Venerdì 12 Giu 2009
Libia Reparations Breakdown
Categoria: Top Facts
La Germania dopo Hitler non ha pagato nemmeno un marco di riparazioni a chicchessìa. Al massimo qualche scusa. Nemmeno il Giappone dopo Hiro Hito, ai cinesi, per dire. Non si sono svenati gli americani dopo aver steso Hiroshima e Nagasaki con la bomba atomica.
Nulla ha pagato l'Unione Sovietica dopo il ritiro dai paesi occupati ad Est ed il crollo interno della dittatura comunista.
A Mussolini non chiesero soldi, anche perché era morto.
Dopo il secondo conflitto mondiale furono addirittura i vincitori a pagare i vinti attraverso il Piano Marshall. 17 miliardi di investimenti e finanziamenti in 4 anni dagli USA per ricostruire il tessuto economico europeo devastato dalla guerra.
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Con il Trattato di amicizia tra l'Italia di Silvio Berlusconi e la grande Giamahiria Libica Araba di Muhammar Gheddafi, trattato ratificato in legge dal Parlamento Italiano nel febbraio del 2009 è partito un Piano Marshall al contrario, 66 anni dopo, dai vinti (gli italiani, ricacciati in mare dagli anglo-americani) ai vincitori (i libici, liberatisi dall'invasor).
Come affermato dallo stesso colonnello Gheddafi, durante la sua variopinta visita ufficiale in Italia, si tratta di un fatto storico senza precedenti: "nessuna potenza coloniale ha mai chiesto scusa, riparando economicamente e moralmente la sofferenza dei paesi colonizzati".
Beh, se nessuno lo hai mai fatto un motivo ci sarà.
Il leader libico, ininterrottamente al potere dopo la rivoluzione socialista del 1969, in un paese dove sono proibiti i partiti politici e la libera stampa, ha nel sangue la predisposizione ed il talento tutto arabo per il commercio. Senza pagamento non ci sono scuse, no scuse senza pagamento. D'altronde fu lui stesso a disporre il settlement per almeno 10 milioni di dollari a testa alle famiglie di ogni passeggero perito nell'esplosione del jet della Pan Am sopra la città di Lockerbie (269 morti), attentato terroristico ideato e coperto dal regime libico come ritorsioni ai bombardamenti americani del 1986. Insomma con il colonnello si può a ben ragione discorrere di alta politica e compiere passi coraggiosi nella politica estera e nelle relazioni di buon vicinato. Ma bisogna far frusciare i dollari.
Il Trattato negoziato da Berlusconi prevede (all'art.8) che l'Italia investa in Libia una cifra di almeno 250 milioni di dollari l'anno per un totale di 20 anni fino ad un massimo di 5 miliardi totali. Insomma, quasi un terzo del Piano Marshall del 1947. Certo, il trattato prevede tutta una serie di collaborazioni in campo economico, energetico, sociale, culturale le cui ricadute positive sono oggi difficili da quantificare. Ma quando si arriva all'art. 19 che parla di collaborazione per regolare il costante flusso di immigrazione clandestina dalla Libia all'italia, il tema più caldo e rilevante dell'intera operazione si scopre comunque che [...]" le due Partì promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche. Il Governo italiano sosterrà il 50% dei costi, mentre per il restante 50% le due Parti chiederanno all'Unione Europea di farsene carico, tenuto conto delle Intese a suo tempo intervenute tra la Grande Giamahiria e la 'Commissione Europea." . Insomma, paghiamo tutto noi o la UE (speriamo davvero che la Libia l'abbia avvertita, come dice).
Da cittadino italiano che vive nel 2009 francamente mi sento ben poco responsabile di quello che combinarono prima Giolitti e poi Mussolini, in Libia, a partire dal 1912. Eppure come contribuente le spese del Trattato me le becco io (ho fatto un calcolo, almeno 500$ il peso di un contribuente medio per fare pace con il colonnello).
Berlusconi dice che il passo era necessario e non più rinviabile (beh, certo dopo 66 anni... metti che il vecchio Gheddafi ci lascia le penne e con lui il nostro debito morale, non si poteva aspettare un giorno di più...) ma la formula dei pagamenti è piuttosto curiosa. La cifra in realtà verrà gestita dall'Italia tramite opere pubbliche esclusivamente realizzate da aziende italiane: priorità dovrebbe andare all'autostrada litoranea libica, dal confine tunisino a quello egiziano, quella stessa tratta che vide Rommel l'esercito italiano incalzare gli inglesi di Montgomery prima di essere ricacciati brutalmente in Tunisia. Tra le aziende in pole position, ovviamente, la solita Impregilo (quella del Ponte di Messina, quella di Ligresti e soci). I libici hanno promesso la costituzione di zone franche, un miniparadiso fiscale, per le aziende italiane impegnate, con esenzione o riduzione fiscale e prezzi agevolati per energia e materie prime.
Insomma ecco qua: l'Italia tassa i propri contribuenti per finanziare imprese private italiane che vanno in Libia ad evitare le tasse. Una sorta di keynesismo con efficacia oltre mare. Forse, come nel caso Alitalia, si confonde il bene dell'Italia con in vantaggi di alcuni italiani: prima ancora della faccia (dei colonialisti) si salva il profitto di alcune aziende con ricadute quasi nulle sull'occupazione interna (si suppone la manovalanza sarà libica, quelli che oggi arrivano sui gommoni). I benefici per il popolo libico li vedremo. Di sicuro Berlusconi di soldi suoi non ne mette (eppure fu quello che disse che "Mussolini non uccise mai nessuno", allora perche dobbiamo riparare?). Gheddafi nemmeno.
Già, i soldi di Gheddafi. I soldi della Libia.
Il Fondo Sovrano Libico (Lybian Investment Authority) tra i cui Advisors si può da Marzo annoverare Marco Tronchetti Provera, dispone di un capitale di almeno 65 miliardi di dollari per lo più derivanti dai proventi delle esportazioni di petrolio e gas, pagate anche dai consumatori italiani. Parte di questi soldi sono investiti in società italiane quotate come Unicredit (4,6%) ed Eni (1%) e sempre più insistenti sono le voci di un'entrata di Enel, Telecom Italia e la stessa Impregilo.
Ma non potevano pagarsela da se l'autostrada libica? Con i loro 65 miliardi? Noi facevamo anche a meno delle scuse. Ma evidentemente il nostro Governo vede con favore una partita di giro dove gli unici a non guadagnarci nulla sono i suoi cittadini. Facendo inoltre crescere il peso ed il ruolo del Fondo Sovrano Libico (emanazione di una dittatura islamico-socialista o di come la si voglia chiamare) nelle industrie strategiche del nostro paese.
Per chiudere mi piace ricordare le immortali parole di Giulio Tremonti (in prima fila nel saluto a Gheddafi durante la visita romana) nel suo Libro La Paura E la Speranza: [...] "ed in ogni caso e per contro va bloccata l'attività in Europa dei cosiddetti Fondi Sovrani". [...].
E' proprio vero che solo i cretini non cambiano idea
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