|
|
|
|
Piano Casa: i “Portoghesi” d’Europa Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Piano Casa: i “Portoghesi” d’Europa

Pubblicato il 21 marzo 2009

Piace così tanto il piano casa italiano, alla UE, che vogliono vederlo ancora prima che lo si veda noi.
Questa almeno è la versione del Premier Berlusconi che ha parlato del suo progetto per il rilancio dell’edilizia e dell’economia al vertice europeo di Bruxelles. Addirittura i portoghesi sarebbero entusiasti dell’idea di Silvio e vorrebbero applicarla al più presto al loro paese che, come l’Italia, ha una maggioranza di costruzioni mono-bi familiari (tipicame la villetta ma anche il castello, vien da pensare).


Questa dei portoghesi estasiati di fronte alle idee del nostro governo non è nuova. Già nello scorso luglio il paese lusitano adottò la Robin Tax, l’idea di del ministro del tesoro Tremonti di tassare gli extra profitti dei petrolieri, mossa non seguita da nessun altro in Europa e nel mondo dopo il collasso del prezzo del barile da 150 a 40 dollari che mette in crisi sia i profitti che gli investimenti delle compagnie energetiche.
A cosa è dovuta questa affinità economica e politica tra Roma e Lisbona? Alla comune matrice latina? Alla comune tendenza al lassismo nella finanza pubblica? (Come l’Italia anche il Portogallo ha un debito pubblico alle stelle, pari all’85% del Pil). Alla tradizionale idiosincrasia per le regole? Alla voglia di fare i furbi senza pagare il conto? Alla ricerca di un condono?
Non sappiamo.
Comunque la continua ricerca del Portogallo, da parte del Governo, come sponda europea per far approvare le proprie scelte di politica economica è quantomeno curiosa.
E ricorda vagamente quell’evento romano del ’500 da cui nacque la celebre espressione “Fare il Portoghese” per indicare qualcuno che si intrufola ad uno spettacolo senza pagare.
Ma i portoghesi non c’entravano nulla allora con quel pregiudizio e, molto probabilmente, non ci hanno niente a che fare nemmeno oggi.


Lascia un commento