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Giovedì 02 Apr 2009

La Compagnia che fallirà due volte

La Compagnia che fallirà due volte

Categoria: Contrail

L'Alitalia è già fallita una prima volta nell'autunno scorso, quando il Ministero del Tesoro ha trovato l'accordo con CAI per la cessione del marchio, dell'avviamento, del capitale umano, degli slot aeroportuali, in cambio di 1 "solo" miliardo di euro raggranellato da un'improvvisata cordata di imprenditori.

Formalmente l'azienda è fallita nel gennaio del 2009 quando interrompendo l'attività per poche ore, ricominciandola subito dopo con un'altra ragione sociale, si è provato (finora con successo) a dribblare le regole europee contro gli aiuti di stato, supponendo una discontinuità aziendale solo simulata (pure il sito web è lo stesso, anche se manca la pagina della governance e non c'è un sito web CAI da nessuna parte).

Il costo del fallimento è stato addossato ai contribuenti italiani con prepensionamenti ed altre passività caricate al Tesoro per almeno 3 miliardi di euro (300 euro a testa dato che in Italia quelli che pagano le tasse sono si e no 10 milioni di persone). I precedenti azionisti di Alitalia sono rimasti a bocca asciutta mentre per gli obbligazionisti, dopo diverse proteste, si è deciso per un rimborso parziale ancora a carico dei contribuenti.

La sventolata italianità della compagnia, messa come causa prima per la scelta della cessione ai privati sottostima che la compagnia degli italiani non è più degli italiani ma di "alcuni italiani" (già ricchi) che difficilmente condivideranno i profitti con la collettività che oggi si assume i costi.

Oggi, l'unica certezza che possiamo nutrire sulla nuova Alitalia, oltre all'aumento dei prezzi per i viaggiatori sulla rotta-monopolio della rotta Milano Roma (che rappresenta l'unica gamba profittevole da sfruttare al più possibile), è che una Compagnia che nasce con un rassemblement di imprenditori che volevano fare tutt'altro nella vita, nel bel mezzo di una lunga fase di crisi economica che ha già mandato in perdita tutte le principali aviolinee mondiali, non potrà che risolversi con un altro fallimento entro il 2011 al massimo dopo un 2009 ed un 2010 presumibilmente in perdita.

Fallimento che assumerà la forma "dolce" di una cessione al partner industriale forte (ancora AirFrance) che ha già il 25% del capitale e che, ironicamente, al momento dell'accordo, venne definito un socio che sarebbe stato escluso dalle decisioni fondamentali.

TABELLA riassuntiva:

Cifra pagata da CAI per rilevare Alitalia: 1,052 miliardi + accollo (alcuni debiti minori di esercizio)

Valutazione CAI a fine 2008 secondo quota acquistata da AirFrance (25%): 1,28 miliardi

Costo per i contribuenti dell'operazione: circa 3 miliardi di Euro (debito non accollato a CAI)

Prospettive di perdita per AirFrance a causa della recessione: 800 milioni di euro nel 2008 e 400 milioni di euro nel 2009.

Perdite complessive compagnie aeree nel 2009 secondo Iata: 9 miliardi

Prospettive di perdita per CAI-Alitalia nel 2009 e 2010: in linea con le perdite della sorella francese. Applicando i multipli odierni sulla valutazione di AirFrance, rispetto ai valori di libro del lancio ed in previsione di perdite future il valore di CAI potrebbe essere già sceso sotto 1 miliardo mandando da subito in perdita la cordata di imprenditori.

Data prevista per il secondo fallimento: ottobre 2011 (cessione definitiva ad AirFrance del restante 75%)

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