A cena con il disoccupato
Portare i lavoratori in sciopero in TV segue la logica della Cena dei Cretini, un divertissement dei parolai delle classi privilegiate.
Portare i lavoratori in sciopero in TV segue la logica della Cena dei Cretini, un divertissement dei parolai delle classi privilegiate.
(nella foto la quotazione di Unicredit negli ultimi 6 mesi, stop vendite allo scoperto il 12 agosto 2011)
Per la serie capire dove sta il problema, nel periodo successivo alla delibera CONSOB che bloccava la vendita allo scoperto sul titolo, la banca di Piazza Cordusio ha perso più del 50% del suo valore. Divieto di vendita allo scoperto che è stato rinnovato più volte e che scadrà il 15 gennaio 2012 (dovrebbe, scommetto che verrà rinnovato di nuovo).
Come ho già scritto qui, l’idea che il problema della debolezza di un titolo stia nella possibilità di aprire cosiddette operazioni “short” (vendo prendendo a prestito per ricomprare a un prezzo più basso) è per lo più un illusione, specialmente quando l’analisi viene fatta per ragioni di propaganda politica, per far vedere che i custodi sono più svegli dei mercati. In realtà, quando ci sono epocali crisi di sfiducia, ridurre la possibilità di fare tante operazioni uguali e contrarie su un titolo (vendere e ricomprare, comprare e rivendere) ne riduce la liquidità e quindi l’appetibilità per i possibili pretendenti, riducendo il numero dei corteggiatori che ronzano attorno alla preda. [Leggi tutto]
E’ vero, come sostengono i teorici dello sviluppo economico liberista, che non si può trattare il problema delle risorse economiche come se non ci fosse, nel sistema, una forma di dinamismo creativo dal di dentro in grado di moltiplicare l’output complessivo a disposizione di imprenditori, commercianti e lavoratori.
E’ quindi corretto criticare l’antimodernismo di Jean Jacques Rosseau quando si chiede:
“Com’ è possibile arricchirsi senza contribuire ad impoverire gli altri?”
Niente come il sistema capitalistico degli ultimi duecento anni ci ha dimostrato come la volontà degli uomini unita alle leggi della scienza tecnica e sociale (economia inclusa) sia in grado di creare la ricchezza dal nulla, rendendo il benessere degli individui un risultato non di una competizione all’ultimo sangue per risorse scarse ma piuttosto la conseguenza positiva di un’insieme di interazioni virtuose in grado di moltiplicare le il prodotto finale quasi all’infinito. [Leggi tutto]
(dal medico della mutua, dopo due ore in sala d’attesa)
“ouf…mi aveva detto al telefono che non c’era nessuno”
“ah…beh, c’erano solo 4 visite prima di lei”
“sì, ma…mezz’ora a visita?”
“io scrivo tutto, vede?” (mostra il suo PC)
“eh”
“scrivo tutto durante la visita, così ho tutte le informazioni chiave memorizzate”
“e ne vale la pena?”
“così non devo ogni volta chiedere, per esempio, lei cos’ha?”
“da ieri, forte mal di gola, mi sa una tracheite acuta”
“aaha…non mi dica nulla”
“eh”
“l’anno scorso…” [Leggi tutto]
La pittoresca uscita del segretario della Sergio Bonanni contro la manovra Monti introduce nel panorama delle figurine emblematiche del Paese un suo zio, presumibilmente di Bomba (Chieti), come lui, che non conoscendo un accidenti di Economia sarebbe stato comunque capace di escogitare provvedimenti finanziari di risanamento al pari dell’ex rettore della Bocconi.
Non ho mai conosciuto lo zio di Bonanni, e non posso che prendere per buono il giudizio del nipote che gli dà dello scemo. Tuttavia tanto scemo forse non doveva essere se fosse stato lui, assieme al fratello, ad avviare il figliolo Sergio a una meritata carriera da manovale, subito dopo il diploma da perito commerciale. Quanta saggezza doveva esserci in quella scelta, a cui pur il leader della Cisl ha voluto ribellarsi scalando via via le gerarchie del sindacato cattolico (“gli ultimi saranno i primi – della classe) e acquisendo competenze macronomiche evidentemente superiori alla somma dei ministri del governo tecnico. [Leggi tutto]
Ogni volta che mi sale l’indignazione per essere stato espropriato del mio voto da un governo tecnico provo a fare due conti: io ho un voto, e voialtri tutti ne avete 60 milioni -1. Dunque mi basta scendere in strada, fare una coda, andare su Facebook, cercare di evitare una macchina in doppia fila, accendere la TV e vedervi applaudire ai talk show dei politici. Mi convinco allora che un principio scientifico (erroneamente detto tecnico) applicato alla gestione della politica (in questo caso, le leggi dell’economia) è forse in grado di tutelarmi meglio, statisticamente parlando, dell’ammasso sconclusionato delle vostre idee bislacche. Quindi viva il governo tecnico. Il governo politico siete voi.
Parafrasando Voltaire: non sono d’accordo con la tua idea. Perché mai dovresti governare?
Andiamo verso il solito vertice libera-tutti a Bruxelles. Detto anche vertice della salvezza: tutti o quasi i Paesi europei chiederanno alla Merkel di pagare i 12 taxi (4 a testa) chiamati al telefono dal ragionier Calboni e la Merkel dirà ancora una volta di no.
In particolare i leader della tecnocrazia UE (un lussemburghese, un belga, un portoghese, gli ultimi due provengono da Paesi indebitati al 100% del PIL) alzeranno il dito contro la Germania e il suo egoismo: la prima della classe continua a indebitarsi sul mercato a meno del 2% quando gli altri devono offrire almeno il 6%. La crisi dei debitori fa rifulgere di luce ancora più abbagliante i gioielli dei virtuosi dell’Euro. Perché la Germania non divide la torta del denaro a basso costo? Perché non permette l’emissione di titoli di stato Europei con garanzia collettiva (Germania inclusa, l’unica in realtà che possa dare qualche garanzia) che servano a ripagare i debiti dei paesi meno virtuosi? Facendo a mezzo delle loro sfortune? Eurobond che ripaghino i Bonos, i BTP, i dracma bond in scadenza e alleggeriscano il fardello dei bilanci dei mari del Sud. [Leggi tutto]
Oggi su La Padania il leader della Lega Umberto Bossi si lancia in un attacco diretto alla politica economica di Mario Monti, accusandolo nientemeno di essere la causa scatenante della prossima Grande Depressione Italiana. Lo paragona al Presidente USA Herbert Hoover che con i suoi errori avrebbe aggravato la recessione mondiale dal 1929 al 1933.
Quel periodo della storia americana è il più studiato dalla scienza economica degli ultimi 80 anni e il contributo di Bossi sì è fatto attendere. Negli anni seguenti al 1933 il combinato disposto delle religioni keynesiane e rooseveltiane ha sicuramente martellato a morte la politica del presidente federale in carica, Hoover, che dopo la famosa caduta di Wall Street nell’ottobre del 1929 influenzò la politica della FED in senso restrittivo (non si davano più prestiti dal centro alle banche) e aumentò i dazi sulle importazioni dall’estero, per proteggere la produzione americana in caduta. Il colpo mortale sarebbe poi stata la manovra fiscale del 1932, che avrebbe ulteriormente depresso i consumi prima in America e poi in Europa. [Leggi tutto]