Ma non è Jon(g)kind?
Anche io mi sono posto questa domanda prima di registrare il mio nick, il mio blog-dominio. Ma non è forse Jongkind? Questo blog non prende forse il nome da un pittore olandese famoso per le sue vedute di Parigi al chiaro di Luna?
E invece no, non è lui. Che significherebbe poi? E’ vero, conosco Parigi. Ci vado spesso, soprattutto per lavoro. Ma non è per quello. Mi piacciono i suoi quadri, ho avuto l’occasione di vederli in una famosa personale al Quai D’Orsay. Ma per me questo pittore olandese non significa nulla, non ha nulla a che fare con la mia vita.
Invece si tratta di Jonkind, senza la “g”.
Chi è, dunque, costui? Jonkind?
Jonkind è un povero Cristo, un ritardato, una specie di bamboccione. Un personaggio secondario di uno straordinario romanzo di Louis Ferdinand Celine - Morte A Credito - dove il nostro piccolo eroe (avrà forse dodici anni) viene così introdotto dallo scrittore a pagina 200: – Era (la moglie del signor Merrywin) di continuo occupata a far mangiare il piccolo Jonkind, un ragazzo speciale, un “ritardato mentale”. Ad ogni boccone, o quasi, bisognava che lei intervenisse, lo aiutasse, lo coccolasse, gli asciugasse tutto quel che lui sbrodolava. Una bella fatica. I suoi genitori, di lui, del cretino, se ne stavan laggiù, nelle Indie, manco venivano a fargli visita. Era una bella schiavitù, un piccolo forsennato simile, specie durante i pasti; inghiottiva tutto quanto trovava in tavola, i cucchiaini, i portatovaglioli, il pepe, i bottiglini dell’olio e dell’aceto, e perfino i coltelli…Ti arrivava lì col suo boccalone dilatato, slargato, proprio come un serpente, aspirava le cose più insignificanti, le copriva tutte di bava, con le lerfie sulla tovaglia. Faceva le fusa, schiumava nell’esercizio delle sue funzioni. Lei, ogni volta, lo tratteneva, lo allontanava, la signora Merrywin, sempre così piena di garbo, instancabile. Senza mai un gesto di impazienza…”.
Eccolo qui, Jonkind, un piccolo mostricciatolo che la signora Merrywin, moglie del rettore del collegio dove Celine viene spedito in quarantena per un’estate, accudisce con gentile rassegnazione. E che lo stesso Ferdinand, di tanto in tanto deve badare, nell’indifferenza altrui.
Perché dunque mi approprio di Jonkind per aprire un blog? Per un qualche significato intenso? Forse per introdurre una metafora della nostra società bambocciona, indifferente, bulìmica?
No.
E’ stato poco tempo fa, quando lessi Morte a Credito, che venne a galla la mia personalissima Madeleine, la prima pietra che io ricordi di un Bildungsroman ancora tutto da scrivere. Se cerco nel mio Tempo Perduto, nei miei ricordi di adolescente, ben ricordo nel dopo-scuola cattolico quella specie di Jonkind: era un povero cristo di coetaneo, un bamboccione ritardato che alle medie tutti potevano riconoscere perché si muoveva da una classe all’altra con un insegnante di sostegno. Ai tempi ero un ragazzo buono e servizievole, disposto ad aiutare il prossimo, alla ricerca dell approvazione degli altri. Tanto ero disponibile che i compagni del catechismo (che ho frequentato fino all’incirca i 14 anni), inevitabilmente indaffarati a scambiarsi chitarre, pianificare gite al mare e salire nella considerazione personale del sacerdote d’area, preferivano di gran lunga affidare a me, dopo la Messa, l’assistenza domenicale – tutte le domeniche – di quel giovane Jonkind, con il quale vagavo tra il cortile dell’oratorio e i giardini affacciati sulla statale adriatica, in attesa che qualcuno venisse a riprenderselo.
Fu allora che per la prima volta riuscii a separare l’idea dalla pratica, l’impegno collettivo da quello personale, la bontà delle intenzioni da quella delle azioni. Fu in quel preciso istante – mi ricordo persino il giorno, l’ora, il minuto – che cominciai ad apprezzare Gesù Cristo come un personaggio storico.
Nessun motivo particolare, dunque, se non quello di escogitare un nome per partire a scrivere. Un nome qualunque, una impressione momentanea ma ricorrente, un nome con un significato per sé senza gli altri. Iniziare a scrivere è pur sempre un gesto privato ed anche un po’ casuale. Soprattutto alle tre di notte, senza una esigenza di farlo. Senza nessuno che mi costringa.
Ci vuole un nome. Un nome che non sia già preda di un dominio. Un nome che non abbia ancora una pagina su Wikipedia ne un link su Google Search.
Jonkind è il nome giusto. Senza la “g”.
