Sabato 17 Ott 2009
La dittatura del ridicolo
Categoria: Contrail
Con l'episodio del pedinamento filmato del giudice Mesiano (quello della multa a Fininvest), i media di riferimento governativo hanno arricchito la linea autunnale del premier (la linea dura, quella dei Feltri e dei Belpietro) di un tono nuovo, anche se non nuovissimo.
Chi scrive non crede che Berlusconi sia in grado di imporre una dittatura in Italia. Portatore di principi più deboli che forti, Silvio non possiede la lucidità dei giovani tiranni, non ne possiede l'ossessione patologica ne la forza militare, configurandosi il suo culto della personalità come retro-proiezione di un complesso di inferiorità culturale e fisica, una goliardata a metà tra il disperato senso di approvazione e il livore del permaloso cronico.
Non si possono imporre dittature quando si è partiti con Drive In, se l'ossessione sessuale può essere curata con una carrettata di mignotte anziché con l'invasione della Polonia. Tutt'al più ci potremmo considerare dei fuoricorso permanenti alla cattedra dello zar Putin, amico di letto di Silvio e vera incarnazione del modello recente di dittatura in corpo democratico.
Niente polizia (perché manca la benzina), niente carri armati (perché non li abbiamo). Se non ci siamo ancora arrivati non ci arriveremo adesso.
Ma il video del giudice Mesiano apre uno squarcio sul dilettantismo della propaganda berlusconiana. Sul fai-da-te della disinformatija, sull'impreparazione tecnica della nostra Okhrana, sulla mancanza di convinzione dei nostri improvvisati editorialisti di Baviera. Il video Mesiano, con il suo ricorso larvatamente lombrosiano all'antropologìa delle ideologìe (variante dell'antropologìa razzista) inaugura ufficialmente, in Italia, l'amarcord delle satire antisemite del secolo scorso, quelle deformazioni caricaturali di figurine da cartoon erranti, losche e sospette, unte, avide, grasse e con du' zinne da balia (cit. Scarface). Fumanti al semaforo. Grattanti sotto il calzino blu.
(nella foto immagini copertina di Contract with God, di Will Eisner)
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