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Il rimbalzo del gatto morto

Pubblicato il 7 settembre 2009

Se ci dessero 5 cents ogni volta che ci dicono che la crisi è finita probabilmente la crisi sarebbe finita per davvero. Le sequenze sono incalzanti: primo ministro, ministro dell’economia, ministro del welfare, ministro della PA, banca d’Italia, FED, BCE, presidente della repubblica, economista n.1, economista n.2 e via andare. Adesso, buone ultime (anche per la loro perdita di credibilità recente), le agenzie di rating.
Moody’s ha fornito oggi le sue stime sul PIL italiano: -4,4% nel 2009, +0,1% nel 2010. Sono persino più ottimiste di quelle del governo Berlusconi che poche settimane fa aggiornava i suoi dati a -5,2% e +0,5%.
La crisi è finita?
In finanza esiste la figura del rimbalzo del gatto morto: una breve risalita dopo una clamorosa caduta, destinata a proseguire nel tempo. Gli investitori di borsa non si fidano mai del gatto morto che rimbalza, e rimangono pessimisti. Oggi il gatto di Moody’s cade dal 44mo piano e rimbalza di 1. Il gatto del governo cade dal 52mo e rimbalza di 5.
La crisi non è finita.
Dato che gli anni solari sono pura convenzione, la “fine della crisi” non esiste se si realizza che nell’arco di 24 mesi la caduta del PIL è del -4,3% (per Moody’s) e del -4,7% (per il Governo). I veri indicatori, quelli che ancora mancano per dire che l’aria è cambiata, sono la ripresa delle vendite e degli utili aziendali, uniti all’inversione di tendenza dell’occupazione che continua a cadere, anche se meno velocemente, con un numero di nuovi disoccupati nel mondo industrializzato che è pari alle vittime della II guerra mondiale (50 milioni). La crisi sarà finita quando verranno creati nuovi posti di lavoro, una volta passata la tempesta.
Il gatto è morto. Anche se è rimbalzato. Adesso ci vuole un gatto nuovo.


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