 04:50 PM

Torna All'Inizio

paolo tarabusi dice : (Rispondi)

Scusa, Jonkind, ma continuo a non essere totalmente d'accordo. Se mi parli di sperequazioni generazionali, occhei tutta la vita.

Ma sulla questione dei contributi al 10% mi sfugge il senso dell'analisi: i contributi previdenziali, fra quelli a carico del lavoratore e quelli a carico del datore di lavoro (disitinzione accademica, paga sempre quella tasca) sono il 33 e qualcosa per cento. Dunque, 40 anni lavoro permettono una parità con 20 anni di quiescenza con il 66% dello stipendio.


Inviato: Sabato 9 Gen 2010, at 01:33 AM

Torna All'Inizio

Author Profile Page Jonkind risposta al commento di paolo tarabusi : (Rispondi)

gentile paolo,

in realtà chi sta appieno nel modello retributivo (chi aveva più di 18 anni di contributi nel '96) e ha lavorato per 40 anni, per 40 anni ha versato circa il 10% del suo stipendio perché il resto era a carico dell'azienda. Mentre in pensione prende l'80% dello stipendio. Sostanzialmente in 1 anno di pensione prende quanto versato in 8. Per chi invece è appieno nel sistema contributivo ha un rapporto di 1 a 4. Il primo "va in pari" campando 5 anni di pensione. Il secondo 10. A tutti gli effetti il retributivo totale è come se la persona in pensione rimanesse al lavoro, in un angolo a far nulla, pagato dai contribuenti, per un valore doppio rispetto al contributivo che sostanzialmente si prende indietro quanto versato in solido da lui e dall'azienda. Sia chiaro, i pensionati attuali non che si debbano sentire in colpa ma che nello stesso momento, un giovane e un vecchio, maturino diversi benefici previdenziali sarebbe come se l'aliquota IRPEF per il giovane (ma vecchio domani) fosse 40% e e per l'anziano 20%. E' come se all'inizio vita a qualcuno si danno 100 euro di capitale di partenza e all'altro 200. E' un'ingiustizia intertemporale, ma dovrebbero essere i politici con sguardo a lungo termine a porvi rimedio, non i pensionati che magari poi prendono poco comunque perché in Italia i redditi sono storicamente bassi e c'è un problema di produttività economica del complesso. Ma facendo la riforma una generazione di politici ha deciso di mantenere un favore per la propria generazione, facendola pagare a un'altra. Ho usato il termine ladri, forse un po' impropriamente, per forzare un concetto. Non vuole essere un'incriminazione morale.

Inviato: Giovedì 7 Gen 2010, at 11:28 PM

Torna All'Inizio

paolo tarabusi dice : (Rispondi)

sei bravo e preparato, però su alcuni punti non concordo.

1) è incomprensibile il motivo per cui affermi che i pre-96 versano 30 di contributi e prendono 60 o 80 di pensione e quindi godono di un raddoppio di questa su quelli. Il 30 di contributi è versato per 40 anni, il 30 di pensione è percepito per 20: quindi il conto per gli ant 1996 torna. Rubano ai post 96, ma non regalano agli ante.

2) non sono d'accordo nel farsi la guerra dei poveri, perchè hanno tutti (i poveri) da perdere in una logica regressiva. Noi prendiamo poco, allora dovete prendere poco anche voi, sì ma allora voi meno ancora, e via tagliando e impoverendo.

I ricchi non si danno mica addosso così.

Inviato: Giovedì 7 Gen 2010, at 10:56 PM

Torna All'Inizio

Pubblica Un Commento

Raccomanda Questo Post A Un Amico

 

Torna All'Homepage